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   Pizzo Coca, Cresta Est
Zona  Lombardia - Orobie
Partenza  Valbondione (888m)
Quota attacco  2500 m
Quota arrivo  3050 m
Dislivello  550 m
Difficoltà  PD / III ( II obbl. )
Esposizione  Est
Rifugio di appoggio  Antonio Curò
Attrezzatura consigliata  nel periodo estivo sufficiente un caschetto e una corda da 30m!Al massimo qualche protezione veloce!
Orario indicativo 3.30 all'attacco; 3.00/3.30 ore dall'attacco alla vetta
Periodo consigliato Estivo (in inverno più entusiasmante)
Descrizione Da Valbondione si raggiunge facilmente il rif. Antonio Curò per comoda carrareccia(ore 2.30); dal rifugio si seguono le indicazioni per il rifugio Coca(sentiero delle Orobie) che conducono a girare lo sperone su cui poggia l’edificio e, sempre per comoda stradina sterrata(qualche catena), portano a discendere un pendio erboso fino ai piedi della grandiosa diga del Barbellino.
A questo punto si abbandona il sentiero delle Orobie che prosegue in piano verso sinistra per risalire il ripido pendio opposto, lungo uno stretto sentierino che conduce presso un masso con scritte alcune indicazioni, tra cui quella per il piano di Valmorta e la bocchetta del Camoscio(CAI n°303), che dobbiamo seguire.
Tale tracciato percorre le pendici del pizzo Cappuccello con uno scomodo mezzacosta, supera alcuni tratti sconnessi e franati(catene) per poi risalire faticosamente la sponda destra della Valmorta fino a condurre alti sopra il bacino di modulazione di Valmorta e sul lago Barbellino; a questo punto il malagevole sentierino si trasforma in una comoda mulattiera, con tanto di muri a secco, che con percorso più o meno pianeggiante e qualche comodo tornante, porta dinnanzi al vasto Piano di Valmorta ed al suo piccolo ma bellissimo laghetto(Lago basso di Valmorta-2145m). Dal lago a fatica si seguono le tracce su ripido ghiaione (sinistra del laghetto, segnavia CAI 323) sbucando da ultimo presso un'ampia conca postglaciale proprio ai piedi della bocchetta. Questa conca è molto interessante poichè presenta alcune evidenti morene ai suoi lati a testimonianza dell'antica avanzata dei ghiacci durante la scorsa piccola glaciazione. Oggi, di questo ghiacciaio, non ne resta più traccia.
Abbandonando il sentiero segnalato, piegare a destra e risalire senza percorso obbligato la ripida e faticosa morena puntando all'intaglio più a monte della cresta Est del pizzo Coca, da qui ben visibile. Senza arrivare al colletto, attaccare la via un centinaio di metri prima in corrispondenza di un facile pendio di erba e roccette.
Si rimonta il primo tratto di pendio poco interessante, di erba e roccette, senza percorso obbligato, puntando a raggiungere il filo di cresta il prima possibile.
Ancora facilmente, si prosegue sul filo fino al primo salto verticale, dove la roccia diventa più sana: poggiando sul versante settentrionale si vince l'ostacolo con qualche divertente passo di arrampicata, sbucando più sopra nuovamente in cresta.
Altri passaggi meno impegnativi, sempre parzialmente sul lato Nord, conducono alla base di una placca appoggiata di roccia sanissima, che si risale sfruttando piccoli appigli.
Nuovamente sul filo di cresta si arriva alla base di un secondo salto marcato: sfruttando un diedrino appoggiato sul lato Nord, si vincono i primi metri, poi si traversa a sinistra e, sul filo dello spigolo, si rimonta l'ultima parte del salto.
Più avanti, circa a metà percorso, si raggiunge la base di un muro verticale ben appigliato (III) di una decina di metri su cui sono infissi un paio di chiodi.
La salita prosegue divertente per alti salti di roccia finchè non si perviene alla base di un pilastro più impegnativo: sfruttando una provvidenziale cengetta, si traversa a sinistra (grosso ometto di sassi), sbucando sul versante meridionale della cresta in una zona di sfasciumi.
Senza particolari difficoltà si sale nuovamente verso il filo di cresta presso un'ampia selletta, oltre la quale si raggiunge l'ultimo salto, che si affronta direttamente restando leggermente a sinistra. Qui la roccia richiede maggiore attenzione.
Superato l'ostacolo, la cresta perde di pendenza e, con un breve e facile pendio, conduce alla croce di vetta.
La discesa si effettua per la Normale fino alla bocchetta del Camoscio, donde è possibile sia divallare in val di Coca su comodo sentiero, e per il rifugio omonimo a Valbondione, sia scendere per percorso malagevole e a tratti esposto alla caduta dei sassi in Valmorta, ricongiungendosi poi al sentiero tenuto il mattino.
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento  Elegante via di cresta che percorre lo spigolo Orientale, ergentesi a dominare il pianoro di Valmorta.
Fu salita per la prima volta il 30 Luglio del 1922 dalla cordata dei giovani e talentuosi Enrico Luchsinger, Francesco Perolari e Bruno Sala.
Il percorso è nel complesso ascrivibile ad una categoria di alpinismo facile, tuttavia da non sottovalutare assolutamente, stante la notevole lunghezza, soprattutto se effettuata in giornata!

Foto:
-il percorso all'incirca
-il versante Orientale del Coca; al centro, sulla verticale della punta,corre lo spigolo Est
Itinerario visto  37917 volte
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