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   Pizzo Recastello, cresta W-NW, via Corti-Lenatti
Zona  Lombardia - Orobie
Partenza  Valbondione (888m)
Quota attacco  2337 m
Quota arrivo  2888 m
Dislivello  551 m
Difficoltà  PD / III ( II obbl. )
Esposizione  Ovest
Rifugio di appoggio  Curò
Attrezzatura consigliata  utili una corda da 20/30 m e qualche dado medio,piccolo
Orario indicativo ore 3 all'attacco; ore 2.30 alla vetta
Periodo consigliato da Luglio a Ottobre
Descrizione Da Valbondione seguire le indicazioni per il Rif. Curò (1915 m).
Giunti al rifugio, costeggiare sulla destra il bacino artificiale del Barbellino fino allo sbocco della Val Cerviera. Superato il ruscello obliquare a destra in moderata salita puntando verso la conca posta ai piedi della parete N del Pizzo Recastello.
Dopo una ripida risalita su sfasciume di ogni tipo e rododendri, si raggiunge il bellissimo laghetto dei Corni Neri, posto in una conca detritica che forma una cornice d’ambiente alpestre assai aspra.
Dallo specchio d’acqua obliquare a destra, risalendo verso Sud Ovest l’ampia conca sfasciumata discendente dai primi barbacani della cresta Nord-Occidentale, puntando alla massima depressione della stessa, sita appena dopo due prominenze o torrioni rocciosi. Dall’intaglio inizia la vera e propria via di salita per la vetta.
Dall’attacco (ometto) aggirare subito sulla sinistra due spuntoni rocciosi affilati e di roccia malsana, traversando alla base di essi, per poi riportarsi sul crinale; proseguire poi, con percorso piuttosto libero (difficoltà oscillanti tra II/III grado a seconda di dove si sceglie di salire), su per lo spallone successivo, imponente, costituito per lo più da rottami e rocce instabili (molta attenzione alle scariche di sassi), che fa guadagnare quota abbastanza velocemente, sino a culminare sul filo della cresta W vera e propria (che inizia qua). Proseguire tosto per questa verso Est (il panorama inizia a farsi ampio e veramente bellissimo), ancora facilmente per un buon tratto (sempre un occhio d’attenzione al terreno instabile), poi con un po’ di impegno in più, per il settore successivo, molto bello ed aereo (esposizione un po’ più consistente soprattutto sulla destra, verso la sottostante verdissima val Cerviera), fino a raggiungere una spalla ghiaiosa, ai piedi del primo torrione.
Attaccarlo direttamente, salendo per gradoni quasi in verticale (II grado max), ma piuttosto facilmente, fino alla sommità del gendarme; scendere quindi sull’opposta crestina (esposto) fino al collino che lo separa dal secondo torrione, del quale si raggiunge rapidamente la vetta (esposto).
Discendere allo stesso modo, tenendo la destra, fino a toccare la terza torretta, da cui si scollina tosto alla breccia sottostante, prestando molta attenzione alla roccia affatto ‘traballante’.
Scendere da questa a sinistra per un profondo canale di rocce infide, per poi portarsi con una breve traversa (bolli) al caratteristico stretto intaglio a ‘V’; questa mossa permette d’aggirare due bassi ma arditi spuntoni di roccia malsana, che risulterebbero piuttosto pericolosi.
Dalla forcella attaccare direttamente il breve ma sostenuto muretto soprastante, di roccia sana e un po’ impegnativa (III grado, 1 spit), al termine del quale, procedendo per scaglioni di roccia, si giunge sul crinale, affilato ma decisamente meno ‘ardito’. Si seguita allora per il crestone, che si tramuta dopo una specie di avvallamento in una dorsale sassosa (un po’ d’attenzione solo ai rottami instabili ovunque, soprattutto se in comitiva), per la quale con percorso un po’ ripido, si raggiungono i pietroni sommitali che mettono in breve all’aerea antecima W, da dove è già visibile la croce della vetta. Proseguendo con qualche attenzione lungo la cresta finale, fattasi di nuovo più affilata, si raggiunge prima l’uscita dela canalone Nord, poi, dopo un’ ultima elevazione, il colletto ove sbuca da destra la Normale. Per la veloce e facile crestina alla cima.
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento  ottima via di alpinismo facile (con qualche bollo e uno spit al muretto centrale) ma affatto esplorativo ed avventuroso, in un ambiente duro, aspro e selvaggio, insolito per il versante Bergamasco della giogaia Orobica.
Da fare!

FOTO:
la cresta Corti,Lenatti
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