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   solo nel Canale centrale di scais , 18/06/2013
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  valbondione  (1000 m)
Quota attacco  2200 m
Quota arrivo  3000 m
Dislivello della via  800 m
Difficoltà  AD- ( pendenza 50° / I in roccia )
Esposizione in salita Est
Rifugio di appoggio  Baroni al Brunone
Attrezzatura consigliata  ramponi, piccozze.
Itinerari collegati  Pizzo Redorta (3038m), canale Centrale
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Mi sento forte e ben allenato in questo periodo e allora prima di abbandonare il mondo delle nevi, decido per un super canale da fare in solitaria. Proverò a salire per il Canale Centrale di Scais che contrariamente ai programmi non son mai riuscito a percorrere in discesa dopo essere salito due volte per il Tua,avendo trovato la cresta di collegamento per raggiungerlo troppo carica di neve e pericolosa. Per ottimizzare i tempi decido di salire la sera prima al rifugio Coca e arrivato a Valbondione alle 21 inizio immediatamente la salita nella tenue luce serale e poco dopo entrato nel bosco a quella della luce della frontale e 1h e mezza dopo faccio stridere la porta del locale invernale. Son salito cercando di non sudare e mi vesto per andare a letto già pronto per l’indomani mattina. Sveglia puntata alle 3.30 e dopo una rapida colazione per avere energie pronte, pochi minuti prima di uscire nel gelo(alle 4) , della notte mi faccio un’autoscatto. Salgo usando la frontale, supero il laghetto di Coca e alle 5 sono sotto i due canali principali della parete est dei massicci Redorta- Scais: il Tua a sx e il Centrale a destra. Comincio a risalire in lieve pendenza il conoide nevoso che scende fino al laghetto tenendomi nella direzione del mio canale e mezz’ora dopo sono sotto la direttiva del canale con la piatta parete di scais che sembra sbarrarlo in alto. Nei pochi minuti che inizio a risalire direttamente nella neve puntando il varco fra le rocce dove s’incunea il canale, sorge il sole e lo Scais prima tenuamente e poi improvvisamente, prende fuoco. La parete riflette passando in pochi istanti dal bruno ad un arancione iridescente che entusiasma il mio andarle incontro. Mi fermo a calzare i ramponi, metter via i bastoncini ed estrarre le picche dallo zaino. Sono da poco passate le 5.30 ed entro in un enorme rigolone che solca il centro del canale. Decido di correre il rischio di restarci perché la neve molto dura e pressata permette una risalita veloce e il gelo credo eviterà di trasformarmi in birillo per ipotetici massi che potrebbero staccarsi e scegliere per scendere a valle la comoda via dello scivolo che sto risalendo. Ben presto le pareti del rigolone si alzano e mi ritrovo a salire dentro una trincea più alta di me, un vero e proprio tunnel che percorro velocemente verso l’alto. Le pareti laterali si alzano fino a tre metri e alle 6 supero facilmente una fascia rocciosa placcosa che interrompe la continuità nevosa. Poi la trincea riprende e rientro nel bianco tunnel sovrastato da un cielo azzurro scuro. Incontro un secondo ostacolo roccioso che supero arrampicandomi quasi in verticale sulla parete del tunnel e poi alzando gli occhi vedo sopra di me il Torrione Curò. Mi faccio un autoscatto vs la parete Ovest del Coca che ormai si è presa la scena alle mie spalle e da cui spuntando il sole arriva la luce che illumina ora la mia corsa verso l’alto. La trincea perde di altezza ma supera ancora la mia altezza e supero allo stesso modo del precedente un altro saltello roccioso. Poi decido di uscire dal bozzolo che mi ha custodito per un paio d’ore e salgo sul bordo della rigola uscendo nel sole e sul pendio nevoso finale che da verso l’uscita. Punto vs sinistra su pendenza più abbattuta(30°) andando verso la depressione fra la Fetta di Polenta (h7.30) e il proseguio dell’accidentata dorsale per cui Redorta e Scais si dan la mano. Alle 8 sono sotto l’uscita del canale in cresta che si presenta piuttosto complicata. Mentre studio la situazione per capire come affrontare il muretto finale, dal crinale nevoso che taglia il cielo azzurro alla mia sinistra appare incredibilmente la testolina di un camoscino che mi osserva incuriosito. Scatto una foto memorabile in cui la linea che unisce in diagonale neve e cielo è interrotta da questo musetto che fi lassù è salito per salutarmi. Affronto deciso il ripido tratto di misto tra neve(60°) e roccette che mi permette di afferrare il labbro d’uscita e scaraventarmi finalmente al sicuro sul suo comunque esile bordo. Sono le 8.30 e da quota 3000 contemplo il mondo felice guardando giù verso l’orrido risalito, il Coca gigante che mi sta di fronte , lo Scais che si erge nacosto dalle rocce del Torrione Curò,l’arcigna parete del Porola con la sua ben visibile croce che torreggia oltre il vuoto che ci divide. Alla mia destra, parte l’elegante cresta nevosa che sale accogliente verso la Fetta di polenta ma per raggiungere il palateau dovrò percorrere un tratto molto esile che preferisco percorrere a cavalcioni per evitare di ripercorrere a razzo il canale con tanta fatica risalito se cado a sinistra oppure scendere nella valle del Mambretti se cado a destra. Terminato questo tratto di una decina di metri mi alzo nella meraviglia fra cielo e neve in un paesaggio d’alta quota incantevole e sulle ali della gioia raggiungo la cima della Fetta di Polenta( q.2997, h9). Sono felice dal mio nido d’aquila da dove appollaiato guardo l’aria luminosa che mi circonda. Seduto contemplo e piano piano ritorna il pensiero razionale che mi costringe a pensare che devo scendere e non sarà semplice: ricordo che la linea di cresta che scende direttamente ala Bocchetta di Scais presenta un passaggino impegnativo che non credo riuscirò a fare in discesa con la neve e allora ad un cero punto assecondo un canale nevoso che scende a dx e termina più in basso su delle roccette che scendono a gradoni. Con un misto d’ansia e preoccupazione affronto una serie di saltelli che collegano diverse cengette orizzontali, riuscendo provvidenzialmente a scendere di quota senza eccessivi rischi e a saltare poi in semi sicurezza sulla vedretta (neve visibilmente molle) che sale alla Bocchetta. Alle 10 mi fotografo felice sul nevaio reso macero dal forte sole e col cappellino che ha sostituito il casco. Sono fuori ce l’ho fatta, sento la vocina esultare dentro di me e guardare la parete rocciosa da cui serpeggiando sono sceso, mi riempie d’orgoglio. Percorro felice il nevaio in cui affondo felice e sicuro voltandomi spesso a contemplare la meravigliosa cresta da cui arrivo, dal Torrione Occidentale di Scais, a Punta Scais, al Torrione Curò , la Fetta di polenta, e infine la Bocchetta di Scais. Per traversi nevosi e poi erbosi scendendo verso dx, arrivo in vista del Rif. Brunone che raggiungo poco dopo le 10.30 facendo miriadi di fotografie ad un branco enorme di stambecchi (una ventina di capi)che ha scelto i suoi prati assolati per la colazione del mattino. Tantissimi cuccioli giocano , mangiano e imparano l’arte del salto fra le roccette. Mi siedo anch’io a rimirar lo spettacolo ringraziando e ricordandomi che sarà meglio mangiar qualcosa anch’io mentre osservo il possente Pizzo del Diavolo. L’ennesima sorpresa arriva annunciata da un rombo sordo: appare improvviso sopra il tetto del rifugio un elicottero che dopo un paio di volteggi decide di atterrare mettendo in fuga il branco socievole ma non ancora avvezzo alle pale. Desisto dalla tentazione di chiedere al tipo se mi fa fare un giro quando vedo che è un monoposto e terminata la colazione in pieno relax prendo la strada per la discesa fra i prati secchi dove la vita sta cercando di tornare dopo la stagione invernale e il disgelo. Alle 12.30 sono fra i verdi prati del Pian dell’Aser e il forte frastuono del torrente nero che li disseta e rende incantata questo angolo di valle. Scendere per i boschi e raggiungere Fiumenero, solo poesia. Poi in autostop ritorno a Valbondione che non credeva avessi fatto il Centrale da solo. Piccole ma soddisfacenti conquiste dell’inutile.
Foto1 il Canale centrale foto 2 la trincea di scais Foto 3 vs l’uscita del canale
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