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   Schreckhorn, dalla cresta sud-ovest, 20/07/2020
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Onicer  Fedora   
Regione  Svizzera
Partenza  Grindelwald  (1030 m)
Quota attacco  3450 m
Quota arrivo  4078 m
Dislivello della via  630 m
Difficoltà  AD+ ( pendenza 50° / IV- in roccia )
Esposizione in salita Sud-Ovest
Rifugio di appoggio   Schreckhorn Hütte (2529 m)
Attrezzatura consigliata  Picozza, ramponi, corda da 50m (preferibile a due mezze da 30 in quanto è meno facile che si incastri nel recupero durante le doppie), 4-5 rinvii, serie di friends e/o nut
Itinerari collegati  Schreckhorn (4078m), dalla cresta sud-ovest
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Era da tempo che avevamo nel mirino questo “Corno del terrore”, che sapevamo essere mooolto lungo e impegnativo dalla sua cresta SW, ma non così tanto da farci tornare alla macchina di notte... Saremo anche stati un po’ lenti, ma ci tenevamo ad arrivare in vetta tutti insieme.
Giunti a Grindelwald (stupenda la nord dell’Eiger), il park della funivia è pieno e così parcheggiamo al termine della stradina, dove si trova un bar (park gratuito!!!). Da qui seguiamo il sentiero che, attraversato il ponticello che permette di attraversare il canyon, sale fino ad incrociare quello proveniente dalla staz. di arrivo della funivia. Lo sviluppo è molto lungo per arrivare al rifugio e ci richiederà 5h di salita. I panorami sono mozzafiato.
L’indomani colazione alle 2 e poi partenza sotto un milione di stelle. Con la relazione in mano e seguendo ometti e tracce di sentiero, è difficile sbagliare per arrivare sul ghiacciaio. Calzati i ramponi raggiungiamo l’attacco, dove sono presenti già altre cordate (ben 22 persone oggi qui, tutte guida/cliente tranne noi e altre 2 cordate). Si risale la cresta a sx della rampa, prima su una decina di metri di placca (bolli rossi), poi su belle e solide roccette. L’arrampicata è molto bella e divertente (II/III/III+), fino all’ampia sella alla base della parte finale della cresta. Qui si fa un po’ più duretta, complice un’arietta fredda che gela le mani e diversi passaggi di III+ e qualcuno di IV-. E la quota si sente... Vi sono comunque spuntoni per fare soste e c’è un’ottima possibilità di proteggersi con friend e cordini. La roccia è ottima. Arrivati sul plateau finale, con picca e ramponi percorriamo il tratto che porta in vetta, con un tratto su cresta piuttosto aereo ed esposto. La gioia è enorme per aver raggiunto tutti insieme questo “sogno”. Siamo gli ultimi, ma anche se è un po’ tardi per lo meno non abbiano nessuno sopra le nostre teste durante le doppie, che può provocare cadute di sassi. La discesa sarà lunghissima, con almeno 20 doppie da fare, ma che non fatichiamo a trovare, salvo un paio. Con una corda da 50m riusciamo sempre ad effettuare tutte le calate e inoltre è meno facile che si incastri rispetto a 2 mezze corde da 30m. Torniamo al rifugio a recuperare del materiale lasciato quando ormai è il tramonto, e faremo l’eterno percorso di rientro a valle (3000m di dislivello dalla vetta). Fortunatamente i frontalini sono ancora carichi... E poi via... mi metto alla guida per le 4h e 30’ di viaggio fino a Bergamo.
Un’avventura indimenticabile con grandi soci: io con Lidia, e Ivana con Luca.
FOTO 1: La parte finale della cresta, sempre su ottima roccia e bell’arrampicata.
FOTO 2: Ivana e Luca in un tratto piuttosto aereo.
FOTO 3: Ultimi metri di cresta a pochi metri dalla vetta.
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