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   tentativo Monte Bianco dai Cosmiques, 29/06/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Valle d'Aosta
Partenza  rifugio torino  (3375 m)
Quota attacco  3375 m
Quota arrivo  3842 m
Dislivello della via  500 m
Difficoltà  F+ ( pendenza 40° / I in roccia )
Esposizione in salita Varia
Rifugio di appoggio  refufe Des Cosmiques
Attrezzatura consigliata  corda picca e ramponi
Itinerari collegati  nessuno
Rischio valanghe  4 - Forte
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Io e mio fratello siamo lanciati e dopo l’ottima performance sul Rosa siamo pronti per il Bianco. Ci permettiamo di snobbare la via facile francese in favore della più entusiasmante via per i Cosmiques. Così il 10 luglio 2000 arriviamo a Courmayeur ma il tempo inclememente per il giorno dopo, ci costringe a starcene un giorno all’Hotel Venezia,fortunatamente il più economico di tutta la cittadina e solo il 12 prendiamo la funivia per il Rif. Torino dove arriviamo alle 14 dopo una tempesta di neve che rende il luogo particolarmente scozzese con tutti i candelotti di ghiaccio che scendono dal tetto dell’edificio. Ma qualche pezzo d’azzurro squarcia il cielo nuvoloso e non abbiamo dubbi sul partire. Ci apprestiamo del resto ad iniziare una delle traversate alpinistiche più famose al mondo! Non difficile, ma da non sottovalutare : la quota, costantemente sopra i 3000m, e l'attraversamento di uno dei ghiacciai più ampi del nostro continente . Dal rifugio mettiamo piede sul ghiacciaio procedendo in direzione ovest verso la sella del Col des Flambeaux (3407m, 0h10'). Dal colle procediamo in discesa puntando verso il magnifico circo glaciale ai piedi del Mont Maudit passando ai piedi dell'Aiguille des Thoules sino ad incontrare la biforcazione delle tracce per la Tour Ronde che svetta possente e trapezoidale sopra di noi(..chissà se un giorno…). Si prosegue sempre in discesa sino a raggiungere un ripiano sul ghiacciaio, virando a destra di un tratto abbastanza tormentato da crepacci. Non ci possiamo esimere dall’attraversare alcuni ponti ghiacciati : seguiamo fedelmente la traccia valutando attentamente le condizioni del passaggio prima di affrontarlo, anche perché vuoi per l’orario o per via della burrasca mattutina, siamo soli e cadere in una di quelle fauci spalancate, non sarebbe una bella maniera per ricordarsi di un posto così incredibilmente bello: senz’altro lo scenario d’alta quota più bello visto finora. Il tempo migliora e ci permette di lascaiar spaziare lo sguardo al cospetto di uno dei punti più suggestivi delle intere Alpi: sulla sinistra si ergono imperiose le superbe bastionate rocciose del Mont Maudit; su queste aguzze guglie (Grand Capucin, Petit Capucin, Pic Adolphe ecc.) sono state scritte alcune memorabili pagine di storia alpinistica. Il percorso prosegue ancora in leggera discesa sino a raggiungere il suo punto di minor elevazione (3155m) ai piedi della Pyramide du Tacul. Marciamo legati dandoci il cambio per battere traccia in 20 cm di neve purissima che rende splendido anche se faticoso il nostro procedere nell’universo bianco. Ormai è quasi sereno e il calore che arriva dall’alto misto al riverbero accecante che sale dal basso,inizia a farci sudare. Siamo al centro di un immensa tavola bianca e attorno hanno apparecchiato pareti e guglie rossiccie di granito che perforano il blu del cielo senza sgonfiarlo. E’ un miracolo della bellezza divina e io e mio fratello ne siamo inconsapevolmente il centro come minuscole lancette di un orologio celeste. Penso alla scena vista dall’alto con fiamme di roccia che si elevano ovunque attorno ad un grande pianoro bianco segnato da due macchioline rosse in lento movimento. Come formichine felici del compito loro assegnato da madre Natura avanziamo impercettibilmente nel deserto di neve e riprendiamo a salire verso il Col du Gros Rognon. La salita è costante, ci teniamo al centro del pendio ghiacciato lasciando a sinistra le pareti rocciose della Punta Lachenal e a destra il bastione del Gros Rognon. Il cielo forse per troppo audace concessione decide di porre fine allo spettacolo e cala il sipario di nubi: improvvisamente tutto diventa grigio e lattiginoso e terminata la salita raggiungiamo il Col du Gros Rognon (3415m, ) con visualità ormai assolutamente e pericolosamente ridotta perché non abbiamo traccia da seguire e ora più nessun punto di riferimento. Davanti a noi dovrebbe aprirsi lo spettacolare panorama sull'Aiguille du Midi, ma noi possiamo solo immaginarlo e procediamo nella nebbia cercando di mantenere la linea retta nella direzione che pensiamo corretta. Siamo ormai in completo white out e cominciamo a preoccuparci perché è chiaro che queste nebbie forse non si risolleveranno più. Ad un certo punto la nostra attenzione è attratta da un punto scuro che segna il pallore generale. Non capiamo quanto sia distante e discutiamo dell’eventualità che possa essere il rifugio, facciamo pochi passi e si materializza una tanica blu. Ridiamo degli effetti del disorientamento sul cervello ormai appassito a furia di vagare nel grigiore indefinito e cominciamo a temere di dover passare la notte sul ghiacciaio. Poi ad un certo punto arriviamo ad avvicinarci ad una parete rocciosa che stabiliamo e speriamo debba essere la nostra Auguille. Decidiamo concordi di dare una svolta a sx al nostro incedere casuale e quando tempo dopo,ricominciamo a salire, speriamo in cuor nostro di poter stare affrontando la risalita vs il Col Du Midì. Sentiamo le voci prima di vedere il Refuge des Cosmiques che prende forma dalle nebbie come un ologramma colorato. Sono le 18.30 e credo, mentre lo vediamo in silenzio, che entrambi pensiamo la stessa cosa: SALVI! Dopo l’abbondante cena ci confrontiamo col rifugista, insolitamente gentile per essere francese, sulle possibilità di salire l’indomani sul Bianco. Appare decisamente pessimista , dicendo che è da una settimana che la montagna si nasconde e ha spesso nevicato. Mais demain c’est an autre jour, conclude sorridendo e riaccendendo i nostri sogni. Alle 7 del mattino c’è un sole meravigliosamente bello e beffardo. Il gestore sentenzia che sarebbe da pazzi salire: la montagna è carica di neve , ovunque meringhe, crepi e seracchi immensi sembrano pezzi accatastati in fretta e furia e pronti a crollare sotto l’effetto del riscaldamento diurno…senza contare la fatica immane del batter traccia in oltre un metro di neve fresca. Impossibile. Come dire che non saliamo in vetta al Bianco perché il tempo è troppo bello. Ci consoliamo pensando alle belle foto che scatteremo al ritorno in una meravigliosa giornata come questa. Indugiamo ad abbandonare il balcone con vista sulla triade Maduit, Tacul e Bianco e su quella splendida cresta che i nostri ramponi speravano di calcare,fra ghiaccio e granito. Prima di abbandonarci nuovamente fra le braccia della Valleè Blanche, decidiamo di provare a salire sull’Auguille du Midi di cui raggiungiamo i 3842 mt in 45 minuti, percorrendo la bellissima ed anche un poco esposta crestina finale con vista memorabile su questa immensa parete di scaglie arancione, sognando di potercisi arrampicare un giorno. Vista su Chamonix e le meraviglie delle Alpi un poco offuscata dal chacchericcio impertinente dei tanti giapponesi in scarpette alla moda che fotografano tutto e anche noi esemplari rari di Homo Alpinismum. Ma poi fai silenzio attorno a te e con occhio d’uccello incroci le linee possenti dell’Auguille Verte e delle Doites, passi dal grande Combin che anticipa il fuoco d’artificio di cime del Rosa e arrivare al gran becco delle Grandes Jorasses e alla sua meravigliosa cresta di Rochefort. E poi in un misto d’ammirazione e rimpianto, rifulgente come un re la Cima più alta d’Europa e la cresta dei nostri sogni. E sognando torniamo a valle dopo la gita più bella della nostra vita. Valleè Blanche 10 e lode.
Quota di partenza: 3 374 m Quota di arrivo: 3 765 m Dislivello: 710 m Lunghezza*: 6.33 km
Foto 1 io nella neve della Valleè Foto2 io e walter al Col du Midì Foto3 io e la cresta dei sogni
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