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   Traversata delle 13 Cime, 25/07/2015
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Onicer  sci..miot   
Regione  Lombardia
Partenza  Parcheggio dei Forni  (2178 m)
Quota attacco  3254 m
Quota arrivo  3769 m
Dislivello della via  4000 m
Difficoltà  AD ( pendenza 50° / IV- in roccia )
Esposizione in salita Varia
Rifugio di appoggio  Pizzini, Casati, Biv. Colombo, Mantova Vioz, Biv. Meneghello
Attrezzatura consigliata  n.d.a.
Itinerari collegati  nessuno
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Note tecniche: “nel dubbio resta in cresta”. Portare un paio di chiodi da ghiaccio, corda da 40 mt, qualche moschettone, fettucce, cordini, picca, ramponi e tanta voglia di camminare. Al Meneghello, a parte coperte e materassi, non c’e’ niente.

Ore 5:30 spavaldi, in maglietta e zaino in spalla usciamo dalla Pizzini … ma piove … cominciamo bene! Rientriamo in rifugio, tiriamo fuori il k-way e rifacciamo tutto ... via, si parte, direzione Cevedale. Se non ci fosse il sentiero saremmo già con la bussola in mano tant’è scarsa la visibilità. Abbandonata l’idea di salire dal ghiacciaio del Cedec, facciamo il classico sentiero fino al Rifugio Casati, il tempo migliora (meteosuisse hai evitato una citazione in giudizio). La salita al Cevedale è tranquilla nonostante qualche crepaccio di troppo da aggirare/superare cosi, abbastanza velocemente, siamo in vetta.
Fino al Bivacco Colombo tranquilli come due bagnanti sulla battigia di Riccione, un po’ meno la salita al Palon de la Mare dato che la nebbia ci regala un piattume totale. “Kamel, ho deciso che la vetta non può che essere qui, visto che dalle altri parti si va solo in discesa! Vai con il foggy selfie!”
La cresta di discesa è secca come un biscotto Galbusera. Scendendo la nebbia si apre e la vista finalmente spazia sul ghiacciaio del Vioz … click click qualche foto prima che si richiuda di nuovo.
In salita verso il Vioz, tra un crepaccio e l’altro, vedo Kamel che rallenta e sbanda. Sotto interrogatorio mi confessa di non aver digerito l’intera teglia di pizza salame e peperoni di due giorni prima … andiamo bene! Alle 15 siamo al Rifugio Mantova-Vioz. Kamel va dritto in branda, io strudel+te caldo.
Il resto della giornata passa parlando con una giovane coppia di Trento (che salutiamo) anche loro in marcia verso il Tresero e di come, da lì, scendere dal ghiacciaio dei Forni. II capanat Mario (credo) che ringraziamo, ci da preziosi suggerimenti ... vedremo poi il da farsi.
La mattina ci regala un’alba limpida e fredda e un’emozione che ti sale dallo stomaco e ti invade petto e gola, come un bacio dato a 15 anni. Procediamo verso la cima Linke piena di storia. “Dai Kamel, qui bisogna andar via veloci“ questo è il mantra domenicale che il povero socio si è dovuto sorbire durante tutta la seconda giornata.
Discesa dal Linke, salita al Taviela (bolli gialli) ridiscesa, su una roccia che ha la consistenza della torta Sbrisolona, quindi ocio a dove mettete mani e piedi!
Roccia, salto, traverso, torrione, hop hop e ci troviamo sulla cima di Pejo. Un uovo sodo, acqua, mandorle e via di nuovo verso la rocca di St. Caterina e la punta Cadini, altre creste di roccia ... ma l’hanno forse allungata sta traversata???
Beh in vetta alla Cadini non puoi non pensarci … ai nonni e ai bisnonni accampati quassù durante la prima guerra, nelle terribili condizioni di allora … un coraggio e una capacità di soffrire che cerco di immaginare, ma non riesco neppure in quello … io qui, con il mio goretex e il mio GPS!
La discesa dalla Cadini non è proprio una passeggiata; nell’ultimo rimasuglio di nevaio in basso mettiamo un paio di chiodi da ghiaccio e facciamo molta attenzione … quando sparirà questo nevaio ci domandiamo come si farà a scendere da questo tratto (che è ripido e con terreno inconsistente).
Siamo ormai in direzione del Colle degli Orsi e si vedono persone che scendono dal San Matteo. “Come va Kamel?” che mi risponde con un rutto e poi mi confessa che la sera prima della pizza si era sbaffato 4 piatti di lasagne e 2 teglie di tiramisù … la ruminazione continua!
Arriviamo così al bivacco Meneghello, è tardi, siamo stanchi, non ce la facciamo al arrivare al Tresero per poi scendere, ma qui non ci sono fornelli e noi abbiamo pochissima acqua e kamel solitamente beve … come un cammello! Che si fa? Ahimè ci tocca scendere!? Ragionamenti questi fatti fuori dal bivacco tra una mandorla e bacche di goji (non messo affatto bene per la verità) … poi succede il miracolo: dalla nebbia sbucano Francesco e Marco, du zii de Roma Roma, anche loro fanno tappa qui!! Si va subito d’accordo “io vado a recuperare l’acqua di fusione poco più in basso per tutti e voi ci prestate un po’ di gas per farla bollire”. Beh in effetti poi siamo andati ben oltre: Minestra di Farro, salame, birra (o bira) in abbondanza, formaggi vari, Krumiri, preziosissime bustine di golosissimo te …. i ragazzi non avevano due zaini, ma due cambuse da transatlantico! 75 litri x 2 di golosità varie, due sherpa de Roma insomma! Un GRAZIE maiuscolo e la promessa di ricambiare in futuro in qualche maniera … senza di loro le nostre tredici cime si sarebbero fermate a nove!
La notte non smette un attimo di piovere e la mattina la nebbia si taglia con la motosega, forse anch’essa negli zaini dei romani! Alle 5.30, in dubbio su cosa fare, butto giù dal letto il rifugista del Vioz “buongiorno, mi scusi, ma come sono le previsioni meteo per oggi? “Buone, risponde lui, vi consiglio di aspettare un po’, dovrebbe aprirsi!” Le imprecazioni poi me le avrà tirate di sicuro offline!
7:40 Uno spiraglio di sole, non piove più, si parteeeeee! Hop Hop! Noi verso il Tresero, Marco e Francesco verso il Vioz. Fa caldo, si sale il San Matteo su una comoda traccia di “granita”: più che i ramponi qui servirebbero le ciaspole! Attraversiamo con apprensione un buco che potrebbe contenere la cattedrale di Noto, poi accolti dalla solita nebbia arriviamo in vetta. Scolliniamo seguendo un po’ la bussola e un po’ le tracce e arriviamo così al canalino di discesa. Affiora un po’ di ghiaccio, ma è in discrete condizioni. Scendiamo faccia a monte, poi ci perdiamo proprio al bordo di un ennesimo crepo. Proseguiamo a mezza costa sul pendio yogurtoso invece di salire (scelta non proprio azzeccata). Ce ne renderemo conto solo dopo, quando per il solito miracolo il cielo si aprirà nuovamente. Dobbiamo risalire, argh!
L’ascesa al Dosegù è la solita pietraia, la discesa invece è bella esposta cazz …. Ma non c’è un ascensore qui?! Quando sei in dubbio stai in cresta (è il mantra della traversata). D’altronde i graffi dei ramponi sui sassi ti guidano sempre nella giusta direzione.
Iniziamo a sentire il profumo del Tresero e ci inerpichiamo sulla spalla sassosa della punta Pedrazzini, disseminata di resti della grande guerra. Intanto Kamel sta ruminando il kilo di gnocchi al formaggio che ha mangiato lunedì. Prosit! “Quello là è il Tresero, si intravede la bellissima croce”. “Cosa dici Kamel, poi scendiamo dal Ghiacciaio dei Forni?” “NO!” è la sua risposta, corta quanto esplicita. Posso appellarmi al TAR? Però in effetti la discesa non è tracciata, anche se a dirla tutta il ghiacciaio non sembra poi così tanto bucato, ma il NO del Kamel è categorico! Gli ultimi metri di salita al Tresero li facciamo di corsa e infine, tagliato il traguardo, ci abbracciamo. C’è giusto il tempo di spaziare con lo sguardo ammaliato sulla catena che va dallo Zebrù al San Matteo e poi … giù di corsa verso il ghiacciaio dei Forni (pelato come un gatto Sphynx) e il Passo Gavia. I nostri occhi ripercorrono a ritroso la via appena percorsa, salgono le emozioni di questi tre giorni vissuti sul filo di una cresta a bordo di un’amicizia. La discesa al Gavia è una passeggiata tra gli ultimi sussulti di neve e fiori che rubano gli occhi.
Salve signor Zeus e signora Giunone, desiderate? … No, mi dispiace, il ghiacciolo GranZebru non lo fanno più da tempo. No guardi, nemmeno la mitica torta gelato Dosegù gletchen … è finita ormai da tempo … se volete c’è un’ultima granita Cedec, oppure dovete stare sulle torte secche tipo Cadini, Pejo, Tresero ... di quelle ne abbiamo ancora in abbondanza!
“Sveglia dormiglione, non sei più tra i tuoi amati monti, qui è casa, mattina, lavoro! “Oh mio Dio, stavo sognando che al bar Olimpo gli Dei si stavano mangiando le montagne!”

1- Monte Cevedale (3769 m)
2- Monte Rosole (3529)
3- Palon de la Mare (3704)
4- Monte Vioz (3645)
5- Cima Linke (3631)
6- Punta Taviela (3612)
7- Cima di Pejo (3549)
8- Rocca di Santa Caterina (3529)
9- Punta Cadini (3524)
10- Monte San Matteo (3678)
11- Cima Dosegù (3560)
12- Punta Pedranzini (3599)
13- Pizzo Tresero (3594)

Un pensiero speciale va al carissimo Luciano che tanto amava queste montagne e che tanto avrebbe desiderato cavalcarle tutte. Lo abbiamo fatto noi per lui, di sicuro in sua compagnia e a lui dedichiamo questa meravigliosa traversata. davide CavalloFritto - glauco TheKamel.
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