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   Viaz dei Camorz e dei Camorzieri parte1, 07/12/2015
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Veneto
Partenza  Pian de la Fraina (950m)
Quota attacco  1825 m
Quota arrivo  2000 m
Dislivello  1500 m
Difficoltà  AD / III+ ( III obbl. )
Esposizione  Varia
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  corda martello, qualche chiodo ..materiale da bivacco
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Dai primi di settembre(dopo che avevo portato mio figlio giona sul pizzo coca) il mio chiodo fisso complice le inusuali condizioni meteo era diventato il viaz dei camorz e dei camorzieri surreale viaggio sulle creste e cenge nel gruppo dello Schiara. A fine mese ero perfino riuscito a partite con nico ma il tentativo s’era interrotto (vedi report precedente). Poi tanti altri coinvolgimenti di svariati amici che son tutti naufragati fra impegni, impossibilità, disinteresse, promesse future, date già fissate e saltate per imprevisti(un elenco talmente lungo da sembrar uno scherzo del destino) . E così dopo tanta frustrazione(poter partire per possibilità famigliari-lavorative ma non trovar nessuno disposto a condividere il progetto) ci avevo messo una pietra sopra e aspettavo solo che arrivasse la neve per suggellare la fine delle speranze e attendere sereno la prossima stagione. Poi improvvisamente una mattina alle 6, aprendo la mail al lavoro … incredibile.. c’è qualcuno che dandomi del lei mi chiede info sul viaz avendo letto del mio tentativo precedente. Dopo alcune mail di schermaglia emerge che lui ha già fatto il primo pezzo del viaz e comprendo dunque che parliamo lo stesso linguaggio: un viaz come questo non si misura in gradi o so far questo e quello.. ha fatto questo e quello ma è un mondo a parte dove contano voglia, tenacia,preparazione fisica e psichica per essere veloci su terreni scabrosi ed esposti, uniti alla capacità di tener duro di testa, per tutta la giornata. Nicola mi coinvolge,vuole che io vada … ma non m’illudo..sarà duro per i gg previsti allontanarsi da casa..però vedo che son gg di riposo al lavoro … un segno? Sono preso in mezzo fra ostacoli paradossali e risoluzioni altrettanto mirabolanti. Bah!!!(insisto o lascio perdere?) Parlo con mia moglie tranquillo e rassegnato al suo no (viste le volte cha già in precedenza mi aveva liberato …) e invece mi concede di riprovarci. Gioia, ma contenuta, visto tutte quelle che son sempre successe …Infatti in pochi gg due guasti alla macchina (e dopo un miracolo per aggiustare il primo, il secondo la mette ko..e allora parto insperatamente con l’auto di ilenia. Come l’altra volta dormiamo da marta, come l’altra volta felici e accolti dalla sua straordinaria disponibilità. Il nostro sarà un viaggio di 3gg (dal 7 al 9 dicembre): emozioni, sorrisi, risate e tensioni: difficile condensarlo in un report ma ci provo . Partiamo da Pian de la Fraina alle 5.30 del 7/12, passiamo sotto il solito caratteristico arco di pietre. Lasciata a sinistra la traccia per la vicina chiesetta di San Giorgio, saliamo verso destra tra erbe e qualche alberello, fino ad una selletta in vista della Val Cordevole ( Forcella S.Giorgio- q. 1302 m). Dalla Forcella la buona traccia illuminata dalle nostre frontali, inizia a salire tra mughi verso N, superando due saltini rocciosi (cordino metallico), e arrivando alla base di un canale ingombro di massi che risaliamo senza difficoltà fino ad uscirne sulla sinistra, quindi per pala erbosa si raggiunge una selletta tra i mughi (q. 1510 m). Ormai so questo tratto quasi a memoria e anche al buio mi è facile riconoscere il punto dove si abbandona il sentiero principale 590, che raggiunge la cima con lungo e meno logico percorso, e si volge decisamente a sinistra tra i mughi , indirizzati da bolli giallo-rossi che ci salutano quando incrociamo il guizzo veloce dei nostri faretti. Costeggiata una fascia rocciosa con un grande landro, si risale lungamente la larga e ripida banca erbosa (bolli gialli), seguendo labili traccie a ridosso delle rocce. Più in alto si imboccano due successivi canalini ben segnalati e obliqui verso destra , fino ad uscire lungo una cengetta oramai alla base delle rocce sommitali. Poco prima di arrivare alla Pala Alta una poderosa striscia arancione abbraccia ad Oriente il blu della Val Belluna. Alle 7 esatte siamo alla targhetta di partenza del viaz poco sotto la cima di pala alta a goderci le meraviglie dell’alba blu sulla valbelluna. Ci fermiamo poco perché ci siamo un poco accalorati salendo di buon passo e il freddo morde subito gli immobili. Facciamo ancora pochi passi sulla cresta alla luce delle frontali mentre la Val Belluna è immersa nelle nubi e ad Oriente il cielo è arancio. La luce irrompe colorando e mostrandoci il percorso : si vedono la Cima Est di Pala Alta, la Pala Bassa e la Cima dei Sabioi. Come sfondo è servita la triade Burel Schiara Pelf. Più a sinistra Talvena Civetta e Marmolada. Per cresta in discesa fino alla poco evidente Forcella di Pala Alta (q.1825,h 7.15) e poi scendiamo a nord nell’ombra, giù per canali erbosi e un ampio canalone che scende rasente alle pareti in un ambiente grandioso e repulsivo. Ad un certo punto l’obelisco del Burel si tinge di rosso e la visione è apocalittica in mezzo a tanta ombra. Alle 7.30 siamo alla svolta verso dx che so bene cosa nasconde: la fantasmagorica cengia che attraversa la verticale parete nord della Cima Est di Pala Alta. E’ il primo ostacolo della giornata: non ci si può abituare alla vista. E’ la terza volta che sono qua ma è troppo suggestiva e anche se sono certo che non avrò problemi a passare il vuoto e l’esposizione sono impressionanti. Una fascia di luce rossa ci aspetta dall’altra parte, incoraggiante. Meravigliosa ed esposta (ma non difficile..il tratto veramente duro è assicurato da cordino!) Passo per primo anche per garantire un bel servizio fotografico e alle 8 siamo alla f.lla di Pala Bassa (q.1650) a raccontarci, guardandola, le nostre impressioni. Faccio i complimenti a Marta ma dal suo sguardo capisco che sarà l’ultima volta: è una donna ma soprattutto è un alpinista. Riprendiamo a salire nel sole che tinge d’arancio le erbe: ci sono colori incredibili sotto l’azzurro intenso del cielo. Davanti a noi la parete sfregiata dalla frana del Tiron e dietro la Cima dei Sabioi. E dietro il Burel che sembra sfidarci, quasi irriderci, venite venite vi aspetto! Guardando indietro è incomprensibile, sebben evidente, vedere la cengia e sapere che di li si è passati. Ora nel sole prendiamo a salire lo Spallone Ovest della Pala Bassa con i suoi esposti ma sicuri passaggi di cresta ,poi ancora sole e ad un certo punto incredulo osservo in un rimasuglio di neve l’impronta del mio scarpone lasciata un mese e mezzo prima. Poco dopo per facili erbe guadagniamo l’ampia cima della Pala Bassa (q.1860, h8.30). Il paretone del Burel da Forcella Oderz alla Fratta del Moro ci sta tutto davanti possente e difeso come un castello medievale. Sabioi e Tiron oltre il vuoto della Forcella del Medon. Cominciamo la planata per raggiungerla: così vicina ma così paurosamente bassa sotto di noi. Svalichiamo a nord, disarrampicando all’ombra grazie ai mughi e ai segni fra le erbe e le rocce (lasciati dal grande Franco Miotto ideatore del percorso) che guidano mirabilmente nel pressoché unico passaggio fra scarpate strapiombanti e rocce verticali. L’ambiente è grandioso, decibel al massimo per quanto riguarda wilderness e sensazione d’isolamento. E’ costante la sensazione che da un momento all’altro si possa precipitare..ma c’è sempre un palmo di terreno che spunta improvviso per poggiare quasi sicuro il piede. 15 minuti più tardi una caratteristica finestra che si apre nella roccia assicurata nel versante di discesa da un cavetto metallico ci fa riguadagnare i pendii solivi (a sud) della Spalla Est. Poi traversiamo una bellissima crestina aerea ed esposta su entrambi i lati (passaggio fantastico!) e sul ciglio del precipizio lo sguardo s’allunga sui Monti del Sole, l’Agner e il solco della Val Cordevole fino al Coro alla minuscola da qui torre della Spirlonga e al Celo. In fondo la Marmolada. Su un altro pezzo di neve residua vedo ancora una traccia del mio scarpone sinistro: stavolta ho lo spazio per poggiarci il destro. Fotografo le due impronte identiche. Incredibile, hanno resistito per un mese e mezzo! Disarrampichiamo un successivo camino di qualche metro e atterriamo su una cengia esposta che costringe a superare nel suo tratto più delicato un’insidiosa placca spiovente che porta a metter giù il culo per non assecondare la sua inclinazione sul vuoto e che crea soprattutto a Marta qualche momento di apprensione. Io è la terza volta che ci passo e so che l’aderenza dello scarpone è sufficiente. Sono davanti, sicuro e con un altro passo delicato superiamo il primo canalino per calarci poi nel successivo assecondando i segni e il cavetto attrezzato. Che esposizione in questo tratto..me ne rendo conto vedendo l’attenzione e la tensione sui volti dei miei compagni. Una foto fantastica mi ritrae in piedi sopra al canalino…sembro incollato alla parete, sospeso sul vuoto che osservo sotto di me. Traversiamo poi su altro cavetto orizzontale delle placche esposte che ci depositano sui prati ancora alti però sopra alla forcella. Scendiamo ancora per erbe ripide e un ultimo caminetto da disarrampicare ci porta finalmente alla base della parete rocciosa che guardandola sembra incredibile che siamo scesi proprio di lì. Bah…segreti del Viaz. La guardo e come le altre volte non riesco a capire da dove diavolo siamo scesi. Alle 9.45 fotografo Marta appoggiata ad un abete finalmente in piano e subito dopo siamo al valico di Forcella del Medon (q.1610). Pochi minuti di pausa e torniamo all’ombra gelida del versante Nord scendendo per pochi metri la Val Destirada che sprofonda verso la Val del Piero e poi subito andando a dx a risalire i fianchi del Tiron costeggiandone la parete e superando un breve muretto (h 10.15,3m,III°) con uscita a sx. Poi semplici e ben definite cenge ci portano ad una cascata gelata (un chiodo la precede) che capiamo subito non sarà possibile passare senza assicurazione. Dobbiamo traversare dall’altra parte e siamo costretti ad usare il martello: Nicola è bravo e deciso ad aprirsi il percorso, fare la traccia nel ghiaccio e usare la corda per assicurarci nell’altrimenti improbabile attraversamento dato che non abbiamo i ramponi. Passo e faccio foto a Marta che si cimenta on ice. Alle 11 abbiamo passato tutti l’ostacolo e Nico mi fa una bella foto mentre sto su un pulpito sopra un grande canalone ghiaioso che dovremo scendere. Prima per cengia e poi disarrampicando lo raggiungiamo(era dove con Nico ci rifornimmo d’acqua..ma ora è tutto ghiacciato). Cerchiamo vanamente acqua…il clima freddo e secco accentua la nostra sete e lo discendiamo fino a svoltare a dx dove riprendiamo a salire radenti la parete sopra un canalone di mughi (parallelo al precedente) nel quale poi ci immettiamo. Poi ancora su cenge sopra dei salti viaggiamo verso la parete dei Sabioi che svetta nel sole sopra di noi a sinistra. Guadagnato il fondo del canale affrontiamo un muretto di roccia un po’ marcia con qualche passo di III° iniziale sul quale passa Marta e di seguito noi. Saliamo in un mondo di roccia e poi un altro canalone ci porta in alto fino a sbucare in cresta sulla Cima dei Sabioi (q.2000, h12). Lo spazio ora è aperto e si domina l’intrigo dei Monti del Sole proprio in fronte e tuutta la catena delle Pale dal Sass Maor, all’Agner e a quelle di San Lucano. Davanti a noi le Cime di Pinei, piccole davanti ai colossi Schiara e Pelf e il Burel finalmente unito al Coro a suggellare la fine del viaggio. Dietro Civetta e Marmolada mi sorridono come vecchie e apprensive amiche. Ce la faremo? Mi sento emozionato e fremo dalla voglia di ripartire perché i primi passi in discesa sanciranno il mio record di avanzamento nel Viaz. Scendiamo in versante val d’Ardo per delle ripide roccette di I° grado e poi traversiamo il catino roccioso sotto cresta nell’ombra spruzzato di neve finchè ci si riporta a guadagnare la cresta principale, nei pressi di grandi roccioni. Ora la cresta sottilissima ed aerea, spettacolare fra rocce fantastiche e solide ci porta in discesa a passare fra alcuni pinnacoli fino ad arrivare ad una caratteristica ed evidente placca che facilmente si risale per la sua crestina. Ora le rocce s’impennano sopra di noi e quindi traversiamo verso destra andando verso un camino la cui profonda incisione già si vedeva da Cima Sabioi. Per cengette e bancate lo raggiungiamo ( 30m,II+, h 12.50) e sbuchiamo su uno dei punti chiave del Viaz: una cengetta che si riduce a piccolissimi ma evidenti appoggi per lo scarpone ma in veramente forte esposizione sul dirupo sottostante che promette a magra consolazione un atterraggio sul mare di mughi…50 mt più sotto. Eppure i piedi trovano appoggi sicuri, eppure le mani entrano svelte nelle piaghe di una roccia da sogno invitante e solare come la sud della Marmolada. E quei 10 mt di brivido sospesi fra cielo e pietra scivolano rapidi alle spalle lasciandoti impressa una tensione che ti accompagna ancora anche quando ormai sei al sicuro. Non è il grado che conta ma la fiducia nell’andare avanti incontro al vuoto…e a Nico rassicurante che aspetta dall’altra parte e indica il dove. Un caminetto successivo ci fa guadagnare la bella cima dei Pinei Sud fra i mughi e il cielo blu( q.1995,h 13.15). Mangiucchiano qualcosa al volo e per saliscendi tra cresta e divallamenti raggiungiamo un quarto d’ora dopo anche la Cima di Pinei Nord (q.1890). Viaggiamo fra freddo all’ombra e tepore al sole. Ora non ci resta che scendere verso Forcella Oderz, calandoci sempre in versante Ardo nell’ombra su terreni scoscesi ed infidi fino a disarrampicare un canalino e un salto roccioso(II°) sopra un grande canale ghiaioso che abbandoniamo quasi subito per risalire a sinistra verso un curioso pinnacolino roccioso e sotto una parete illuminata sulla cui cresta sta una curiosa clessidra disegnata dal cielo. Arrampichiamo un camini(II°) e un successivo canalino dove a sorpresa ci attende un piccolo grottino con un libretto di passaggio (h 14.15, passano dalle 5 alle 10 persone l’anno e non tutte fanno il viaz … ) dove mettiamo le nostre firme. Fin qui un dedalo veramente scoraggiante di pinnacoli creste spuntoni canaloni paretine friabili vuoti improvvisi ed annunciati passaggi duri (mai comunque oltre il II° grado) passaggi rognosi passaggi esposti. Solo il filo d’Arianna dei segni giallorossi segna la via altrimenti impensabile da seguire. Giù dall’altra parte per l’ennesima paretina esposta e frantumata, per traversi e con improvvisa e sublime vista sulla Gusela che illumina la nostra ombra lei splendente di luce nell’azzurro intenso del cielo. Ora nel sole sta anche il mitico valico delle Forzelete che dovremo raggiungere domani e che segna la via d’ingresso alle Cenge del Burel e giù il basso assolato anche il termine della nostra tappa: il Rif. VII° Alpini. Davanti a noi ancora guglie sovrapposte e disordinate come bastoncini di shangai in verticale incutono timore perché ti chiedi da dove diavolo dovrai passare e nell’ombra gelida tutto appare incerto e tenebroso. Disarrampichiamo un’altra paretina abbastanza verticale ed esposta ma di roccia abbastanza sana e solida(II°) e un costone sfasciumato. Passiamo (h15) nei pressi di un dito roccioso che indica il Pelf, disarrampichiamo un’altra paretina, passiamo accanto ad un arco nella roccia, risaliamo alcuni metri sotto enormi torri e alle 15.30 abbiamo una vista terrificante sulla Forcella Oderz sopra la quale sembra dobbiamo precipitare per poterci arrivare. Nico sorride e m’incoraggia e allora guido il gruppo in questa nuova discesa fra mughi sfaciumi detriti e spruzzate di neve in un ambiente decisamente verticale. Intanto il pelf si colora d’arancione e arriviamo su terreno più facile. Un ultimo saltello ci porta alla base della roccia con la targhetta del Viaz pochi metri sopra la Forcella Oderz cui arrivai dalla Val del Piero tantissimi anni fa con l’amico Gregorio nuotando nella neve. Alle 16 tocchiamo la terra finalmente piana della forcella(q.1715). Luci misteriose e arancioni filtrano dai recessi ombrosi della Val del Piero regalando foto fantastiche. Questo è un luogo mitico crocevia di storie leggende e montagne che fanno pace dopo tante lotte nel regno verticale. Questo è un luogo magico dove la notte le streghe ballano i loro balli e gli umani ricevono energia nei silenti tramonti pomeridiani. Cartelli troppo vecchi indicano luoghi che non sono ma che devi sapere se vuoi raggiungerli. Le ultime pennellate d’arancione colorano la vetta dello Schiara e fotografo l’ultimo bacio sulla punta della Gusela. Ora il Pelf è di un rosso surreale e l’ombra ci avvolge di gelo. Dobbiamo scendere…arriva l’ora delle streghe. Un sentiero quasi normale conduce i nostri passi stanchi. Come buoni difensori cerchiamo, scendendo veloci, l’anticipo sul buio. Troviamo acqua, beviamo e ci riforniamo. Il rifugio si avvicina ma non si raggiunge, la luce cala e la Gusela indica ormai il buio sopra di lei. Belluno si è già assopita coperta di nebbie e Forcella Oderz è già addormentata lassù. Noi apriamo la porta del locale invernale del Rif. VII° Alpini (q. 1500) che sono le 17 dopo aver fatto qualche foto allo Schiara e alla Gusela che son proprio sopra le nostre teste. Nel bivacco saliamo al piano di sopra leggermente meno umido e prepariamo con tante coperte i nostri giacigli. Passiamo subito alla cena e loro due tirano fuori dagli zaini prosciutti e pezzi di pane oltre ad altre leccornie mentre io fedele alla linea vado di barrette. Impietositi, mi rendono felici coi loro doni e sotto tante coperte dopo il pasto ci addormentiamo rapidi per dimenticare le fatiche della giornata e provare ad esser pronti per quelle della giornata successiva. Si dormicchia tra visioni di pareti, strapiombi, cenge conditi con spruzzate di vuoto. E viene notte. Foto1 percorso viaz dalla Pala Alta Foto2 cengia cima est di Pala Alta Foto3 discesa su Forcella Medon


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