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   Pizzoccolo cresta sud est, 06/09/2022
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  Ortello di sotto (700m)
Quota attacco  1200 m
Quota arrivo  1580 m
Dislivello  380 m
Difficoltà  F / II ( II obbl. )
Esposizione  Sud-Est
Rifugio di appoggio  bivacco due aceri
Attrezzatura consigliata  nulla se si arrampica fino al al II* grado
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Mi chiama Ale ricordandomi della promessa di andare un giorno in montagna e mi dice che lui può fino al 14 agosto..e io ho l’uscita già fissata con Zeno per il 9 e 10 agosto..mi prende il panico di non potere perché Dani magari si arrabbia per due richieste così ravvicinate. Ma la situazione particolare che sta vivendo Alessandro e la sua famiglia mi permettono di strappare il permesso e così entro in estasi alpina. Torno dal Manduino abbastanza cotto e col caldo che fa sento Zeno per sapere se si può andare in qualche canyon senza muta ma lui me lo sconsiglia e allora ritorno al progetto ordinario di fare una giornata di arrampicata semplice per far respirare ad Ale un poco di aria di montagna. Avendo già percorso più volte la dirimpetto cresta del Gaino, la scelta oggi cade su quella del Pizzoccolo. Quindi il 14 agosto di buon’ora facciamo vela verso il Lago di Garda,traversiamo come al solito Toscolano maderno e poi giriamo un attimo prima salendo per stradine che diventano al limite per la mia Peugeot 207 in direzione Sanico e poi verso S. Urbano. Dove parcheggiamo sul lato della strada in località Ortello di Sotto, quota 700 circa, dove troviamo la segnaletica per il sentiero 27, Cresta Sud e Sud-Est. Alle 8.30 ci avviamo dal park io con due zaini perché ho anche quello con la corda e il materiale da arrampicata perché voglio far provare a Ale ad arrampicare in una falesia che troveremo sul sentiero. Partiamo e vedo che Ale sebbene non particolarmente allenato, tiene un buon passo e dopo alcuni strappi sulle carrareccie che seguiamo e un piccolo traverso nel bosco una bella placca che s’intravede mi fa sperare di essere arrivati alla falesia. Così è, ci abbiamo messo poco meno di una mezz’oretta ad arrivare alla falesia che scopriamo chiamarsi dei Tre Porcellini. L’unica via semplice, Il sogno di Cristina, mi sembra ad occhio un poco più difficile del dichiarato 4a trovato sul sito. Ma tant’è è comunque la più semplice e dopo aver spiegato ad Ale due rudimenti sul free climbing e sull’assicurazione col gri gri parto seguendo la linea di spit che viola questa argentea e bellissima placca di calcare fessurata e con piccole canne d’organo. Quando la raggiungiamo, mi sembra vista dal basso e con questa luminosità un pezzo di parete sud della Marmolada, trasportata sulle rive del lago. Arrampicata entusiasmante d’aderenza ma giunto a metà falesia mi risulta evidente l’impennata più verticale dell’ultimo tratto della via e allora dico ad Ale che scendo per farlo provare e poi penserò a recuperare i rinvvi. Scendo e inizia ad arrampicare Ale con le scarpette di Armin mio figlio e i primi passi di Ale sono incredibili perché sono completamente di aderenza e per uno che non ha mai arrampicato pensavo fossero più difficili. Sale invece bene fino all’ultimo dei miei rinvii e poi allora deve scendere. Trovandolo entusiasta, gli propongo di finire la via in modo da poterla poi fare tutta fino in cima( 30 m). Riparto dunque e con qualche escamotage( deviazione verso sinistra in zona di grandi buchi) e barando un poco con gli spit, riesco a raggiungere la catena in cima (via che scopro poi esser gradata 5c..veramente bella la placca finale che ho aggirato). Ridiscendo nuovamente e riparte Ale che però va in crisi stranamente nel traverso vs sinistra e anche nella zona a grossi buchi appare ormai stremato e solo con grande fatica riesce a togliersi la soddisfazione di raggiungere il punto più alto. Dopo le foto celebrative lo faccio scendere e sistemato il materiale, scendo a corse fino alla macchina con lo zaino in spalla e il materiale d’arrampicata in un quarto d’ora e poi in venti minuti correndo i tratti in lieve salita, ritorno alla falesia( h11.30). Bene, ora più leggero e terminata la fase1, possiamo continuare verso la nostra cresta. Sostiamo poco dopo su un poggio panoramico con bellissima vista su Toscolano, il Lago, Sirmione, Gaino e il Baldo sullo sfondo e arriviamo al bivio di Sopra seasso q.860 dove un cartello avverte minaccioso dell’inizio a destra del sentiero per la cresta sudest(ex cresta est). Pochi passi dopo stiamo bassi seguendo i bolli rossi ad un altro bivio e troviamo una lastra metallica su un sasso avverte di porre attenzione all’inizio del terreno d’avventura! Dopo un poco di traverso nel bosco che mi solleva qualche perplessità, appare infine e finalmente una bella placca grigia che spero possa rappresentare l’inizio della nostra via (h12). Calcare compatto bellissimo e ruvido, inopportunamente bollato da uno sproposito di inutili bolli rossi e da pacchiane placchette di metallo per chiamare il 112 e segnalare la propria corretta posizione in base al numero riportato( una decina lungo la via!). Lungi da me l’aprire un discorso sul rapporto sicurezza/ambiente..ma qua mi sembra tutto davvero eccessivo e poco rispettoso dell’ambiente naturale. Comunque tra un bollo rosso e una placchetta cavalchiamo quest’onda di calcare che si fa strada tra gli arbusti con passaggi di I/II° grado non obbligatori e con la vista che salendo diventa sempre più bella sulla parete Nord del Gaino che ci sta proprio di fronte/sotto. Quando supero il primo balzo cercando il difficile sento un’improvvisa e strana fatica annebbiarmi il cervello ma do la colpa alle corse appena fatte per scendere e tornare alla falesia. Seguo Ale che s’inerpica senza forzare perché faccio fatica a recuperare dallo sforzo e qualche minuto dopo la cresta diventa tale divenendo sottile nel suo tratto più duro. Dal basso chiedo ad Ale se si sente sicuro e non vuole usare la corda ma mi dice che è tranquillo e lo lascio procedere. L’arrampicata consiste nel traversare sotto il filo di cresta per una ventina di metri su buoni appoggi ma su una placca appoggiata si ma parecchio esposta. Mi gira un poco la testa ma non di più nei tratti esposti per cui salgo comunque sicuro. Nel punto d’uscita ci facciamo delle foto che mettono in evidenza il vuoto sotto. Dopo la foto riparto davanti ma non ho ritmo e d Ale mi passa per attaccare un tratto simile al precedente ma un poco più semplice e quando spunto dalla roccia, sono proprio provato. Ormai è chiaro che c’è qualcosa che non va. Non sto male, ma non ho forze. Ale mi fa una foto la cui postura dice tutto. Ho bisogno di fermarmi spesso a riprender fiato. Passiamo un terzo tratto di cresta a mo di dorso di dinosauro e poi ci troviamo in una zona erbosa che sale senza molta roccia verso la nostra cima. Anche questi tratti di cresta obbligatori nel percorso sono orrendamenti sfregiati di rosso. Un parapendio ci sorvola e invidio la sua libertà e leggerezza mentre mi sento intrappolato in un corpo che m’affatica. In un tratto di boschetto supero ale e mi sembra di essermi un poco ripreso mentre lo riprendo su un altro bel passaggino roccioso. Arriviamo quindi all’ultimo tratto prevalentemente erboso nella quale la cresta sparisce sui pendii finali del Pizzoccolo e la salita costante mi mette in crisi nera(h 13.50). Ale passa e io mi concentro sul non cedere provando a salire lento e costante, riuscendo bene ad essere lento ma meno ad essere costante. Supero forzando il passo due anziani signori e mi viene subito il fiatone..li sento alle spalle e son così cotto che non riesco a distanziarli. Mi riparo all’ombra di un sassone, vedo nero, la testa mi gira..dev’essere la pressione troppo bassa per via della pastiglia presa stamattina(avevo già avuto episodi simili ma momentanei e transitori). Vorrei bere, ma ho già finito la poca acqua che avevo e che non pensavo dovesse servirmi trattandosi di una gita tranqulla. Risento le voci dei vecchi che arrivano e mi alzo guardando la cima che ormai non è lontana. Un soffio d’aria mi aiuta e quasi barcollante faccio gli ultimi passi verso Ale che mi aspetta sulla spianata sommitale del Monte Pizzocolo (q1.581,h14.15). Ci facciamo fare una foto insieme da due ragazze nei pressi della bandiera di cima. Mi spiace di essere apatico ma sto abbastanza male e penso solo a recuperare dell’acqua che ho letto sulla relazione esserci nei pressi del bivacco, dove dopo qualche foto verso il Lago di Garda e il Monte Baldo e le Prealpi Bresciane, mi dirigo speranzoso. L’acqua non c’è, la cerco nel bivacco ma niente. Chiedo poi a dei ragazzi seduti che mi confermano l’assenza di fonti. Mi giro per proseguire la discesa sul sentiero vs il Rifugio Spino quando sento una voce scendere dai cieli e dirmi…vuoi una bottiglietta di Gatorade? Mi giro pensando di vedere un angelo ma è semplicemente uno dei ragazzi seduti ad offrirmela. Mi vergogno un poco, glielo dico, ad accettare, ma bere potrebbe aiutarmi e afferro l’arancione bottiglietta e subitamente la svuoto. Ringrazio calorosamente, bere mi ha sollevato, e riparto, ma capisco subito che ora sono dissetato ma sempre privo di forze. Penso a come devo apparire per muovere così a pietà degli sconosciuti. Pochi passi dopo vedo una madonnina ( questa vera in una grotta) e ringrazio anche lei che mi ha fatto incontrare quei bravi ragazzi. Proseguiamo in falsopiano sul bel sentiero aggirando il Pizzoccolo di cui ammiriamo i pendii sommitali fino al Dosso le Prade (q. 1469, h 14.45) magnifico poggio panoramico sul lago. Scendiamo fino alle Merle e qui al bivio prendiamo per bosco una scorciatoia che ripida e poco visibile ci fa calare fino a Passo Spino dove si trova l'Osservatorio Ornitologico Regionale "A. Duse", uno dei più importanti centri che studiano le migrazioni degli uccelli in Italia. Dieci minuti dopo per piana carrareccia approdo come un naufrago sulle rive sicure del Rifugio Pirlo allo Spino (q. 1160,h 15.30) che nel corso della I° G.M., era un edificio delle retrovie italiane. Mamma mia che bello sedersi all’ombra e pregustare da bere. Ale va di birra, io la sogno soltanto e mi accontento di una coca cola e mangiucchiare noccioline dallo zainetto. Poi un’altra coca e il tempo che passa mi restituiscono lucidità. Arrivano le ragazze che ci avevan fatto la foto in cinema e una di loro mi dice subito che ho una faccia completamente diversa e che l’occhio m’è tornato vispo…sorridendo gli chiedo se fa l’infermiera ma mi risponde di no e che là in cima avevo proprio una brutta cera. Sto bene e proviamo ad elaborare il futuro: ferrata o monte Spino? Ale propende per la prima e allora proviamo. In realtà le ferrate previste erano due ma la Ernesto-Franco è stata da poco dismessa e quindi rimane solo lo Spigolo della Bandiera, D / Difficile, circa 100 metri così descritta: molto esposta, supera qualche breve strapiombo, con passaggi atletici, richiede tecnica di movimento e forza nelle braccia. Alle 16.15 cominciamo a scendere per il sentiero che parte proprio dal rifugio e dieci minuti dopo arriviamo nel bosco al bivio che per traccia guida all’inizio dello spigolo attrezzato che già da prima avevamo addocchiato dal bosco. Altri 5 minuti e attacchiamo la ferrata che si alza subito abbastanza verticale per poi diventare veramente esposto nel traverso e nella parte superiore dove ci sono alcuni metri veramente impegnativii. Poi dopo la sfuriata, lo spigolo si abbatte un poco e le rocce si abbattono per arrivare a finire sulle erbe sommitali che riaccompagnano al Rifugio dove giungo quasi di corsa alle 16.45. Ho avuto buone sensazioni subito scendendo nel bosco(ma era discesa..) che sono state confermate durante la salita e i passi violenti per spingersi in alto della ferrata. Terminati i cavi spingo per vedere come sto e mi sembra di aver recuperato quasi totalmente tanto che intanto che aspetto Ale propositi bellicosi mi salgono in testa. Voglio esser sicuro di essere andato in crisi solo per low pressure e capire se il recupero è totale o meno passato il malessere…anche perché potrebbe risuccedere e ho bisogno di capire le reazioni del mio corpo. Ci penso mentre riprendo fiato sullo steccato del rifugio e fotografo il bello e imponente appicco della parete Nord del Pizzoccolo. Quando arriva Ale, gli comunico il mio progetto e se vuol venire anche lui ma si arrabbia, è stanco, ha un po’ male alla caviglia e non capisce perché devo rischiare di andare a star male. Il gestore a cui chiedo mi dice che ci vorrà 1.30 a salire e scendere…ma non mi fido e dico ad Ale che c’impiegherò 1 oretta. Mi risponde minaccioso che lui alle 18 scende..che la macchina è la mia ma le chiavi le ha lui!! Alle 16.50 inizio a correre e dopo il primo strappo a camminare veloce e vedo con gioia che il fisico regge,e spingo e spingo felice sentendo la stanchezza mordere come giusto che sia ma senza altri problemi. Vedo la cima avvicinarsi e alle 17.10 sono al cartello di Sella di Costa Mandria(q.1430) ormai sui prati sommitali. Sono felice, ce la farò anche ad essere in orario e brucio le mie ultime energie arrivando trafelato sull’erbosa e ariosa Cima del Monte Spino (1.515, h17.20). Quattro foto alle belle valli verdi che scendono a lago, al bello e veramente roccioso versante nord del Pizzoccolo e poi giù a corse che sennò Ale s’incazza. Alle 17.40 batto la mano sul tavolo del rifugio e lo sveglio dall’immersione nel cellulare: scendi pure che mi riprendo un attimo e ti raggiungo. Risistemo lo zainetto bevo un poco di acqua acquistata prima e poi corricchio fino a raggiungerlo sull’ampia carrareccia che scende in direzione Pirello. Alle 18.30 troviamo ad un bivio nel bosco un altro incredibile cartello che recita “ Attenzione: la strada si perde nel bosco anche a piedi PERICOLO”. Scendiamo dall’altra parte, vediamo una bella zona di placche calcaree che presumo sian falesie, transitiamo per Sant’Urbano 2 q.880, per Ortello di Sopra e finalmente la caviglia di Ale trova pace alle 19.15 quando può fermarsi nei pressi della nostra auto. Bè un bel giro e con molteplici attività che sono stato contento di far provare ad Ale che appare stanco ma soddisfatto dopo aver camminato per circa 20 km e con un dislivello di 1500m. Grazie Ale ci vediamo domani per la Festa di Ferragosto…non mi sputtanare troppo e alla prossima..se ti esploderà la passione alpina. Foto1 Ale in falesia Foto2 Ale sulla cresta Foto3 Ale in ferrata
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