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   Petit Flambeau, 29/09/2020
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Valle d'Aosta
Partenza  rif. Torino (3300m)
Quota attacco  3300 m
Quota arrivo  3500 m
Dislivello  200 m
Difficoltà  D / 5c ( 5a obbl. )
Esposizione  Est
Rifugio di appoggio  torino
Attrezzatura consigliata  nda, friend x integrare anche se è ben protetta
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Dopo diversi tentativi salta definitivamente l’idea di percorrere la Via Marimonti sulla Punta Sertori, nonostante la prospettata mia disponibilità a salire il giorno prima al Gianetti portando su il materiale per la scalata. Nadir anche per evitarmi la faticaccia, dato che non potevo assentarmi la sera prima, mi propone di andare a fare una via plaisir sul Gruppo del Monte Bianco. Quando vedo la stupenda punta di granito gli comunico immediatamente il mio entusiasmo anche se mi rimane qualche dubbio per il tiro di 5c, (nonostante siano solo 6 metri). Ma è veramente tanto che non arrampico e in più mi fa sempre male la spalla sx. Decidiamo di partire e con qualche ritardo nel viaggio( io ho dormito solo 4 ore) sbarchiamo sul piazzale del Rif. Torino alle 9.30 del 26/08. Oltre al meraviglioso Dente del Gigante non vediamo nulla che possa somigliare al meraviglioso obelisco della fotografia e scendiamo sul ghiacciaio seguendo la pista che piega a sx in direzione del Grand Flambeau. Ci accoglie un tornado di vento e ad ogni passo che fa dubbioso il nostro incedere, maledico il mio guardare le previsioni ma dimenticandomi di controllare il vento che mi ha già massacrato una settimana fa ai Cento Laghi. Chiediamo ad una guida che traffica coi suoi clienti e ce lo indica, dico ok senza aver capito perché non c’è davanti a me nulla di simile alla nostra torre. Cominciamo a scendere a sx lasciando la pista e pian piano la montagna si disvela. Il vento insiste fortissimo, nessuno in giro vs il Dente e ad ogni folata capiamo il perché. Io provo a rimanere alto sul nevaio che diventa ghiaccio duro e nero mentre Nadir,calza i ramponi e preferisce scendere seguendo il nevaio ed evitando la parte crepacciata. Alle 10 sono sotto la cuspide e noto uno spit,ed altri seguenti e deduco che non è la nostra via visto che gli spit dovrebbero essere solo alle soste. Circumnavigare la base delle rocce da dove mi trovo è troppo difficile e mi fermo per mettere i ramponi e raggiungere Nadir. Li calzo e ne perdo subito uno( da lì partirà la mia ricerca per dedurre cos’abbiano questi grivel G12 che ogni tanto mi mettono nei guai…e grazie a Billy scoprirò il malfunzionamento molto pericoloso nell’errato mal posizionamento della guainetta in plastica che fa sollevare la levetta di bloccaggio,causandone talvolta l’apertura). Mi fermo a cercare di sistemarlo e Nadir nel frattempo mi raggiunge. Mi dice che l’attacco dev’essere qui perché oltre il basamento della montagna diventa troppo placcoso e verticale. Gli dico di andare a vedere dove ho visto la linea di spit e deduciamo che allora è la nostra via. In effetti la descrizione coincide, ma siamo molto dubbiosi perché il vento è fortissimo e fastidioso, sembra di essere in Patagonia. Non siamo convinti ma decidiamo di fare almeno i tiri facili e poi vedere. Parte nadir e calza le scarpette, io da secondo mi tengo gli scarponi. Salgo facile gli appoggi sono sufficienti, come gli spit. Idem il secondo tiro, su rocce rotte, il vento sibila e ci raffredda e parto io per il terzo tiro perché Nadir con le scarpette c’impiegherebbe di più. Avanzo deciso senza proteggermi e Nadir che è molto più forte di me s’imbestialisce e io voglio scendere per tornarmene. Il vento ci rende nervosi ma in sosta ci scusiamo a vicenda. Ora la roccia migliora e Nadir affronta il tiro 4 con una bella uscita un poco muscolare ma che non sembra un 5°. Siamo già sotto la bellissima fessura verticale detta “mezza luna” per il suo andamento e nonostante il vento ci ribalti capiamo che se passiamo questo tiro potemmo farcela. Nadir parte e si ferma prima del passo decisivo che è quello vs l’uscita delicata. Metto le scarpette e affronto deciso e sicuro da secondo la Dulfer e anche qua il grado 5c mi sembra eccessivo. Ci congratuliamo. Forse salviamo la giornata. Nadir riparte per il turo 6 in diedro che viene dato “solo” 5a e fatica, e si protegge ulteriormente con i friend nella fessura. Arriva in sosta, i tiri sono tutti corti per fortuna perché il vento copre i nostri comandi. Parto e anch’io faccio fatica, gli avambracci si induriscono e fatico a levare un friend che mi costringe ad appendermi. Arrivo in sosta bello cotto ma felice: il più dovrebbe essere fatto. Ora siamo sullo spigolo: la sosta è aerea ma comoda. Guardar giù vs il ghiacciaio ti fa sentire un alpinista perché c’ è solo aria fra te e la neve. Ci sarebbe anche una sorta di nicchia ma il vento soffia proprio in questa direzione e ci schiaccia contro la roccia rubandoci la possibilità di essere felici. Nadir parte per questo tiro sullo spigolo che è esteticamente meraviglioso fra biondo granito e cielo blu: in altre condizioni sarebbe fra i tiri più belli della nostra vita. Invece Nadir parte con le dita gelate, preoccupato e io mi assidero mentre lui sale verso la luce. Sparisce alla vista ma lo sento urlare soleeeee. Salgo come un fulmine vs la promessa del calore e siamo sulla groppa del dinosauro. Un facile tiro in cresta ci congiunge con la cima della montagna. Lo fotograto mentre arma l’ultima sosta e alle 14.30 lo raggiungo a quota 3500 mt con la vista che si apre sul massiccio del Monte Bianco meraviglioso oltre le nostre spalle. Sul facile e rotto prendo il comando delle operazioni io che mi sono già rimesso gli scarponi mentre Nadir non ne vuole proprio sapere di mollare le scarpette. Seguiamo la cresta e raggiungiamo sull’altro lato il ghiacciaio e traversando poi vs il Grand Flambeau ci ricongiungiamo alla pista che ci riporterà vs il Torino. Ora la felicità si scioglie come la neve sotto il sole che finalmente scalda perché non solo abbiamo fatto la via ma riusciremo anche a prendere la funivia in tempo, scongiurando il rientro a valle a piedi, che temevamo per i problemi incontrati. Uno sguardo preoccupato al fronte del ghiacciaio che si estinguerà a breve e poi spariamo nel tunnel che ci porterà alla funivia. Con Nadir commentiamo che tra soldi e freddo c’ è costata cara..ma ne è valsa la pena. Siamo pronti per il Cerro Torre. In funivia stretti come sardine scherziamo con due ragazzi di Varese che hanno dormito in tenda e hanno fatto tre viette di Bonatti e company su Dru Gran Capucin e Maudit. Grandi complimenti e noi sorridiamo di plaisir.
foto 1 nadir sulla placca a mezzaluna 5c foto 2 Nadir in cima foto 3 io sulla cresta finale
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