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   perino duemila, 21/07/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Emilia Romagna
Partenza  perino (250m)
Quota attacco  300 m
Quota arrivo  320 m
Dislivello  20 m
Difficoltà  D / 6a+ ( 6a+ obbl. )
Esposizione  Sud
Rifugio di appoggio  
Attrezzatura consigliata  da falesia
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Eccellenti
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Sono gli anni(2003-2008) che complice l’amicizia con Filippo, ci dedichiamo quasi seriamente (tempi, matrimonio e casa famiglia permettendo) all’arrampicata sportiva. Giriamo quando possiamo soprattutto durante la stagione invernale e Perino e in particolar modo la falesia superiore (Pillori) diventano uno dei nostri posti preferiti e sicuramente il mio complice la vicinanza a cavacurta(1 oretta di viaggio). Ma anche la temperatura mite durante l’inverno( sempre possibile arrampicare tranne che per maltempo) e la possibilità di arrampicare da solo in autoassicurazione col basic, calandosi dall’alto delle vie facilmente raggiungibili tramite un sentierino laterale. Ogni tanto si andava insieme il sabato e da solo ci andavo durante qualche rara mattinata libera, usando le vie come test per verificare quanto fossi in forma o allenato. Che gioia quella mattina d’inverno in cui per la prima volta sono riuscito a fare il 6a di Funghetti scintillanti, classica placca di Perino da salire sui piccoli bozzoli che increspano la parete o sulle piccole tacchette. E che bello arrampicare al sole sulle placche calde con la neve alla base delle vie. E poi la battaglia mai conclusa con Giovanni la apre, finto 6a(secondo me più duro), dove dopo aver imparato a fare bene il lungo inizio in dulfer con l’ultimo passo sprotetto, finivo sempre per arenarmi e volare sulle fessurine finali dove i miei piedi immanchevolmente scivolavano. Via mitica che poi nel corso degli anni (forse per via della partenza pericolosa) è stata schiodata in basso e relegata all’oblio e ai miei piacevoli rimpianti. E poi Me la Dia, 6a che divenne test psicologico per vedere il coraggio con cui lanciavo vs l’uscita- salvezza costituita dalla tacca dopo i passaggi di placca e su piccole reglette, subito alla partenza. E poi la placca alta del Pube 6a+, veramente psicologica e che si ruppe un poco(diventando più facile) prima di dare la soddisfazione di essere risolta. In quegli anni e successivi ci andai con un po’ tutti gli amici usandola anche come palestra per insegnare a qualcuno o sperimentare l’arrampicata per altri e per i miei bimbi. Max,Filippo, Stefano,Robi Gorla,Gianluca, Billy. E che belli quei sabati che convincevo qualcuno dei miei bimbetti a sperimentare l’ebbrezza del verticale: si divertivano molto, ma non appassionandosi veramente e in modo permanente. Anche qualche giornata familiare estiva, godendo delle acque del Perino( le mogli) e noi con i figli sulle placche ustionanti ad aspettare l’acqua come premio. E in quegli anni costrui anche, dividendo l’enorme salone dello studio( su idea di mia moglie) una attrezzatissima palestrina alta fino a tre metri e che aveva tre lati sui quali arrampicare oltre ad un pan galliche e ad un travo dove nel periodo di maggior infatuazione mi divertivo a fare i record di trazioni.. e anche i salti al pan gallich che poi causarono probabilmente l’epicondilite che mi perseguitò per qualche mese. C’era poi la possibilità di inclinare a piacimento la parete maggiore dandogli pendenze da boulder: ma la stanzetta divenne principalmente un luogo di gioco per i figli perché difatto io facevo fatica a condannarmi a fare esercizi in casa e non avendo mai trovato qualcuno con cui magari divertirsi insieme, non la sfuttai mai per le sue enormi potenzialità. Quando avevo qualche minuto od oretta libera, preferivo sempre uscire a correre o, se volevo arrampicare, andare alla “casaccia”, un edificio per la distribuzione dell’acqua che come una torretta si ergeva nascosta da un fitto boschetto nella campagna e che io avevo trasformato in falesia, bucando e fissurando i muri, allargando e pulendo dal cemento lo spazio fra i vari mattoni. Un capolavoro che mi ha permesso a volte un costante ma soprattutto piacevole allenamento all’aria aperta con una buona variazione di combinazioni che andavano dall’arrampicata con corda sulla parete principale, saltando per rendere più complesso il tutto alcuni appigli,oppure i traversi a bassa quota sui quattro lati dell’edificio. Quante giornate a meravigliarsi del cielo irlandese stando disteso, braccia dietro la testa a contemplare l’azzurro oltre l’erba..e quante giornate con figli ed amici a giocare sulla cascatella o a ripulire il sentierino d’accesso nel bosco. La casaccia , un mito più che un luogo.
Foto1 il mio primo 6a Foto 2 libera alla casaccia Foto3 la palestrina
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