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   Rogno Via le ma dal cul, 20/07/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  rogno (250m)
Quota attacco  340 m
Quota arrivo  440 m
Dislivello  100 m
Difficoltà  D / 5c ( 5c obbl. )
Esposizione  Sud
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  Inutili friends e dadi, nda
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Da un vecchio diario risalgo alla presumibile data del nostro(io e Filippo) primo viaggio vs Rogno che divenne per qualche anno uno dei nostri posti preferiti dove andare ad arrampicare garantendoci un approccio alpinistico nonostante si tratti in realtà di una grande falesia. L’arrampicata non è immediata, spesso di placca e molto tecnica, da buoni piedi direi. Il 6 dicembre del 2003 approcciamo la classica Via Pastasciutta e Scaloppine (Pilastri di Rogno/Pilastro dei Pitoti) che oppone al secondo dei 5 tiri, la difficoltà di 5b(gli altri tiri max 4c). Ci divertiamo molto e ad agosto del 2004 torniamo e alziamo il livello puntando alla (diventerà) mitica Via le ma dal cul. Prima risolviamo anche la bella linea di Antayò 5c 25m . Poi Filippo con molta fatica e diversi tentativi riesce alla fine ad avere ragione della placca del primo tiro che dopo i bei passaggi in bello stile dulie per elevarsi oltre la lama, propone un tratto veramente delicato e di arrampicata di estrema precisione e decisione. Poi(sbagliando) ci infiliamo sotto i tetti della via Biglietto per l’inferno(6b) decisamente troppo duri per il nostro livello e che Filippo assicurato da me prova in tutti i modi a risolvere( anche con tentativi in artificiale). Anche questa volta ci divertiamo molto ma torniamo rimuginando sul mistero di questa via che non abbiamo capito dove passa e che non riusciamo a capire dalla relazione che abbiamo.
Dopo questo tentativo, ritorno con Stefano e ho la soddisfazione di riuscire a risolvere la dulfer e la placca insidiosa perché avara di appigli del primo tiro, in cui è necessario fidarsi dell’aderenza dei piedi(ricordo nitida la sensazione di viaggiare sospeso verso la sicurezza della fine del passaggio resistendo alla tentazione di piegare vs la sicurezza dello spit a dx). Poi Stefano fa il secondo tiro di 4c risalendo lo spigo letto e quando mi recupera in sosta, ricominciamo a chiederci: ora dove si va? E’ dura, e allora parte Stefano che sparisce dietro uno spigolo roccioso(ennesimo errore, si infila su per la via delle formiche (6a di Rogno…e quindi molto rognoso, e fra l’altro poco protetta) e poi sale lento tanto che non capisco bene se dare corda o meno, poi mi urla blocca e capisco che è volato. Quando riappare mi dice che non sì è fatto granchè solo che la caviglia quando è caduto gli è rimasta incastrata. Tutto sommato sta bene e dopo esserci calmati scendiamo in doppia fino al boschetto. Ed è li, quando inizia ad appoggiare il piede che il dolore aumenta, fino ad impedirgli di appoggiarlo. Lo aiuto sorreggendolo a tratti ma balzellando sull’altro arto arriviamo anche abbastanza velocemente all’auto da dove andiamo all’ospedale di (………..) che dopo la lastra conferma la diagnosi di rottura della caviglia. Ste, un amico,un guerriero.
L’1 maggio del 2005 io e Filippo torniamo a Rogno per saldare i conti con la nostra via ossessione. Alle 7.30 arriviamo a Rogno (BG) e parcheggiamo nei pressi del Cimitero(non esattamente un luogo beneaugurante per i nostri arditi progetti….), dal quale sono ben visibili i vari pilastri di roccia. Imbocchiamo il sentiero sul fianco sinistro . Il primo settore che s'incontra è la Piramide di Cheope. Proseguiamo fino a raggiungere il settore Corno Pagano, di cui costeggiamo la parete. Pochi metri più a destra c'è l'attacco della via Biglietto per l'inferno con scritta molto evidente. Alle 9 siamo pronti ad attaccare consci che stavolta sappiamo che la via gira a dx dove sbagliavamo sempre stando sulla sx. Parto io perché ormai di questo primo tiro sono innamorato( credo mi piaccia particolarmente perché riesco a farlo) e salito velocemente il piccolo strapiombo con movimenti delicati, poi per rocce più facili fino a raggiungere la placca inizialmente solcata da una lama su cui esercitare con maestria i movimenti in Dulfer e arrivare poi, nella parte più alta, veramente avara di appigli, dove sono i piedi a portarti verso l’alto e la salvezza. 35 Mt., 5c, 3 spit. Il 2°tiro: (Attenzione! a non salire a sinistra,via Biglietto per l'inferno, 6b) ma risalire lo spigolo puntando a destra del grosso tetto. La placca è inizialmente appoggiata e con alcuni appigli, nella seconda parte è più verticale,più esposta e di aderenza. 35 Mt., 4c, 4 spit, risolti brillantemente da Pippo. Il 3°tiro, quello che non eravamo mai riusciti ad affrontare, parte col dover superare con movimento atletico il salto tra le due placche, e poi puntare a sx sotto lo strapiombo. Aggirarlo a sx con traverso delicato ed entusiasmante, oltrepassando lo spigolo e sostando appena oltre. 25 Mt., 5a, 4 spit. Quando parto e mi trovo nel mezzo della placca e senza vedere il mio amico mi prende un poco di cagarella ma poi in effetti guardando bene gli appoggi si trovano e riesco a raggiungerlo…rincuorato anche dal suo sorriso d’attesa oltre la quinta rocciosa. Sull’ultimo tiro che dovrebbe essere più facile va ancora Filippo e lì appeso nel vuoto mi preoccupo perché la corda non scorre..capirò dopo il perché: Filippo si è fatto ingolsire dalla variante di 6a..che io riesco a superare solo grazie all’aiuto della sua corda. Poco prima delle 13 siamo raggianti in cima intenti ad immortalare con selfie fotografici la nostra piccola(ma grande per noi) impresa. Grazie Fil compagno di corda.. e poi nella vita. Ci godiamo lo sguardo che precipita da ogni angolo guardiamo e restiamo beati lassù finchè qualcuno dice che si può anche tornare. Scendiamo sul versante opposto rispetto a quello di salita dove si trovano due scale metalliche al termine delle quali si scende verso sinistra costeggiando la parete strapiombante. In breve ci si ricongiunge al sentiero percorso durante l'avvicinamento e si torna felici come avessimo conquistato chissà quale parete…ma come insegnava Lowe,l’alpinista più forte è quello più felice.
Foto1 Fil sotto i tetti di biglietto per l’inferno Foto 2 Fil sul mitico traverso
Foto 3 noi in cima
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