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   Finale 2004, 19/07/2006
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Liguria
Partenza  Perti (250m)
Quota attacco  300 m
Quota arrivo  400 m
Dislivello  100 m
Difficoltà  D- / 6a ( 5c obbl. )
Esposizione  Sud-Ovest
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  casco e materiale d'arrampicata
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Nell’estate del 2002 il nonno Vincenzo prende in affitto una casa ad Orco Feglino dove va in vacanza anche la mia famiglia, composta allora da Armin 3 anni, David non ancora 1 anno ,Ilenia 5 anni e Alessia 14. Un posto meraviglioso in cima alle rocce che danno sul mare ma soprattutto con alle spalle un bosco ancestrale e primitivo fatto di rocce magnifiche e anfratti da esplorare alla ricerca di falesie o animali primitivi. Durante qualche splorazione quando li raggiungevo trra un turno e l’altro del lavoro, ricordo di aver spesso pensato: se ora dovessi vedere un brontosauro nonrimarrei stupito. Frequenti sono fra l’altro le rocce incise o i cippi panoramici scavati dall’uomo primitivo. Zona magica dal fascino misterioso. Che corse alla sera per quei boschi freschi fitti ed ombrosi quando da noi ormai per l’afa padana era impossibile farlo. Scopro così l’attrazione fatale per le fantastiche rocce del Finalese che per qualche anno complice l’amicizia con Filippo e la nostra intenzione di darci al Free Climbing e la sua casa ad Alassio, di tanto in tanto ci vedono arrivare o studiare nuove possibilità: sempre con un’ attrazione particolare per le vie di più tiri. In quegli anni (credo estate 2003),si colloca anche una via realizzata grazie alla conduzione di mio fratello Walter che reduce dal corso di roccia tira da primo Simonetta. Raggiunto Finale Ligure (uscita della A10 Genova-Ventimiglia) si scende a Final Borgo (quanto è bella la sera, passeggiando mano nella mano con Dani), da dove si prende la strada per Càlice Ligure. Superato Perti, un cartello sulla destra indica la direzione “Rocca di Perti”: si segue la stretta, ripida strada fino ad un tornante da dove diventa sterrata, presso un bell’uliveto. All’altezza del tornante si lascia l’auto. Si segue per breve tratto la carrareccia sterrata: dopo poche centinaia di metri si prende a sinistra un sentierino che si innalza ripido nella fitta macchia mediterranea, e con alcune svolte raggiunge la base del versante Ovest della Rocca di Perti: presso uno spiazzo roccioso, sulla roccia vi è la scritta “SIMONETTA”, attacco (h 0,15 dal parcheggio). DESCRIZIONE VIA Si possono contare 7 tiri di corda: 1 – Si attacca la parete per un risalto abbattuto (clessidre), e si traversa poi verso destra: superata una placca piuttosto liscia (3c), si raggiunge un alberello, da dove si traversa nuovamente a sinistra e si supera un caminetto che butta un po’ all’infuori (4°), fino alla comoda sosta tra gli alberi; 2 – Si supera un risalto/camino, un po’ disturbato dalla vegetazione (3b), dopo di che un tratto di sentiero conduce alla base di due successivi gradoni, piuttosto lisci (sosta su alberi) 3 – Il primo gradone si supera sulla sx(3c), il secondo si attacca a sx e, al di sotto di un grosso tetto giallastro, si traversa verso destra (4c) fino alla sosta; 4 – Si supera un piccolo diedro (4b), e si prosegue per rampa obliqua da sinistra a destra fino ad un pulpito con due resinati di sosta; Si continua su sentiero fra gli alberi fino ad una cengia alberata che, seguita verso sinistra, conduce ad un altro gradino, alla base di un bello spigolo 5 – Si attacca lo spigolo, all’inizio piuttosto impegnativo (4c), per qualche metro in verticale, poi piegando verso sinistra, fino ad uscire su un altro tratto di sentiero che conduce ad un comodo ripiano con alberelli; 6 – Dall’estremità sinistra del ripiano (scritta “SIMONETTA”) si sale per placche piuttosto abbattute (3c) fin sotto una parete verticale: si supera a destra uno speroncino (4b) oltre il quale si continua a traversare a destra per un’esile cornice (4b) fino ad un esiguo ed esposto pianerottolo presso un piccolo strapiombo (sosta su catena); 7 – Si supera lo strapiombo (4c) e si prosegue per una bella fessura rettilinea (3c) fino ad uscire sui piatti lastroni in vetta. Dalla vetta della Rocca di Perti si segue il sentierino segnato che in 20 min. riporta all’attacco.
Il 30 Novembre 2003, ritorniamo in zona con Filippo, dopo qualche tentativo alla Torre, di cui come per altre vie non ricordo più granchè, perché già allora non consideravo arrampicare come andare in montagna) con l’intenzione di vedere il mitico settore dell’Alveare e della Pacca di Mu, celeberrima per la sua bellezza. Ancora da Finale Ligure (uscita della A10 Genova-Ventimiglia) scendiamo a Final Borgo, indi per Càlice Ligure. All'altezza di Perti si svolta a destra e si segue la stretta, ripida strada che raggiunge la piccola frazione di Perti Alta. Rimanendo in quota, la stradina passa accanto alla Chiesa dei Cinque Campanili e, rasentando gialle pareti prima, ed inoltrandosi poi nella pittoresca, boscosa Valle Urta, si superano le Case Valle e si raggiunge il piccolo parcheggio alla fine dell'asfalto, presso il nucleo rurale di Montesòrdo. Dal parcheggio si prende la sterrata di destra, che si inoltra in lieve salita fra gli ulivi. Superato un rio asciutto, ci si immette su un sentiero più ampio, che va seguito in piano verso destra nel bosco. Presso un grande muro a secco, si incontra lo stacco di un sentiero verso sinistra, che si inerpica ripido nel fitto bosco. Si segue la ripida traccia, che guadagna quota con numerosi tornanti, raggiunge i piccoli spiazzi alla base delle rocce della Placca di Mu (h 0,15 dal parcheggio): l'attacco della nostra via (dei Nesci), si trova a destra della grande nicchia, presso un piccolo alberello. In partenza la nostra attenzione è attirata da dei locals che stanno provando un passaggio di 8° sulla placca di Mu con un ragazzo che fa vedere come risolverlo agli altri (si stende praticamente in orizzontale sotto al tetto dal quale poi non so come, esce) e dicendo loro che un giorno lo spiegò addirittura a Patrick Bearult. Pippo sale e s’incazza perché io non sono attento e guardo loro anziché assicurare lui. In effetti il passaggio iniziale non è banale, leggermente strapiombante (5b), e più in alto, pur con minori difficoltà, la scalata rimane comunque delicata per via degli scarsi appigli (5a). Gli ultimi metri, più facili, conducono al comodo pianerottolo di sosta (4c); e quando salgo da secondo gli chiederò poi scusa. Il secondo tiro, scala la spanciatura di destra, con difficoltà crescenti, sia per la quasi verticalità, sia per la scarsità di appigli e appoggi. Raggiunta in qualche modo una minuscola cengetta con terriccio, si affronta il tratto chiave: un diedro verticale molto tecnico, che richiede grande lavoro di equilibrio sui piedi. Raggiunta la parte superiore del diedro, se ne esce in spaccata delicata verso sinistra e, per il successivo aereo spigoletto, si raggiunge l'esiguo pianerottolo di sosta (5c, un passo di 6a); Filippo mentre salgo su difficoltà che posso concepire a malapena da secondo continua a urlarmi: “alè cadavere” e io rido compiaciuto. Vuole bene al suo secondo. Nel terzo e ultimo tiro, si attacca la placca di destra, saldissima e munita di prese eccezionali. Si scala poi un diedro svasato ed abbattuto, sfruttando sempre le ottime lame, entrandoin un ultimo caminetto che si scala interamente fino ad uscire sul comodo ripiano superiore, dove c’è l’ultima sosta (4b). Discesa: con una doppia da 55 m, o in alternativa con due doppie da 30 m, si ritorna all'attacco. Bella via, impegnativa soprattutto al secondo tiro. Roccia ed ambiente molto belli. Via di soddisfazione e divertente. Consigliata.
Foto1 la via simonetta Foto 2 walter su Simonetta Foto 3 la Placca MU
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