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   Dente dei Piazzotti, via CALEGARI + vetta del dente, 10/09/2016
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Onicer  fabiomaz   
Regione  Lombardia
Partenza  Pescegallo (1400m)
Quota attacco  2000 m
Quota arrivo  2280 m
Dislivello  280 m
Difficoltà  D+ / V+ ( V obbl. )
Esposizione  Nord-Est
Rifugio di appoggio  Rif. Benigni, rif. Salmurano
Attrezzatura consigliata  N.D.A. dadi e friend.
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Buono
Commento A una settimana di distanza ritorniamo ai Piazzotti a finire quello che avevamo iniziato. Ci (mi) pareva che la via "non aperta ma riscoperta" una settimana fa fosse monca, non finendo sull'evidente cima del dente ma su una cresta qualsiasi.
Con Davide quindi torniamo nella bella val Tronella (per quest'anno basta promesso...anche se abbiamo visto che..) per salire la Via Calegari-Nodari del 1956 e poi "completare" la salita al dente.
La via è abbandonata da diversi anni, come testimoniano i cordoni marcissimi - sostituiti - trovati all'unica sosta attrezzata, anche a seguito di un incidente avvenuto nel 2003, e ricordato da una lapide lungo il sentiero che dal Benigni scende a Pescegallo.
L'attacco originale, tre metri a sinistra del punto più basso dello spigolo, è impraticabile, perchè le "due prime filate senza particolari difficoltà" sono invase da erba e arbusti. Attacchiamo quindi più in alto, ai piedi di una evidente spaccatura sulla verticale dell'"enorme strapiombo". Si parte su difficoltà contenute ma roccia delicata con un tiro divertente. Raggiunto lo strapiombo troviamo una vecchia sosta attrezzata con cordoni marci. Ci si trova in un ampio pianerottolo sotto un tetto alto cinque o sei metri e che fuoriesce per due o tre. A destra c'è una netta fessura strapiombante, a sinistra una bella placca liscia proteggibile a friend che segue la fessura creata dal grande tetto.
La relazione dice invece di traversare a sinistra, più bassi, per poi risalire un passo duro in strapiombo e proseguire per fessura interrotta da brevi strapiombi. La relazione è chiara, così come il posizionamento della sosta sembra escludere che si debba passare a destra, ed eppure in questo modo ci si allontana nettamente dal filo dello spigolo, mentre stando a destra, a patto di superare la fessura strapiombante, sembrerebbe esserci una via molto più diretta ed elegante.
Noi seguiamo comunque la relazione. Parte Davide e dopo qualche metro facile comincia a lottare col passo strapiombante. Conosco Davide e, se lo vedo lottare su un passo, so che per me saranno dolori.
Passato il "chiave" riprende a salire e dopo una filata di quasi 60 metri fa sosta.
Arrivato sotto il "chiave" mi rendo subito conto del problema. Un chiodo a U protegge un primo movimento in strapiombo, ma l'uscita sopra non offre appigli. E' quindi necessario un delicato ristabilimento dell'equilibrio con il rischio, per il primo, di fare un volo di 5-6 metri ed atterrare su una cengetta. Da secondo la faccenda è molto meno insidiosa.
Sopra la fessura è più facile, e con una bella spaccata in strapiombo raggiungo Davide, che ha sostato su un chiodo, trovato, e un friend.
Il tiro successivo non corrisponde in alcun modo alla relazione. Forse abbiamo seguito troppo a lungo la fessura/canale mentre avremmo dovuto rientrare prima verso lo spigolo.
Fatto sta che faccio una filata da 50 metri seguendo una linea di fessure e placche verticali ma con roccia buona e ben appigliata, fino a prendere lo spigolo in prossimità di un grosso masso appoggiato. Nessun chiodo sul tiro, ma 3 metri sopra la sosta ne vedo uno.
Davide parte per il 4° tiro sorpassando un passo in strapiombo (che io aggirerò su bella placca sul lato opposto dello spigolo), poi prosegue sul filo fino alla fine della corda con arrampicata semplice.
La via è finita. Ma ci interessa anche arrivare in cima al Dente, non dal versante prativo del Benigni ma dalla verticale parete nord.
Ci sleghiamo e proseguiamo per cresta facile, poi ci abbassiamo traversando una placconata appoggiata sfruttando una grande frattura orizzontale da tenere con le mani, infine risaliamo una cengia da stambecchi.
Arriviamo così sotto la paretina finale del Dente.
Attacchiamo un evidente diedro fessurato verticale proprio sull'angolo sinistro(est).
La prima parte è decisamente atletica e, sarà anche che non sono al 100%, faccio una gran fatica ad alzarmi. Intanto comincia a piovvigginare.
Un piccolo volo, subito bloccato da un bel friend rosso, paradossalmente mi infonde tranquillità (nelle protezioni) e mi scioglie.
Arriviamo in vetta e comincia a piovere più forte. Con qualche scivolata sull'erba e una corsetta arriviamo al Benigni giusto in tempo per evitare il temporale, che ci godremo all'asciutto, gustando un buon pranzo.

foto 1: La parete del Dente. In giallo la via senza nome "riscoperta", di cui confermiamo la bellezza e logicità, in blu la Paltrinieri del Nero, in rosso la via Calegari e la prosecuzione fino in vetta al dente.
foto 2: Davide traversa verso il passo chiave.
foto 3: Tracciato del percorso seguito visto dal sentiero del Benigni (lato est). La parte bassa è nascosta da un avancorpo erboso. Ben evidente il tetto.

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