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   Bivacco Zeb, 24/02/2024
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Bivacco Zeb
Regione  Lombardia
Partenza  Caiasco  (1000 m)
Quota arrivo  2100 m
Dislivello  1100 m
Difficoltà  EE
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  nde..ora copertura nevosa solo nei pressi del bivacco
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Vicissitudini extra alpinistiche mi portano sulle rive del Lago di Como ed è così che mi trovo con Patrick e la sua bella famiglia a preparare i bimbi per la scuola e condividere la colazione. E così tra una faccenda e l’altra partiamo abbastanza in ritardo sulla tabella di marcia prevista per saldare un’antica promessa che gli avevo fatto di portarlo una volta in montagna. Viaggiamo sulla riva sx del lago fino a Gravedona parlando della sua vita e del suo futuro sempre un poco al bivio. Poi giriamo a sx per salire fino a Dosso del Liro bellissimo paesello incollato al fianco della collina su cui giace e che sembra un gregge di case, tutte vicine per non predere calore dall’una all’altra. E poi per stradine sempre più piccole proseguiamo fino alla Località Caiasco posta a mille metri di quota, dove l’asfalto finisce in una valle che s’allarga e precipita sotto il parcheggio e dove arriviamo che sono già passate le 10.30 del 07/02/2024. Patrick non è stato mai in alta montagna e quindi nella solita fretta dei preparativi ho buttato in macchina di tutto anche perché le ambizioni inziali prevedevano la possibile salita al Pizzo Paglia con uso di ramponi picozze e corda. Ma l’orario tardo m’induce a considerare di salire al Bivacco Zeb e vedere poi se possibile andare oltre ma di lasciare in auto il materiale tecnico che con quasi certezza non avremmo modo di impiegare. Ci prepariamo e alle 11 ci facciamo un selfie in partenza vs le nubi che si mangiano i profili dellla Cima dello Stagno e quasi tutto il Cardinello. Il classico pannello completamente scolorito vorrebbe raccontarci qualcosa sui Monti Lariani, ma con scarsi risultati. Un cartello di legno indica chiaramente di imboccare la strada silvo-agro-pastorale per indirizzarsi vero il bivacco Zeb. Bellissimi villaggi di poche casette in pietra adornano come fiori i fianchi fulvi delle colline oltre la valle che ci divide.Il sentiero è all’inizio una carrareccia che passa alcune case e malghe alla fine del paese, fino a diventare sempre più stretta. Oltrepassiamo le vecchie Baite di Sancido, dove a destra c’è anche una fontana con vasca di pietra e la nostra traccia ancor larga è una cicatrice sul fianco del pendio che contorniamo. Diversi saliscendi fino ad arrivare dopo 40m ai resti di una vecchia caserma della Gdf distrutta nel 1818 da una valanga in località La Fopppa q.1115. Poco dopo si apre davanti a noi la catena rocciosa a forma di barriera (Pizzi Martello Caurga e Campanile) che serra la valle del Dosso che stiamo percorrendo ancora alti sul fiume Liro. Poi la rotabile diventa sentiero ed entriamo in un bosco di fantastici ed enormi faggi il cui bronzo dei tronchi si mescola a quello delle pietre ed emerge dal letto di foglie che marroni e lucenti splendono di sole. Ci siamo ormai abbassati molto e pozze di acque cristalline verdi e blu fan da sfondo e rallegrano coi gorgheggi del loro sommesso canto acqueo. A mezzogiorno siamo al ponte di Madri (q.1190 mslm) che ci permette di attraversare il Liro e portarci in destra orografica. Il paesaggio qui è incantevole un tappeto di foglie arancioni sostiene una foresta di faggi cin tronchi e rami che s’alzano vs il cielo azzurro come braccia ad un concerto, riconoscenti a quel sole che è un po’ la droga degli alberi. E poi vedo un faggio bellissimo dalle linee emozionanti e perfette che intreccia i suoi rami in un elementare preghiera sullo sfondo di pietra acqua e prati rossicci dai colori contrastanti. Eleganza allo stato assoluto. Mi piacerebbe saper dipingere e fermarmi a farlo. Posso solo pensarlo e immaginare chi questo dono lo possiede. Fotografo la pianta perfetta. Addirittura il tronco fa una piega come una donna che si mette in posa sulla passerella. Patrick intanto mi ha preceduto e lo fotografo in un mar rosso di foglie ed erbe che rendon la bellezza del loro color sanguigno allo sguardo sedotto di chi scorge la mano dell’Autore. Placconi di granito levigati dall’acqua scendono dall’alto serpeggiando fra i prati d’erbe fulve e arrivano sul greto per versarvi le acque nelle pozze verdi che inviterebbero a tuffi fuori stagione. Noi proseguiamo in falsopiano in fantastici boschi di faggio con viste da parco naturale americano sul Liro che scorre dopo esservi scavato il percorso fra pareti rocciose brune. E l’arancione delle foglie che rende tutto cosi’ bello e colorato. Sempre in questo mondo dorato ci alziamo un poco per arrivare infine in vista dell’idilliaco luogo dove è costruita l’Alpe Madri(q.1320 mslm). Qui siamo in un posto da favola! il torrente scorre fra i grandi massi, i salti di roccia creano piccole cascate, il rudere di pietra che si intravede poco lontano e la faggeta alla nostra sinistra con macchie rosse di cespugli ed erbe, sono poesia a cui manca solo la cornice per un quadro da sogno. E lo sfondo con la parete striata di neve che chiude la valle prima di fermarsi contro il cielo. Oltretutto l’Alpe sta sotto delle rocce che hanno strani tetti a fungo e rendono il luogo veramente bello e suggestivo. Ci passo accanto ammirandolo e sognando quanto dev’essere bello restarci per del tempo a cullare i propri pensieri e risciaquarli nelle acque del torrente. Oltre la valle continua larga ed accogliente cosparsa sul fondo di grandi massi. Sbagliamo nel punto poco segnato in cui il sentiero valica il liro vs sx e poi sul lato sinistro enormi placconi bagnati da colate d’acqua precipitano dai fianchi erbosi e mi regalano suggestioni d’Islanda. Riattraversiamo ora il Liro vs dx e ora il sentiero abbandona il fondovalle e sale per la prima volta vivacemente il pendio a sx. Guardo indietro l’immensa valle finora percorsa che ha un che di primordiale. Ora il sentiero sale veloce e in poco arriviamo sopra il dosso dove è eretta l’Alpe Mugium (q.1565 m. h 13). Siamo stanchi e affamati (Patrick è alla sua prima salita e io accumulo ogni giorno km di corsa in vista della maratona: 16 ieri, 12 il giorno prima e 28 domenica!) e ci fermiamo sui gradini d’ingresso della bella costruzione dopo averne verificato la chiusura con vetusti ma enormi lucchetti. Mangiamo con soddisfazione e P. asseconda il suo vizio delle sigarette. Mezz’ora dopo ripartiamo fra qualche chiazza di neve che comincia ad apparire, voltando le spalle alla testata della valle e svoltando a sx in direzione della cresta semicoperta dalle nubi del Monte Cardinello che crea un’altra suggestiva barriera. Saliamo il ripido versante Sud Est della Val Dernone e patrick comincia ad accusare un poco la fatica: ripidi prati di erba invernale mista a tratti di neve ci alzano e avvicinano alla bellissima bifida cuspide del Cardinello. Spingo perché ho voglia di arrivare e per poter dire a P. ..dai che ce l’abbiamo fatta! Ora un tratto asciutto terroso e il culmine dl dosso sempre più vicino e P. che si china sulla fatica della salita. Poi appare la neve e s’intuisce il grande spazio aperto dove dovrebbe esser stato costruito il bivacco. Fotografo P mentre traversa traversi di neve e poi il manto bianco diventa un nevaio che fa da tappeto alla grande cresta circolare che ci sovrasta e che va dal Cardinello a sinistra passando per Cima Dernone e il roccioso e dal bellissimo nome Mater de Paia a destra. Più dietro le montagne che ho guardato tutta la mattina e che chiudono la valle ora sotto di noi e che a lungo abbiam percorso. Fortuna che ci son le tracce e i buchi di una coppia di ragazzi che abbiam visto scendere altrimenti nn sarebbe stato facile indovinare la direzione in questo inclinato altopiano che nasconde ancora il nostro obbiettivo. Comunque ogni tanto qualche segno rosso sui massi conferma il cammino ora reso misterioso dal sole che mangiato dalle nubi si nasconde e rende tutto mistico. Siamo in attesa di una rivelazione che non si annuncia. Fotografo il sole palla gialla su un lenzuolo grigio che ne assorbe la potenza, aspetto Patrick e lo mando avanti perché voglio sia lui a vedere per primo. Pochi attimi dopo infatti appare a sbucare dal nulla: il Bivacco Zeb a 2.000 di quota. Ridiamo di gioia e alle 14.30 comincio a fotografare dai vari lati questo bicavvo che non ha niente delle scatole cui sono abituato. Patrick appare incredulo e sembra sbigottito dal come faccia ad esserci in un posto così sperduto una costruzione così bella. L’enorme vetrata lascia intuire la bellezza dell’interno ma quando apriamo la porta a serramento la vista supera ogni aspettativa. Sembra un lodge del Nord, tutto nuovo e perfetto curato nei minimi particolari con la zona letto a 6 piazze che sembra una stanzetta da bed and breakfast….e la zona cucina provvista di diverse tentazioni. Mangiucchiamo qualcosa e poi rinveniamo due mezze bottiglie di vino: ne buttiamo una similaceto e ci beviamo l’altra per evitarle la stessa fine (…che bontà d’animo!). Poi iniziamo a ridere quando troviamo il fondo di una bottiglia di Jagermeister: la scusa ora è quella che ormai è quasi finita e bisogna liberare la dispensa dai vuoti( che infatti porteremo a valle!). Poi P. dice di volersi fare il caffè e gli preparo i fornelletti( ci sono diverse bombolette..). Pochi istanti dopo la caffettiera gorgoglia e la striscia di fumo profumata spande il suo aroma per la supercoibentata stanzetta ( ci siamo tolti le giacche perché la temperatura è decisamente più alta rispetto all’esterno tanto da far sembrar acceso il riscaldamento). Dopo il caffè come dei re ci accendiamo una sigaretta all’esterno e contempliamo la bellezza del luogo dove ci troviamo: non s’ode rumore se non quello del vento e dell’acqua che precipita dai versanti lontani oltre la valle da dove siamo saliti. Pizzo Gratelle e Cima degli Orsi il nome delle vette più alte del crestone. Facciamo pulizia, fotografo la dedica e il sorriso solare di Flavio Muschialli (detto Zeb) a cui è stato intitolato questo gioiello. Credo i suoi amici non potessero fargli dedica migliore. In un luogo sperduto, lontano dalle genti un capolavoro d’amore e bellezza donato ai viandanti delle montagne. Grazie Zeb. Facciamo le ultime foto all’esterno del bivacco e ci avviamo per la discesache sono le 15.30, sapendo che arriveremo col buio anche perché Patrick ha un ginocchio malandato sul quale abbiamo posizionato la ginocchiera di mio fratello. In salita è andato bene ma in discesa avverte qualche dolorino in più..speriamo di arrivare senza guai almeno fino al fondovalle. Salutiamo monti e vallata e rapidamente riguadagniamo l’Alpe Magiun (h 16.15)..il ginocchio di P. regge e quindi nn dovrebbero esserci problemi. Un quarto d’ora dopo siamo nel fondovalle e ora sarà tutta leggera e lunga discesa fino all’auto. Che paesaggio selvaggio e affascinante..un ultimo sguardo alla barriera montuosa che serra la valle e poi occhi verso il piano ripercorrendo il magnifico percorso dell’andata con deviazione verso un dirupo da cui mi diletto a fotografare una bellissima cascata a salti non vista all’andata e che termina in una grande pozza verde. Nuovamente mi vien da pensare alla bellezza di potersi fermare a dipingere uno spettacolo del genere. Io costretto a dipinger poesie col pennello della mia fantasia. Invio qualche scatto. Poi recuperato il sentiero sento un rumore metallico e di scatto guardando verso terra vedo la vite di chiusura del bastoncino Grivel su un sasso…che culo penso stavolta nn la perdo e subito per tranquillizzarmi getto l’occhio sull’altro bastoncino…azz è già persa (le avevo appena riacquistate entrambe…). Niente questo è un clamoroso difetto di fabbrica a cui dovrò porre rimedio con il mio ingegno e le capacità pratiche di Billy. Raggiungo P. e gli faccio vedere la punta del Pizzo Campanile che si colora d’arancione…leggo nei suoi occhi la meraviglia per qualcosa d’insolito e io invece che continuo ad esserne ammaliato come al sorriso dell’amata di cui mai ci si stanca. Sono le 17.30 e la sera cala sulla strada nascondendola fra le pieghe e le curve dei pendii…ma ormai è larga, ormai arriveremo anche calasse la notte. La luce cala e una curva dopo l’altra e una speranza delusa dopo l’altra, arriviamo finalmente a vedere l’auto e alle 18 quasi al buio la raggiungiamo ponendo termine alle nostre fatiche con un caloroso abbraccio. Grazie Patrick…buona fortuna a te e alla tua famiglia…e speriamo non sia l’ultima. Vi voglio bene. Foto1 io e p al bivacco Foto2 P e il bivacco Foto3 il bivacco

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