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   val Codera 2018, 11/12/2023
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Onicer  oscarrampica   
Gita  val Codera 2018
Regione  Lombardia
Partenza  Novate Mezzola  (250 m)
Quota arrivo  830 m
Dislivello  600 m
Difficoltà  EE
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Non avendo fatto subito il report, non ricordo la genesi di questa gita anche se l’ipotesi più probabile è quella che abbia accompagnato David a Lecco per uno stage del Karate e poi mi sia dato alla fuga verso la Val Codera, luogo che da tempo mi sarebbe piaciuto visitare. Arrivo al parcheggio di Novate Mezzola (q.250 ) a fianco del torrente Codera, dove parte il sentiero per la valle alle 11.30 e dopo vari tentativi, scopro infine dove parte la mia traccia. E’ quasi mezzogiorno quando muovo i primi passi in una mattina incerta dove sole e nubi litigano fra di loro e giocano a nascondino. Ma basta alzarmi di poco che le nuvole restano sotto a creare un fantastico vello bianco che isola le cime dal piano che le accoglie. Il sentiero sale inoltrandosi nelle montagne e nella valle mentre il tappeto di nubi copre tutta la piana e il Lago di Novate. E’ uno spettacolo magnifico che diventa più grandioso più ci si alza. Passo sotto magnifici scudo di granito che ricordano con i loro chiaroscuri la Val di Mello mentre vapori salgono dal canyon centinaia di metri più sotto dove scorre il Torrente Codera. Montagne imbiancate( Corvegia, Sasso Bianco, Pizzo Campedelle) fan da corolla e raggiungo lo splendido e antico borgo di Avedeè (q. 790,h 12.30) con le sue case di pietra forti come non lo son più quelle di oggi. Sembra di camminare in un museo, il passo lieve fruscia fra le foglie secche accumulate dove ormai non passa nessuno e gli antichi gradini emergono come vestigia di un passato che non è più. Scritte antiche sulle steli, raffigurazioni di santi in lotta contro il tempo che le divora e le montagne bianche di neve sempre uguali a se stesse mute spettatrici di un disfacimento che non le riguarda. Pochi passi oltre il dosso e appare Codera livida con le sue case chiare raggomitolate come un gregge in fondo alla valle e strette nell’abbraccio dei fulvi boschi che la circondano. Sopra immense nella scena immobile le due sentinelle maestosamente bianche del Sass Becchè e del Gruf. Che struggimento che bellezza in questa battaglia che ci vede sempre sconfitti fra ciò che vorremmo consegnare all’eternità e che invece ci si disfa fra le dita. Dono alto sulla gola in fondo al quale scorre il fiume e il sentiero si snoda praticamente in piano fra le coste della montagna e si vede una lunga galleria sotto roccia nella quale dovrò passare. Sono le 13 quando entro in Codera(q.825) passando accanto alla chiesa e poi nella bella piazzetta d’erba dove c’è il bel rifugio “La locanda”. Proseguo nella via principale d’erba e non cìè gente se non scheletri di case che mi guardano indifferenti ma colgo dietro i muri delle loro facciate il piacere antico per la visita. Sono come loro e ricambio senza sorridere ma so che vedono che è il cuore ad aprire le sue labbra. Il paese è bellissimo con alcune ristrutturazioni moderne ma prevale il grigio della pietra che ne fa un gioiello di edilizia alpina. Lo attraverso fin dall’altra parte, fino al ponte ad arco che attraversa la forra da brividi che rimanda su immagini di pozze blu e vasche cesellate dall’orafo dell’acqua. Cartelli aiutano..un indicazione Bivacco Casorate ad ore 4 che ancora non so e poi la mia: Cii 0.30, Cola 1, S.Giorgio 2. Un cartello geografico che fotografo mostra compiutamente il mio giro e attraverso con emozione il ponte..mi sembra di camminare nel tempo in una frattura creatasi chissà come, poi un secondo ponte su un affluente laterale e ancora un canyon spumeggiante sotto. Entro nel bosco e Codera gioca ad apparire talvolta negli spazi tra gli ontani. Bella, altera di una bellezza che basta a se stessa e su cui non vuole indulgere. Più mi allontano e più sembra un presepe. Mezz’ora dopo, mi accolgono le poche case..alcune crollate di Cii..qui vince il tempo sull’umana fatica dei tentativi di recupero. Ma alcune case sono bellissime e fiere nel loro isolamento ti guardano altezzose quasi a chiederti perché le fissi. Volgo lo sguardo verso la calotta nevosa del Gruf, che fa capolino fra le nubi su cui sembra galleggiare. Leggo una poesia bellissima scritta a mano e che avrei potuto lasciare anch’io e proseguo con quell’assaggio d’infinito che le parole mi han lasciato. Sempre in costa ora sono proprio su un poggio con vista sul tappeto di nubi bianche che ormai è la nota di giornata e copre le terre piane rendendole invisibili e distanti. Fra le fronde dall’altro lato della valle, quello percorso salendo, vedo il verde terrazzo erboso di Avedee e le sue case che mi salutano baluardi eroici che resistono agli affronti degli eventi. Inizia il Tracciolino questo mitico sentiero che corre per 10 km lungo il tracciato della ferrovia a scartamento ridotto costruita negli anni trenta per collegare due dighe, una in Val Codera e una in Val dei Ratti. Con un’altitudine costante a circa 920 metri, il percorso traversa il fianco della montagna portando alla scoperta di gallerie e spettacolari passaggi scavati nella roccia. Si cammina bene in piano con spettacolari continue vedute sul fondovalle e le bianche montagne che lo circondano; ora la piana di Mezzola è ancora coperta di nubi mentre il lago è libero e crea questa visione bassa di spazi bianchi e blu che doppia quella alta fra monti e cielo. Alle 14 arrivo così al villaggio di Cola incredibile balcone affacciato sulla valle e le cui case di muratura più massiccia e più curate hanno una rude bellezza. Che posto incantevole ma non mi posso fermare che devo tornare a lecco in tempo per recuperare david e allora riprendo la via del Tracciolino. Passo su un paio di ponti che permettono di doppiare dei dirupi e appaiono le candide pareti del Pizzo setaccio e della Forcola. Mi volto a fermare l’immagine di cola che sta sospesa davanti ad una motta appuntita stile Machu Picchu e appare San Giorgio appollaiato su un prato riparato da un colle e con alle spalle la lavorata Valle del Mera. Qualche minuto prima delle 15 abbandono con dispiacere il Tracciolino che prosegue vs la Val dei Ratti il suo viaggio e prendo a scendere per il sentiero. Ora si vede il grande solco della Val Codera e il borgo di San Giorgio è incorniciato dal bosco di betulle che lo precede e la bella Punta a pinnacolo del Pizzaccio si affianca al Pizzo della Forcola. Scendo scendo attraverso un cimitero privato fatto di cripte che sembran quasi preistoriche e sono sopra i tetti del villaggio altro insediamento magnifico e stupendamente in armonia col paesaggio che lo ospita. Alle 15.20 sono nella grande piazza-prato del paese attorno alla quale sorgono le abitazioni sempre tutte in pietra. E’ un altro posto incantevole e dai suoi prati ben curati osservo in un colpo solo dislocati sui monti i villaggi di Avedde, Codera e Cola. Impressionante da qui la vista del Canyon della Val Codera sopra il quale son poggiati come statuine i paeselli attraversati e che sembran sospesi sul vuoto. Il poggio sul quale è costruito questo paese sprofonda improvvisamente nel vuoto e mi viene da pensare se qualche bambino sia mai caduto giù di qua. Il sentiero passa pochi metri distante e vi ritorno sconcertato dalla vista di quell’enorme dirupo. Ora la vista sulla parte superiore della Val Codera stimola ad una futura esplorazione, le nebbie si sono dissipate e i laghi riflettono di luce abbagliante nella sera che perde colore. La Valle del Mera è spettacolare con la striscia blu del fiume che serpeggia fra prati verdi e coltivati. Passo sotto un enorme muraglione di massi impilati uno sopra l’altro e che sembra eretto alla funzione di deposito ma lo sguardo è attratto dai giochi di luce del sole sul lago e dalle ombre che continuamente mutano per effetto delle nubi che coprono il cielo sopra le acque. Contemplando mi ritrovo a guardare le acque del Codera rumoreggiare fra i massi nei pressi ormai del parcheggio dove arrivo per le 16.30. Mamma Mia che bei posti!
Foto 1 Codera Foto2 Cola Foto3 San Giorgio
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