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   al Cuore (Cavacurta friends) nel 2018, 24/10/2023
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Onicer  oscarrampica   
Gita  al Cuore (Cavacurta friends) nel 2018
Regione  Veneto
Partenza  Gares  (1300 m)
Quota arrivo  2400 m
Dislivello  1100 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  malga Campigat
Attrezzatura consigliata  nde , passaggi di II°- ma brevi
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Portare quanta più gente al cuore dopo averlo scoperto è sempre stato per me un dovere. Scoprire un tesoro e non condividerlo non fa parte del mio stile di vita. Certo è lontano, certo non è per tutti ..e gli impegni son sempre tanti. Però a volte si realizza l’apparentemente irrealizzabile perché dopo le battute a qualche festa in cui si era un po' su di giri pare prender concretezza l’idea di andare da Cavacurta alle Dolomiti attorno a Ferragosto. Solo i Caserini e i Cordini non riescono a partire ma io e dani, i Vaghetti e gli Orlandini e Lorenzo in rappresentanza dei Cremonesi, ci siamo. In più Don Francesco e Filippo riescono a combinare la disponibilità. E così incredibilmente partiamo domenica 12 agosto 2018 con lo Scudo stipato in ogni ordine di posto mentre Fil ci segue in auto e Don Francesco in moto. In realtà nessuno ci crede che Billy sia un prete e allora io gli dico di fare un poco il patacca con la moto…tanto per mescolare un poco le idee. Arriviamo alla Piana di Gares e alle 16.50 comincia la sfida soprattutto per Stefi che è quella un poco meno preparata di tutti…ma non è poi che Ale o mia moglie salgan di corsa. Io e Billy cominciamo a salire veloci e carichi come muli per portar su roba, alleggerire gli altri e poi eventualmente scender a dare una mano. Le foto raccolte narrano di una bella giornata di sole, di frequenti pause all’ombra degli abeti e di ancor più frequenti risate. Stefi non sale male anche se si fa prender dal panico perché ogni passo è convinta sia l’ultimo che le resta e continua ad imprecar contro di me perché sta salendo in scarpe da ginnastica e io non le avevo detto che era così dura. Ma il gruppo la aiuta e l’allegra comitiva s’alza sempre più. Io e Billy arriviamo a Campigat dopo circa 1 oretta e ci liberiamo dagli zainoni carichi di ogni ben di Dio e scendiamo incontro alla banda. Pochi minuti dopo arriva Lorenzo che nosi capisce se sia più sudato o più felice e poi via via tutti gli altri. Infine l’arrivo da applausi che è quello di Stefi dietro la quale si muove furtivo e protettore come un ombra il fidato Cecco. Mancano pochi minuti all’arrivo quando vado loro incontro. Dico a Stefi che è fatta, che manca che manca solo mezz’oretta e lei quasi sviene..poi si riprende per insultarmi e allora le dico che scherzavo che mancan pochi minuti ma ormai non mi crede più e non si vuol più muovere. Dico a Cecco che mancan pochi metri e allora strana coppia si rimette in moto superando la stalla e approdando nel verde e magnifico porto di Malga Campigat a quota 1700mt. A Stefi non par vero di vedere una panca e una fontana. Poco dopo alle 18.30 Lo ci immortala nell’unica foto in cui ci siam tutti mentre Billy nell’incredulità generale e nello sbigottimento soprattutto di Stefi ha comiciato a vestirsi da prete. Riecheggia una delle sue potenti risate perché è convinta che sia un vestito di carnevale…ma poi sbianca quando lo vede aprire la cassetta contenente tutto il necessaire per la Messa. E così Billy, diventato Don Francesco celebra per noi la messa in questa cattedrale della Natura racchiusa fra le Pale dei Balconi, quelle di San Lucano e quelle di San Martino. Terminata la Celebrazione, apriamo gli zaini e mettiamo gli abbondanti rifornimenti alimentari ed alcolici sulla tavola e dopo esserci coperti perché sono le 20 e la temperatura è scesa di parecchi gradi, iniziamo a cenare. Il fuoco è già acceso e ci terrà compagnia soprattutto quando scenderà il buio. Vano un mio tentativo di riattivare la stufa interna, e quindi tutti attorno al fuoco esterno. Le tende necessarie al riposo, sono già state erette mentre qualcun’ altro dormirà sui tavolacci all’interno della malga. Ma prima tutti con il naso all’insù perché alle 22 il buio è completo, la Notte di San Lorenzo è appena passata e il cielo nero promette meraviglie. L’attesa non delude le aspettative perché le stelle cadenti sono veramente tante e visibilissime e gli ohhhh di meraviglia non si contano insieme ai là là di due simpatiche sorelline salite in quota coi loro genitori per lo stesso motivo. Che notte incredibile..poi la stanchezza e il pensiero degli impegni dell’indomani hanno il sopravvento e piano piano il Regno di Campigat torna ad essere avvolto dal buio e dal silenzio…ma le stelle continuan a sciamare per il cielo finalmente indisturbate. Dormo bene nella mia tendina singola e alle 6 noi del gruppo Cuore siamo già in piedi per fotografare l’alba di una giornata che più serena non si poteva chiedere. L’Est è dietro le Pale di san Lucano ed è là che sono rivolti i nostri sguardi in attesa che il chiarore diventi luce e poi esploda nel sorgere dell’astro. Vaghiamo per i campi umidi di rugiada in attesa della benedizione dei primi raggi che già scaldano dal lato opposto le guglie sommitali delle Pale di San Martino. Alle 6.45 il sole rompe gli indugi e prepotente scavalca i bordi del san Lucano e inonda l’altipiano di Campigat che comincia a riflettere di mille abbagli. Che bella questa luce fredda che inizia a scaldare non da subito ma che da subito scalda il cuore e poi piano piano tutto il corpo che estrae come una pianta nuove energie da questo bagno di luce. I fornellini hanno già preparato il caffè e riprendiamo a girare per i prati alla ricerca dei migliori scatti. Le Pale di San Martino sono ormai a fuoco e dietro il verde Cimon de la Stia albeggia anche sulla Sud della Marmolada che immersa in una leggera foschia sembra non voler far pesare la sua immensità. Anche i prati di Campo Boaro si fasciano di luce e le Pale dei Balconi ci lanciano segnali luminosi d’invito dalle crode alte nel cielo. Rientriamo alla baita pieni di luce e gioia e pian piano tutti si svegliano per la colazione dorata che facciamo tutti insieme per una volta senza fretta. Poi alle 8.15 io, billy ale fil e lo partiamo nei bei prati carezzati dal sole e mezz’oretta dopo siamo al canyon di discesa. Ci hanno accompagnato le due sorelline che ora salutiamo mentre noi affrontiamo l’ardua discesa. Ora è tutto molto più pulito che un tempo perché ormai questo posto magico è salito alla ribalta sul web e ci ha girato uno spot anche la Scarpa. Si disarrampica con passi di I° grado e qualche breve di II°. Qualcuno ha costruto un ometto..segno dei tempi…qui certo non si può sbagliar strada perché l’unica direzione è la discesa. La corda resta nello zaino e ci fermiamo solo su richiesta di Ale, un poco nervoso, davanti al traverso per scendere sul fondo della gola, anche oggi ingombra di neve. In effetti una piccola traccia guida ma è laterale ad una parete quasi sabbiosa e scivolare giù vorrebbe dire farsi parecchio male. Traversiamo e alla cacciatora (di culo!) scendiamo gli ultimi metri sgarruppati guadagnando nei pressi della bella sorgente dalle rocce bluastre il fondo della forra (h 9.15) proprio sotto l’enorme grotta formata dal disgelo nel cono della valanga che sempre occupa questo luogo. Risaliamo le roccette un poco friabili con qualche passo tra I° e II° grado che ci fanno guadagnare la cengia erbosa che ascende da destra a sinistra con bella vista retro sul solco appena disceso vero lasciapassare nelle altrimenti impossibili nere e verticali pareti di roccia vulcanica. Raggiungiamo il vallone dove alcuni fan pipì e altri caccian mirtilli..c’ è un piccolo residuo nevaio. Recuperiamo la parete seguendola alla base fin quasi al suo termine ancora vs sx fino al punto in cui va brevemente risalita (qualche metro di primo grado) per poi ritrovarsi al piano di sopra nei prati da salire in direzione destra stavolta per arrivare al punto d’attacco della parete finale. Verso le 10 siamo alla macchia di mughi che segna l’inizio dell’ultimo tratto, quello un pochino più aspro perché pur senza grosse difficoltà (max I°/I°+, se non si sbaglia via) è parecchio continuo e l’ambiente diventa più aereo ed esposto alternando tratti di cammino verticali su passaggi erbosi ad altri in cui si usano le mani per la progressione su roccia. Ale si è incazzato con me perché secondo lui non sono abbastanza attento a tutti e ho il mio solito atteggiamento “troppo disinvolto”. Comunque partiamo: io davanti a seguir la via e lo a tirare il gruppo con adattamento strabiliante per essere ad una delle sue prime uscite escursionistiche. Ritroviamo, dato che la linea è abbastanza logica alcuni dei miei bolli slavati e anche qualche ometto che aiutano nell’orientamento generale e pian piano senza difficoltà saliamo fino a trovarci ormai pochi metri sotto la cresta che ancora cela la sorpresa. Sale per primo Billy e dal suo sguardo fisso s’intuisce che lo vede. Sono le 10.50 e alla spicciolata tutti saliamo sul terrazzino erboso ed accogliente che segna la cresta delle pale dei Balconi e che funge da straordinario palco per l’ammirazione della straordinaria architettura a forma di Cuore che come sempre aspetta appena oltre celata fino all’ultimo alla vista. Qualche foto veloce perché nebbie risalgono veloci dalla valle di san lucano e ci avvolgono. Scattiamo foto particolari ad un cuore “nebbioso” e che a tratti sparisce completamente alla vista per una gioia che invece rimane incisa per sempre nella nostra memoria. Tutti a caccia di foto aspettando l’attimo buono fra le nebbie che non si dissolvono. Poi noi felici. Oggi ci sono anche le stelle alpine che fotografiamo con lo sfondo del cuore..peccato solo la luce non sia delle migliori. Visto il meteo, rinuncio all’idea che avevo di scalare la volta superiore per farmi così ritrarre e consumata una veloce merenda e visto che nn si vede quasi più niente, decidiamo mezz’oretta dopo il nostro arrivo di prender la via del ritorno. Squarci di cielo azzurro perforano le nubi regalandoci foto particolari e viste misteriose sulle pale di san Martino. Lorenzo ha qualche problema in più a scendere e sto con lui. A mezzogiorno siamo alla base della paretina e festeggiamo con un nuovo selfie e iniziamo la prima delle due diagonali di discesa. Tutto scorre senza problemi e alle 13 lorenzo abbastanza provato dalla discesa e anche da una sculata, può abbeverarsi felice alla fonte sul fondo della forra. Non resta che risalire il canyon e poi scendere a Campigat. Ripercorriamo il traversino terroso ed esposto che in salita appare più semplice perché non dà sul burrone e poi con passi di divertente arrampicata risaliamo i blocchi del canyon e quindici minuti dopo immortaliamo nuovamente insieme la felice conclusione della nostra piccola impresa. Ognuno perso nei propri pensieri o nelle chiacchere facciamo spaiato ritorno per prati fino a Campigat dove alle 13.30 facciamo il pranzo d’addio alla montagna. Le mogli sono già partite per la discesa e alle 15.15 il gruppo si ricompatta ai Piani di Gares. Io e Cecco salutiamo tutti perché abbiamo ancora entrambi qualche giorno di ferie e nuove avventure in Dolomiti ci attendono. In moto facciamo vela verso Caprile e poi sperando verso il Sassolungo. Grazie Cuore grazie Cavacurta. Che dire?...Cuor di Cavacurta! Foto1 gruppo a Campigat prima della Messa Foto2 il cuore Foto3 la banda dei 5 al cuore
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