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   su e giù per le coste di Alghero, 05/11/2022
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Onicer  oscarrampica   
Gita  su e giù per le coste di Alghero
Regione  Sardegna
Partenza  Spiaggia delle Bombarde  (0 m)
Quota arrivo  100 m
Dislivello  300 m
Difficoltà  EE
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  scarpe leggere
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Per festeggiare il nostro anniversario, per via dei biglietti economici di Ryan air e perché tranne Armin ci siamo tutti, voliamo in Sardegna per una vacanza di famiglia. Voliamo l’alba del 25/09 e il pomeriggio del 26 raggiunta la spiaggia delle Bombarde in bus e sistematici i teli propongo a qualcuno dei figli di fare due passi in direzione di Capo Caccia e ottenuto un chiaro rifiuto parto alle 13.30 per la mia mission impossible di farmela tutta di corsa (18 km). Seguo la spiaggia che diventa ben presto scogliera con qualche passaggio divertente sulle rocce lavorate dal mare a pelo d’acqua e successiva risalita sulla costa dove tra vegetazione e roccia arrivo ad una paretina da disarrampicare (I° grado) che riporta sulla spiaggia di una bella e ampia caletta che attraverso tutta per poi risalire di nuovo e imboccare un sentierino fra la vegetazione che porta alla vicina spiaggia del Lazzaretto (30 min.) dove la mia corsa disorienta forse un poco la quiete dei bagni di sole dei villeggianti. Corro tutta la spiaggia e risalgo ad un guard rail dalla parte opposta recuperando il nastro d’asfalto. Mi rendo conto che nella fretta non ho preso la mappa del posto e allora comincio a seguire la strada in direzione della costa vs sx fino a capire che sto andando vs Capo Galera e guardando maps sul cell non vedo strade di collegamento e allora inverto il senso della corsa fino a raggiungere la statale che viaggia in direzione di Maristella dove ancora sbaglio direzione e raggiungo porto Conte col suo bellissimo golfo e le barche del porto dietro al quale si alza la placida collinetta del Monte Doglia. Raggiungo la fine della strada dove sorge la Torre Nuova che ospita il museo dedicato ad Antoine de Saint Exupery. E un piccolo ma bel faro. Dall’altra parte del golfo mi irride sdraiato in mare col suo profilo di tartaruga Capo caccia. Ripercorro poi la strada in senso contrario fino a raggiungere la strada che circumnaviga il golfo di porto Conte in direzione del mio obiettivo. Corro ancora un paio di chilometri, poi non avendo tantissimo tempo a disposizione per il ritorno faccio autostop per qualche chilometro con una coppia di tedeschi. Poi un’altra corsetta di un paio di chilometri e altro autostop con una signora che sta andando a Cala Dragusera dove gestisce il bar in loco. Felice scendo dall’auto e percorro le poche decine di metri in discesa che mi separano da un mare fantastico abbracciato dalle rocce di questa piccola e incantevole caletta. Mi tuffo e nuoto fino a d una bella grotta che interrompe la scogliera a dx. Poi mi rivesto e prendo la carrareccia in salita che porta vs Capo Caccia con bei panorami sulla caletta e il bellissimo promontorio roccioso di Pischina Salida. Più in alto appare anche la scogliera ancor più grande e bella di Punta del Giglio. Supero la Torre del Bollo e l’incredibile azzurrissima omonima cala in cui strisce di blu dipingono un mare bello come le montagne. Quando arrivo alla fine della strada sterrata che si ricongiunge con quella asfaltata sparisce il profumo di Mediterraneo e inizia quello di gasolio dei molti bus fin qui giunti. Sono le 16.30 e il mare blu porta alla bianca scogliera della Punta del Giglio e sullo sfondo l’altrettanto chiara Alghero tremula come un miraggio nel deserto. La vecchia scala che scende al mare dalla parte della Grotta Verde è stata interdetta al pubblico come del resto il faro posto in cima al capo che è incluso nella zona militare. Non resterebbe che confondersi con le persone che sciamano giù dalle scale che fra enormi e meravigliose pareti di calcare bianco e arancione scendono precipiti a tuffarsi nel mare blu profondo per poi portare all’ingresso delle famose Grotte di Nettuno. Poco intenzionato chiedo prezzi e orari e la risposta della bella ragazza che dice che mi devo affettare perché mancano pochi minuti alla chiusura e nei prossimi giorni ci sasrà chiusura per il mare mosso, mi spingono a cogliere l’occasione. Faccio il biglietto e scendo di corsa i 650 gradini delle Scale del Capriolo raggiungendo il mio gruppo in attesa davanti alla grotta dell’ingresso e poco dopo sono al buio illuminato a viaggiar di fantasia tre stalattiti e stalagmiti. Riemergo correndo ancora sui gradini con i quadricipiti che si rifiutano di spingere quando arriva quasi in cima ma li piego alla forza di volontà e ansimante mi dirigo al barettino barattando un paio di monete con una lattina di coca. Poi il bus mi riporta alla spiaggia dalla famiglia dove dopo un’ultimo bagno torniamo insieme ad Alghero. La sera usciamo a festeggiare il nostro anniversario e incontriamo in pizzeria un cameriere giovane e simpatico che mi raconta delle bellezze di Capo Giglio e quindi so già cosa farò domani. Tornati alla Spiaggia delle Bombarde che era molto piaciuta a tutti nella mattina del 27, puntiamo vs Punta del Giglio (10 km)perché stavolta ci sono con me Giona (in dubbio per la pubalgia e il mitico Robi in vacanza premio dopo le sue disavventure giuridiche). Dopo pranzo alle 13 partiamo ripercorrendo l’itinerario del giorno precedente fino alla spiaggia del Lazzaretto e quando risaliamo sull’asfalto prendiamo una stradina interna vs Maristella cercando di individuare il sentiero segnato sulla cartina pubblicitaria. Non c’è segnato nulla e la deviazione giusta (una strada in stile Amazzonia) che scende nella foresta di eucalipti e oltretutto sbarrata da un grande cancello la saltiamo proseguendo sulla stradina in un ambiente quasi africano con Giona che si incuriosisce per la massiccia presenza di piante di eucalipto..e la mancanza dei Koala! Prima del paese, entriamo per curiosità in alcune casette abbandonate, attirati dalle piante da frutto e ci facciamo una scorpacciata di uva oltre a visitare questi luoghi abbandonati, abitati solo dai ricordi ma che conservano sempre il fascino misterioso dei tempi che furono. Poi riprendiamo il pellegrinaggio (3 km ) fino a raggiungere le case di Maristella e salendo per le vie del piccolo borgo, raggiungere l’inizio del sentiero che sale verso il nostro promontorio. Subito dopo (14.40) ci troviamo la strada sbarrata da un cancello con un ordinanza del 2018 che impedisce l’accesso identificando un solo punto d’ingresso(a Porto Conte) e specificando la necessità di avere il biglietto( bah… cose da Sud). Nel dubbio superiamo il cancello e proseguiamo l’ascesa entrando in una selva di vegetazione secca e spinosa tipica degli ambienti marini: le tracce di sentiero s’inseguono rendendo difficoltosa l’individuazione di quello giusto e il Monte Doglia eternamente presente rappresenta l’unico fisso punto di riferimento. Poi recuperiamo l’ampia traccia principale e proseguiamo più agevolmente passando da una costruzione con ponte radio e trovando una segnalazione che ci indica un’ora e mezza alla meta. Proseguiamo sperando sia un poco esagerata perché anche oggi dobbiamo rispettare gli orari dei bus per il ritorno e acceleriamo la marcia compiendo un prodigio perché solo 10 minuti dopo un altro cartello ci informa che mancano due chilometri e soltanto mezz’ora! Troviamo un altro bivio che indica la via del ritorno passando per Port Agre e subito dopo un cartello nuovo che avvisa della necessità di avere il ticket. Incrociamo alcuni stranieri che non ne sanno nulla e dal sentiero ora si vede il mare e il promontorio di Capo Caccia. Raggiungiamo un bivio (h 15.30) che scende verso Cala Bramassa e siccome i figli sono stanchi dico loro di aspettarmi che faccio un salto. Corro il sentiero in discesa e in dieci minuti sono sulla spiaggia rocciosa della bella cala dove mi concedo un bel tuffo con nuotata e poi riemergo felice e sempre di corsa recupero la quota dove mi attendono Gio e Robi. Sono le 16 e ammirando Capo Caccia galleggiare sul mare percorriamo la poca distanza che ci separa dalla falesia straordinaria di Punta del Giglio che si concede in tutta la sua cromatica bellezza. C’è un Rifugio di Mare (chiuso ora) e fra le pietre sommitali un percorso che parla degli episodi della 2° guerra mondiale e degli sbarchi inglesi. Ma la parte più bella è senz’altro quella naturale con le pareti che precipitano a picco sul mare con un balzo netto di un centinaio di metri. Sulle piatte lastre ci sdraiamo per guardare senza timore i marosi frangersi contro gli scogli basali e con la spuma bianca rompere l’egemonia del blu di prussia. Che spettacolo dove la montagna abbraccia il mare e dove l’acqueo orizzontale infinito accarezza la rigida pietra verticale. Gli opposti che si attraggono a completare ciò che all’altro difetta. Girovaghiamo ancora un poco guardando l’infinito del mare e il suo sapore che sale sino a noi e poi scoperto che il sentiero ad anello non esiste, alle 16.30 ritorniamo per la via di salta fino al bivio per Porto Agre segnalato a h 1.20 sempre correndo. E poi giù ancora a corse con gio che tira il gruppo e esgnerà una tappa importante nel suo recupero dalla pubalgia e Robi che in infradito ha fatto tutta la gita, sa solo lui come fa a starci dietro. Affaticati e accaldati usciamo dalla brughiera e a sorpresa improvvisa alle 17, ci appare l’ampia baia di Porto Agre che sulla nostra carta non era segnata. Immediatamente con Gio entriamo in acqua sulle rocce e poi il tuffo liberatorio dal calore accumulato nelle acque limpide e fresche che donano un sollievo incredibile alla muscolatura indolenzita per la lunga corsa. Mamma mia che pace, che bellezza..vorrei non uscire più da questo mare che abbraccia e accoglie donando serenità. Esco e rientro un paio di volte..non riesco proprio ad andarmene da questa oasi tiepida e benefica. Poi con un velo di tristezza riprendiamo la traccia che ci fa passare sopra la bellissima caletta di Monte Tundu e poi riprendendo la via dell’andata sorpassiamo la Spiaggia del Lazzaretto e alle 18.20 siamo alle Bombarde per l’ultimo bagno e prendere come al solito appena in tempo il bus per Alghero. La mattina del 28,la prima uggiosa con Giona ci rechiamo in visita al sito archeologico dei Nuraghi di Palmavera. Terminata la visita lui prende il bus di ritorno mentre io mi propongo di salire il colle appena dietro dove da giorni mi attirano le Placche di Peyer che sembrano una falesia dimenticata lì da qualcuno. Alle 12.30 lascio il sito e prendo una strada sterrata che sale dritta verso il monte poi devio a sinistra senza nessuna indicazione e quando mi trovo sotto la verticale delle placche comincio a vedere se scorgo qualche traccia di sentiero che risalga la sterpaglia. Incontro un bunker in cemento armato della seconda guerra mondiale e poi finalmente scorgo una debole traccia che risale verticale fra gli sterpi e poi un ometto che certifica l’esistenza del passaggio degli umani. La traccia sale un poco e poi si divide in rivoli e muore ma sono ormai sotto le pareti alte una decina di metri e larghe un centinaio e lottando fra la vegetazione le raggiungo. Anche la base delle pareti in molti punti è infestata dal verde che tenta di riprendersi quello che è sempre stato suo. La roccia è bellissima con tonalità panna beige marrone ed arancio e di una qualità straordinaria con quella ruvidezza che solo le carezze dell’aria del mare sanno donarle. Percorro a fatica la base verso dx finchè trovo un bivacco con muretti a secco e una brecci anella verticalità dove una corda non necessaria permette di accedere al piano sommitale della struttura che sembra tagliato con un coltello tanto è netto il bordo fra il piano orizzontale e quello verticale(h 13). Si domina il golfo di Porto Conte con Capo Caccia ultimo baluardo terreno prima dello sconfinato mare aperto. Percorro verso sx le piatte rocce fino alla fine della falesia dove una traccia promette di riportarmi verso la strada sterrata che incide il bosco sottostante e che rappresenta il mio punto d’arrivo. Purtroppo la traccia muore nella vegetazione secca e spinosa e per un quarto d’ora fatico e impreco distruggendomi e ferendomi le gambe scoperte che sembra siano state assalite da un gatto inferocito tante sono le ferite che le decorano. Finalmente mezz’ora di sofferenza dopo esser partito dalla cima raggiungo la sterrata e la salvezza incontrando un altro bunker dove fotografo pippistrelli appesi alle pareti e gechi che vi sono adesi. Alle 14 recupero l’asfalto e mi metto a correre verso la Spiaggia delle Bombarde e la fermata del bus inseguito dal vento che s’è levato forte portando minacciosi nuvoloni neri carichi di pioggia annunciata dalle infauste previsioni meteo. L’onda d’acqua mi raggiunge improvvisa quando mi mancano circa cinquecento metri ma dopo pochi secondi sono già fradicio completamente. Trovo un cancello aperto e mi riparo sotto una tettoia gocciolante ed infreddolito. Controllo gli orari e scopro che il bus che doveva passare è in realtà scolastico e ferma solo all’incrocio con la strada principale. Corro là sotto la pioggia battente e per 20 minuti aspetto invano finchè vado a rifugiarmi sotto la tettoia della reception di un campeggio. Quando arriva il responsabile impietosito mi dice che posso restare, che il bus non è passato perché oggi è festa patronale (san Michele…dove abito!) e che il prossimo è fra due ore. Esco sotto la pioggia ancora forte e corro fino al Bar sotto la spiaggia dove entro fra gli sguardi sconcertati degli avventori e dei proprietari ordinando con nonchalance due tè che allungo all’inverosimile con zucchero per cercare di recuperare calore ed energie. Poi ancora sotto l’acqua prendo il bus e finalmente faccio ritorno dalla mia famiglia bagnato come un pulcino ma sotto un ombrello trovato per caso sul bus. Foto1 le scogliere di Capo Caccia Foto2 Capo Caccia da punta del Giglio Foto3 le Placche di Peyer



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