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   traversata x creste Val di Scalve(15 cime), 15/08/2015
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Onicer  oscarrampica   
Gita  traversata x creste Val di Scalve(15 cime)
Regione  Lombardia
Partenza  Rif. bagozza  (1550 m)
Quota arrivo  2490 m
Dislivello  3500 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  laeng
Attrezzatura consigliata  no corda..passi di II° max sia in salita che in discesa
abb. leggero vista lunghezza e dislivello complessivi acqua
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Dopo il tentativo del settembre 2014 in cui sono riuscito a toccare solo 11 delle 17 cime in programma e le prove di percorso il 27 maggio per quanto riguarda le cime iniziali e l’11 giugno per studiare la via diretta per il Sossino senza scendere dal Passo di Ezendola, sono pronto per riprovarci. Ho conosciuto per caso eric un paio di settimane fa quando raggiunse solitario me e nico impegnati nella traversata integrale delle creste della presolana e cambiando il suo progetto si aggregò al nostro. Creste facendo gli raccontai del progetto trans calve 3000 cioè di provare a concatenare 17 fra le cime cime che compongono la costiera di scalve dal passo dei campelli fino a quello di cornabusa. Ci vogliono gambe ma soprattutto testa per reggere e camminare circa 20 ore come da tabella probabilistica dei tempi ed eric sembrava avere entrambe. Così accantonata, causa eric il segno, l’idea di farla in solitaria telefono al nuovo socio per raccogliere concretamente la sua disponibilità e ci accordiamo di trovarci alle 3 del mattino del 26/08 a Schilpario dove io ho dormito in tenda. E’ così notte quando mi sveglio che dubito che qualcuno possa presentarsi ad un appuntamento a quest’ora e invece puntuali due fari rompono il buio e il silenzio che regna. Saliamo con la sua auto alla baracca rossa presso il rif bagozza(q.1550) e alle 3.30 cominciamo l’avventura. Illuminati dalla frontale e dalla luna passiamo al buio il Passo dei Campelli(q.1900) mezz’ora dopo e il successivo di Baione(q. 2180) alle 4.45 e ci proiettiamo vs Cima di Baione che raggiungiamo (forti della mia precedente esplorazione) al buio superando senza problemi il camino col masso e la successiva paretina esposta(passaggi II°). Siamo in cima alle 5.20 (q.2420) mentre la linea d’alba colora d’arancione l’orizzonte vs la piramide scura dell’Adamello e il massiccio Baitone. Traversiamo scendendo per costa erbosa e risalendo ad un piccolo forcellino siamo depositati sulla dorsale erbosa camuna finchè incrociando il canale sassoso che divide il torrione intermedio dal Torrione di Baione prendiamo la dx (vero Eric?) e al buio siamo in cima(q.2370, h 5.45). Giù per prati e stando alti su labili peste traversiamo vs cima mengol (q.2420) che raggiungiamo alle 6.15 con la luce che comincia a togliere un poco di buio. Guardiamo ammirati e intimoriti allo stesso punto l’infinita cresta che si apre davanti a noi e che si spinge fino al lontanissimo all’orizzonte Pizzo Camino. Scendiamo per erbe puntando al colletto che li separa, e poi ci dobbiamo fermare perché a Est si riperpetua il miracolo della Vita e come pagani o uomini di fede festeggiamo il sole nascente che ci regala momenti, ricordi indelebili e panorami d’un tenuo e divino arancione. Sorge l’astro a destra della vetta del Carè Alto,oltre la Cima dei Ladrinai e lo guardiamo sbucare timido e poi gonfiarsi in cielo. Riprendiamo a salire la china erbosa e poi rocciosa del Casse Larghe e illuminati d’arancione come sotto i fari di un riflettore siamo in cima alle 6.45(q.2390). Il Cimone alle nostre spalle tinto anch’esso nel sole che lo abbraccia completamente. Panorama fantastico sul gruppo del Bernina con l’immenso e bianco ghiacciaio di Bellavista. Concarena e Mengol salutano mentre dorme nelle brume la piana dei Campelli e riposa sotto una coltre di nubi la Piana Padana. Scendiamo al Passo delle Ortiche (q.2300) dove fa bella mostra di se il poderoso Torrione Nino e riprendiamo a salire verso la croce del Cimon della Bagozza (q.2410, h7.15). Ora le nubi hanno investito il nostro percorso e singolarmente emergono solo le cime come isole su un mare di nubi. Anche verso la Concarena il paesaggio è altrettanto spettacolare: le nubi hanno coperto i solchi fra una cima e l’altra ed emergono solo le punte. Scesi al Passo di Bagozza(q.2300),dall’altra parte del Cimone, abbandoniamo le poche tracce di sentiero e ci inerpichiamo alla volta del primo Crap che appare verticale appuntito ed insidioso visto dal basso: per arrivarci bisogna dopo esser saliti, disarrampicare una crestina di 3-4 mt di II° grado e poi discendere un altro infido canalino roccioso friabile che deposita poi sul verde da risalire fino alla cima Crap Orientale(q. 2320,h8). Per costa erbosa traversiamo in direzione del cocuzzolo del Crap centrale(q. 2200, h 8.20) e infine giù passando da un caratteristico foro della cresta e risalita successiva al Crap Occidentale( q.2130, h8.50). Questo tratto di traversata è quasi tutta sul filo di cresta, da seguire quasi integralmente tranne pochi abbassamenti sul versante camuno per non impegolarsi su tutte gli spuntoni. Un filo ripido il primo tratto di discesa e poi appare dolce e verdeggiante là in basso il Passo di Valzellasso (q.2000) che raggiungiamo alle 9.15. Su ancora per cresta erbosa e tocchiamo la Cima di Vai Piane Orientale(q.2244, h 9.30) da cui è bello osservare tutte le pieghe delle creste già percorse. Venti minuti dopo siamo sul Vai Piane Centrale (q. 2220 ) e alle 10 sulla Cima Occidentale(q. 2190 ). Fotografo delle vescie e poi una casera con pecore e per lungo traverso erboso sempre senza traccia, in direzione del Passo del Lifretto(q.2000) dove un cartello ci offre il conforto del preciso orientamento dopo tante cime e passi senza nome nel wilderness scalvino. Sono le 10.30 e per bellissime distese di prati che iniziano ad indorarsi per l’Autunno ormai alle porte a queste quote, traversiamo prima e saliamo la bella conca che porta verso la Cima di Ezendola che ora, come me spesso, ha la testa tra le nuvole. Ci sediamo nei pressi della grossa croce in metallo alle 11.15(q.2175) e io guardo la bella macchia di verde dei pascoli d’Ezendola laggiù in fondo e che traversai circa un mese fa. Poi giù per ripidi prati, guardando il profilo severo del Sossino e studiando la parete dove seguendo le vene verdi cercheremo di salire evitando la discesa verso la via normale. Arriviamo al Passo di Ezendola (q. 1975, h 11.30 ) segnalato in vernice verde su un sasso e da dove per tracciato testato in precedente test e un poco da me bollato andiamo a risalire un abbastanza evidente canale erboso/sassoso in direzione prima verticale poi vs dx con qualche passo di facile arrampicata(I/II°)e quindi per cenge erbose/rocciose si esce a sx nei pressi del canalone della Porta del Diavolo da dove la salita alla cima del Sossino coperto dalle nebbie, è solo per la semplice cresta prativa che termina alla croce di vetta (q.2408, h12.45) immersa nel cielo diventato tutto grigio. Tormentata e lunga la discesa fra erbe alte e zolle fin nei pressi del Rif. Laeng(q.1760, h 13.50) dove con decisione (per non aver il tempo di ripensarci) prendiamo a dx per il sentiero che svelto sale verso il Pizzo Camino (cartello che segnala h2!): tiro io, affaticato e neanche così convinto di farcela; poi quando Eric innesta il turbo lo vedo allontanarsi e rimasto solo con la mia fatica guardo il cielo poco convinto sul proseguire. Nuvole nere iniziano ad ammassarsi e mi sono da troppo poco giocato il bonus sui temporale, rischiando la vita sul ghiacciaio del Polluce. Quando le nebbie coprono tutto mi fermo più volte a cercare di capire se non mi stia cacciando in qualche guaio e guardando il Cielo cerco consiglio: intanto non mi fermo e sono ormai in alto. Non voglio tentare il mio Dio (mi son ripromesso da quando con Max e un'altra volta con Nico siam stati graziati, di non cacciarmi più fra fulmini e saette e in caso dubbio di ritirarmi) ma cercando con lo sguardo vs l’alto scorgo due squarci azzurri. Ringrazio e mi butto deciso verso la cima che raggiungo poco dopo le 15 dove Eric sorridente mi ha atteso. Ci arrivo cotto a livello psicofisico(q.2490). Ce l’abbiamo fatta, evviva siamo sul punto più vicino al cielo di questa incredibile traversata che sta prendendo forma sotto i nostri piedi. Del resto è dalle 3 che siamo svegli e l’accumulo di dislivello positivo rasenta ormai i 3000 m e comincia a farsi sentire nei quadricipiti. Fotografo quel poco che si vede nelle nubi che tutto coprono: un poco di Sossino da una parte e quasi celata dall’altra la Bocchetta delle Pale tra Corna di San Fermo e Le Pale appunto. Poi un quarto d’ora dopo giù di nuovo verso il Laeng(q.1760,h16.30) dove per la prima volta dopo 13 ore dalla partenza ci concediamo una vera sosta. Mezz’ora e ripartiamo consapevoli che vista l’ora (la fatica pare un poco attenuata dall’entusiasmo) dovremo rinunciare a salire la cima Moren. Risaliamo il colletto oltre il rifugio e svoltando versante, vediamo il Lago di Lova e poi il bivio verso Cima Moren(1.45 dice il cartello) che decidiamo di tralasciare. Alle 18 transitiamo dal Rif San Fermo(q.1870) in direzione del Passo di Costone dove nebbie dense avvolgono noi e tutto il resto facendo vacillare le mie certezze in tema d’orientamento. Non si vede nulla e così ci ritroviamo a vagare per erbe e terre franose alla ricerca del canale da risalire vs la Bocchetta delle Pale. Quando la disperazione comincia a rendere ragionevole l’ipotesi di dover tornare al rif san fermo per passarci la notte..una schiarita e il procedere nella direzione giusta verso sx ci fanno intravedere la fatidica bocchetta..la raggiungiamo con rinnovate energie alle 19.10(q.2050). E’ l’ultimo valico che ci fa tornare sul versante orobico..si sente aria di casa. Ma noi prima di scendere dall’altro lato, abbiamo ancora un lavoro da fare: salire le due cime a dx e sx rispettivamente della bocchetta. Partiamo per quella più alta la Corna di San Fermo ma dopo aver risalito il tratto di cresta erbosa immediatamente a dx ci troviamo nella nebbia che copre tutto: dispiace dopo 16 ore dover fare dietrofront ma sarebbe diventato troppo rischioso perdersi nella nebbia col buio pronto a calare. Ci ricaliamo allora alla bocchetta e veloci come l’ermellino visto poco prima saliamo il canalone a sx fino ad un forcellino che ridiscendiamo dall’altra parte dove seguendo un esposta cengia rocciosa che sale vs dx, svoltiamo poi al suo termine a sx e per creste non difficili(passi I/II°) ma molto esposte prima e terrazzini erbosi sul lato dx della cresta poi, ci infiliamo in un canalino che ci porta sulla più ampia sommità della Corna delle Pale(q.2250, h20) dove dopo tanta esposizione possiamo rilassarci e bere tranquilli l’ultima acqua rimasta. Ormai è sera, le nuvole arancioni segnano l’arrivo prossimo del buio. Siamo proprio in mezzo alle nuvole cullati dalla luna sorta sopra la Corna di San Fermo che ora si vede beffarda illuminare la montagna nuda dalle nebbie che la coprivano e che ha respinto il nostro assalto. Con attenzione percorriamo a ritroso la cengia e i tratti esposti e siamo nuovamente alla Bocchetta mezz’ora dopo. E’ tardi, i colori sfumano..nessuno dei due se la sente di salire e soprattutto scendere al buio dall’altra corna e così sereni, sigilliamo la nostra felicità con una forte stretta di mano. Ora sarà buio, ora sarà solo discesa. Resta solo da accendere le frontali e buttarsi giù per il ghiaione facendo attenzione alle caviglie che ballano prima sull’erba e poi sui sassi rotolanti. E poi la solita battaglia nei massi mobili e nel percorso accidentatissimo dell’immenso macereto da traversare in direzione del Passo di Cornabusa dove forse nessuno traccerà mai un sentiero. Ci arriviamo stremati alle 21.15. Resta solo da trascinare le gambe in discesa vs Schilpario. Tocchiamo terra alle 22.30 dopo 19 ore di volo, 15 cime raggiunte(abbiamo saltato solo, circa 3300-3500 mt di dislivello, credo più di 30 km percorsi e una gioia che giace come brace coperta dalle ceneri di un immane stanchezza ma che presto alla prima brezza dopo un poco di sonno e riposo tornerà ad infiammare i nostri cuori e consegnerà un altro ricordo indelebile di vita fra i monti. Grazie Eric, alla prossima. Foto1 percorso da cima Mengol Foto 2 Eric fotografa Foto3 vista retro da cima Vai Piane
Tabella oraria e altimetrica del percorso:
Rif, Bagozza (q.1550 h 3.30), Passo Campelli (q.1990 h 4), Passo di Baione (q.2180 h 4.45)
Cima di Baione (q.2420 h 5.20), Torrione di Baione (q.2370 h 5.45)
Cima Mengol(q.2420,h 6.15), Casse Larghe( q.2390 h 6.45)
P. delle Ortiche(q.2300), Cimon della Bagozza(2410 h 7.15) P. della Bagozza(q.2300)
Crap Orientale(q.2320 h8), Crap Centrale(q. 2200 h8.20), Crap Occidentale(q. 2130 h8.50)
P. di Valzellasso(q.2000 h 9.15), Vai Piane Or.(q. 2250 h9.30), Vai Piane Cent.(q. 2220 h9.50) , Vai Piane Oc.(q.2190 h 10)
P. Lifretto(q.2000 h 10.30), Ezendola(q.2175 h11.15), P. Ezendola(q. 1975 h11.30) Sossino (q.2400 h 12.45)
Rifugio Laeng(q.1760 h 13.45) , Pizzo Camino(q.2490 h 15-15.15) , Rifugio Laeng(q.1760 h 16.30-17)
Rifugio San Fermo(q.1870 h 18), P. del Costone(q.1930 h 18.30) Bocc. delle Pale(q.2050 h19.10), Corna delle Pale(q.2250 h 20), B. delle Pale(q.2050 h 20.30)
P. di Cornabusa(q. 1940 h 21.15), Schilpario (q.1100, h22.30
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