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   Pizzo delle Dieci( e Crot), 08/08/2014
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Pizzo delle Dieci( e Crot)
Regione  Trentino Alto Adige
Partenza  Rif. abbazia della Croce  (2050 m)
Quota arrivo  3026 m
Dislivello  1000 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  set da ferrata possibile per i 30 metri esposti e con passi di II°
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Il monte Crot, si trova proprio a ridosso del passo Staulanza(m.1775), l’insellatura che lo separa dal mitico Pelmo. In vacanza a Caprile questa bellissima e facilmente raggiungibile cima rappresenta una più semplice alternativa alla salita più lunga al Migogn e gli contende il titolo della vetta più raggiunta. Arriviamo al passo (con Jari,Giona,David e Robi) Staulanza nel primo pomeriggio del 7/08/2014 poco dopo le 15.30 e prendiamo subito il sentiero segnalato che parte appena dietro l'edificio del rifugio, sotto forma di una comoda mulattiera che si inoltra nel bosco di abeti allontanandoci immediatamente dalla folla chiassosa e dalle auto che battono la zona. Con un poco di tristezza per tanta gente che si accontenta di guardare le montagne come fossero un quadro mentre mangiano il gelato se fa caldo o la cioccolata se fa freddo. Si cammina tranquilli osservando le molte fioriture di questi giorni di agosto. Il rumore del traffico lentamente si affievolisce, sostituito da quello più gradevole e montano dei familiari campanacci delle mucche al pascolo. Qualche spruzzata di pioggia leggera mi induce a vestire jarino (7 anni) con un kway rosso extralarge per lui che lo rende simile ad un foletto mentre s’agita tra una pianta e l’altra.Un bel giglio martagone, presso un abete schiantato, ci offre la possibilità di fermarci per qualche scatto. Più in alto la mulattiera inizia a disegnare ampi tornanti in ambiente sempre più aperto e in breve siamo al bivio con il sentiero che sale da Pescul sotto un sole ora tornato a splendere mentre ci facciamo largo fra le erbe alte che cercano di coprire la traccia. Poi torna a piovere e allora procediamo tutti sotto l’acquazzone mentre io li incoraggio ad apprezzare il momento e non raccogliendo troppo entusiasmo come risposta, li invito a confidare sulla breve durata. Pochi minuti dopo infatti smette fra la loro sorpresa e mi chiedono: ma come facevi a saperlo?. Me la tiro un poco rispondendo che s’impara a conoscere la matura quando si impara ad amarla..un poco è vero! La Croda da Lago s’è scossa di dosso le nubi e ora volteggia libera in cielo nella sua seducente verticalità. Ora rimontiamo il prato tra macchie di mughi portandoci sul versante nord alla base delle fasce rocciose sommitali. La Val Fiorentina si apre sotto di noi macchiata di luci e ombre. Lasciata a destra la traccia che porta alla cima sud si raggiunge la verde forcelletta, che separa le due quote sommitali. Fotografo il mio rosso folletto emergere come disegnato sulle bianche nubi che ribollono nel cielo azzurro e poi improvvisamente emerge lui: il Pelmo, una visione imponente, gratificante di quelle che tolgono il fiato e lo sostituiscono con un senso di ammirazione,stupore,gioia che si alza ad abbracciare l’infinito celeste. Il massiccio,enorme, si staglia vicinissimo mostrando la rete di sentieri che solca il grande ghiaione. Alla nostra sinistra, il sentiero tra mughi prosegue verso la cima settentrionale del monte Crot, la maggiore. Dalla forcelletta si comincia a salire molto più ripidi, dapprima in corridoio tra i mughi e poi per una breve rampa con roccette affioranti per il divertimento dei miei bambini che si trasformano in aloinisti con le mani che cercano le rocce per aiutarsi nella progressione. In pochi minuti si arriva alla croce(q. 2169,h 16.30). Spettacolare vista sul Pelmo e sul dirupato versante affacciato sul Passo Staulanza. Il panorama è grandioso anche su tutto il resto del mondo dolomitico: Marmolada, gruppo del Sella, gruppo del Mondeval, Lastio de Formin, la Croda da Lago. A destra del Pelmo osserviamo il Civetta un poco coperto dalle nubi. Sotto un cielo d’Irlanda ci asciughiamo al sole e al vento e poi torniamo alla forcelletta dove lascio i bimbi intenti alla merenda e con Robi vado a salire la sconosciuta cima secondaria, di pochi metri più bassa. In 5 minuti raggiungiamo questa cima solitaria e dimenticata dove solo un bastone piantato in un cumulo di sassi, segna il vertice più alto. Ancora foto al Pelmo che domina nel verde più selvatico e meno addomesticato dalla frequentazione umana e poi torniamo dai merenderos che nel frattempo si sono liberati dai kway. Infine giù di corsa vs il Passo, vs il promesso gelato che ci gustiamo al sole guardando l’immensa parete del Pelmo che incombe sulla nostra felicità. Il giorno dopo si fa sul serio e con David decidiamo di andare in Val Badia per scalare il Sasso delle Dieci. Alle 8.30 siamo pronti seduti sulla seggiovia che dalla frazione San Leonardo di Pedraces ci trasporta al Rif. Ospizio della S. Croce (q. 2046 m, h9). Le pareti del Sasso della Croce su cui sono state scritte pagine importanti della storia dolomitica( la famosa “placca Messner”) ci dominano imponenti e noi seguendo il sentiero n. 7 verso destra, cominciamo a costeggiarle. Dopo una traversata tra mughi e ghiaioni, il sentiero si inerpica sotto le pareti, lungo canale con qualche passaggio attrezzato, un bel caminetto e poi un fantastico sistema di cenge che corre in falsopiano sotto gli enormi strapiombi gialli soprastanti. Un ultimo tratto veramente spettacolare permette di uscire su un grande ghiaione che si risale fino a guadagnare nuovamente il bellissimo sentiero inciso sui basamenti ghiaiosi della montagna con viste memorabili sui gialli pilastri delle pareti del Sas dla Crusc. Arriviamo così all’ultimo ripido e detritico pendio che permette l’accesso all’ampia Forcella della Croce (q. 2612 m,h 10.30), affacciata sull´altopiano roccioso di Pices Fanes. Si apre il panorama sulle Dolomiti Orientali con Sasso cavallo ma soprattutto Sasso delle Dieci e Sasso delle Nove che sono due montagne di incredibile bellezza: la prima per la sua forma di castello a strati e la seconda per l’inverosimile placconata (anche qui Messner, autentico fuoriclasse dell’estetica lasciò la sua firma) che sembra il capolavoro millenario di uno scalpellino. Metto David in mezzo alle due pietre per la foto ricordo. Dalla Forcella seguiamo la traccia verso sinistra, che percorre la piatta cresta del Sasso della Croce (abbondanti segnalazioni e ometti) con grandiosa visione delle pareti precipiti verso la Val Badia. Guardare oltre il bordo il precipizio di centinaia di metri, mette i brividi e si vede proprio dove siam passati un’oretta fa. Le nuvole si levano un poco e appare più evidente la grandiosa mole di unaltro tremila di questa zona, il Lavarella. Poco dopo David accusa un poco di fatica e arrivati a un bivio, io salgo a sinistra e, dopo pochi tornanti, arrivo in vetta al Sasso Cavallo (q. 2907 m,h 11.30), con grande croce. Tornato al bivio,e recuperato David in attesa, riprendiamo a traversare verso destra,quasi in piano, in direzione del picco terminale di questo splendido altipiano in un paesaggio veramente particolare a metà tra il carsico e il lunare con la cima che ricorda in piccolo le guglie dei parchi americani. Girandomi fa impressione il precipizio del Sasso Cavallo che taglia di netto in verticale i dolci ghiaioni sommitali che non fanno sospettare l’esistenza di cotal dirupo oltre il loro dolce bordo. Continuiamo a traversare questo deserto di pietra fino al limitare di rocce di faglia che con le loro stratificazioni segnano l’inizio della ripida salita su ghiaione che porta alla base della breve ma ripida cresta SW del monte. Fotografo David alla base della pinna finale che si staglia come l’osso di uno stegosauro sul nostro futuro immediato. Veramente bella ed estetica: una placca verticale con noi che ne risaliremo il dirupato e frastagliato bordo lungo il quale corre un cavo metallico stile ferrata. Spiace un poco vedere imbavagliata questa cresta che non supera il 2° grado di difficoltà(30 metri)…ma tantè e allora ne approfitto per imbragare David ( 12 anni) e mandarlo all’attacco mentre io lo seguo da dietro. Bello vedere la sicurezza con cui si muove e l’eleganza infantile con cui supera i passaggini voltandosi ogni tanto per trovare conferma nel mio sguardo. Alcuni passaggi sono decisamente aerei ed esposti fino al bel corridoio-trincea finale che termina sulla piccola spianata finale con la grande croce lignea sotto la quale esulta David a mani alzate. Cima Sas dle Desc (q.3026,h 12.15) la vetta più alta della lunga cresta del Sasso della Croce. L’entusiasmo di David respira nel suo sorriso furbo sotto il caschetto rosso ancora enorme per la sua testolina. E’ il suo primo tremila ed è veramente contento ed emozionato tanto che decide di chiamare la mamma non propriamente entusiasta delle nostre uscite alpine. Il cielo è primaverile, azzurro ma con tanti bianchi nuvoloni dediti anch’essi all’arrampicata sulle cime circostanti e quindi il panorama è spesso mozzato. Colpisce lo straordinario colpo d’ascia con cui è stata ricavata dalla roccia la levigata parete del Sasso delle Nove che in questa prospettiva laterale offre al nostro sguardo tutta la sua bellezza. Un altro sogno da sognare. Poi il complesso di altri due tremila vicini: Lavarela , da cui da qui in alto emerge il bernoccolo roccioso delle Counturines. Nelle nuvole Le Tofane e il Cristallo fra cui spicca la gemma del Lago Verde e coperto oltre il verde della Val Badia anche il massiccio del Puez. Si vede poco anche in direzione delle Alpi Pusteresi e Aurine. Un quarto d’ora d’estasi dopo, iniziamo la discesa prestando attenzione alla disarrampicata iniziale e poi incontrata una persona mi faccio fotografare alla base della parete finale con in braccio Davidino. E poi nuovamente passi lunari sull’altipiano con l’emozione dei precipizi che alla nostra destra si aprono nel vuoto sottostante ad abbracciare la verticalità delle pareti che sostengono questa incredibile muraglia gialla. Catturo la Croda Rossa che si è liberata dalle nubi e quasi anche il Civetta. Che bello questo altipiano dove la geologia la fa da padrona e incredibili stratificazioni farebbero la gioia del mio amico Zeno. Decidiamo così di attraversarlo un poco per andare in direzione della Forcella del Medesc e poi scendere di là. Puntiamo quindi verso il Piz da Lè ma facciamo confusione tra tutte le tracce che segnano questi ghiaioni a vari livelli e ritorniamo più volte sui nostri passi finchè vedendo il probabile sentiero giusto, in un vallone sottostante, deduciamo la giusta direzione e raggiungiamo, passando da una stratificazione all’altra, la Forcella Medesc(q.2530) alle 15. Ci siamo avvicinati alle enormi bastionate che sostengono La Varela e sotto di noi scende il ghiaione invitante e insegno a David a divertirsi saltando e correndo in discesa lasciandosi trasportare dalle ghiaie mobili. Accaldati troviamo una bella fonte a cui ci dissetiamo e poi usciti dal vallone sotto il passo, prendiamo a contornare i fianchi multicolori della roccia verso destra per tornare al Rifugio. Entriamo in un immenso letto di ghiaie bianche sopra i quali si staglia la più appuntita cima, da questa prospettiva, cima della Varela. Entriamo poi in un bel bosco con seducenti radure e cartelli che ci confermano d’essere nel Parco Fanes-Sennes-Braies. Alcune brevi risalite e ritorniamo sotto le immense pareti del Sas dla Crusc che gialle e nere ci salutano alte sopra gli abeti che accompagnano ritti le stazioni di alcune vie crucis in lingua italiana e ladina e alle 16.30 siamo nuovamente alla stupenda Abbazia di S. Croce che bianca linda e pulita si alza sopra i prati smeraldi color smeraldo. Girovaghiamo un poco nel verde tra i cartelli che spiegano di guerre e panorami e della bellezza di questo territorio e poi in un’oretta scarsa scendiamo in paese dove l’ultima immagine della felicità è quella di mio figlio seduto su un cumulo di sabbia a piedi scalzi mentre beve il succo e mangia uno dei panini che ci eravamo portati. Da il guerriero. Foto1 David e la cima Foto 2 david sul tratto impegnativo Foto3 Da esulta in cima

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