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   bletterbach Canyon,Corno Bianco e Corno Nero, 03/09/2013
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Onicer  oscarrampica   
Gita  bletterbach Canyon,Corno Bianco e Corno Nero
Regione  Trentino Alto Adige
Partenza  Aldino  (1200 m)
Quota arrivo  2450 m
Dislivello  1600 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  passo oclini
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Prima che ricomincino le scuole decidiamo di portare i bimbi (Armin,David,Giona) per tre giorni in vacanza dove da tempo, complici i campi di Karate di david al Passo Oclini, desideravo portarli. Le gole del Bletterbach. 15.000 anni fa, ad Aldino, località situata a sud-est di Bolzano, il piccolo Rio Bletterbach iniziò a scavare la terra su una lunghezza di otto chilometri, incidendola a 400 m di profondità e dando origine ad una magnifica gola, unica del suo genere in Europa, sul versante occidentale del Corno Bianco. La discesa nella profondità del canyon della gola del Bletterbach, della durata di circa mezz'ora, mostra 250 milioni di anni di storia della terra: pietre che risalgono a milioni di anni fa, orme di sauri, piante fossilizzate, molteplici tracce di cibo e di scavo e sedimentazioni marine con conchiglie, chiocciole e ammoniti che vissero nei mari tropicali delle Dolomiti milioni di anni fa illustrano la storia movimentata del nostro pianeta. Partiamo da Cavacurta il 3/9/2013 e stiamo in autostrada con uscita Egna/Ora e imbocchiamo la Val di Fiemme/SS48 per circa 10 chilometri. Poi svoltiamo a sinistra sulla SP72 in direzione Aldino per 6 chilometri e poi c’è la svolta a destra per Località Lerch. Rimanendo su questa strada dopo circa 6 chilometri si trova il parcheggio del Geopark. Arriviamo alle 10 e dobbiamo a malincuore armarci del caschetto obbligatorio per l’escursione che chiaramente scegliamo di fare in autonomia. Ci inoltriamo subito nel bosco e in pochi minuti arriviamo ai cartelli (bella vista del Corno Bianco che emerge alto oltre il bosco di abeti) che indicano la discesa per la gola. Pochi attimi e siamo sul greto asciutto del torrente con alte pareti rocciose che si alzano tutt’intorno e con gli abeti che son cresciuti un poco ovunque. Il paesaggio all’interno del canyon è veramente bellissimo, non sembra nemmeno di stare facendo un trekking nelle Dolomiti ma piuttosto di essere in un parco americano stile bryce canyon con gli abeti che hanno colonizzato la parte superiore delle stratificazioni e alzano il loro grido verde verso il cielo azzurro. I colori della roccia cambiano e vanno dal marroncino chiaro al rosso in un tripudio cromatico indescrivibile. Proseguiamo la nostra camminata risalendo la gola in un paesaggio che alterna pareti rossicce e verticali ad altre più erose e delle tonalità del miele. Incrociamo un torrentello che colora la nostra salita perché ci costringe a saltellare fra i massi per non bagnarci. Incrociamo alcune pareti gocciolanti e ci arrampichiamo poi fra i massi che separano il corsoo del torrente dividendolo in tante belle cascatelle. Mezz’oretta dopo arriviamo alla svolta della gola e proseguiamo nel greto ora segnalato da bellissimi, altissimi ed esilissimi ometti costruiti con straordinaria pazienza. Ancora un ultima svolta e siamo arrivati al fondo del canyon dove fotografo i bimbi davanti alla cascata del Butterloch che precipita dall’irraggiungibile bosco superiore( h 10.50 circa 4km, dislivello 200m) Ritorniamo dal sentiero dei cacciatori che permette una straordinaria visione del canyon dall’alto praticamente dal limitare del bosco superiore. Alle 11.30 arriviamo ad un cartello che segna 3h per la nostra prossima meta, il Corno Bianco. Proseguiamo e passando sopra il Centro Visitatori iniziamo a risalire verso la nostra meta fino a quando poco dopo incrociamo le indicazioni per il finevalle di Gorz. Siccome il cartello indica 20 min., chiedo ai bimbi di aspettarmi e riposarsi un poco in vista delle fatiche che ci attendono che io farò una corsa andata e ritorno. Ridiscendo nel greto del torrente Bletterbach, un ghiaione orizzontale di grosse pietre che si snoda fra gli abeti e sale verso la scura chiusa della valle dominata dalla chiara mole del Corno Bianco. Colori inverosimili ed incredibili. Dopo pochi passi, risalendo un poco il panorama diventa ancor più incredibile con una stratificazione orizzontale che chiude la valle che di fatto si schianta contro questo insolito muro roccioso. Più sopra la valle torna come se niente fosse ad esplodere in un policromismo fatto di sedimenti, rocce, abeti fino alle chiare rocce del Weisshorn. Il cartello Gorz, è messo un centinaio di metri prima della parete e non essendoci ostacoli proseguo la mia corsa verso la parete e per arrivarci devo solo risalire un muretto con cascatella che mi deposita proprio sotto gli strati orizzontali depositati uno sopra l’altro a formare un muro dai mille colori e assolutamente verticale dal quale scendono nebulizzate cascatelle di acqua( h 12.30). Un meraviglioso anfiteatro naturale costruto con rocce che parlano di altri mondi e poi dopo molte foto, volto i tacchi perché il tempo della contemplazione è finito e devo tornare di corsa dai bimbi. Alle 13 sono di nuovo dai bimbi che si stanno riposando facendo finta di dormire sulla bella erbetta all’ombretta del bosco. Ripartiamo in un bellissimo bosco luccicante di verdi abeti e larici e nelle erbe alte popolato da enormi grilli che raccolgo per sollecitare la paura un poco fobica di Armin. Ogni tanto dal folto del bosco, un apertura verso il cielo permette di vedere la nostra meta in rapido avvicinamento. Panorami grandiosi sul lontano massiccio del brenta e zoom incredibili su Ortles GranZebrù e Palon de le Mare. Alle 16 raggiungiamo una panchina messa su un poggio naturale dal quale il versante franoso scende sopra la valle del Gorz e più sotto ancora il Bletterbach regalando una visione dall’alto veramente suggestiva. Anche verso l’alto la visione è suggestiva perché il sentiero che dovremo seguire verso la cima corre proprio sul bordo dell’erosione che precipita dalla cima verso il basso: è come se fosse stata asportata da sotto la cima un’enorme porzione triangolare di montagna. Venti minuti dopo spostandoci a destra, passiamo sotto la verticale della croce di cima e per bel sentierino fra erbe e roccette, raggiungiamo la grande croce ( q.2317, h14.30) mille metri di dislivello dopo. Gran panorama sulle rocce chiare dei gruppi latemar, Corno d’Ega, cima di Valsorda che costituiscono un tutt’uno e sull’immenso comprensorio del catinaccio che s’allunga sdraiato sulle valli che lo sostengono a fatica. Dall’altra parte solitario un poco corrucciato e abbandonato il Corno Nero, la nostra ultima meta. Tra il Corno Bianco e il Corno Nero vi è una marcata linea di faglia, la linea di Trodena. Proprio lungo questa linea vi è stata una dislocazione verticale con il conseguente sollevamento di circa 1000 metri del Corno Nero. Oggi le rocce corrispondenti alla cima del Corno Nero si trovano, pertanto, ben lontane dalla linea di Trodena, infatti sono collocate in fondo alla gola Bletterbach. Grazie ai processi di erosione le montagne vennero scoperte e in tal modo fu resa visibile la faglia. Un facile declivio prima boscoso e poi prativo ci conduce all’amena conca prativa del Passo Oclini (q.1990, h 15.30) dopo aver ammirato cavalli bellissimi al pascolo. Ci stendiamo sui prati prima di arrivare alla striscia di asfalto che dobbiamo superare per cominciare a salire dall’altra parte. Ci riposiamo, pisoliamo, mangiamo e piano piano convinco i ragazzi all’ultimo sforzo. Tanto non c’è fretta che dobbiam solo tornare poi a Caprile. Mentre loro giocheranno un poco nei prati io farò una corsa giù al Geopark per recuperare l’auto e portarla al Passo. Imbocco di corsa il sentiero ben segnalato e felice di correre in discesa, in un oretta sono all’auto e recuperatala risalgo al Passo. Si può ripartire, prima però andiamo a fare merenda con cioccolata all’Hotel del Passo. Usciti ben rifocillati alle 18, seguiamo verso sud il sentiero 502 con indicazioni Corno Nero e saliamo inizialmente su mulattiera sterrata tra pascoli, seguendo per il Corno Nero ai vari bivi. Il sentiero, sassoso e terroso, sale poi tra mughi con pendenza moderata. Sto con Giona il più piccolo (8 anni) che accusa un poco di stanchezza. Ora la traccia si fa ripida e su fondo sassoso e ghiaioso porta al costone finale dove già vediamo la croce di vetta con Armin e David che sono già arrivati. Cinque minuti dopo (h 18.50) arriviamo anche noi in vetta al Corno Nero (2439 m, croce e Madonnina). La tenue luce del giorno che muore permea di colori pastello il mondo che s’attarda e noi siamo i fortunati spettatori della magia che va in scena. Valli verdi si perdono nelle brume serali fino al lontano monte Baldo, Catinaccio Latemar Cima di Valsorda e un poco meno le più lontane pale di San Martino godono della luce arancione che le avvolge e noi le osserviamo mentre le nostre ombre nere si allungano quasi a prenderle. Guardiamo dall’alto al basso anche il Corno Bianco che si erge solitario a far la guardia al Passo Oclini. E poi la Cima d’Asta che svetta sul suo magico regno del Lagorai dalle molteplici cime e una suggestiva e quasi malinconica inquadratura che mette insieme le tre grandi montagne di casa mia: Antelao, Pelmo e Civetta che qua svolgono un poco il ruolo dei comprimari…secondo piano d’incommensurabile bellezza. E ancora la triangolare piramide d’ombra del corno che s’allunga sulle valli sottostanti. E il sole che ormai è diventato una palla alla nostra altezza che si può sfidare a guardarlo negli occhi..e la madonnina che sembra farlo regalandoci un immagine di struggente bellezza. Ci fotografiamo tutti e quattro insieme abbracciati e in piedi davanti alla croce e poi iniziamo a scendere incontro al tramonto. Il gioco di chiari e scuri sulle praterie del Passo Oclini è un immagine da parchi americani e camminando solo con Gio lo fotografo in questa luce straordinaria che rende bella e magica ogni cosa su cui si posa. La luce sparisce dal mondo e risparmia solo il corno d’Ega e il gruppo del Catinaccio che prima iniziano ad ardere con tonalità arancioni fortissime e poi arrossiscono in un Enrosadira memorabile. Scendiamo in silenzio in ipnotico stato d’estasi ammirando lo spettacolo davanti ai nostri occhi fin quando si spengon le luci sulle creste più alte del catinaccio e il violetto tinge di ricordi le pareti dei Monti Pallidi che si ritirano per il meritato riposo notturno. Oggi hanno veramente dato il massimo di sé. Siamo quasi al Passo quando l’ultimo sole muore mettendo in risalto i profili della triade Gran Zebrù, Zebrù e Ortles. Gio con le gambe incrociate su un masso sembra un monaco tibetano in meditazione..ed è impossibile guardare il catinaccio senza farsi rapire dall’emozione che dipinge di rosso il cielo alle sue spalle. Alle 20 precise siamo al Passo soddisfatti e pronti per il viaggio verso Caprile dove passeremo la notte. E alle 24, tutti a nanna. Foto1 Valle di Gorz e Corno Bianco Foto2 bimbinpausa e Corno Bianco Foto3 Corno Bianco dal Corno Nero





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