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   Croce di Monte Secco, 12/06/2013
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Croce di Monte Secco
Regione  Lombardia
Partenza  Parre  (700 m)
Quota arrivo  2225 m
Dislivello  1500 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  rif. Vaccaro
Attrezzatura consigliata  scarponi da neve
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Un mesetto dopo l’avventura sul Pizzo camino ed esattamente il 12 giugno 2013, ritorno con max in montagna. C’è ancora tanta neve sulle montagne e raggiunto il paese di Parre, saliamo fino alla chiesa e poi per la ripida strada che conduce alla fine del paese, dove è situata l’area ecologica con un piccolo parcheggio sulla destra. Proseguiamo ora a piedi sulla strada asfaltata con divieto di accesso, fino a superare un piccolo ponte e girare poi a sinistra dove inizia il sentiero n. 241. Entrati nel bosco una piccola mulattiera in parte ciottolata e un po' dissestata ci conduce in mezz’oretta alla bella chiesetta di Sant´Antonio dove arriviamo alle 7.30. Bellissimo quassù, si domina tutta la valle sottostante ed è quel momento del mattino nel quale la luce è blu: ma sarà per poco perché un bagliore sempre più forte irrompe da dietro il profilo del Guglielmo e come un’onda la luce colora ogni cosa. Iniziamo a camminare sulla stradina asfaltata che si perde poeticamente tra prati verdi e altri secchi e a far da sfondo le prime creste collinari spruzzate di neve come pandori per le feste natalizie. Mancan pochi minuti alle 8 e la luce pennella a fasci questo ambiente dolcissimo. Camminiamo in silenzio ognuno immerso nella propria contemplazione che diventa preghiera. La Valzurio è ancora nel gelo dell’ombra e solo le rocce alte della Presolana che la domina fiammeggiano di luce. Osservo la cresta che sale dal basso e decido che un giorno la percorrerò. Poco dopo max mi scatta una bella foto mentre galleggio su un laghetto gelato e roprendiamo a percorrere la stradina ora diventata innevata mentre i profili dolci del Vaccaro ci accompagnano a dx. Alle 8.30 passiamo dalle baite rifugio Vaccaro( q.1520) e l’ambiente diventa subito dopo più alpino con la Cima di Grem che spunta a sx in questo meraviglioso altipiano spruzzato di neve e con ampi spazi di giallo ocra di erbe che poco sole han preso ancora per mutar di colore. Alle 9,dopo aver virato a destra, siamo sulla dolce costa che ora dovremo seguire fin quanto riusciremo, col sole alle spalle che indora il nostro cammino su questa via del cielo che azzurro più che mai ci abbraccia dall’alto. Ora è il profilo roccioso dell’Alben a dominare la scena alla nostra sx mentre noi saliamo il crinale vs la Cima del Vaccaro tra neve ed erbe. A dx nel frattempo sono apparse le forme dei giganti orobici: Rodes, Redorta, Coca, Recastello e Gleno, e la Presolana a chiudere il cerchio. Arriviamo alle 9.30 sulla bianca e striata dal vento Cima del M. Vaccaro( q.1860) dove una croce in ferro e una palina segnaletica delle cime che possiamo ammirare, immobili ci attendono. L’orizzonte si apre sull’infinita e ammaliante cresta che dovremo percorrere che stupisce per la sua continuità, essendo poco rocciosa. E’ strano vedere così bene la Val Seriana aprirsi ai nostri piedi e il piccolo Dosso di Pedalta ergersi a protagonista sulle sottostanti piatte pianure. C’è una luce bellissima e ne approfitto per scattare foto ai monti che si esibiscono. Anche l’Arera chiama per esser riconosciuto. Verso le 10 riprendiamo la nostra tranquilla marcia nevosa su questa dolce cresta che sutura la montagna al cielo. Saliamo in questa bellezza, guadagnando veloci il terreno che si concede senza resistenze e presto anche la Cima del Fop appare a bucare il cielo e intravediamo lungo il filo che seguiamo la nostra cima con la grande croce. Prima dell’arrivo la cresta si stringe e costringe a qualche tratto esposto che con la neve dobbiamo superare a cavalcioni per evitare di dover scegliere se precipitare a destrao sinistra. Ora enormi si sono avvicinate anche le due cime gemelle del Monte Secco e poco dopo (h 11) le ammiriamo dalla Cima di Croce di Monte Secco(q.2225) sotto l’enorme vestigia cristiana alta una decina di metri. Siamo proprio sopra Ardesio le cui case riempiono lo spazio verde triangolare lasciato libero dalle falde dei monti che la circondano. Che strana posizione,si vede la Pianura Padana con le sue brume e perfino il Resegone anticipare le remote e bianche cime della Val d'Aosta. Poi tutto ilmondo orobico alpino già raccontato salendo,fino al lontano gruppo dell'Adamello. Ora dovremmo scendere per un centinaio di metri circa fino ad una visibile selletta ma c' è sull'altro versante veramente troppa neve e il rischio di partire con essa ci pare eccessivo. A malincuore allora giriamo i tacchi salutando con un arrivederci la bifida Cima del Monte Secco e quella del Fop e dell'Arera che avrebbero potuto rappresentare il proseguio della nostra cavalcata. Riammiriamo il comunque lungo tratto di cresta percorso e che ora dovremo rifare e veloce come quando sono deluso dal non poter andare avanti torno per la nostra via godendomi i passaggi aerei che avrò poi modo di apprezzare ancora maggiormente per la belle foto che Max mi ha scattato. Alle 11.30 ripassiamo dalla croce del monte secco e poi continuiamo sulla dolce costa di dossi in un continuo e infinito saliscendi che ci riporta un'ora dopo sulla Cima del Vaccaro e poi a ripercorrere in un paesaggio simile alla steppe tibetane, i pascoli sotto la sua cima per poi essere di nuovo allachiesettina di San. Antonio per le 14. Troviamo a fianco un originale iniziativa di un locale bar aperto parecchio ben fornito con l'invito a consumare subito e la possibilità di lasciare il dovuto in un cesto già pieno di monete. Fotografo l'insolita situazione, incredulo non so se più per la fiducia riposta dagli ideatori nei viandanti o per il cestino ancora pieno di monete. Mangiamo cioccolati e ci beviamo un paio di birre,lasciando il corrispondente del costo....se i soldi mancano...non siamo stati noi lo giuro!! La sera tornando, dopo aver salutato Max e pipino, mi fermo a fotografare per strada un eccezionale e rosso tramonto verso le dolci forme piacentine.
Foto1 io in cresta Foto2 io sul pinnacolo Foto3 max e la cresta infinita

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