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   Le irraggiungibili (quasi) creste sopra San Simone, 11/01/2021
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Le irraggiungibili (quasi) creste sopra San Simone
Regione  Lombardia
Partenza  san simone  (1600 m)
Quota arrivo  2100 m
Dislivello  700 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  sci o ciaspe, picca per la cresta verso il pizzo rotondo
attenzione ai pendii carichi al limite
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Da tempo Robi mi aveva comunicato la possibilità per lui di essere libero per un giorno in montagna, il 7/01/2001. Sapendo del suo amore per la montagna e delle poche possibilità che ha, era diventata quella data un imperativo. Le forti nevicate dei giorni precedenti hanno molto limitato i nostri obiettivi e allora avevo l’idea di riandare verso il Tornello dove il 22 dicembre avevo provato a salire…sbagliando cima. La sera prima Max passa a portarmi le ciaspe che gli ho chiesto da prestare a Capp uno dei miei figli accolti. E’incazzatissimo per le mie intenzioni e si rifiuta addirittura di volermele prestare ritenendo pericolosissimo l’itinerario scelto. La mia idea è semplicemente di fare un giro e tornare nel momento in cui non ci son più condizioni di sicurezza. Se ne va arrabbiato…ma lasciandomi le ciaspe. C’è Milan juve che incombe e smetto di pensarci. Dopo la partita sento di non poter non tener conto delle indicazioni di max, non perché le condivida ma per la passione con cui sono state espresse. Cerco alternative leggendo i 2000 bergamaschi dell’amico Alessio ma non trovo nulla che attiri la mia attenzione o che dia sicurezza. Del resto domani sarebbe un giorno da stare a casa se uno vuole uscire in sicurezza..oppure stare molto in basso. Mentre il sonno mi cattura mi viene il flash di andare in Valtellina per iniziare la cresta che in Estate ho intenzione di percorrere fino al Redorta o magari ancor meglio di andare sulla Vedretta di Scais fino all’intaglio tra il Porola e lo Scais una sorta di luogo leggendario che ha sempre attirato la mia attenzione e la curiosità di affacciarmi da là sul canalone che precipita sulla conca dei giganti. Suona la sveglia e vado a guardare le cartine per confermare l’illuminazione notturna. Robi però non ha voglia di guidare per 3 ore e non è convinto neanche dall’offerta di usare la mia auto e guidare io: teme di passare più ore in auto che sulla neve! Ricominciamo a guardar libri, itinerari consigliati di scialpinismo facile, ma non è facile e alla fine saliamo in macchina con un progetto molto misero,per quota, attorno ad Onore. Lui guida e io leggo libri: alla fine gli propongo di andare verso Cima dei Siltri sopra San Simone ed è là che parcheggiamo poco dopo le 8. C’ è un freddo becco, -12 segna l’auto e siamo all’ombra. Ci prepariamo,io in macchina e pochi minuti dopo il sole saluta il suo arrivo sulle creste del Lemma: si preannuncia come ai vecchi tempi una giornata di sole sport e natura. Alle 8.40 indossato tutto quello che abbiamo ci muoviamo in direzione della strada battuta dal gatto delle nevi che sale vs la Baita del Camoscio. Si cammina bene e non calziamo le ciaspe. Il sole ci raggiunge presto e c’è una luce fantasmagorica che rende magico l’ambiente carico di neve morbida come un abbraccio. Fatico a far foto col cellulare(ho dimenticato la macch fotografica nella concitazione del mattino) per via dei sottoguanti che non me la sento ancora di togliere. Passiamo sotto la seggiovia ferma che toglie un poco di fascino alla bellezza incantata dei pendii che salgono doci di neve verso la semiluna del P. di San Simone e la splendida mole del Monte Cavallo che domina la scena. Poco dopo le 9 lasciamo il solco del gatto scartando a sx nella neve appena velata da una già vecchia traccia di scialpinista. Perdiamo un poco di tempo perché le ciaspe di Max non si adattano allo scarpone del Cappe e alla fine gli do le mie e io metto quelle di Max; poi partiamo all’inseguimento di Robi che batte traccia nella neve così soffice da rendere l’incedere faticoso s’ ma anche dolce. Lasciati alle spalle i segni della civiltà saliamo nel blu e nel bianco dominati dalla bellezza che ci circonda e dalla luce che colora il nostro entusiasmo. Ci muoviamo felpati come planassimo sul cotone. Fissiamo negli occhi e nelle foto queste bianche dune che è quasi un peccato violare con le nostre peste e questo cielo blu che colora d’azzurro la coltre che s’arrampica su per le crode. che meraviglia, che paradiso. Ci troviamo su un pianoro immacolato, un piccolo altopiano nevoso che poi s’alza felice a raggiungere il passo di san simone per vedere cosa c’è dall’altra parte. Noi siamo spettatori esterrefatti di questa cartolina in cui siamo stati inviatati. Frrrr…Frrrr veleggiamo nel mare bianco che sale ad abbracciar l’azzurro dimentichi della fatica e assuefatti dal candore della scena. Un camminare dolce che vorrei potesse diventare eterno. Un Paradiso colto in anticipo. Silenzio, bianco e blu e luce tenue, non diretta. La luna si vede nel cielo come le stelle si vedono di giorno in tibet e guida la nostra salita verso il passo cavalcando le creste del Cavallo e le sue famose e meravigliose strutture roccuiose chiamate canne d’organo. Robi è dietro un colletto, fotografo il Capp solitario in mezzo alla neve e sembra una foto scattata in Himalaya. Alle 10 tocchiamo i 2000 mt del Passo e troviamo uno skialp cui chiediamo lumi sulla nostra cima. Ci dice che dobbiamo traversare a dx verso il baracchino d’arrivo della seggiovia ma di stare attenti perché può scaricare dall’alto. Fotografiamo i due versanti. A est le montagne più importanti che dominano i dintorni di Foppolo, Monte Toro,Corno Stella,Valegino,Vallocci ,fino a Grabiasca e Cabianca. A Ovest domina la scena il Monte Ponteranica e più defilati le Grigne e lo Zuccone Campelli. Con Robi decidiamo di provare anche perché le rocce sembran abbastanza verticali e non danno idea di grandi accumuli. Procediamo guardando vs l’alto e sorpassando un canale in cui ha già scaricato. Senza problemi un quarto d’ora dopo siamo al baitino coperto di neve e ci fermiamo al sole per mangiucchiar qualcosa e intanto studiare il piano d’attacco per la cima. Bella visione sulla cresta che collega il Pizzo Rotondo alla cima di Lemma attaverso la sua articolata Cima Occidentale e poi anche al Pizzo Scala ( progetto che andrà ripreso in estate!). Propongo di aggirare il primo tratto troppo verticale per raggiungere dopo la cresta che sembra percorribile anche se parecchio inclinata. Giriamo dietro e comincio a salire verso la cresta ma quando arrivo ad una decina di metri la neve comincia a cedere e soffiare e non mi fido a proseguire: fra l’altro la neve in cresta non pare molta di meno. Proviamo un ulteriore aggiramento più a dx ma anche qui quando proviamo a riportarci a sx verso la nostra cresta la pendenza si accentua e diventa troppo pericoloso: secondo dietrofront. Propongo allora un traverso vs sx per raggiungere la cresta oltre la cima e poi tornare indietro. Qui la pendenza è un poco minore e nonostante stiamo tagliando completamente il pendio si sale abbastanza bene e soprattutto c’è un pianoro sotto dove ci si potrebbe arrestare in caso di smottamento. Ma quando siamo ad una cinquantina di metri di dislivello dalla cresta dopo aver sfruttato una zona in cui era già svalangato , entriamo in neve vergine oltre il metro e per raggiungere la cresta manca il pezzo più inclinato. Dico a Robi che è troppo rischioso e scendiamo di quota recuperando la traccia scialpinistica che va verso sx. Continuiamo a tener d’occhio il pendio sopra di noi la cui pendenza è sempre troppo accentuata in queste condizioni di sovraccarico nevoso e alfine perdiamo quota per entrare nel vallone che adduce alla Forcella Rossa che salita e discesa già da molte scie, garantisce sicuramente meno rischi. Ci attende un’altra bella salita in un ambiente estremamente suggestivo, da pubblicità per lo scialpinismo. Forse poi da la’ ripercorrendo al contrario la cresta potremo raggiungere la Cima dei Siltri che pare volersi difendere da tutti i nostri attacchi. Risaliamo galleggiando abbastanza bene sulle piste degli sci e siamo in forcella(q.2055) poco prima di mezzogiorno. E’ subito evidente che risalire verso la nostra cima è assolutamente improbabile perché lunga e a tratti sempre troppo ripida; ci volgiamo allora verso l’ardito profilo che sale verso un dosso con meringa e la seguente cresta che pare scivolare all’infinito vs il Pizzo Rotondo. Non c’è traccia umana, il Capp non se la sente di seguirci e ci aspetterà lì. Io mollo i bastoncini, prendo la piccae inizio a seguire le orme animali fino alla sommità della meringa e poi ci alterniamo sulla stretta cresta che precipita su ambo i lati. Si cammina un poco sulle uova attenti a non partire ne da una parte ne dall’altra. Ad un certo punto mi sembra d’udire il classico fischio del camoscio e chiedo a Robi se ha sentito anche lui. Si mi dice, na non vediamo niente. Poi appare, un centinaio di metri davanti a noi, forse indispettito dalla nostra presenza, che gli blocchiamo la via di ritorno. Fischia e procede con andatura sincopata scavallando e sprofondando nella neve alta più delle sue gambe. Lo seguiamo ammirati,cercando di riprenderlo,fin quando sparisce dietro una duna. Ritorno davanti in un tratto più esile e ad un certo punto mi rendo conto che procedere sarebbe comunque a tempo perché su questa cresta stiamo rischiando e anche se arrivassimo alla sua fine ,non riusciremmo comunque a salire sul Rotondo che mostra la sua per oggi troppo ripida parete. Lo dico a Robi che concorda. Cerchiamo un poco goffamente di avvicinarci l’uno all’altro per un selfie attenti a quello che facciamo perché lo spazio sicuro è proprio poco. Non precipitiamo abbracciati e i nostri faccioni sorridenti sono consegnati ai posteri. Ritorniamo attenti in forcella, recuperiamo il Capp e ci lanciamo a grandi falcate e sbalzi giù per la discesa. Troviamo e seguiamo un'altra via per arrivare nei pressi della Baita del camoscio,dove riprendiamo la pista del gatto.
Foto 1 Capp in Himalaya Foto2 io sulla meringa Foto3 Robi e l’infinita cresta
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