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   Monte Corvegia, 14/06/2020
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Onicer  Pierpaolo   
Gita  Monte Corvegia
Regione  Lombardia
Partenza  Montemezzo fraz. Montalto  (1005 m)
Quota arrivo  2282 m
Dislivello  1570 m
Difficoltà  EE
Rifugio di appoggio  Nessuno
Attrezzatura consigliata  Normale da escursionismo
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Buono
Commento La Corvegia è una cima secondaria posta nelle immediate vicinanze del più noto e frequentato Sasso Canale, da noi salito qualche anno fa. Essendo proprio lì di fianco e sempre ben visibile volgendo lo sguardo a sinistra quando si percorre la strada che imbocca la Val Chiavenna, di tanto in tanto abbiamo accarezzato l’idea di salirla.
L’occasione si è dunque presentata oggi e per raggiungere la vetta abbiamo programmato le cose in “grande”, o perlomeno in modo un po’ più avventuroso. L’idea è infatti quella non di salire dalla via normale, bensì attraverso la cresta sud ovest che si sviluppa dal Motto della Croce.
Parcheggiata l’auto nella frazione Montalto nel comune di Montemezzo, prendiamo un lungo e noioso sentiero diretto in località Pighè che ci allontana sempre più dalla meta, anziché avvicinarsi, facendoci perdere spesso quota con continui saliscendi.
Dopo avere già camminato abbastanza, vedere la cima più lontana che dal punto di partenza un po’ ci scoraggia, ma proseguiamo la salita fino a raggiungere l’Alpe Braglio.
Da qui in avanti il sentiero scompare e facciamo perciò affidamento a qualche raro ometto, dirigendoci verso il Motto della Croce. Questo tratto consta di un lungo pendio erboso che può meritarsi a pieno titolo l’appellativo di “Muro del pianto”.
Con fatica superiamo il Motto della Croce, continuando la salita sempre ripida fino a giungere a una seconda elevazione, da cui si para davanti l’ultimo e più impegnativo tratto della salita, che consta di una cresta esposta e di un ripido pendio finale. Stante anche la fatica, la visione un po’ ci scoraggia e siamo quasi sul punto di tornare indietro. Ma decidiamo comunque di provarci e nonostante i primi tratti esposti sulla cresta ci creino preoccupazione, piano piano avanziamo, prendendo sempre più confidenza con il terreno.
Proseguiamo per buona parte tenendoci appena a destra del filo di cresta. Nell’avanzare, la presenza di buoni appigli sulle rocce alla nostra sinistra è sempre d’aiuto anche nel superare i tratti un po’ più delicati.
Arriviamo così alla Bocchetta Tressei. Il tratto finale che da lontano sembrava inviolabile da quanto ripido, da questo punto di osservazione fa meno impressione. L’ultima rampa, sebbene inclinata, consta sempre di buoni appoggi e appigli. Così, con difficoltà più contenute di quanto potessimo preventivare, saliamo fino ad arrivare in cima, stanchi ma felici.
Per fare ritorno, seguiamo ora la via normale che segue il corso della cresta sud est. Il terreno, nella prima parte di discesa, è per lunghi tratti ripido e roccioso, non propriamente agevole.
Perdendo quota le rocce lasciano spazio gradualmente all’erba. Superato l’Alpe Prato e poi l’Alpe Piazza, attraverso alcuni sentieri secondari facciamo ritorno al punto di partenza.
L’escursione è un po’ probante dal punto di vista fisico e per la monotonia del primo tratto di “allontanamento”, ma nella parte conclusiva ripaga con uno scenario selvaggio, incontaminato e spettacolare.

Foto 1: nei pressi del Motto della Croce, bella vista sul Lario
Foto 2: alle prese con la cresta
Foto 3: la cresta affrontata, vista dal primo tratto di discesa dalla cima
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