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   una scalata di 30 km, 04/05/2020
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Onicer  oscarrampica   
Gita  una scalata di 30 km
Regione  Lombardia
Partenza  codogno  (58 m)
Quota arrivo  79 m
Dislivello  21 m
Difficoltà  E
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  scarpette da runner
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Oggi è il 4 maggio, forse molti della nostra generazione lo ricorderanno quasi importante come il 25 Aprile.
Siamo stati liberati dalle nostre case/celle, liberi finalmente di ronzare a distanza e portare le nostre scarpette da runner in giro per la pianura. Chiedendo da subito scusa perché questo non è un report, cercherò almeno di mantenere il discorso affine alla montagna. In attesa di riveder fioccare i report su on ice( …ah proposito …lo sapete tutti che è consentito recarsi in montagna,nella propria regione..no?), vi racconterò della mia prima scalata nell’era covid 19. Poco dislivello,pochissimo..anzi nullo ma molta distanza. Porto a Casale mio figlio per far mettere il gpl sulla sua vettura e poi parcheggio in ospedale dove farò il turno stanotte. Da Codogno inizio a correre e per ciclabili e poi lungo il Serio tornerò a Crema,dove risiedo. Saranno 30 km netti. Noi alpinisti di pianura abbiamo le palle che… ha,chi non ha. Noi non abbiamo le montagne e neppure le salite per allenarci e allora dobbiamo sacrificarci usando la fantasia..come io oggi.
Ho corso la mia prima e ultima maratona 10 anni fa. Posso dire che è quasi un anno che non corro. Il trasloco prima e il coronavirus poi mi hanno reso impraticabile l’allenamento(salvo la quarantena vissuta in montagna,ma in cui son solo andato per boschi e cime ma mai correndo). Non sono allenato per fare quello che stò facendo, ma oggi ho troppo voglia,oggi devo correre per risarcimento di tutte le corse che non ho fatto. Oggi è un giorno di libertà e non c’è libertà senza prezzo da pagare: il mio sarà la fatica.
Parto alle 9 e traccheggio per le vie di Codogno; solo attraversare delle zone alberate, mi mette le ali ai piedi, ma cerco di non esagerare consapevole di avere il serbatoio quasi a picco. Poi quando infilo la stradina della Mulazzana, assaporo tutta la gioia del correre finalmente libero…e la comunico a chi incrocio.
Una signora dall’altra parte della strada ribatte…”si ma mettete la mascherina” ( il plurale, ha usato..capite?..per colpire il popolo dei runner perseguitato in un Italia nella quale è rimasto per tempo il diritto ad uscire per recarsi dal tabaccaio e non per andare in un bosco…). M’intristisce,sono già lontano quando penso a cosa avrei dovuto risponderle. Incrocio altri runner, cupi, non sociali..e allora me ne sto nel mio brodo di giuggiole…insolitamente/solitariamente felice. Incontro una mia collega,Grazia,e poi proseguo doppiando Camairago e incrociando Francesco sulla ciclabile di Castiglione,conosciuto a forza di incontri casuali per campi e stradine. Sono a 5 km e già sento la fatica, ma oggi devo resistere. Oggi non importa correre bene, oggi conta solo farlo. Supero il paese diventato famoso in questa pandemia e raggiungo la stradina che mi porterà quasi al ponte sull’Adda. Corro i primi 10 km in circa 1h compreso gli incontri e non smetto fino agli 11, passeggio mezzo km e poi corro per un altro km fino al ponte, con le gambe che cedono completamente alla fatica e non ne vogliono sapere di proseguire. Poi due km camminando,traversando sospeso l’Adda e 2 km di corsa fino all’ingresso di Montodine, che saranno gli ultimi perché i dolori alle gambe sono ormai al limite dei crampi. Passo corricchiando il ponte sul Serio che poco dopo mi consegna al percorso agreste che in sponda orografica sx mi condurra’ per prati e boschetti fino a casa. I primi 15 km, li ho “corsi” in 2 h. Poco dopo traverso un enorme rovo di rose selvatiche che fotografo per Dani, cogliendogliene una. Sul Serio, cammino e mi godo l’immersione nella natura osservando bene angoli che mi erano sfuggiti quando di qua passavo in bici, quelle poche volte in cui uscivo violando la reclusione.
Arrivo a Ripalta Guerina dopo 20 km e 3 h di cammino e m’immergo nella parte più wild del percorso.
Raramente ormai accenno a qualche corsetta perché le gambe protestano immediatamente la loro contrarietà..ma non ho fretta, oggi è il giorno della lentezza,dell’assaporare ogni secondo che è concesso di passare in mezzo ai prati. L’orologio si scarica quando arrivo a 25 km negandomi la soddisfazione di vedere il numero 30 ma ormai ho riferimenti precisi e non sbaglio col chilometraggio e neanche col tempo d’arrivo che mi vede a casa poco prima delle 14 dopo 5 ore di viaggio, in cima alla mia prima montagna da quando siamo tornati liberi di scalare. Foto 1 ingresso a Montodine
Foto2 rose selvatiche Foto 3 fine della fatica
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