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   Corno di Cavento dal passo del Tonale, 19/03/2023
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Onicer  N.C.R.I.      
Gita  Corno di Cavento dal passo del Tonale
Regione  Lombardia
Partenza  Passo del Tonale  (1883 m)
Quota arrivo  3402 m
Dislivello  3100 m
Difficoltà  BSA
Esposizione in salita  Varia
Esposizione in discesa  Varia
Itinerari collegati  nessuno
Neve prevalente  Farinosa
Altra neve  Crostosa
Rischio valanghe  2 - Moderato
Condizioni  Discrete
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento CORNO DI CAVENTO dal passo del Tonale
Giro “intenso” in ambiente sempre splendido.
Partiamo alle 4.00 dal passo del Tonale, risalendo le piste deserte per maggior rapidità. L’obiettivo è arrivare al passo della Lobbia per le 8.00.
Siamo al passo Paradiso in 1h.05 e in 2h al passo Presena, perfettamente nei tempi. Togliamo le pelli e scendiamo i pendii verso il lago scuro, su orrenda neve rigelata visto l’esposizione sud. La neve è poca ma sufficiente per una discesa senza troppi patemi. Scendiamo dal lago scuro e cerchiamo di attraversare rimanendo alti, ma l’assenza di neve obbliga ad abbassarsi molto e dopo poco dobbiamo ripellare.
Perdiamo molto tempo con togli e metti di pelli vista l’irregolarità del terreno, raggiungendo l’imbocco della vedretta del Mandrone, lungo la via invernale, in 45 minuti e tanta fatica in più del previsto. Mettiamo le pelli e raggiungiamo il passo della lobbia alle ore 8.45, superiamo il passo e, tolte le pelli, ci portiamo sotto il passo del cannone. Da qui sciamo in mezzo al ghiacciaio fin sotto al passo di Cavento.
Tenendo il lato SX (faccia a monte) salendo verso il passo si cerca di rimanere il più possibile verso il lato SX del canale per tenersi fuori dalle vaste crepacciate che rompono il pendio e, visto il misero innevamento, sono in parte aperte. Il canale curva leggermente verso sx e dà accesso a un evidente tratto attrezzato che con qualche elementare passo di arrampicata porta al passo di Cavento. Sono presenti funi, scalini e qualche moschettone di passaggio che può essere usato per assicurarsi progredendo in conserva.
La discesa dal passo è la fase più critica dell’intero tracciato data la neve marcia e il terreno molto friabile. Nulla di difficile ma da approcciare con la dovuta attenzione. Con pochi passi sprotetti su terreno ripido e marcio, si raggiunge un tratto attrezzato che immette sulla vedretta di Lares. Il tratto attrezzato non è bellissimo, ci sono dei fittoni divelti da recenti cadute di massi e molte cambre sono piegate. Forse più comoda e veloce una doppia (20-30m?).
In estivo il passaggio è ostico perché c’è un salto di 2/3 m strapiombante dopo le cambre metalliche del tratto attrezzato (info luglio 2022), che può dar noia soprattutto in fase di rientro. Quest’inverno invece un recente frana (sembra che il canalino che scende dal passo sia soggetto a frequenti distacchi) e la neve caduta hanno colmato il gap e si raggiunge il ghiacciaio comodamente scendendo lungo le cambre nella roccia.
Saltiamo sul ghiacciaio, togliamo i ramponi e poi pelliamo per salire sul Cavento. Si costeggia la cresta verso sud, aggirando uno sperone roccioso e si sale poi il breve pendio che dà accesso alla vetta. Sci ai piedi raggiungiamo la croce di vetta alle ore 12.40.
Breve sosta e poi si ripiega perché, come da previsioni, il tempo sta girando e la nebbia sale dalla val di Lares e dalla val di Genova. Sciamo veloci fino al passo di Cavento che si sale e scende agilmente con i ramponi.
Nuovo cambio assetto, indossiamo gli sci e tenendoci sul lato DX faccia valle, sciamo giù tenendoci fuori dalla zona crepacciata. Le nuvole hanno cominciato a farsi molto fitte. Attraversiamo rapidamente la piatta vedretta di Fumo e saliti da un comodo e diretto canale immediatamente sotto l’accesso estivo alla cresta della croce, riprendiamo la traccia di andata e, tolte le pelli, scendiamo al passo e da qui in Lobbia.
Un provvidenziale piatto di pasta per tirare il fiato, poi ripartiamo per rientrare. La nebbia è diventata densissima. Sciamo su bella neve dal rifugio fino alla base della vedretta del Mandrone, poi ripelliamo e, a tentoni, saliamo fino al passo Tredenti. La nebbia è estremamente fitta, sbagliamo percorso un paio di volte. Raggiungiamo il passo alle 18.00 circa. La salita è resa più agevole dalla traccia marcata e dalle paline della Adamello Ski Raid che aiutano l’orientamento.
Il Pisganino è un parco giochi e la nebbia fortunatamente si dirada superato il passo Tredenti. Su bella neve farinosa, con una sciata rilassante raggiungiamo il sentiero della val Sozzine che sta ormai facendo buio. Con le frontali scendiamo, cauti, lungo il sentiero innevato finché le condizioni lo permettono. Poi, spallati gli sci, 20 minuti a piedi fino alla seconda auto lasciata all’imbocco della Val Sozzine.
Giro splendido, 3100D+, 16H, 38km di sviluppo, troppi cambi assetto.
FOTO 1 – La discesa delicata dal passo di Cavento, a dx la traccia verso S
FOTO 2 - In vetta
FOTO 3 – Sotto il passo di Cavento, durante il ritorno.
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