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   SALIMMO e scendemmo..a stento, 28/05/2016
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Onicer  fabiomaz      
Gita  SALIMMO e scendemmo..a stento
Regione  Lombardia
Partenza  PontediLegno, rif. Petitpierre  (1920 m)
Quota arrivo  3115 m
Dislivello  1200 m
Difficoltà  BSA+
Esposizione in salita  Nord
Esposizione in discesa  Nord
Itinerari collegati  nessuno
Neve prevalente  Marcia
Altra neve  Marcia
Rischio valanghe  2 - Moderato
Condizioni  Mediocri
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Nella consueta bagarre pregita poche le certezze, molti i dubbi. Chi c'è, chi non c'è, fa caldo, fa freddo, troppa neve, poca neve, roccia? boooh!
Alla fine dal mazzo salta fuori l'asso di Peggy, con cui quest'anno, a parte salire e scendere dal sentiero del Coca, a volte respinti a volte più morti che vivi, ben poco abbiamo fatto.
Gita quindi! Su neve e stavolta - anche solo per scaramanzia - la cima non ci deve sfuggire. Temperature subtropicali sconsigliano ambienti orobici, impegni personali impediscono partenze anticipate al venerdì per gite di medio-lunga gittata. Depennando la lista resta fuori la cima Salimmo, gita di ripiego con bonus scialpinistico. La propongo al Peggone, che non scia, e al solito accetta.
Formazione mista delle confusionarie uscite tardo primaverili. Peggy ciaspolato, io scimunito, vaga idea di vedere se per congiunzione astrale favorevole ma improbabile è sciabile il Faustinelli.
Avvicinamento da faraoni in panda fino al Petitpierre, strada più che buona.
Poi sentierino pianeggiante e comodissimo per venti minuti/mezz'ora direzione conca di Pozzuolo. Breve risalita per ghiaione e poi io calzo gli sci. Gita col Peggy finita, da qui in poi i ritmi personali si fanno molto diversi e parte il consueto tango vado/ti aspetto. D'altronde ci siamo già ragguagliati sui più piccanti sviluppi delle rispettive esistenze. Nel frattempo, più un alto, una peculiare formazione di paravalanghe si rivela essere un nutrito gruppo di alpinisti che ci precede seppure seguendo una linea di salita diversa.
Filo di bava alla bocca e appena il Peggy scompare dietro un dolinone parto all'inseguimento.
Li ribecco quando sono già nel canale Faustinelli. Salgono compatti capitanati da un squillante voce femminile che distribuisce con sapienza ordini e ruoli (foto 1)
Ci manca solo di mettersi in fila dietro una donna (la Cri). Mi butto nel sedicente canale "Lauretta", o comunque si chiami la variante di sinistra (foto 2)
10 metri di ghiaccio sembrano riservare dolci promesse...senonchè subito dopo i 10 ne seguono 30 di neve granita inconsistente e fonda quasi un metro, o almeno così mi pare.
A far gli ultimi 5 metri ci metto 10 minuti e sudo le classiche 7 camicie. mentalmente tengo la contabilità delle imprecazioni.
Nel frattempo, vista la mal parata, il Peggy si è buttato sul Faustinelli, oramai ben gradinato.
In cresta e in vetta ci ritroviamo a contemplare insieme lo spettacolo glaciale (foto 3). Bellissimo!
In discesa escludo immediatamente il Faustinelli e anche la "Pala ghiacciata" (quando? 50 anni fa!) si preannuncia penosa. Neve marcia e sfondosa alternata a svalangate e spruzzatine di crosta non portante. Roba da palatini fini. Tant'è..con gli sci scendo comunque..però fatica maiala, potevo almeno portarmi gli scioni!
Qualche curva decente riesce solo nel polentone dei pianori in basso.
Poi pausa di un'ora abbondante ad aspettare che i pedestri se la sbrighino nel pantano sfondoso. Da lontano osservo i puntini che scendono lentamente dalla montagna. Mi sento tanto Orazio - o Seneca? - che dall'alto della scogliera osserva i marinai guadagnare faticosamente il porto attraverso la tempesta. Pensando alla tempesta dolcemente mi assopisco. Che gran cosa, comunque, saper sciare e soprattutto saper sciare comunque.
Alla fine arriva anche il Peggy e, tolti gli sci, chiudiamo la gita trotterellando sulla ganda pianeggiante che ci porta all'auto.
Cima portata a casa. Che sia di buon auspicio per la stagione che arriva.
Ora che ho trovata la strada al Faustinelli ci tornerò di certo con un bel polverone invernale.





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