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   in bici ai Rif. Calvi e Gemelli, 03/06/2006
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Onicer  oscarrampica
Regione  Lombardia
Partenza  pandino  (0 m)
Quota massima  1100 m
Dislivello  1100 m
Sviluppo  100 km
Tipologia  AM - All Mountain
Difficoltà  II / S0 ( S0 )
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni Salita  Ottime
Condizioni Discesa  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Nel 1988 ormai lavoro alla Landis e qualche giorno di ferie va sfruttato come un capitale che non m’interessa invece di metter da parte dal punto di vista economico e allora fughe vs i monti.
Non ho ancora l’auto e allora le ruote di una bici da corsa da poco diventan le mie ali di libertà. Così in queste due gite mix fra bici ed escursionismo.
Nei giorni dal 22 al 24 aprile inforco la bici( non ho ancora l’auto)e parto per Carona. Zaino sulle spalle con tutto il materiale alpino,scarponi compresi , 100 km di bici e successiva salita al Rif. Gemelli per passarvi un paio di giorni in totale isolamento. Parto alle 9 e 6 ore dopo arrivo a Carona dove lego la biciche mi servirà per il ritorno. Dopo aver rifatto lo zaino ed essermi commutato da ciclista ad alpinista, mi rilasso un poco e alle 16.30 carico come un muletto inizio a salire dai 100mt del paese ai 2000 del rifugio che raggiungerò al buio alle 20.30. Sul diario trovo scritto che salgo come un automa senza energie facendomi strada nella neve alta e col dubbio serpeggiante di non riuscire al buio a scorgere il rifugio o a darrivarci e dover quindi magari passare la notte all’addiaccio. Ma alla fine, sfinito, ce la faccio. E che piacere aprire la porta metallica e poi accendere la luce del locale invernale. Potermi appoggiare all’asciutto, e presto al caldo, dopo una giornata veramente tremenda. E che bello infilarsi sotto le coperte al calduccio aspettando e non riuscendoci il momento in cui il timer avrebbe spento la luce.
Il giorno dopo sveglia alle 9 e bel sole fino a mezzogiorno quando consumo un pasto liofilizzato. Poi nel pomeriggio nuvole tuoni e pioggia scatenavano le loro forze e io tranquillo come un esploratore inglese dei tempi che furono, mi ritrovo a sorseggiare il tè mentre fuori grandina. Poi alle 19 inizia a nevicare: fantastico! E mi addormento nei sogni che già sfumano nell’indomani,nel ritorno.
Alle 8 abbandono l’invernale e ben riposato arrivo alle 10 a Carona, mi ritrasformo in ciclista e senza prudenza mi metto a pedalare tornando a casa per le 15. Soddisfatto di me.
Nel ponte dell’immacolata, forte della bella esperienza primaverile e pronto a sfidare il gelo, comincio a pedalare nel buio dell’8 dicembre e mi lancio vs Carona con l’intenzione questa volta di salire al Calvi.
Raggiungo carona dopo 7 ore e avvio le consuete trasformazioni d’abbigliamento da ciclista ad alpinista e prendo a salire in direzione del rifugio alle 13.30. L’alta neve mi fa perdere a volte l’orientamento non essendo visibile il sentiero e quando mi coglie il buio e si spegne la pila, vivo attimi di paura perché temo seriamente di non riuscire ad individuare la traccia vs il rifugio ormai mia unica ancora di salvezza. Giro e vago nella neve seguendo d’istinto tracce o avvallamenti e quando temevo il peggio acuendo la vista e i sensi alle 18 nel buio più assoluto capisco emozionandomi di averlo trovato ed entro nella luce e nella pace.
Rilassandomi finalmente. Passo la giornata del 9 dicembre sulla scala fra vento e sole a scrivere dell’uomo della fede, di dio e della natura.
Il giorno dopo scendo in 2 ore a Carona e in altre 5, recuperata la bici,sono nuovamente a Pandino.
Pronto per il turno serale in Croce Bianca.
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