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   riten(Tua)..sarai più fortunato, 11/06/2024
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Lombardia
Partenza  Valbondione  (880 m)
Quota attacco  2300 m
Quota arrivo  3038 m
Dislivello della via  600 m
Difficoltà  AD ( pendenza 75° / IV in roccia )
Esposizione in salita Est
Rifugio di appoggio  Rifugio Coca (1892 m)
Attrezzatura consigliata  Due attrezzi, una vite da ghiaccio ed un paio di chiodi da roccia
Itinerari collegati  Pizzo Redorta (3038m), canalone Tua
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Pessime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento La preparazione per la maratona, la morte di Miki, mi han tenuto lontano dalle amate montagne. Quando dopo tanti tentennamenti finalmente con Ste troviamo l’accordo per il canale Tua mi ritrovo a preparare il materiale emozionato come dovessi uscire con una ragazza per l’appuntamento della mia vita. La stagione è avanzata ma complici gli ultimi temporali e le temperature non elevate speriamo di trovare il canale innevato e con i salti ancora coperti. E’ molto che manco dall’Alpe e ogni volta mi ritrovo sorpreso di questo amore che non mostra cedimenti: ogni volta è quasi come fosse la prima volta. Poi questa volta si fa sul serio e quindi serve concentrazione già da casa per avere tutto l’occorrente. Ho pensato in questi giorni parlando con un’amica al valore della vita e a quanto abbia senso uno sport potenzialmente pericoloso come l’alpinismo. Riflessioni già consumate negli anni e che ad un certo punto dopo un paio di rischi mortali mi avevano posto il dubbio se continuare, smettere o modificare il mio alpinismo. Avevo sintetizzato le riflessioni nella massima: montagna luogo privilegiato per l’incontro con Dio e avevo compreso che andare in montagna per me non era un divertimento ma una necessità, una passione che nasce da sentimenti profondi ed interiori lontani da ogni spirito agonistico e non legata ai risultati raggiunti. Alpinismo come realizzazione spirituale e personale. Perché non riesco ad accontentarmi di una passeggiata o di un’escursione semplice fino alla cima? ..perchè pur piacendomi non placano la mia fame d’infinito che si nutre di spazi selvaggi, di situazioni avventurose e di battaglie fisicamente stimolanti. Non è il senso della mia vita ma il desiderio di una vita appieno vissuta, un seguire le forze fisiche e mentali che mi sono state date e che di piccole sfide si nutrono. Poi come nascondere che l’ambiente alpino o certe avventure possano anche mettere a rischio la propria vita ..ma ciò non significa non considerarla un dono inestimabile ma proprio perché dono inestimabile dev’essere spesa nella realizzazione del proprio sé e non in una sterile difesa del corpo fisico. La mente è una parte fondamentale e va tutelata più del corpo fino a poter dire che bisogna aver più paura di non vivere che di morire. Basta. Parto nel pomeriggio del 06/06/2024 dopo la notte al lavoro e non avendo potuto riposare al mattino perché solo in casa, ho dovuto coccolare Noemi. Dormo due ore, saluto dani e m’infilo in auto verso Casnigo dove m’attende Ste che abbraccio..mi sembra incredibile che mi dica che l’ultima volta che abbiamo fatto qualcosa insieme risalga alla Sardegna, all’incredibile viaggio di Selvaggio Blu. Saliamo sulla sua auto e veleggiamo verso Valbondione dove ormai tocca acquistare il park a 5 euro 8 a meno di fermarsi al parcheggio dei bus…ma l’abbiamo scoperto dopo..). Alle 17.30 iniziamo la salita gravosa verso il Rif. Coca dove dormiremo nell’invernale. Saliamo di buon passo tenendo conto del carico e del caldo. Due ore dopo incrociando vari stambecchini entriamo nell’accogliente locale invernale tutto per noi. Ste come nei giorni precedenti è teso, ha paura, non è il suo forte la neve e il ghiaccio ed è costretto a puntare su di me. Io per alleggerirgli i pensieri lo prendo per il culo con battute del tipo la paura è solo Tua o tutta Tua oppure Vita Mea Mors Tua..e tra una risata e l’altra ci addormentiamo sotto i vari strati di coperte. Dormo bene anche a causa del sonno mancante e sento solo Ste ad un certo punto uscire dopo una serie di lamenti( attacchi di panico mi racconterà al mattino..). Alle 3 suona la sveglia e ci prepariamo rimpiangendo i miei beveroni dimenticati a casa. Non c’è freddo e alle 3.45 siamo al buio frontali accese a risalire verso il laghetto di Coca che brilla illuminato e circondato da muri di neve mezz’ora dopo. Sembra di essere in Groenlandia tantè che pochi minuti dopo i fasci delle frontali ci mostrano enormi blocchi di neve disseminati qua e là, resto sicuramente di una valanga precipitata qualche giorno fa. Cè tanta neve nella conca e questo ci sembra un buon segno. Poco prima risalendo un paio di ragnetti erano passati nel fascio della mia luce e sgambettando fra la neve s’eran dileguati..due come i salti impegnativi che dovremo affrontare..buon auspicio avevo pensato. Attraversiamo la conca mentre piano piano la luce scioglie la notte e iniziamo a vedere a sinistra la nostra via. Non ci son dubbi di orientamento e scarto in direzione della striscia lattiginosa del Tua che sanguina chiara fra i lembi di pelle della montagna. Mi sembra magro il canale, con poca neve…vedremo. La neve non essendoci rigelo per via delle temperature sopra lo zero è abbastanza fradicia e cerco di salire il più possibile senza calzare i ramponi e alle 5 sfruttiamo un’insenatura laterale per calzarli e tirare fuori le picche che dopo diventerebbe troppo faticoso per l’aumentar della pendenza. Siamo all’attacco e mi fa piacere vedere Ste partire deciso un quarto d’ora dopo. Pochi minuti dopo entriamo con un poco di pathos nell’enorme rigola che si è creata perché lateralmente la pendenza è maggiore e la neve troppo molle. Si sale bene,passo davanti e dico a Ste che bisogna stare attenti perché tutto quello che cade dall’alto entrerà in questa pista da bob e noi non dobbiamo diventare dei birilli. In alcuni punti i bordi di neve superano i due metri e sembriamo soldati in trincea. Saliamo ma la svolta a sx che ci permetterà di scoprire il nostro futuro è sempre davanti da raggiungere mentre noi arranchiamo fra balzelli di varie pendenze con qualche passo anche a 60°. Situazione inedita per me, rispetto alle due volte precedenti. Alle 6 curviamo e vedo il primo risalto scoperto. Mai successo, mi avvicino e quando lo raggiungo capisco che non si può affrontare direttamente: a destra un muro verticale di neve cade sulle rocce coperte di verglass mentre a destra forse una possibilità c’è e nonostante il disappunto di Ste provo a forzare l’uscita dalla rigola quasi verticale per poi guadagnare il terrazzo inclinato superiore con pendenze attorno ai 70°. Mi sembra fattibile e avanzo fino a trovarmi sulla verticale del salto: volare qua sarebbe la fine ma la neve è sicura fino a quando arrivo ad una piccola fascia di verglass che però con un poco di attenzione riesco a superare. Ste mi dice di lasciar perdere, io gli dico di seguirmi ancora un poco mettendo i ramponi nei miei buchi perché più avanti dovremmo riuscire a rientrare nel canale. Ste vede una sosta e questo lo rinfranca. Scendiamo quasi in verticale il paio di metri di muro che ci separano dal canale e Ste raggiunge la sosta per assicurarsi e assicurarmi nel tentativo di sorpassare il secondo risalto che offre a sinistra un muretto verticale roccioso e a sinistra un tratto appoggiato ma molto verglassato sul quale mi piacerebbe provare a mettere le picche. Ste è poco convinto ma mi lascia provare: salgo quasi dritto per pochi metri su neve inconsistente e comincio ad armeggiare con le picche per crearmi uno spazio dove poter poggiare i piedi sotto il muretto roccioso e poter studiare la situazione per affrontare il saltello verglassato. Ma Ste non ne può più e mi dice di lasciar perdere che poi non sappiamo cosa troviamo oltre e ha paura di venire a trovarsi in una situazione di non ritorno. A malincuore lo ascolto, smetto col lavoro di pulizia e scendo alla sosta. Sono le 7 e gli chiedo se vuole sfruttare la sosta per essere calato con i 30 metri a disposizione. La corda finisce prima del tratto con la fascia ghiacciata ma dall’alto non mene accorgo. Recupero la corda, la metto nello zaino e inizio a scendere trovando la cosa più impegnativa perché i buconi fatti in salita garantiscono meno presa e le picche anche nella neve già scavata dai passaggi precenti. Poi vedere il canale giù sotto di noi non aiuta ad avere pensieri positivi. Con disappunto vedo che Ste ha continuato a scendere senza aspettare e arrivo sopra il tratto ghiacciato e mi sento improvvisamente solo e titubante. Ho paura di cadere perché i nostri passaggi e il suo in discesa l’hanno ripulito e non trovo neve portante per il rampone. Armeggio senza trovare immediatamente il passo da fare. Mi manca un appoggio per il piede. Mi rialzo, respiro e cerco di sistemare meglio le picche in modo che possano trattenere un eventuale scivolata. Fatto. Poi scalcio col piede destro e un secondo dopo sono fuori pericolo scendendo oltre il ghiaccio vivo. Un poco ansimante scendo da Ste che mi dice di aver perso 5 anni di vita in quel punto perché gli è partito un piede e si era visto giù. Lo rimprovero perché avrebbe potuto aspettarmi e avrei potuto calarlo usando la corda. Comunque dai è fatta e riprendiamo a scendere nel rigolone. Mi rendo conto di quanto la pendenza sia maggiore rispetto ai periodi di buon innevamento e scendiamo prestando attenzione anche perché la neve nel frattempo è sempre più fradicia e temo sempre che dall’alto possa arrivare qualche brutta sorpresa (Nico Monviso evitò per puro miracolo un sassone che lo sfiorò appena). Sono dietro e cerco di trovare il modo di uscire dalla rigola perché ora è arrivato anche un timido sole e la temperatura alzandosi favorisce lo scollamento delle pietre tenute insieme dalla neve. Ma son troppo alti i muri laterali. Poi trovo il punto giusto e m’inerpico sulla parete uscendone. Invito Ste a fare altrettanto ma non m’ascolta: poco dopo sento il fshhhhh di una grossa pietra da 10 kg che scivola nella rigola pronta a bocciare il mio compagno. Lo avviso e fortunatamente essendo piatta fa molto attrito sulla neve marcia e quindi la velocità moderata permette a Ste di evitarla. Mi ringrazia ma non esce dalla rigola che forse lo fa sentire più al sicuro. Io mi barcameno sui lati in neve abbondante e fradicia al limite dello smottamento e alcune scivolate con trattenuta di picche mi indispettiscono e spaventano un poco ma preferisco non tornare nella rigola e piano piano supero ste e arrivo un poco prima di lui al termine del canale. Un lampo mi assale è prestissimo, sono solo le 8.30: punto ad un masso isolato sulla neve per fermarci a far colazione ed esporre il piano a Ste. Si accorge subito del cambio di direzione e me ne chiede il perché. Sospettando il suo disaccordo gli dico che andiamo a far colazione e poi con nonchalance che ripigliatici saliremo il Canale Centrale di Scais che è decisamente più facile. S’impenna mi da’ del matto e dell’highlander e che se voglio me lo faccio da solo. Insisto solo un poco, non ne vuol sapere e per la colazione puntiamo un masso più in basso e sulla via del ritorno. Mi dispiace ma capisco la sua stanchezza e la sua decisione mentre io continuo a sorprendermi di questa volontà che non si stanca mai di stimolarmi a dare sempre tutto quello che ho. Mi conosco e so che rallento ma non cedo finchè la testa funziona. Ci beiamo al sole e mangiamo rilassati liberandoci dai ramponi e poi passiamo dal Rifugio (h 10) dove ci spogliamo per la temperatura che è ormai quasi estiva appendendo tutto agli zaini stipati. Scendiamo con comodo e terminiamo la giornata a Valbondione in un bar con birra e patatine..in attesa della rivincita. Poi in auto come sempre con Ste parliamo di vita di coppia e di vita..ed è sempre bello. Non mollare Ste..nuove avventure ci aspettano, se vorrai. Foto1 salgo in trincea Foto2 Ste in sosta sotto il salto2 Foto3 Ste in discesa appena sopra la fascia gelata
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