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   Traversata dei Lyskamm, 29/08/2012
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Valle d'Aosta
Partenza  Passo dei salati  (2900 m)
Quota attacco  4200 m
Quota arrivo  4527 m
Dislivello della via  350 m
Difficoltà  AD+ ( pendenza 45° / III in roccia )
Esposizione in salita Varia
Rifugio di appoggio  Gnifetti e sella
Attrezzatura consigliata  ramponi corda, viti ghiaccio per sicurezza o tratti di ghiaccio duro
Itinerari collegati  nessuno
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Finalmente dopo qualche estate attesa invano Max riesce ad concordare la possibilità di star fuori una notte e allora stappiamo il nostro sogno di andare a provare l’equilibrio dei nostri ramponi sulla famigerata e affilata cresta dei Lyskamm. Come al solito l’ineccepibile macchina organizzativa dell’amico si mette in moto e tutto è prenotato e pronto per il viaggio che avviene con insolita tranquillità visto che il primo giorno(28/08/2012) prevede solo l’arrivo alla Capanna Gnifetti. Sceso dalla funivia, fraternizzo con gli stambecchi numerosi e socievoli più del mio compagno sempre pronto ad arrabbiarsi per le mie continue dimenticanze o sufficienze a dir suo. In realtà ci vogliamo un gran bene da tempo e questa avventura diventerà pietra angolare della nostra amicizia. Lasciamo il Passo dei Salati o Colle Inferiore delle Pisse,(h14, 2936m) punto di arrivo delle stazioni delle funivie provenienti da Alagna e da Gressoney e per un buon sentiero su macereto, superando alcune balze, , si sale verso lo Stolemberg, 3202m. A un centinaio di metri dalla vetta, piegando a sinistra sul versante valdostano e attraversando un tratto scivoloso (rocce serpentinose),si scende al Colle Superiore delle Pisse, 3112m, con qualche tratto attrezzato con corde fisse. Il sentiero sale in cresta e porta al Colletto dell'Acqua, 3200m circa, da dove con un breve strappo si raggiunge la vecchia stazione di Punta Indren, 3254m . Con una traversata verso nord-ovest in territorio valdostano, su sfasciume residuo del Ghiacciaio d'Indren, si raggiunge la nuova stazione della funivia a quota 3275m. Da qui l'itinerario diventa alpinistico; occorre attraversare il Ghiacciaio di Indren (crepacci), superare il bordo roccioso delle Roccette Casati, tratto attrezzato da scale e grossi cavi, salire il Ghiacciaio del Garstelet e raggiungere la Capanna Giovanni Gnifetti, 3647m dove arriviamo due ore dopo la nostra partenza, chiaccherando con calma insolita viste le nostre abitudini. A fianco della capanna, la bella chiesetta della Madonna dei Ghiacciai, situata su uno spuntone di roccia. Sistemati nella nostra stanza, bella in legno, passiamo il resto della giornata fino a prima di cena a gironzolare per i dintorni e l’inizio del ghiacciaio per imprimerci nella mente il percorso dell’indomani. Ceniamo nella festa e nello schiamazzo del rifugio in in atmosfera giocosa e chiassosa..e poi a nanna cullati dalle nostre paure e dai nostri sogni di gloria. H 4 freddo cane fuori dal rifugio con le luci della pianura che provano invano a scaldare il cielo metallico e gelato della nostra quota. Una foto e via dentro al caldo per una rapida colazione e mezz’ora più tardi leviamo le ancore e facciamo stridere le punte dei nostri ramponi sulle rocce che precedono la discesa sul ghiacciaio. Croc croc, ritroviamo il piacevole e confortevole rumore dei ramponi che nel buio silenzioso e freddo della notte ci tengono compagnia e parlano ai nostri silenzi. Risaliamo il crepacciato ghiacciaio del Lys in direzione N puntando diritti verso il colle omonimo e lasciando sulla destra la marcata traccia che porta alla Capanna Margherita. Siamo soli e la cosa ci convince poco, fa molto freddo e tira vento ma il cielo è stellato. In meno di due ore arriviamo oltre il colle del Lys a quota 4250mt. lasciando sulla destra il Balmenhorn. Giungiamo così alla base della nevosa cresta est, che si percorre sul filo salendo in direzione della Cima della Scoperta. Il vento ci investe, non fortissimo ma sufficiente a far precipitare la percezione della temperatura. Barcolliamo intontiti e indecisi mentre il buio scolora verso le tinte del giallino rosa. Max espone i suoi dubbi che hanno solo l’effetto di caricarmi e comincio a pestare la corazza ghiacciata che ci sta davanti che però oppone una dura ma non insuperabile resistenza…e così guadagnare i primi difficili metri di salita ci fa uscire dalla zona panico ed entrare in quella comfort…e poi basta girarsi indietro per vedere il film che stanno proiettando in cielo: Dufour, Zummstein,Gnifetti,Parrot,Ludwigshohe, Corno Nero su sfondo che vira in tutte le tonalità del gialo,arancione rosso e azzurro. In primo piano la crestina da noi discesa splende di ghiaccio lucente a ricordarci l’ostilità del luogo in cui abbiamo la fortuna di trovarci. Siamo solo in questo Paradiso d’alta quota e proseguiamo dopo qualche foto d’ammirata contemplazione alla ricerca di un poco di calore da trovarsi nel movimento. Continuiamo a salire lungo l'affilata cresta ripida fin da subito (45°), sino a raggiungere la cresta, sempre esposta ed affilata, prima della Cima della Scoperta (4335 m, h7). Ora la cresta spiana decisamente, ma la nostra meraviglia è data dal sole che colora d’arancione il pendio nevoso della Cima Est. Riprendiamo a salire il nuovo ripido pendio (45°) abbastanza aperto, dove l'esposizione non si sente più come nel tratto iniziale e saliamo sentendo la quota incontro al sole che scende verso di noi. Lo incontriamo alle 7.30 quando la cima è ormai a portata di mano e la luce rendendo anche più morbida la neve azzera completamente le nostre inquietudini: sarà una giornata meravigliosa. Poco dopo l'innesto da sinistra della cresta sud (cresta Sella) alcuni brevi e facili passaggi su roccia ci conducono in vetta, alla croce di Lyskamm Est (q.4527,h7.45). Siamo in pieno sole e in piena gioia nonostante i polmoni soffino a fatica nell’aria fine della quota. Si respira a labbra socchiuse anche per provare a mitigare il bruciore che provoca l’aria così fredda. Bellissimo da quassù vedere la nostra traccia segnare la cresta sinora percorsa. Dopo le foto di rito, comincia la traversata verso la cima Occidentale, lunga circa 4km. Dal solido granito dove ci siamo crogiolati per qualche attimo, scendiamo la cresta nevosa dall’altra parte e quando siamo scesi la fotografiamo: meravigliosa pinna di neve che s’alza nel cielo che si fa ora un poco più velato. Si perdono immediatamente un centinaio di metri di quota su un pendio ampio e facile che ci concede di vedere la famosa “nord-del-lyskamm”. Sempre su neve traversiamo, oggi molto comodamente, dopo la discesa in orizzontale per ampi tratti con grandi viste sulla precipite e sottostante parete nord avvicinandoci all’altra punta. La cresta rimane sempre molto aerea ed affilata, da seguire fedelmente, ma mai troppo difficile. Ci fermiamo un momento a contemplare tutte le cime che ci si paran davanti..e molte anche sotto: Cervino,Dent Blanche e d’ Herns, Breithorn, Polluce e poi riprendiam la cavalcata per onde nevose sulle quali surfiamo il nostro entusiasmo. Prima dell’unico tratto di misto, troviamo un piccolo tratto in cui guardar giù a nord fa venir cattivi pensieri e un tratto in cui la cornice tende a sfondare costringendoci a prestar attenzione per evitare di trovarci a sperimentare la velocità che si aquisirebbe su quell’immenso scivolo che termina novecento metri sotto sul Grenzgletscher. Affrontiamo il breve risalto roccioso(passo III) prima della vetta e la raggiungiamo(q.4481) poco prima delle 9 in un improvviso peggioramento delle condizioni meteo con vento e nubi basse che ci oscurano completamente la vista. Poco dopo la cima una schiarita ci permette di vedere la cresta di discesa ma un errore di lettura e il successivo abbassamento delle nubi ci portano a seguirla piuttosto che a scendere lungo la parete O del Lyskamm Occidentale e la sua via normale. Capiamo di esser fuori via perchè, la traccia sparisce completamente e perché troviamo alcuni tratti con ghiaccio mooolto vivo che ci mettono un poco in difficoltà. Ma alla fine con calma e pazienza gradinando e spicozzando ne usciamo e ci riportiamo sulla via giusta: abbiamo praticamente fatto un semicerchio invece di scendere direttamente e verticalmente rimanendo vicini al costone roccioso che delimita la parete. Dal basso vediamo altri alpinisti scendere, dove noi abbiamo continuato a seguire il filo di cresta spostandoci così verso sinistra. Sono le 10, scattiamo qualche foto al panorama che è tornato visibile vs la parete ovest da cui saremmo dovuti scendere e verso il Castore, e riprendiamo a scendere la bella e sinuosa cresta nevosa vs il grande, bellissimo e candido pianoro che anticipa il colle del Felik (4061 m) che raggiungiamo alle 10.40. Il meteo nel frattempo è tornato splendido ed esplode la nostra gioia guardando il profilo della nostra grande traversata che ormai non ci fa più paura. Fotografiamo questo universo di neve e i grandi seracchi che dominano la scena sotto il naso poi iniziamo a scendere il grande e a tratti seraccato plateau nevoso che degrada pigramente verso il Rif. Quintino Sella (3585mt.) posto a 3585 metri di quota alla base del ghiacciaio del Felik e dove arriviamo alle 11.30. Luogo che rappresenta il confine tra la roccia e i ghiacci perenni del Monte Rosa. Poco dopo mezzogiorno iniziamo a scendere sulla pietraia sotto il rifugio fino a raggiungere l’obbligato percorso attrezzato con funi e ponticelli che velocemente per creste sfasciumate, divertenti e un poco esposte ci fa perdere di quota. Poi terminata la corda di protezione e la cresta, per pietraie e lungo la morena finale, arriviamo prima al passo di Bettolina 2905 m e poi al Colle Bettaforca (q.2727mt, h15). Ora scenderemo in funivia, ce lo siamo meritati…e gioia sia. Grazie fratello Max. Durante il ritorno in auto, una telefonata di mia moglie con la voce rotta dal pianto mi fa preoccupare. Mi spiega che si è trovata un nodulo al seno che non la convince..la tranquillizzo e comunque concordiamo che domani andremo subito a Milano per un controllo. L’esito della visita è abbastanza preoccupante e il giorno 26/9 data del nostro anniversario la mia amata Dani entra in sala operatoria per l’asportazione di un tumore maligno infiltrante. Andrà tutto bene e dopo anni di chemioterapie e controlli la remissione si può dire completa. Grazie Dio delle nostre vite per averci concesso la guarigione.
Foto1 alba al pendio d’attacco Foto2 io in cima al Lyskamm Est Foto3 Max oltre cima Est

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