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   PIZZO BERNINA, Via italiana, 28/07/2015
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Onicer  sorega   
Regione  Lombardia
Partenza  Val Malenco, Campo Moro  (2000 m)
Quota attacco  3609 m
Quota arrivo  4049 m
Dislivello della via  440 m
Difficoltà  PD+ ( pendenza 45° / III in roccia )
Esposizione in salita Sud
Rifugio di appoggio  Rif. Marinelli, Rif. Marco e Rosa
Attrezzatura consigliata  da alpinismo, corda da 30 m, 1 rinvio
Itinerari collegati  nessuno
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Ascensione in ambiente glaciale maestoso, arrampicata su roccia, cresta finale aerea e gita complessivamente bella lunga sia il primo giorno che il secondo. Più completa di così la salita al Bernina per la via italiana non potrebbe essere. Le condizioni generali sono nel complesso ottime nonostante la prolungata fase di caldo che ha aperto enormi crepacci specialmente sul canale d'accesso alla Marco e Rosa.
Dopo una breve tappa con bevuta al Rif. Carate e una sosta più "sostanziosa" al Rif. Marinelli abbiamo proseguito verso il Marco e Rosa. La Vedretta di Scersen Superiore si attraversa agevolmente su buona traccia superando diversi crepacci su ghiacciaio nudo. Quando il pendio inizia a diventare più ripido e si sale in direzione del canale che sfocia alla Forcola di Cresta Aguzza si deve fare atenzione ai crepacci più insidiosi coperti dalla neve. Se ne aggira dapprima facilmente uno a sinistra piuttosto che attraversare l'ormai debole ponte su cui passa la traccia. Si punta a un secondo restando a sinistra contro le rocce e lo si supera per un muretto di neve e ghiaccio di pochi metri. Oltre questo non conviene più seguire la traccia che sale sempre tenendo la sinistra del canale, perché si arriva ad un enorme crepaccio con un ponte di neve da paura che ormai non regge più. Arrivati qui noi siamo scesi per qualche metro nel grande crepaccio ostruito da grossi blocchi di neve e ghiaccio e siamo risaliti dalla parte opposta per un muretto di 5/6 metri che riporta poi nuovamente sulla traccia. E' molto più semplice, come invece abbiamo poi fatto in discesa, salire in diagonale a destra verso il centro del canale fin dove il crepaccio si chiude per poi tornare a sinistra salendo in direzione della prima scaletta della ferrata. Il proseguimento nel canale è al momento impossibile per la presenza di enormi crepacci che non si possono superare. Per forza di cose si sale per la ferrata che è agibile senza grosse difficoltà anche se molto ripida, a tratti esposta alla caduta di sassi e in condizioni non del tutto ottimali.
Il giorno dopo dal rifugio si sale facilmente fin poco prima dell'inizio del canale roccioso. Qui 6/7 metri di ghiaccio si superano con un po' più di attenzione e quindi si possono togliere i ramponi. Tutta la scalata è secca, tranne qualche tratto di cresta nevosa dove però si passa bene anche senza ramponi a patto di avere un passo fermo e sicuro, altrimenti è meglio rimetterli in questo tratto. Dalla cima si vede il Pizzo Bianco e la Biancograt completamente secca. Diverse cordate erano comunque impegnate anche su questa via di salita.
Il ritorno è stato fatto per il medesimo itinerario. Si possono fare eventualmente anche alcune calate sui tratti rocciosi più esposti e i numerosi ancoraggi consentono di evitare lunghe doppie (max 15 m). Il rientro passando dal Ri. Marinelli e quindi a Campo Moro non è da sottovalutare e prende poco meno tempo di quello di salita.
Con il grande Mario (Mario1964).
Altre foto a questo link: https://www.facebook.com/mauro.soregaroli/media_set?set=a.10207792911447206.1073741897.1426945726&type=3&pnref=story
Foto 1: Il superamento del muro di ghiaccio per aggirare il ponte di neve pericolante visibile alle spalle dell'alpinista
Foto 2: In vetta
Foto 3: Sulla cresta
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