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   Pizzo Bernina, Cresta N, Biancograt, 19/08/2007
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Onicer  gian54   
Regione  Svizzera
Partenza  Pontresina  (1774 m)
Quota attacco  3430 m
Quota arrivo  4049 m
Dislivello della via  1500 m
Difficoltà  D- ( pendenza 40° / IV in roccia )
Esposizione in salita Nord
Rifugio di appoggio  Capanna Tschierva
Attrezzatura consigliata  corda da 60, picca ramponi, 4 o 5 rinvii, 2 di viti da ghiaccio
Itinerari collegati  Pizzo Bernina (4049m), Cresta N, Biancograt
Rischio valanghe  1 - Debole
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Nonostante le previsioni sfavorevoli, sabato pomeriggio sono con Fiore alla Capanna Tschierva a rimirare la mitica cresta che si concede spesso nel suo splendore. La mattina successiva, alle 3 e 30, con un buio pesto e con il cielo coperto alla luce della frontale ci incamminiamo verso il Vadret da Tscherva. Calziamo i ramponi, ci leghiamo e saliamo il pendio che, con inclinazione sempre più accentuata ci porta alla Fourcla Prievlusa. Qui, raggiungiamo e superiamo 3 ragazzi partiti prima di noi, sarà l' unica cordata che vedremo sull' intero itinerario. Alla flebile luce del giorno che stà arrivando cominciamo la scalata della cresta rocciosa, dopo un paio di tiri, decidiamo di slegarci e proseguire senza corda. Raggiunto il colletto, inizia la cresta nevosa del Pizzo Bianco che è in in ottime condizioni, man mano saliamo la visibilità si riduce ulteriormente, non ci sarà la possibilità di sbagliare itinerario solo perchè siamo su di una cresta. Dalla vetta del Pizzo Bianco, si continua tenendo il filo di cresta, quindi con una calata in corda doppia si scende alla Breccia del Bernina. Ci leghiamo e scaliamo direttamente il torrione, sarà il tratto più impegnativo, le rocce sono sporche di neve e ghiaccio e visto il clima fà freddo. Ci sleghiamo e proseguiamo sempre sul filo di cresta, perveniamo così alla vetta del Piz Bernina, peccato non vedere nulla. Sempre in cresta raggiungiamo la vetta italiana e con un paio di doppie siamo sul pendio nevoso, da qui in breve " sbattiamo" contro il rifugio Marco e Rosa. La visibilità è molto scarsa, però fermarci potrebbe voler dire rimanere bloccati a lungo, visto che è previsto brutto tempo per qualche giorno. Decidiamo di proseguire seguendo le tracce, ci leghiamo e ci incamminiamo velocemente fortunatamente le tracce sono abbastanza evidenti. Dopo una ventina di minuti, una breve tenue schiarita, ci mostra dove siamo: circondati da enormi seracchi e la flebile traccia ne attraversa proprio uno appena avanti a noi. Riparto di slancio per superare prima possilbile questa zona, ora stiamo salendo, ad un tratto, d' improvviso il cielo si apre esce addirittura il sole per 5 minuti siamo sotto il Bellavista. Davanti a noi solo discesa, passiam dalla Fortezza, che superiamo con due calate e quindi il ghiacciaio del Morteratsch che ci terrà impegnati a lungo, fino alla carozzabile che porta alla stazione. La felicità di aver portato a termine la nostra "impresa", nonostante le previsioni avverse, è tanta, solo il rimpianto non aver goduto appieno i superbi panorami che l' ambiente ci poteva regalare.
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