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| Sfornioi Sud, 25/06/2026 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Regione | Veneto |
| Partenza | Pontesiei (800m) |
| Quota attacco | 2300 m |
| Quota arrivo | 2410 m |
| Dislivello | 110 m |
| Difficoltà | PD- / III ( III obbl. ) |
| Esposizione | Varia |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | en corda 30 m. e secchiello se si vuol fare la doppia sul passo chiave |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Buone |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | Ieri sera di ritorno dalla mia triade in val Prampèr, ho avuto una violenta discussione con mio padre che mi aspettava al varco con un assurdo foglietto su cui si era appuntato tutte le cose che non andavano nella casa o che a suo dire mancavano. Elenco che definirei abbastanza farneticante per usare un eufemismo. So solo che ad un certo punto non ho retto e gliene ho dette di tutti i colori. Lui se n’è andato a letto e io ho cervato di recuperare fra le poche energie mentali che mi erano rimaste dopo la lunga giornata di 12 ore e 2500 m. di dislivello. Non ne avevo perché le avevo bruciate col nervosismo e allora ho lasciato lì di concentrarmi sul cosa fare l’indomani con Marco, rimandando la decisione all’indomani. Quando ci sentiamo alle 7 del mattino del 12 06 2026, è in ritardo e allora cerco di riprendere a dormire aspettando la sua chiamata in cui mi annuncerà che è partito dandomi il via. Son quasi le 9 quando improvvisamente mi viene in mente che mio padre, solitamente mattutino, non si è ancora svegliato. Mi preoccupo e mi alzo temendo che possa essergli successo qualcosa dopo la rabbia di ieri sera. Mi sente entrare nella sua stanza, è sereno e mi dice che ha dormito bene e come un sasso ( ieri sera mi aveva accusato che quando c’ero io lui non riusciva a riposare…). E’ la sua maniera di chiedere scusa e allora lo abbraccio e gli dico scusa. Bene! Mi son tolto un peso e ora pianifico velocemente l’escursione decidendo di andare sullo Sfornioi Sud, l’unico dei tre che mi manca. Marco mi telefona e ci diamo appuntamento a Pontesiei, dove parte il sentiero che sale al Rif. Bosconero. Lasciamo la sua auto dove arriva il sentiero che scende dal Viaz de le Ponte, da cui vorremmo tornare (loc. I Casoni) e con la mia andiamo in Loc. Pontesiei (q. 825, h 11.45). Sopra di noi sfilano il gruppo del Bosconero e le Rocchette della Serra con la Cima Alta di Nisia e il Van che la fanno da padroni. Poco dopo passiamo dai cartelli del Pian del Mugon (q. 1000) e ad una deviazione assecondo l’intenzione di marco di deviare verso una fonte d’acqua (Aiva del Roka) dove incredibilmente troviamo una targhetta metallica che la segnala come Fonte dell’Eterna Giovinezza. Beviamo e facciamo scorta…che non si sa mai che sia vero. Passiamo poi da bellissime fioriture di maggiociondolo e poco dopo al Fos de Bosc Negre, bellissimo laghetto dalle acque verdi in cui non ci gettiamo immediatamente solo perché abbondantemente in ritardo sulla tabella di marcia. Dal Bosco sopra di noi, emergono la cuspide del Bosconero e la massiccia Rocchetta Alta, guadiamo un torrentello e passiamo dalla bella Casera Zot, sorta di ricovero nel bosco. Marco mi alleggerisce lo zaino dai pesi del materiale di arrampicata visto che il suo passo è decisamente più brillante del mio che sudo copiosamente, anche credo, per lo sforzo di ieri. Entriamo in un grande bosco di faggi, mi discosto un attimo per fare una foto ad una bella cascata e poi lungamente continuiamo a salire nel bosco che diventa di conifere fino a sbucare alle 13.15 nella bellissima radura che ospita l’ex casera ora Rif. Bosconero a q.ta 1450. Saluto cordialmente Riccardo con cui avevo fatto amicizia l’annoscorso quando qua mi ero fermato con giamba e poi comincia una lunga trattativa per sapere cosa fare perché le nostre intenzioni erano di dormire nel dormitorio pensando che il Rifugio fosse chiuso, mentre in realtà apriva proprio oggi. Anche loro non sanno cosa dirci, intanto lasciamo in deposito tutto il materiale da bivacco e alleggeriamo lo zaino lasciando solo l’indispensabile per la scalata allo Sfornioi. Poi avviene il fattaccio. Un signore dice di essere sceso da Forcella dei Matt e dall’interno una voce femminile chiede com’è il sentiero. Mi intrometto e dico (avendolo percorso lo scorso anno) ” Signora…quello non è un sentiero” con l’intenzione di sottolinearne l’imposssibilità ad essere mantenuto visto il terreno franoso su cui si snoda. Apriti cielo: esce la gestrice del rifugio che mi apostrofa per il mio intervento e molto arrabbiata non vuole accettare le mie scuse, dicendomi anche che secondo me sarebbe meglio se se ne restasse in cucina. E’ molto arrabbiata e non vuol sentir ragioni. Alla fine neanche Riccardo riporta la pace e concordiamo che stasera pagheremo il pernotto nel dormitorio. Alle 14 abbandoniamo la magica radura e la sua quiete (screzio con raffaella a parte..) e iniziamo a salire vs Forcella de i Matt. Passiamo sotto l’incredibile e triangolare parete della Rocchetta Alta alle cui spalle cerca di farsi largo il Sasso di Toanella. Superiamo il canalone che sale a Forcella Toanella e traversando verso sx andiamo a prendere il nostro. Con il Bosconero che ora sta alla nostra sinistra. Salendo Rocchetta Alta, sasso di Toanella e Rocchetta Bassa si delineano meglio e sembrano Tre Re Magi. Sculture spettacolari. Il canale franoso sale fra le pareti e lambiamo un residuo nevoso, passiamo vicino ad una roccia che getta acqua da cui mi abbevero e finalmente dopo l’erta finale scabrosa alle 15.15 approdiamo in forcella (q.ta 2065). Mi viene subito in mente quando l’anno scorso con Giamba ci approdammo dall’altro versante provenienti dal Viaz del Fonch e lui si stese a dormire sul praticello dove ora Marco si è seduto a mangiucchiare. Guardo dall’altra parte vs il friuli e il duranno, notando una bella torretta che non ricordavo dall’anno scorso e poi non del tutto sicuro guardo vs la salita che inizia con un traverso che non son sicuro passi alla base o sopra il fianco roccioso. Opto, giustamente per fiancheggiare il costone e mezzora dopo riprendiamo a salire. Nascondo subito il mio zaino col materiale che nn ci serve e mettiamo tutto il necessario in quello di Marco. Dopo il traverso si sale un fianco ghiaioso per accedere poi a dei praticelli di cresta, e deviare a destra per poi andare a raggiungere il basamento che sorregge il castello sommitale( h 16). Ricordo bene l’incertezza che mi prese l’anno scorso quando arrivato sotto il muro roccioso di 20 metri non riuscivo a raccapezzarmi con la relazione che parlava di percorso alternativo in cengia e con il fatto che non scorgevo nessun segno. Non mi sembrava impossibile forzare il passaggio ma non ero sicuro di essere nel posto giusto e alla fine aveva prevalso la prudenza ed ero tornato da giamba che aspettava giù in forcella. Ora invece c’è un ometto a certificare l’attacco e noto allora anche uno sbiadito bollino rosso. Marco è convinto di poterci provare e allora parto con lo zaino e la corda dentro. E’ il primo passo il più difficile e poi si arriva su una cengetta dove esulto perché vedo un cordino nuovo con chiodo parimenti. Bene se hanno messo un chiodo qua non ci ferma nessuno. Do indicazioni a Marco che mi raggiunge e poi affronto la rampa che ci porta fuori dall tratto di arrampicata che definirei con iniziale breve passo di III° e poi II+/II. Esulto felice, abbiamo superato l’ostacolo e ora davanti a noi un facile e largo pendio di massi disordinati che però pare terminare verso un ulteriore castello sommitale. Saliamo, dobbiamo scartare a sx, vivere un piccolo dubbio perché la prospettiva ci inganna e non cogliamo subito il traversino di collegamento in discesa che va a prendere con continuità la rampa successiva con cui ci riportiamo nuovamente sottoroccia. Continuiamo a piegare vs sx, superando un breve passaggino in camino (II°) con seguente cordone appeso ad uno spuntone e poi arriviamo sui precipizi del lato nord. Qui si scarta a Nord risalendo una facile ma aerea crestina che porta al passaggio finale costituito da un camino con masso incastrato dal quale penzola un cordino che vieto a Marco di utilizzare (ma non prima di essermi fermato un poco sospeso a fotografare sei primuline cresciute in un anfratto). Marco sale brillantemente e in pochi passi ci appare l’ometto di vetta. Cima di Sfornioi Sud, q.ta 2410, h 17. L’immagine principale è subito quella degli altri due Sfornioi: il Nord e il Mezzo che felici salutano. E alle nostre spalle i fantastici quattro in parata: dal Bosconero che sembra una vela spiegata dal vento, alla Rocchetta Alta e al Sasso di Toanella che sembrano due gemelli siamesi, e infine la Rocchetta Bassa che sta un poco in disparte perché timida e non all’altezza. Ruotiamo su noi stessi rivedendo insieme le montagne di questi giorni. Di nuovo spicca la cuspide vicina e possente del Sassolungo di Cibiana e soprattutto la grande vista che ricostruisco in seguito con Peakfinder di tutti quei monti dell’OltrePiave con cui grazie ai racconti di Luca e Diego sto cominciando a familiarizzare e che stanno entrando nei miei desiderata. Brillano di un sole pallido e lontano il Crissin, il Peralba, Pupera, Brentoni e Terza Grande. Poi più a destra le forme ardite del cridola, del Crodon di Giaf e del Monfalcon di Montanaia. Per ora solo nomi, conoscenze di vista. E poi oltre la spalla dello Sfornioi di Mezzo, le Marmarole: Pala di Meduce, cima di Vallonga, il Cimon del Froppa unito alla Croda Bianca dalla Cresta degli Invalidi, e dietro illuminata dal sole basso della sera, la Cima d’Ambata. E dietro il Cimon, in lontananza e diafana luce, Cima Undici e la Croda dei Toni. Indugio su queste cime nuove che aprono inediti orizzonti futuri. Nuovi cammini, nuovi sogni. Zoomo infine sul Bosconero e la sua parte sommitale alla ricerca vana di tracce della mitica cengia che vorrei percorrere domani. Poi ci facciamo un paio di selfie felici e come sempre viene il momento di scendere dalle spalle del sogno. Venti minuti dopo torniamo sui nostri passi, disarrampicando il caminetto finale e la crestina esposta e poi traversiamo fino al piccolo caminetto, al dorso del monte dove Marco ritrova la bandana che aveva smarrito e alle 18.10 ci fermiamo davanti allo spuntone dove è fissato un fettuccione con anello per calarsi alla base della montagna oltre il passo chiave. Si può scendere senza corda anche pervia della piazzola che divide il passaggio, ma preferisco usare la corda per dare un senso alla sua presenza e per evitare che possa succedere qualcosa proprio ora. E poi è un po’ un ripasso per me che ultimamente non arrampico molto e per Marco che ne ha fatte pochissime. Ci imbraghiamo allora; mostro a Marco come fare e mezz’ora dopo sono alla base della montagna a fare una foto del tratto chiave che corre a destra della corda ancora tesa. Intanto che Marco scende con tecnica un poco arrugginita, faccio delle foto al passo chiave e alla rampa d’accesso. Il Bosconero ci osserva silente nella quiete della sera con la sua grande vela al vento. Scendiamo a recuperare zaino e banca d’accesso e alle 19.15 siamo nuovamente in forcella. Verso oriente, Cima Laste dei preti e il Duranno, brillano del sole pallido serale e quest’ultimo frena un banco di nuvole che si spingono contro la sua parete senza avere la forza di superarla. Scena curiosa che mi ricorda quella volta all’Eiger e di cui racconto al mio compagno. Iniziamo a scendere il sentiero della discordia con le pareti del Bosconero a picco sopra di noi e poi all’uscita del canalone ci attende lo spettacolo della Rocchetta Alta che gonfia la sua parete di arancione mentre il Sasso di Toanella e la Rocchetta Bassa la guardano un poco invidiose, ormai condannate all’ombra serale. Un meraviglioso ed enorme triangolo d’oro sopra il quale non può non venire la tentazione di mettere le mani. Sarà per un’altravita… Esattamente un’ora dopo atterriamo nella radura assolata del Rifugio ed entro per cercare Riccardo che ci aveva dato info sulla salta. Trovo Raffaella tornata sorridente e scherziamo un poco. Quando poi arriva Marco, gli dico di non preoccuparsi che ormai siamo amici. Affamato Marco le chiede se si può mangiare una pastasciutta..e lei risponde “certo te la preparo”. Scherzando sul fatto che possa essere ancora arrabbiata con me le dico “hai usato il singolare tela preparo e non il plurale ve la preparo…perché chiaramente la fai solo per lui no? Dalla risata franca capisco che la diatriba della mattina è ormai acqua passata e poco dopo davanti ad una birra media e alla pastasciutta più buona che io abbia mai mangiato, siamo gli uomini più felici del mondo. Ci facciamo portare altro pane per non lasciare tracce di sugo sul piatto e poi prendiamo, belli sazi, la via del dormitorio. Ah che piacere stendersi e lasciarsi inebriare dalle lenzuola profumate. Fa molto caldo e sotto il piumino nn si riesce a stare. Mando una foto a casa a Dani e poi scivolo in un sonno a tratti interrotto fino alla luce del mattino. Anche oggi 1700m di dislivello, 15 km e 10 ore! Foto1 il muro Foto2 all’attacco della crestina e camino finale Foto3 calata al passo chiave |
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