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   Carè Alto, Traversata delle Creste da Est (Cerana) a Sud-Ovest, 19/07/2025
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Onicer  chesko   
Regione  Trentino Alto Adige
Partenza  Pian della Sega, Val Borzago, Spiazzo (TN) (1260m)
Quota attacco  3200 m
Quota arrivo  3465 m
Dislivello  300 m
Difficoltà  AD / III+ ( III obbl. )
Esposizione  Varia
Rifugio di appoggio  Rif Carè Alto, Biv Segalla
Attrezzatura consigliata  NDA (4/5 rinvii, inutili friend/dadi)
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Grandiosa traversata alpinistica sulle tracce della grande guerra, a cavallo delle creste granitiche del Carè Alto.
L'idea era salire dalla Est (via Cerana) e poi valutare di puntare al Corno di Cavento una volta messo piede sul ghiacciaio (Vedretta di Lares) durante la discesa dalla normale.
Arriviamo al parcheggio in tarda serata e, dopo un bivacco sotto le stelle, alle 3 siamo in marcia per una lunga giornata!
L'aiuto rifugista (gentilissima!), avendo probabilmente visto salire le frontali, ci aspetta in terrazza per comunicarci che il giorno precedente (18/07/25) le guide hanno riattrezzato la normale a fix e di conseguenza è altamente sconsigliato scendere dalla stessa causa resina ancora fresca. Di contro ci informa che la Cerana e la Sud Ovest sono state riattrezzate la settimana precedente, al ché convinco Fede a modificare i piani e di valutare la discesa dalla SO compiendo così la traversata.
La salita verso l'attacco è veloce e ben segnalata. Sul nevaio utili i ramponi.
Siamo l'ultima cordata ad attaccare ma non troveremo traffico lungo la via in quanto le altre sono tutte partite dal rifugio con un bon margine su di noi. Superati i primi metri in conversa c'è subito la famosa paretina di III+ ultra relazionata: nulla da aggiungere. Dopo la sosta procediamo in conserva godendoci l'ambiente davvero superlativo: il contrasto tra la calda luce del mattino, il granito chiaro e il ghiacciaio sullo sfondo rendono la salita molto appagante dal punto di vista estetico. La via abbonda di nuovissimi fix e bolli rossi, impossibile sbagliare. La gobba d'asino presenta tacche per i piedi da entrambi i lati e si scala con facilità nonostante la discreta esposizione (2 fix + sosta).
Raggiunta l'antecima appare la croce di vetta con gli ultimi 50 facili ma molto estetici metri, in un contesto dove abbondano i resti della grande guerra (baracche, cavi/paline e persino una teleferica). In vetta facciamo la conoscenza di un simpatico trio di ragazzi della Val Sabbia (BS) saliti proprio dalla SO i quali ci accompagneranno per buona parte della discesa.
In rete sono presenti poche e sommarie relazioni della cresta SO: noi siamo stati facilitati dal trio che ci ha preceduto e dai fix appena posizionati. Presenti sporadici (e talvolta sbiaditi) bolli rossi e/o blu. Serve un certo intuito, specialmente dopo il primo torrione (antecima da SO), poi i passaggi diventano più obbligati e non c'è rischio di sbagliare data la presenza di chiodi e anelli per le calate.
All'antecima c'è subito la prima calata (8/10 mt ca) che richiede decisione in partenza, poi si rimonta un piccolo torrione con pioli. Da qui si procede su terreno più facile fino a portarsi sul versante della Val di Fumo (facile sbagliare, attenzione ad ometti). Più in basso una seconda doppia di 15 metri vince una paretina appoggiata. Per cenge e canaletti si resta prima in prossimità del fil di cresta e poi si torna nuovamente sul lato della Val di Conca. Fatta doppia su un canaletto misto roccia/erba, evitabile disarrampicando (II). Si giunge quindi al canale/dietro spesso citato nelle (poche) relazioni presenti in rete. Qui abbiamo fatto due doppie da ca 25mt ma ci si può arrangiare con una lunghezza inferiore sfruttando i fix presenti o disarrampicando i tratti più facili. Al termine del diedro (resti di pioli e cavo metallico) procediamo in conserva protetta. Qui la parte più delicata della discesa: una serie di cenge ben ammanigliate ma parecchio esposte richiedono attenzione (I/II°).
Terminate le evidenti cenge ci si affaccia sull'ultimo torrione che ci separa dal bivacco. Fatta l'ultima doppia obbligata (25 mt ca) si scende quello che probabilmente è il passo più duro in salita, anche perchè esposto. Atterrati alla forcella (canalone detrico sulla sx) bisogna rimontare l'ultimo torrione seguendo bolli e fix (se fatto al contrario, presenti anelli di calata). In questa zona abbondano resti di rifugi ricavati tra le roccie, camminamenti e ripidissime scale di pietra. Raggiunto il bivacco Segalla restano altri due passaggi delicati (vetusti cordini fissi) per poi sopraggiungere al Passo delle Vacche (2872) dove finalmente possiamo rilassarci e togliere il materiale.
Nonostante non presenti passaggi che vadano oltre il III grado, la SudOvest è da ritenersi paragonabile se non addirittura più ingaggiosa nel suo complesso rispetto alla Est-Cerana, anche solo per la lunghezza e il dislivello da compiere su terreno tecnico (più del doppio). La recente richiodatura aiuta notevolmente l'orientamento e rende inutile materiale aggiuntivo come friend o dadi. Noi avevamo una corda da 60mt, sufficiente da 50mt.
Dal Passo delle Vacche raggiungiamo il rifugio compiendo un lungo anello con saliscendi interminabili. Al Rif ultima pausa prima di sfondare definitivamente le ginocchia verso il parcheggio dove ci aspetta una borsa frigo carica di prelibatezze.

Dislivello: 2450 D+
Questi i nostri tempi:
- 2h20 Rif Carè Alto
- 4h30 Attacco Cresta Est
- 6h30 Vetta
- 9h45 Biv Segalla
- 12h Rif Carè Alto
- 14h Park

Foto1: Gobba d'Asino
Foto2: una doppia della Sud-Ovest
Foto3: disarrampicando al termine dell'ultima doppia sulla SO

Indimenticabile traversata con il socio Fede.
Prossimamente altre foto sul profilo IG @scatti_aleatori.
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