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   Pelmetto 2990, 14/08/2011
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Veneto
Partenza  passo Staulanza (1770m)
Quota attacco  2800 m
Quota arrivo  2990 m
Dislivello  190 m
Difficoltà  PD / IV ( IV- obbl. )
Esposizione  Sud-Ovest
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  corda 30 mt per 5 mt di IV°
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Nico si è fermato qualche giorno in soggiorno ad Alleghe e al primo bel giorno ne approfitto per portarlo in un luogo mitico e verso una cima raramente salita perché oscurata per fama dal fratello maggiore. Si tratta del Pelmetto che e’ separato dal Pelmo dalla profonda spaccatura della Fessura e incombe ad Est di Forcella Staulanza dove si fonde in un unico abbraccio fraterno con la cima più alta. Iniziamo a camminare al buio da Passo Staulanza (17770 m.) seguendo il sentiero a tratti paludoso che sale verso il Rif. Venezia. Incrociamo neri stalloni sul cui dorso lucido risplende la luna che campeggia sopra la Torre Coldai. Grande,piena,tonda,materna. Bastano pochi attimi e la luce investe il mondo e le fiamme divampano sulle pallide crode del Civetta la cui punta è stata la prima a prender fuoco. E’ sempre un momento magico vedere la punta colorarsi e poi il colore arancione scendere colando sulle pareti. Scatto foto al miracolo del giorno alternandomi tra Civetta e Marmolada. Poco prima delle 7 raggiungiamo Pian delle Mandre (in pratica un grande pianoro pieno di fittissimi mughi) e troviamo la traccia che si dirige verso l'intaglio della Fessura, che non vediamo ancora ma che sappiamo essere dietro la quinta rocciosa del Pelmetto. Saliamo fra i mughi e in breve le due montagne si dividono separate solo da quella striscia di cielo verticale che resiste al loro volersi abbracciare. Pare aperta dal colpo di una spada gigantesca che ha aperto spazio dove prima era pieno. Ritrovo il canalone incassato percorso l’anno scorso con Armin e che rappresenta la chiave per accedere direttamente al canalone franoso che sale fra le due montagne. Con fatica ma facilmente lo superiamo e dopo una breve lotta coi mughi alle 7.30 ne usciamo e scendendo andiamo a recuperare le ghiaie del canalone. Ora bisogna salire ad intuito cercando la via migliore sulle ghiaie, dove tutto è "Franabbile", oppure sui costoni rocciosi laterali. L’importante è non incrodarsi seguendo le rocce, più facili per salire ma che possono portare fuori strada verso passi più complicati. Un’ora dopo siamo di fronte ad uno sbarramento roccioso che ci costringe a facili passi di arrampicata. Siamo sotto l’enorme parete gialla del Pelmo che ci sovrasta e che precipita come piallata dal bordo del catino sommitale. Si comincia a vedere il bordo della cengia che dovremo seguire per accedere ai piani superiori del pelmetto e salendo fra massi e ghiaie ci avviciniamo alla Fessura. Alle9.20 una cinquantina di metri prima del valico, scartiamo a sinistra mettendo i piedi sulle banche del Pelmetto e saluto con lo sguardo la sottostante e grande bancata ghiaiosa con cui parte verso destra il fantastico percorso delle Cenge di Grohmann percorso l’anno scorso con Armin. Nico si è già incamminato piccolissimo sulla grande banca in versante Est e schiacciato dall’immensità della parete che lo sovrasta. Quasi ci raggiunge il sole che illumina il futuro dei nostri passi e rende scintillante lo spigolo che dobbiamo doppiare. Oltre sembra ci sia solo il vuoto dell’azzurro. Come sarà oltre? Il sole tiepido delle mattine estive ci inonda e illumina sciogliendole le noste paure. Svoltiamo l’angolo in versante sud e la cengia enorme prosegue girando attorno alla montagna. Un’altra svolta ancora e torniamo all’ombra e girandomi catturo Nico all’angolo precedente della montagna, minuscolo in un ambiente immenso che si apre verso gli Sfornioi e il Bosconero. Ora puntiamo l’ennesimo spigolo e la cengia va restringendosi visibilmente e diventando molto aerea, ma se non si guarda giù la si percorre senza problemi particolari. Magica e incantevole fascia la montagna disvelandosi ad ogni ennesima svolta ed è spettacolare volgersi a fotografarne il dipanarsi sul fianco della montagna. Infine all’ultima tornata, in versante ovest, ci troviamo sotto le aggettanti rocce del mitico “salto del mago” il cui superamento obbligatorio è la chiave d’accesso per la cima. Sono le 10 e saliti rapidamente i primi passi di II° mi fermo ad aspettare Nico per usare la corda nei 4/5 metri di IV°. Facciamo sosta e Nico dopo un attimo mi dice di salire oltre il bordo dietro cui è sparito. Forse un poco generosa la valutazione, il passo è breve e seppur esposto è secondo noi più semplice del grado con cui è valutato. In breve siamo oltre e risaliamo per un settore a gradoni (l´ultimo dei quali esposto in versante S) e superato ancora uno spigolino con passo di II°, per ripide ghiaie al piede meridionale della Cima Sud e fino all´insellatura detritica che da accesso all´area sommitale che in realtà è una sorta di altopiano anfiteatro sul quale si alzano diverse punte fra cui non è immediato capire quale sia la principale. Nel dubbio anche perché ce né una che è assolutamente spettacolare per come è immersa sul vuoto e sulla quale scatto alcune delle foto più belle della mia vita alpinistica, le calchiamo tutte certi di aver così conquistato anche la principale (q. 2981 m, h 11)). E cominciamo a fotografarci ovunque su queste torri e blocchi che si alzano verso il blu del cielo dando l’impressione di essere astronauti sul vuoto più assoluto. Solo la prua enorme del Pelmo ci sovrasta e sembra la punta di un enorme sottomarino che frange i flutti nel cielo azzurro lasciando nubi nel blu invece di schiuma. Immensa immane, terrificante nella sua possenza. Girovaghiamo salendo su e giù per tutte queste cime e divertendoci ad immortalarci ovunque per una buona mez’ ora e poi ridiscendiamo al passetto che dà accesso a questo incredibile posto. Cicaliamo dal salto del mago e alle 13 siamo nuovamente nel canalone sotto la Fessura pronti alla lunga e ghiaiosa derapata verso valle, non prima di aver ancora una volta ammirato la partenza della cengia di Grohmann e pensato che sarebbe bello una volta fare il concatenamento con il Pelmo. Poi giù a saltoni facendoci trasportare dalle ghiaie mobili. Prima di uscire dal canale, ci viene regalata un’altra emozione. Mi giro per vedere dov’è Nico e da sopra la fessura una nube orizzontale e grigia sembra rincorrerlo per volerlo ghermire regalandomi una foto davvero suggestiva. E’ l’ultima immagine dell’ennesima fantastica gita con nico in un altro meraviglioso e selvaggio angolo dimenticato dell’inesauribile Pianeta Montagna. Alla prossima avventura Nico…e sempre grazie per la tua compagnia che unisce una divertente pazzia ad una seria preparazione alpinistica.
Foto1 ionel tratto exp Foto2 nico su cima 2 foto 3 io e Nico all’insellatura
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