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   gran giro sul gran sasso, 21/10/2018
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Onicer  oscarrampica   
Regione  Altro
Partenza  campo imperatore (2100m)
Quota attacco  2600 m
Quota arrivo  2900 m
Dislivello  300 m
Difficoltà  F+ / III ( III obbl. )
Esposizione  Varia
Rifugio di appoggio  franchetti
Attrezzatura consigliata  acqua scarponcini da trekking spezzone corda per alcuni tratti esposti o uno di III° grado
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Eccellenti
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Pochi giorni di vacanza al Conero e un piccolo sogno da realizzare: trovare un giorno sereno per riuscire a fuggire vs il gran Sasso e provare a salirlo.
Dei miei figli si aggrga david( il secondo di 17 anni) che non ha esperienza di roccia e allora abbandono il progetto della traversata in cresta delle 3 cime e elaboro un lungo giro che ci permetterà di toccarle comunque tutte abbattendo il grado tecnico da affrontare .
Il 29 agosto usciamo furtivi alle 4 del mattino e ci lanciamo vs campo Imperatore e nonostante la rabbia per un errore di percorso del garmin che ci fa perdere tempo arriviamo comunque in vista del massiccio alle 6.30 con l’autostrada che regala magnifiche prospettive. Alle 7.30 usciamo dal nastro a pagamento e iniziamo a salire vs la nostra meta: la strada vs Campo Imperatore è tanto bella e panoramica da costringermi a continue soste fotografiche per immortalare valli e colli di questo angolo di paradiso così vasto e bello da ricordare gli altipiani del tibet: fra l’altro è una giornata stupenda e i colori del mattino rimbalzano sulla tela verde creando giochi di luce straordinaria.. Sono 20 km d’estasi, di colori e immagini che s’imprimono nel cuore.
E che dire quando poi appare il gran sasso a riempire lo sfondo: una montagna immensa( nella forma ricorda un poco il Sassolungo) , incastonata in una valle di rara bellezza.
Un angolo di Dolomiti dimenticato in meridione. Che favola. Parcheggiamo e poco dopo le 8 e alle 8.30 siamo pronti a partire . Il sentiero molto evidente sale dolcemente toccando la sella di monte aquila e regalando panorami di una bellezza infinita;poi si svolta a dx vs il sassone fino al bivio dove ancora a dx inizia il sentiero attrezzato che punta il bivacco Bafile. sono le 9.30 , siamo oltre i 2500 mt e ci fermiamo per imbragarci: l’ambiente diventa eccezionale mentre tra un filo metallico e qualche scaletta traversiamo alla base delle pareti fino a giungere ad una conca sotto immense pareti calcaree stile sud Marmolada e a dx appollaiato su un ripiano il rosso bivacco. Arriviamo al canale camino dove inizia la direttissima vs la vetta centrale e dico a David di attendermi (la giornata sarà lunghissima…)mentre faccio una veloce puntata al Bafile che raggiungo alle 10.15. Ritorno da David e ci lanciamo in entusiasmante arrampicata su per questo canale fatto a gradoni e paretine con diversi divertenti passaggi su roccia da urlo con difficoltà mai superiori al II° grado, se non per qualche singolo passo. David arrampica bene e sicuro, la corda rimane nello zaino e così alle 11 sotto un cielo che più blu non si può siamo alla forcella del Calderone con vista sull’ormai quasi ex ghiacciaio e sulle punte del Corno Piccolo. La vista è entusiasmante.
Qualche metro in discesa e una piccola risalita per un caminetto e poi appare la spiovente terrazza che sostiene il Torrione Cambi: è una placca liscia, per fortuna poco inclinata ma allo stesso tempo un perfetto scivolo sul baratro sottostante. Faccio le raccomandazioni a David e ci avviamo un poco titubanti prima di arrivare a fidarci completamente delle gomme degli scarponi che dopo i primi passi un poco incerti ci restituiscono sicurezza. Ancora un poco tesi superiamo di slancio un muretto(passo di III°) che si opponeva alla nostra progressione. Mi complimento con David ei lo mando davanti a guidare nella lunga fessura camino che si slancia davanti a noi.
Bei passagii ad incastro ci ragalano l’accesso alla cresta soprastante. Un caratteristico passaggio sotto un masso ,un ultima paretina e alle 11.45 siamo sulla vetta centrale con confortante vista sulla vicina vetta orientale e sull’affollata vetta principale(l’occidentale)
Un poco di pausa e scendiamo per un non difficile ma ripido canalino franoso che ci deposita alla forchetta Sivitilli da dove per facili rocce saliamo alla vetta orientale mezz’ora dopo il mezzogiorno.
Ci fotografiamo felici, noi il panorama che si spinge fino al mare, ai laghi dell’interno e alla grande conca del calderone dove occhieggiano due resti di ghiacciaio e puoi immaginare quando tutto era ricoperto. Che posto. Parliamo con una simpatica e cortese guida abruzzese che si stupisce del nostro programma e ci raccomanda di non esagerare, che non sempre si può avere tutto.
Riprendiamo seguendo la cresta discendente per arrivare alla ferrata Ricci e da li scendere al Rif. Franchetti soprattutto per rifornirci d’acqua ma un cavo ferrato a sx ci induce in errore e così ci ritroviamo qualche centinaio di metri più in basso per scoprire di aver percorso la recentemente attrezzata via normale ed essere alla base del ghiacciaio del calderone. La vista sulle cime del gran sasso e sul torrione cambi è magnifica, ma ora si impone una decisione. O puntare al ritorno senza acqua o scendere a rotta di collo per il rifugio e poi risalire dal sentiero o addirittura dalla ferrata per poi tornare nuovamente dove siamo fermi ora a pensare. David è convinto e allora lascio lo zaino nascosto dietro un masso e ci lanciamo a corse fra i sassi in diretta vs il Franchetti ,non prima di esserci bagnati le labbra in qualche magra striscia d’acqua.
alle 13.45 riempiamo la borraccia da un rubinetto di acqua non potabile e ci lanciamo subito sul sentiero vs la ferrata che inizia salendo una rampa inclinata con vari passaggi sul II° grado che David affronta di slancio dimostrando di essere in ottima forma. La percorriamo slegati e quando la vista si apre magnifica sul paretone ci concediamo una pausa pranzo e recupero. Un ultimo sforzo sui pendii finali e poi ripercorriamo la discesa attrezzata vs il calderone dove recuperiamo lo zaino. Sono le 15.15 e ci rimane solo da salire sulla vetta Occidentale e poi il gran giro sarà concluso. A sorpresa scopriamo di non dover scendere nuovamente ma traversando in orizzontale arriviamo direttamente al Passo del Cannone dove inizia la risalita attraverso la cresta ovest vs la vetta principale . La cresta rocciosa c’impegna solo per un quarto d’ora rassicurati da un tizio che la stava facendo col cane e ci lascia poi sulle pietraie che adducono alle creste finali, dove rincontriamo la guida che si complimenta stupita. I quadricipiti pulsano ma alle 16.30 la montagna finisce. Ci congratuliamo felici, ormai non resta che scendere al mare. Balziamo a saltelloni giù per i ghiaioni riprendendo il sentiero molto più in giù mentre si mostrano alla nostra meraviglia le architetture spregiudicate delle fiamme di pietra che rendono sublimi le visioni del Corno Piccolo. Poi il ritorno all’aspetto maternoi della montagna con l’erba che torna ad abbracciarci e a riempire di verde i nostri occhi dopo la sella del bracciaio. Visioni di pace e bellezza accompagnano il nostro allegro e meditativo discendere fino all’incontro con un matto in calzoncini che si avvia vs le nebbie che ora stan scendendo dalla montagna e vs un futuro ambiguo. Alle 18.30 una coca cola all’ostello di campo Imperatore ci restituisce un poco d’energia per affrontare svegli il ritorno in auto.
Cala il sipario su una giornata fantastica. Grazie Da.
foto 1 la montagna
foto 2 io e da sulla vetta orientale
foto 3 da in cima al gran sasso
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