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   Da Caprile ai Piani di Pezzè per la tappa del Giro, 29/07/2026
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Da Caprile ai Piani di Pezzè per la tappa del Giro
Regione  Veneto
Partenza  caprile  (1000 m)
Quota arrivo  1450 m
Dislivello  450 m
Difficoltà  E
Rifugio di appoggio  ai piani di opezzè
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Ad Armin, il mio figlio maggiore, è esplosa da qualche anno la passione per il ciclismo. Merito di Pogacache lo ha letteralmente conquistato. Con me, ha sfondato una porta aperta, essendo da sempre il mio sport preferito, quello che mi emoziona a livelli indescrivibili. Piangevo dalla commozione quando vedevo il Pirata alzarsi sui pedali e seminare gli avversari. Poi non l’ho perdonato, ma questa è un’altra storia che non cancella la precedente. Lui l’ha già visto sulle strade del Lombardia e insieme abbiamo passato una giornata fantastica alle Strade Bianche sulle colline toscane. Saputo dell’arrivo di tappa ai Piani di Pezzè, ci siamo subito detti che è un’occasione inperdibile e anche se Pogi non ci sarà, …ci accontenteremo di Vingeegard. Abbiamo la fortuna di avere la casetta della nonna, di là originaria, a pochi km in linea d’aria dall’arrivo e messa in moto la macchina organizzativa, decidiamo di farcela a piedi da casa all’arrivo. Il nonno andrà in macchina fino ad Alleghe dove parcheggierà e poi salirà in seggiovia. E così alle 11 del 29 06 2026 io, Armin e Giona ci fotografiamo sul ballatoio di casa in procinto di partire per la nostra piccola avventura. Poco prima Gio, sceso sul Cordevole a ripercorrere abitudini d’infanzia, ci avevo mostrato un singolare accoppiamento anfibio. Traversiamo il paese in una giornata tersa e luminosissima, di quelle pensate per farti innamorare della vita. Da anni il ponte sulla Fiorentina giace solo nei ricordi e allora superiamo il torrente sulla Statale 203 e poi scartiamo a sinistra dalla strada che sale A Selva, verso il bosco, verso Lagusel. La conca dov’è adagiato caprile brilla e in fila sopra di essa stanno il Migogn, i Sassoni di laste e il Col Mitraglia, il col del a Foia e il monito alla guerra del Col di Lana. Il meraviglioso Civetta occhieggia dietro le fronde mentre ci alziamo sul solco della Val Cordevole e poi c’immergiamo nella quiete eterna del bosco folto. Che fresco, che respiro di natura e mezz’oretta dopo la partenza ci accolgono i prati verde chiaro e ben rasati di lagusel, il paese più bello del mondo con le sue casette ristrutturate che stanno come funghi sopra i prati e sotto gli abeti, al cospetto della montagna più bella del mondo, il civetta che domina l’orizzonte con la sua immensa parete Nordovest. Che meraviglia! Attraversiamo estasiati i prati del paese e ci fermiamo, come fosse un doveroso omaggio alla fontana/lavatoio a bere, a respirare l’acqua che beviamo e a sognare una vita diversa. Oltre i boschi, irritati perché mon prestiam loro attenzione, il Fop, le cime di Ombretta e la Marmolada, abituata ad essere al centro dell’attenzione. Usciamo dall’incanto e percorriamo la stradina asfaltata che collega a Pian dove l’enorme quercia trasformata con poco rispetto in albero segnavia, indica varie direzioni, fra cui la nostra. Poco dopo un bel cartello in legno ti da il benvenuto: Pian di Allegne m. 1269 e suulo sfondo ti abbracciano il Civetta in alto e lo specchio verde scuro del Lago di Alleghe in basso. Il Paradiso. Lo lasciamo e dopo una bell’aiuola fiorita, prendiamo il sentiero che per prati e poi boschi traverserà in quota verso la nostra meta. Incontriamo una bella radura erbosa che custodisce un tronco scavato diventato fontana e al quale esauriamo la nostra sete. L’acqua che esce da un tronco, al fresco delle fronde degli abeti, disseta in eterno come l’acqua di cui si narra nei vangeli. Riprendiamo a salire nel bosco, passando da Loc. Costerla (h. 12.20) e poi seguendo i cartelli Coi Fernazza approdiamo ad un poggio belvedere alto sulla valle, sul lago e con la parete del Civetta che così larga, pare volerti abbracciare. La parete stessa, custodita fra il Monte Coldai a sinistra e il Col Rean a destra. Un luogo etereo, eterno, da fermarsi a meditare e contemplare e di cui affidiamo la memoria alle nostre macchine fotografiche. Superiamo un antichissimo tabiè con annesso lavatoio e fontana tutto in legno e poi raggiungiamo i prati assolati di Coi (h 13). Iniziamo a scendere passando davanti al cartello che indica le celeberrime iscrizioni romane e poi ad una grande casa in pietra ormai diventata rudere e su grandi prati sottostanti dominati dalla vista del Civetta, decidiamo di fermarci all’ombra di un albero per fare il nostro piccolo pranzo che tanto ormai siamo arrivati. E anche per goderci gli ultimi attimi di quiete e pace che già la musica diffusa dalla festa ai Piani echeggia lontana ma non troppo. Guardo in alto. Le poche case in pietra bianca di coi si mescolano alle piante, al prato verde, al cielo azzurro, dipinto di nubi bianche. Un paesaggio commovente e di una bellezza struggente. Ognuno si trova il proprio spazio nell’erba e mangiamo i nostri panini alla pancetta, felici per questo insolito stare insieme che questa occasione ci ha regalato. Sono veramente felice. Armin telefona, Giona gioca con le mucche sdraiate al sole a ruminare e io osservo la loro vita spandersi nell’aria fresca e pulita delle Dolomiti. Che gioia. Ci facciamo una bella foto ricordo e poi scendiamo verso la bolgia che ci attende. Non mi piace immergermi nel frastuono dopo tanta pace e bellezza ma tantè. Ad un certo punto, mi sento chiamare ed è Piera che abbraccio con gioia. C’è anche Giulio Soia grande ex giocatore di Hockey dell’Alleghe che si ricorda benissimo di me e di quella volta al matrimonio di Lorenzo in cui continuavamo a parlare con Vince Rocco, simpaticissimo campione italo-canadese. Che bello fare una foto tutti insieme! Raggiungiamo poi il nonno che sta attendendo il suo lauto pranzo alla Baita Scoiattolo e poi terminato il desinare usciamo nel sole a cercare il posto migliore per attendere l’arrivo dei ciclisti previsto attorno alle 17. Non sono ancora le 15 e la gente comincia ad affollare il bordo strada dove il nonno sceglie il suo posto. Io invece mi arrampico su per i dirupati bordi e quasi al riparo dei pini mi creo con delle pietre una piazzola per il sedere dove attendere un po' più comodo. Passerà per primo Kuus e poi Vingo in maglia rosa. L’elicottero della Rai volteggia sopra di noi e sopra la parete del Civetta: che spettacolo! Poi passano quasi tutti e la sede stradale torna a tratti accessibile. Comincio a scendere lungo i bordi e nei tratti di strada che sono liberi dal passaggio perché ho deciso di scendere a corse e andare a recuperare la macchina parcheggiata fuori Alleghe. Corro in discesa sull’asfalto e poi prendo una scorciatoia fra bosco e prati che riesco a malapena a seguire ma che poi fortunatamente mi fa raggiungere la statale 203 proprio fuori Alleghe. Da lì corro sotto il sole cocente fino al Ponte di S. Maria delle Grazie dove è parcheggiata l’auto. Poi guido fino a Caprile, faccio una doccetta veloce, sistemo casa e riparto per Alleghe per recuperare gli altri. Cì è un po' di traffico ma siamo riusciti ad anticipare il grosso. Vincenzo propone di fermarci a cena al Ristoro S. Martin a la Muda dove in una sera mite e splendida passiamo un momento indimenticabile, anche per la bontà di quanto ci viene servito. Tra una cosa e l’altra, facciamo tardi e saremo a casa solo per le 2…con la mia sveglia che suona lle 5.30 per il turno del mattino! Ma ne valeva la pena. Grazie nonno e grazie Gio e Armin. E’ stata una giornata perfetta. Foto1 io Gio e Armin in partenza dalla casetta Foto2 arrivo a Lagusel Foto 3 Civetta ed elicottero Rai

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