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| Prampèr, pramperèt, Spiz di Moschesin, 24/06/2026 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Prampèr, pramperèt, Spiz di Moschesin |
| Regione | Veneto |
| Partenza | pian de la Fopa (1250 m) |
| Quota arrivo | 2410 m |
| Dislivello | 2500 m |
| Difficoltà | F |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | nde |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Ottime |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | Settimana di ferie estive e per via della situazione del papà di Giulia, non abbiamo programmato niente come famiglia e allora ne approfitto per qualche giorno in montagna a Caprile. Sentiti i nuovi amici Luca, Marco e Thomas e il vecchio Marco Fassa, non trovo disponibilità se nonquella di Marco Stornade che mi raggiungerà, forse, se riesce a portarsi avanti con i lavori a casa. Parto nel pomeriggio da casa e a sera raggiungo mio papà che stà già dormendo nella casetta di Caprile e lo saluto appena. Mangio qualcosa velocemente e vado a dormire perché nell’incertezza dei programmi per i giorni a seguire, ho deciso di darci dentro domani. Andrò a fare il Prampèr e il vicino pramperèt e poi se ci sarà tempo e gambe anche lo Spiz di Moschesin, l’ unica montagna del gruppo che ha un acceso diverso dalle altre e che ho intenzione di concatenare un’altra volta. Mi sveglio alle 5 e dopo una frugale colazione mi lancio vs l’ormai abituale parcheggio di Pian de la Fopa. Sul Passo Staulanza, collegamento con la Val di Zoldo, il termometro segna 2°, freddo per questa stagione. Scendendo il Civetta appare imbiancato dalle rapide nevicate di questi giorni seguenti ads un brusco calo delle temperature. Mi fermo poi per strada a ritrarre in grandiosa parata tutte le vette che vanno dagli Spiz, al Venier, al Coro passando per Spigolo del Palon e poi il prampèr che ingloba il Pramperèt e infine Cime di Zita, Talvena, Forzelete, Gardesana, Tamer e S. Sebastiano. Dopo aver parcheggiato alle 6.30 sono pronto a partire (q.1250) dopo aver letto nelle legende che la Val Prampèr è la Valle del supereroe delle piante, il Larice, in grado di vivere 2000 anni e resistere per secoli sott’acqua o a temperature fino a -50°C. Sono fiero di averne piantato uno nel mio giardino di casa. Saluto gli Spiz un poco imbronciati e compagni di giornate indimenticabili e mi avvio lungo la valle come tante volte in questi anni: un albero caduto in mezzo alla strada mi ricorda del maltempo dei giorni scorsi e comincio ad alzare il capo vs le mete di giornata che salendo definiscono meglio le loro forme. Arrivo al bivio col sentiero che sale per il bosco, passo dal solito larice gigante affettato e che segnala nei cerchi della sua età le varie epoche che ha passato. Risalgo dal bosco verso la strada che passa poco più in alto perché è tutto fradicio ma nei grandi prati del piano degli Aoniz è peggio e le mie Raptor, s’imbevono completamente. E vabbè si asciugheranno…e alla peggio mi vellà il laffleddole! Essendoci salito pochi mesi fa, riesco a riconoscere la torretta sommitale per accedere alla vetta dello Spigolo del Palon e poi arrivo a Malga Prampèr (q.1540, h 7.30). Carico l’acqua alla fontana e riparto nel bosco. Ad un certo punto noto una torre rocciosa sbucare oltre un colle in direzione del Sorapiss e scoprirò, poi a casa, essere il Piz Popena. Arrivo così ai grandi prati verdeggianti che introducono la vista del Rif. Pramperèt che è asserragliato dagli operai che lo stanno ristrutturando( q.1860, h 8.30). Saluto e vado oltre con uno sguardo alle Cime di Zita e alle Balanzole dall’altra parte della valle. Ora punto Forcella Piccola assecondando il sentiero che scende di un centinaio di metri di dislivello e che dopo avermi regalato l’idilio della vecchia Casera di Pramperèt immersa nel verde ( e non nel bianco come la prima volta…). va ad affacciarsi sui dirupi verdi della Val Costa de I Nass che mi ricordan tanto quelli della Val Grande. Intanto si passa sotto ai pinnacoli multicolori che scendono dalle altezze del Pramperèt come avanguardie del mondo roccioso che mi attende più in alto. Poi inizio a risalire verso Forcella Piccola, q.1950 dove arrivo alle 9. Palon e coro mi salutano ancor prima di arrivarci sbucando felici dal culmine e poi affacciare lo sguardo sulla conca di Cornia è come bere ad una fontana fresca in una giornata afosa. Distese di abeti larici e mughi che colonizzaqno in modo selvaggio e incontrollato le rampe d’accesso ai monti di rocce colorate che provano a fare da argine al muro verde in espansione continua. Le mie mete Prampèr e Pramperèt emergono dalla cresta a sx e io mi avvio sul sentierino parimenti diretto abbandonando il tracciato principale dove scorrerà domani la Dolomiti Extreme Trail dei cui plastichini di segnalazione era pieno il cammino finora e che ho fotografato per l’amico Luca che la correrà. Punto vs il Palon mentre ad Est il panorama si apre verso la sfilata dei tre Sfornioi, del Bosconero che appare come un tuttuno e la cui cresta come la coda di un vestito da sposa scende a comporre le cime delle Rocchette fra cui spiccano l’Alta di Nisia e il Van de la Serra. Dietro spadroneggia la Triade Furlana composta dai soliti Cima Laste, Preti e Re Duranno. Zoomo sui Gendarmi dello Sfornioi Nord, tanto cari e belli, passo sotto la verticale di Forcelletta Alta di Pramperèt, che risalirò più tardi e continuo a traversare quasi in orizzontale la grande conca ghiaiosa che mi sembra di trovare più segnalata da ometti. Passo sotto la Cima del Prampèr, lascio lo zaino nei pressi di un masso chiaro e mi avvio vs F. del Palon (q. 2190, h 10.15) che m’attende in alto col suo invitante spicchio di cielo blu insinuato fra le bianche cornici rocciose. Ero già stato qui ma la salita mi era stata preclusa dalle nuvole che si erano abbassate fino a diventare nebbia e dalla pioggia che era diventata presto battente. Ora invece, la vista si allarga serena verso Civetta Pelmo e Forzelete e mansueta ma dirupata, mi attende a sx la cresta di salita. Mi avvio fotografando il panorama sempre da estasi fino ad arrivare nei pressi della cima, protetta da ammassi di sassi enormi e da una curiosa paretina verticale che fa da anticima e che va lasciata permalosa a sx. Fra torrette e labirinti di pietra, mi affaccio sul punto più alto segnalato da una piccola croce lignea realizzata con rami secchi (q. 2410). Il panorama infinito si allarga oltre il Pelmo fino al Sass de Putia, alle Tofane, ai cari Pore, Cernera e Sass de Stria con Lagazuoi e Counturines. E tra Pelmo e Antelao, salutano Croda Rossa, Cristallo, Sorapiss e Bel Prà. Cridola e Monfalcon di Montanaia spuntano dal lontano Friuli e vs il Bellunese invece3 la Talvena anticipa i possenti Pelf e Schiara. Si vede anche la minuta Gusela e poi Pizzocco e Sass de Mura/Sagron. Tutta la cresta del Moschesin, giace ai miei piedi terminando con le punte indomite dello Spiz, su cui mi piacerebbe poi salire. Dietro il gruppo dell’Agner e della Croda Granda. E gli Spiz vicini collegati alla mia posizione da vette ormai tutte raggiunte. Guadagno la seconda cimetta che precipita vs il prossimo obiettivo, il Pramperet a cui la cima principale è unita tramite una quota secondaria . Alle 11, inizio a scendere verso la forcella macchiata di verde, unica oasi di pace in questa foresta di pietre sovrapposte ed incastrate dal tempo. Seguendo la traccia precedente e recuperato lo zaino, alle 11. 45 lo lascio nuovamente ai piedi di un larice che supera l’altezza media dei mughi e mi avvio verso il buco blu di Forcelletta Alta di Pramperet seguendo i pendii erbosi che si sono fatti strada fra le colate ghiaiose. Si sale bene su terreno morbido e assestato. Fotografo un bellissimo e gigantesco esemplare solitario di Genzianella ed entro nel canale che sbuca più su nel blu (q.2250, h 12.30). dall’altra parte la forcelletta precipita in Val prampèr e io scarto a sx le torri del Pramperèt. Fra le pietre la dolcezza viola di una primula solitaria e mi avvicino al muro che so di dover affrontare. Non vedo segni od ometti e con un poco di incertezza affronto l’esile e friabile crestina che con passi facili ma un poco esposti s’incolla alle rocce successive (10m, I°, I°+). Oltre ritrovo gli ometti e la certezza del percorso. Aggiro a sx la torre tozza e sommitale e pochi minuti prima delle 13 sono sulla prima della bifida cima (q. 2337). Solito grandioso panorama in questa giornata senza veli e bellissima la vista sull’imponente Cima del Prampèr, che ci sovrasta da buon fratello maggiore. Un larice sta miracolosamente crescendo proprio fra le pietre di cima: è alto si e no venti cm ma i suoi rametti gialli e verdi esprimono già la sua incredibile caparbietà. Poco distante un gruppetto di primule pare dire: guarda che ci siamo anche noi, il gentil sesso, non è da meno! Laggiù, nel verde, il Rif. Pramperèt: potrei arrivarci direttamente con un tuffo…ma rinuncio all’idea! Scendo per la via solita, mi fermo fra i mughi a fare pranzo, accanto ad un bellissimo ed enorme ranuncolo e riguadagno Forcella Piccola prima e il Rif. Pramperèt, poi. Sono le 15 quando cammino nella soffice erba verde dei prati oltre il rifugio, con lo sguardo ammaliato dalle creste del Moschesin e dalle meravigliose e apparentemente irraggiungibili punte dello Spiz che mi attendono al suo termine sinistro. Visione d’incanto. Luogo da non perdere soprattutto nel silenzio e nella solitudine della bassa stagione quando il rifugio è chiuso. Che bello quando la dolcezza e l’orizzontalità del verde si unisce alla verticalità e ai colori delle rocce che salgono verso il cielo blu. Contemplo, emozionato da troppa bellezza. Vado in piano vs F.lla Moschesin per un tratto di raccordo che non ho mai percorso. Un bel sentiero che fra mughi e boschetti serpeggia tranquillo fra scorci fantastici. L’arancio delle rocce, il verde dei prati e degli abeti, il blu del cielo, il bianco delle nuvole: mi batte il cuore tachicardico e felice! La cresta del Moschesin con il suo fantastico castello mi seduce…e sogno già do percorrerla per intero. Quanto è bella. La Val Prampèr stende il suo lenzuolo verde di larici ed abeti che vanno a nord vs pelmo e Antelao: un mare verde increspato e meraviglioso. Traverso un pianoro erboso sotto le Balanzole, alle mie spalle Prampèr e Pramperèt si abbracciano in uno struggente saluto di addio e l’enorme vallo di Forcella Moschesin, si mostra finalmente ai miei occhi: pensavo fosse più vicina e comincio a dubitare di avere il tempo per farcela e non tornare tardissimo da papà. Supero e segnalo con un ometto il bivio per scendere stasera vs Malga Prampèr e inizio la breve risalita sotto gli occhi scrutanti e un poco minacciosi dello Spiz che si deforma ma restando sempre verticale e osserva e scruta ogni mia mossa. Alle 15.45 sono finalmente al Forte in forcella (q.1940) con bellissima vista sulla Cima delle Balanzole, sulle tre allineate Cime di Zita e la Talvena. Mi giro e gurdo il poco invitante ghiione pietroso che scende come una colata franosa, invasa dai mughi, dal bordo delle rocce che devo raggiungere. Non sarà semplice, penso e il sentiero si vede già poco all’inizio. Salendo invece si delinea un poco meglio e anche abbastanza segnalato da ometti. I mughi non danno eccessivo fastidio e un quarto d’ora dopo sono già sottoroccia e sotto gli obelischi di pietra che s’alzano verticali sopra la mia destra. Il sentierino, bellissimo come un viaz, s’infila a sx fra roccia e mughi ed inizia a circumnavigare la montagna. Bellissimo ambiente. Fra sottopassaggi e placchette raggiungo un canale franoso che adduce dopo breve discesa ad un canalino delimitato a sinistra da una torretta e che permette di raggiungere un piccolo forcellino mugoso (h 16.20). Grande la sorpresa quando dal basso risale una piccola traccia che s’infila fra i mughi ed è segnalata da bollini rossi vecchi, discreti ma ancora ben evidenti. La seguo con entusiasmo perché pensavo di dover ravanare ( e magari manco trovare) alla ricerca del percorso e invece è probabile che ce la farò e anche più velocemente del previsto. Il sentiero è entusiasmante fra mughi tagliati, passaggi rocciosi semplici alla ricerca del tragitto migliore e sempre in ambiente eccezionale. La vista si apre verso la valle Agordina a mostrare Cima Pape, Lastia di Framont, Cima Uomo, la Marmolada, Moiazze, Civetta, Tamer(ben visibili finalmente tutte e tre le punte) in rapido avvicinamento. Anche i Monti del Sole mi ossrvano un poco infastiditi dal tradimento verso questa Meta dirimpettaia. Dieci minuti dopo un angolo dipinto in rosso su un masso segnala che la traversata è finita e che ora si può prendere a salire. Canalino erboso, svolta poco sea sx e nuovo canale sassoso mi portano in alto su belle placche calcaree con vista sublime sul Castello di Moschesin. Poi per erbe e rocce seguendo i bollini rossi e poi l’enorme struttura del ricevitore che certo anche se dipinto di verde non sta un gran bene in un contesto così selvatico e naturale. Lo raggiungo alle 16.45 e velocemente me lo lascio alle spalle puntando alla bella piramide conica della cima un poco discosta sulla sx. Pendio erboso, poi ghiaioso con svolta a sx e ni ritrovo su un terrazzinio affacciato su centinaia di metri di vuoto. Alla mia sx aguzza la punta più bassa delle due corna dello spiz e a dx quella sommitala che lascia intravedere su questo versante il suo punto debole. Un canalino finale sfasciumato e con passi che non raggiungono il II° mi butta improvvisamente nel vuoto della cima ( Spiz di Moschesin, q. 2317, h 17). Lo certifica una bandierina italica scolorita in ferro, infilzata in un cumulo di pietra. Il resto è vuoto. Il panorama, da le vertigini. Soprattutto mi attrae davanti a me la cresta che partendo dalla Cima Nord della cresta dei Camini, prosegue passando dal Castelletto fino al castello di Moschesin e poi oltre coperta dalla sua mole, fino a Cima di Forcella Stretta e poi alle Forzelete e Gardesana. Verrà il giorno. Le Dolomiti cantano in coro attorno a me e io ne sono il Direttore. Veramente incredibile l’ampiezza del panorama a 360° e con vista speciale sul solco verde della Valle di san Lucano che s’insinua fra le rocce verticali delle Pale omonime da una parte e dell’Agner dall’altra. Si vede il mondo e l’ombra delle due punte dello Spiz disegnarsi sulla distesa di abeti sottostante. Che spettacolo! Mi soffermo ad esplorare le valli recondite ai piedi dei Monti del sole e poi m’incanta un piccolo larice, meraviglioso nelle sue fattezze e che proprio come quello incontrato sul Prampèr, si sta facendo strada fra le pietre della cima. Lo fotografo emozionato, da tutte le parti. E’ bellissimo. C’è poco spazio quassù e tutto questo vuoto mette vertigine per cui 10 minuti di foto dopo disarrampico il canale finale d’accesso alla cima e inizio il mio rientro a valle dopo 2500 m di dislivello. Senza problemi scendo e contorno al contrario la montagna finchè sopra al ghiaione finale, vedo gente al Forte e mi vien voglia di far due chiacchere dopo tanto silenzio e solitudine. Ci arrivo alle 18.30 e trovo due ragazzi belgi poco convinti di ripetere le gesta che gli racconto. Ci salutiamo e corricchiando prendo la via di discesa vs Pian de la Fopa. Alle 19 passo da Malga Prampèr sempre correndo un poco. Incrocio sulla strada asfaltata una chiocciola che disegna la sua scia sul caldo catrame e alle 19.45 dopo una bella foto al Pelmo serale, sono di nuovo all’auto dove constato con piacere di non aver preso la multa, non avendo pagato il ticket x il parcheggio. Dati: 27km, 2500 m disl. 13 h.
Foto1 Prampèr e Pramperèt Foto2 lo Spiz di Moschesin Foto3 ombre sul precipizio da cima Spiz |
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