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| Le Stornade (la traversata passando dalla cima), 17/06/2026 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Le Stornade (la traversata passando dalla cima) |
| Regione | Veneto |
| Partenza | La Muda (450 m) |
| Quota arrivo | 2027 m |
| Dislivello | 2000 m |
| Difficoltà | F |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | nastrini biancorossi per l'orientamento e fortemente consigliata app con traccia GPX. |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Buone |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | Come da accordi telefonici intercorsi nella settimana in corso sono d’accordo con Luca per scalare le Stornade dalla Val dei Zoldani dopo che ieri ci ho provato, riuscendovi parzialmente, dalla val Fagarè, con l’intento di conoscere a priori la via del ritorno e riuscire in una clamorosa traversata. Senz’altro, una delle vette escursionistiche meno frequentate dei Monti del Sole. Alla fine dopo varie chiamate, ci troveremo in cinque e quindi non sono sorpreso quando all’incontro delle 6 del mattino del 23 05 26 nel parcheggio di La Muda (m.450) dalla sua macchina, escono 4 giovanotti che hanno tutti almeno 20 anni di me. Presentazioni veloci e poi, traversato il bel ponte verso Agre, ci dirigiamo verso quella che viene considerata “la più normale” fra le vie di salita a questa sfuggente montagna che si difende molto bene dall’assalto dei bipedi. Montagna “difficile” più che per l’aspetto tecnico per la continua concentrazione che qui è indispensabile per rimanere “attaccati al percorso” sia all’andata che al ritorno. Dalla partenza si segue la Via degli Ospizi verso sud guadagnando quota un po’ alla volta fino al bivio di uscita poco sotto gli 800 metri. Fino al bivio è quasi un’oretta di camminata, e si sale leggermente nel sottobosco in riva idrografica destra del Cordevole. Il sentiero che va verso la Val dei Zoldani è inizialmente ben marcato e va con un unico lungo traverso fino al tornante destro di Col della Farina traversando la confluenza a valle della Val Pegolera prima, con il suo famoso gendarme in pietra che sembra messo lì con funzioni di sentinella, e della Val del Mus poi caratterizzata da salti e forre d’acqua che sarebbero belli da fotografare con calma e che invitano all’esplorazione…ma qui c’è sempre più da vedere…che tempo per farlo! Ma il ritmo della camminata è alto, i compagni son giovani e forti e ho il mio daffare a tenere il ritmo. Coro e Spirlonga mi chiamano ai ricordi dall’altra parte della valle oltre il Cordevole e poco più di un’ora dopo dalla partenza, siamo proprio sotto il missile roccioso della Rochèta che si alza verso l’alto a bucare il magico cielo blu alpino delle giornate radiose, sostenuto da un tappeto verde boscoso steso ai suoi piedi. Dopo il tornante destro si arriva alla breve risalita di un valloncello a fondo per lo più erboso e poi, con altro traverso e qualche svolta, si arriva su un ripido che si risale fin sotto una fascia rocciosa e si arriva quasi subito al passaggio più caratteristico, un breve tratto di “vera cengia” che contorna due rientranze del pendio: il bellissimo passaggio in cengia della “Zinturela” (h 7.45) esposto ma non difficile e che porta a completare l’aggiramento della montagna verso il più abbordabile lato ovest. Su questo tratto tecnico riduco le distanze sul gruppo tirato dall’infaticabile Luca e ne approfitto per effettuare qualche sorpasso e guadagnare un po' di tempo. Appaiono lontane sulla destra le rocce delle Stornade, montagna veramente difficile da decifrare per via della sua complessa orografia e per il fatto che non se ne ha mai una visione completa ed aperta, essendo incastrata fra colli e pareti che pullulano fra i Monti del Sole. Poi superati alcuni canalini ed anfratti rocciosi nel bosco di faggi, si perviene alla radura erbosa, ora assalita dalla vegetazione, del Mandrìz della Rocchetta(q. 1300, h 8.10). Passiamo veloci in mezzo ai ruderi di antichi insediamenti umani, dove le presenze del passato ti guardano dalle fessure rimaste fra i blocchi ormai caduti di quelle che erano mura di edifici abitati dagli antichi pastori e cacciatori. Svoltiamo per erbe alte su labili tracce verso destra su terreno per me ora vergine proseguendo in direzione della Forzèla de la Rochéta (q.1438) che separa Le Stornade dal Col Zaresìn. Salendo la vista si allarga verso Talvena, Schiara e i monti del Viaz che brillano rendendo omaggio alla bellezza di questa giornata. Luca ci guida con maestria seguendo le indicazioni a terra e quelle dell’App Mapy sul quale abbiamo scaricato le tracce di Zio Mario. Saliamo fino a breve distanza dal valico fino ad intercettare una breve cengia sotto roccia segnalata con ometto ben in evidenza (h8.45). La cengetta termina nei pressi di un canalino di circa 70/80 m. di dislivello, a sx di una placca bagnata, e che bisogna risalire fino a una forcelletta. Alla forcelletta di arrivo che separa dall’alta Val del Mus c’è un “muretto di mughi” che impedisce la vista dall’altro lato. Si sale verso sx con un iniziale taglio tra i mughi MOLTO ripido. Infine, su corridoio prativo più largo e meno pendente, si arriva alla base della fascia rocciosa chiara che segna l’inizio nord della Cengia Alta, e che è riconoscibile per un grande diedro chiuso da un tetto. Sono le 9 e Luca si dirige a dx lungo la cengia (sbagliando) e io non controllo la relazione che spiega bene invece di dirigersi a sx. Arriviamo così ad un anfiteatro roccioso che riconosco come quello descritto da Mason nella sua relazione e che prevede passaggi fino al III°+ e l’uso della corda. Amche Luca riconsultqando l’app si accorge di aver sbagliato e torniamo sui nostri passi per dirigerci invece a sx dal punto di arrivo presso la Cengia Alta. La guida Celi Sommavilla, così descrive questo tratto: «… si prendono a sinistra le lunghe cenge che fasciano i versanti orientale e meridionale delle Stornàde. Per queste si procede a lungo (circa 500 m) senza difficoltà verso Sud, in direzione della Forzèla dei Vanùz. Prima di raggiungerla si incontra un evidente canalino, che sale a ovest verso un salto di roccia chiara, dal basso simile a una piccola torre …». Zio Mario dice che secondo il suo GPS i 500 metri sono da intendersi in “linea d’aria”, e dunque sono di più come metri lineari camminati tenendo conto di tutte le non poche rientranze e i su e giù. Preciso queste descrizioni metriche perché l’individuazione del canalino ci costerà tempo ed errori. Comunque sono le 9.30 ed iniziamo a marciare sulla larga bancata verso sx. Dico a Filippo di calcolare con l’orologio circa 500 m. per andare ad individuare con più precisione il canale giusto che ci permetterà l’accesso alla parte superiore della montagna. Dieci minuti dopo individuiamo davanti a noi una parete rocciosa preceduta e seguita da due simil-canali (il primo più un costone). Intanto mi diletto a far foto alla Rochèta che sta davanti a tutti i monti OltreCordevole che si vedono dallo Spiz di Moschesin, al Talvena e poi dal Coro fino alla Pala Alta, passando da Schiara e Burel. Zoomo sui Pinei che da questo punto mostrano ben evidenti entrambe le tre cime con l’ultima, la Nordest che incombe su Forcella Oderz. Venti minuti dopo siamo alla base del saltino che impedisce l’accesso diretto al canale e che io (essendo di difficoltà tra il I° eII° grado, battezzo come quello giusto. Non si vedon segni o tracce di passaggio e con Filippo proviamo comunque a salire un poco il macereto fino ad arrivare alla base di una fascia rocciosa dove la selva di mughi impedisce la continuazione. Non è qui. Bella la vista che si apre oltre il Col Much e il Zimon de la Pala del Fonch e che svela addirittura il Civetta oltre il Celo e poi i gruppi del Tamer e del Moschesin. Torniamo dagli altri, Daniele, il ragazzo rumeno si ferma alla base di questo falso canale, mentre in quattro proseguiamo ancora vs sx fino ad arrivare in vista di una torretta caratterizzata da un canalino sulla sua dx, che risaliamo fino a trovarci su un pendio che finisce su una cengia troppo esposta. Abbiamo sbagliato ancora e in tre siamo d’accordo che bisogna tornare per chè ci siamo spostati troppo a sx, mentre Luca sostiene che si debba scendere a sx della torretta e proseguire. A me Marco e Filippo sembra assurdo scendere e decidiamo di tornare ad esplorare fino in alto il canale precedentemente abbandonato. Scesi alla base della torretta (h11) Luca ci dice che vuole andare a vedere una cosa e che ci raggiungerà a breve. Noi proviamo vanamente un altro canale bagnato che ci fa capire subito di non essere quello giusto e venti minuti dopo siamo nuovamente alla base del canale già in parte risalito. Lo attacchiamo io Filippo e Marco dopo aver detto al ragazzo rumeno di aspettare lì il ritorno di Luca. Saliamo fino alla fascia di mughi che forziamo per andare poi ad imboccare un molto ripido canale erboso che termina nei pressi di una forcelletta che appare molto aerea e che ci darà indicazioni sul nostro futuro. Stiamo quasi per arrivarci quando Marco riceve una telefonata da Daniele che gli comunica che Luca è quasi in cima, e che è ancora lunga da dove ci ha lasciati, che ci vorranno ancora almeno un paio d’ore. Ci dice anche che ha trovato dei nastrini che probabilmente ho lasciato io ieri. Con Marco ci guardiamo negli occhi e senza dirci una parola capiamo di pensare la stessa cosa: arriviamo in forcelletta e se non si può proseguire, scendiamo e seguiamo le tracce di Luca. Vorrei abbracciarlo per questa sintonia d’intenti e ne ammiro la forza e la caparbietà, oltre alla voglia di sognare. Ho trovato un nuovo amico da montagna? Arrivati in forcella è evidente che il proseguio è troppo roccioso e ci vorrebbero le corde e allora mentre scendiamo cominciamo ad organizzare la nostra salita ed eventuale traversata visto che dovremmo anche scambiarci le auto, visto che noi arriverremmo una decina di km a valle (Candaten) rispetto a dove abbiamo le nostre auto (La Muda). Filippo non ne può più (anche perché ha una gara di trail per il giorno dopo!) e dice che ci seguirà solo fino a che incrociamo Luca e poi tornerà con lui (Daniele nel frattempo ci ha comunicato che scenderà a valle). Alle 12.30 aggiriamo in discesa la torretta sulle tracce di Luca e vediamo che la Cengia Alta prosegue lineare. La percorriamo baldanzosi e venti minuti dopo esplodo di soddisfazione quando siamo alla base del canale giusto da risalire e che presenta un tratto di rocce chiare in alto a sx e una torretta che lo sovrasta sulla dx. Ci siamo, forse stavolta ci siamo proprio! Tutto coincide! Non mi sembra vero dopo lo scoramento di ieri e quello di stamattina, avere ancora in extremis la chance di farcela ad arrivare in cima e forse anche quella di fare la traversata. Poi, vedremo a seconda dell’orario! Saliamo senza difficoltà con passi tra il I°/II° grado, poi poco dopo un altro saltino fino a a quando il canale si allarga decisamente. Ad un certo punto Marco che segue la traccia sull’app ci indica di svoltare verso una bancata a destra che io riconosco per averla già percorsa ieri (ero quindi arrivato fin quassù, passando a sx del canale!) e che mi aveva portato fuori rotta. Infatti anche Marco si corregge e continuiamo a salire verso la parete rocciosa un poco a semicerchio che chiude la salita vs l’alto. Alle 13.45 alla fine del canale dove bisogna prendere quasi sotto parete la destra, prima sentiamo la voce e poi finalmente incontriamo luca di ritorno dalla cima. Ci complimentiamo, ci dà delle indicazioni e Marco gli consegna le chiavi della sua auto (con cui torneranno a casa) e quelle della mia che ci lasceranno a Candaten per il nostro ritorno. Filippo scende con luca e io e marco iniziamo la nostra personale sfida con la montagna. Proseguiamo piegando leggermente sulla destra per andare a prendere più comodamente la traccia che sta alla base della fascia rocciosa. Da qui si entra nel primo dei due “van” o circhi che caratterizzano la parte alta del versante est delle Stornade. Ora si contorna questo primo e più piccolo “van” stando attenti alle linee tra i discontinui tagli di rami di mugo. All’ingresso la fascia rocciosa (che sta a sinistra in direzione salita) si alza con una discontinuità di linea, e per riportarsi vicino alla base c’è il tratto con i passaggi più stretti e peggio segnalati: è un tratto breve e anche “ravanando semplicemente tra i mughi” (se non ci si vuole fissare a trovare i corridoi quasi nulli) non si perdono più di 5 minuti. Non sappiamo se seguire o passaggi ad “occhio” o seguendo la traccia sul cell. e lascio la decisione a marco meno boomer di me. Quando ci troviamo incastrati nei mughi, temo che possa essere la fine e che non ci riusciremo mai. Se è così fino in cima non ce la faremo, penso, e mi prende lo scoramento ma che non comunico a Marco. Sembra più logico stare alti sotto roccia ma l’app dice di stare più bassi. Dopo qualche minuto di incertezza alle 14.10 dopo il doppiaggio di una costa, ci appare come un miraggio il Van Grant o Van de Le Stornade. Riprendiamo a segnalare i passaggi fra i mughi o le uscite dal labirinto verde con i nastrini biancorossi e finalmente i mughi si diradano e subito dopo ci troviamo alla base di una fascia rocciosa a salti, un poco bagnata e che luca ci aveva descritto come simile ad alcuni tratti sul Pelmo (concordo…grandeeee Luca!). La risalgo felice e pieno di nuove energie convinto che il peggio sia ormai passato tanto che ne esco prima di Marco. Dieci minuti dopo troviamo lo scheletro di un camoscio-segnavia mezzo alla base di un canale roccioso dalla quale forse lui è scivolato d’inverno e lo risaliamo senza problemi per approdare ai facili ma comunque ripidi pendii erbosi sommitali del Van Grant che dovremo risalire fino alla cresta. Ci siamoooooo! Troviamo sporadici piccoli bollini rossi, mettiamo qualche nastrino e costruiamo qualche ometto salendo a vista e stando più a sx rispetto alla grotta-covolo (q.1850) citata nelle relazioni, e da cui non passiamo. Superiamo un breve saltello roccioso che corre più o meno per tutto il Van e alle 14.53 spunto in cresta, felice come un bambino, proprio nei pressi di un ometto. Ormai è fatta, non ci ferma più nessuno. Mi abbandono alla contemplazione del panorama che si apre improvvisamente dopo l’ultima mezz’ora passata con l’erba ad un palmo dal naso. Sotto di me il mondo intricato dei monti del Sole settentrionale e verso nord Dolomiti in parata. Si vede tutto. Le vicine Antene e oltre Croda Granda, Agner, Pale di San Lucano, Marmolada, Civetta, Pelmo, Tamer, Moschesin, Antelao, Talvena, Schiara e lontana perfino la Croda Rossa. Ora guardo la cresta mugosa che termina in cima poco oltre e comincio a percorrerla seguendo un taglio tra i fitti mughi veramente molto opportuno. Arrivo nei pressi di un saltino, segnalato con ometto, dove si usano le mani con singolo passo di I° grado se si vuole rimontarlo o costeggiandolo sulla destra. Poi i mughi riprendono ma senza eccesso di disturbo e fotografo Marco che è già sulla prima cima. Felice lo saluto alzando le mani e lui mi ricambia la cortesia di immortalare il momento. Alle 15 lo raggiungo sulla prima cima e ci abbracciamo felici. Ora siamo proprio in faccia al cuore dei Mds con la parete enorme del Bus del Diaol proprio di fronte e con a destra la Cima del Camin e poi i Feruch. Mentre a sinistra domina la solita triade Palazza, Mont Alt, Croda Bianca. Che spettacolo, sembra di stare al centro del mondo. Marco intanto si è già avviato verso la Cima Ovest e dopo qualche foto mi avvio a seguirlo. Qua si è proprio face to face col Bus del Diaol e le Antene pungono il cielo sotto di noi. C’è tanta aria intorno. Ci facciamo un selfie entusiasti e marco comincia a mangiare: non abbiamo tanto tempo a disposizione per tentare la traversata, ma del resto dobbiamo anche rilassarci un poco prima di ripartire per la nuova avventura il cui cardine sarà riuscire dal canale che parte dalla Cengia Alta, a ricongiungerci alla Cengia Mediana dove ero ieri con sicurezza e nastrini, prima di naufragare alla ricerca della Cengia Alta e del canale d’attacco. Alle 15.45 inizio a scendere e infilo subito fra i mughi una direzione sbagliata ma il groviglio in cui finisco mi avvisa dell’errore! Cominciamo bene, penso, con tutto quello chi ci aspetta. Poi invece scendiamo veloci senza più errori, infiliamo subito stando più alti sotto roccia l’uscita dal Van Grant, transitando dal Van piccolo e infiliamo il canalone di discesa. Discuto con marco che mi sembra stanco e non si ricorda più che dobbiamo disarrampicare il canale d’accesso ma alle 17.30 siamo alla sua base. Ora lui prende il comando delle operazioni e seguendo la traccia sull’app della gita di ieri, cerchiamo il ricongiungimento sperato. Scendiamo per prati abbastanza ripidi fin quando riappare un mio nastrino e ci ritroviamo poco dopo sulla Cengia Mediana. Evviva il più è fatto! Alle 18 transitiamo da Forcella dei Vanuz dove Marco gira un video entusiasta verso la Val Coraie che precipita sotto di noi. Mezz’ora dopo scatto una bella foto alla Rocheta lambita dagli ultimi raggi di sole che le carezzano il capo donandole una cresta arancione stile punk e mezz’ora dopo nella pace serale contempliamo i monti del Viaz in un quadro dai mille tenui colori. Paradiso. Scendiamo stavolta senza problemi di orientamento il pendio che dà sulla Val Col dei Boi e poi alle 20 siamo già bassi quando l’Enrosadira colora completamente la parete delle Cima Est di Pala Alta. Poco dopo abbandoniamo la Fratta di Aleseppo e dalla val Fratta giriamo a dx al mio bivio ieri segnato che ci immette in Val Faghera e nel Sentiero dell’Acquedotto, con ancora luce a sufficienza per mostrarne a Marco, come speravo, le meraviglie di cui anche lui rimane incantato. Ultime foto al Burel serale e al diedro gigantesco della Val Faghera e alle 21 abbiamo i piedi in fresco nel Cordevole per andare a recuperare l’auto mia e le chiavi nascoste sotto un sacchetto poco a lato. Passiamo quasi un’ora nel parcheggio a liberarci da una quantità incredibile di zecche che soprattutto assaltano Marco risalendo dal terreno e alle 22.15 inizio il mio lungo viaggio di ritorno con tappa al casello di Vittorio Veneto Nord dove Marco recupera la sua auto con cui eran tornati gli altri. Siamo entrambi stanchissimi e chiacchieriamo per stare svegli. Del resto 20 km e 2000 metri di dislivello anche oggi! Da raccontare c’è ancora che mi fermo quasi ad ogni casello che trovo per piccole pause di sonno, che salto l’uscita di Bariano perché ci passo davanti senza rendermene conto, che sono a casa solo alle 4 del mattino e dopo aver fatto la doccia posso dormire solo fino alle 7.30 perché c’è in programma una bellissima giornata sul Garda (Parco Natura Viva) con Noemi e la sua famiglia. Foto1 appare il Van Grant Foto2 io e Marco felici in cima Foto3 ecco il giusto canale!!
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