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| Le Stornade per la Val Fagarè, 15/06/2026 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Le Stornade per la Val Fagarè |
| Regione | Veneto |
| Partenza | Candaten (420 m) |
| Quota arrivo | 1600 m |
| Dislivello | 1700 m |
| Difficoltà | F |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | occhio alle zecche |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Mediocri |
| Valutazione itinerario | Eccezionale |
| Commento | Settimana di ponte feriale al lavoro e riesco ad ottenere il permesso familiare per qualche giorno a Caprile e così dopo aver fatto la puntura al papà di Giulia parto in direzione dei monti e alle 20, all’uscita dal Casello di Dueville, mi fermo per una bellissima foto al tramonto che colora d’arancione lo sfondo delle Piccole Dolomiti che si presentano dalla Cima delle Ofre passando per il Baffelan, i Tre Apostoli e il Monte Cornetto. Arrivo a Caprile poco dopo le 22 e sistemate quattro cose vado subito a letto perché ho l’intenzione per domattina di alzarmi abbastanza presto..se ci riuscirò! Il programma prevede per sabato di trovarci con Luca per provare l’assalto alle Stornade mitica e complessa cima dei Monti del Sole per la via più semplice che è quella che sale per la Val dei Zoldani.Altro itinerario in questo complesso montuoso che ultimamente mi ha stregato per la sua bellezza selvaggia e le difficoltà di orientamento che lo rendono quasi inesplorato. E io allora sentito Luca se è d’accordo proverò a salire dalla più complessa via della Val Fagarè con l’intento di segnare la via per un’eventuale discesa che ci permetterà di compiere un’epica traversata. Zio Mario sconsiglia infatti di scendere per dove io proverò a salire senza conoscenza preventiva del tracciato. Mi alzo alle 5 del 22 05 2026 e alle 6 sono sul greto del Cordevole (q.450) nei pressi di Candaten pronto per la rinfrescante traversata mattutina del fiume che mi permetterà di raggiungere dall’altra parte il sentiero della Via degli Ospizi. Spirlonga e Coro pisolano ancora nella luce tenue del mattino ma attraverso piano con delle scarpe di riserva (i mitici e ormai consunti scarponcini Satewa) per non svegliarle: l’acqua è fresca ma non gelida e calzo le scarpette Raptor una volta all’asciutto. Incrocio subito il sentiero che sale a sx in direzione Mont Alt e tre minuti dopo in egual direzione alle 6.15 l’inizio del sentiero dell’Acquedotto (scoprirò poi) che mi porta a salire in direzione del traliccio Enel di q.ta 580, celeberrimo punto di riferimento per una corretta partenza. La vista oltre il fiume dall’altra parte mostra i boschi del Colon di Costa Bramosa e del Forzelon nelle brume dell’alba, in un’immagine quasi Amazzonica, che anticipano il Burel. Supero il traliccio e poco dopo iniziano i parapetti metallici che proteggevano il percorso degli operai verso le prese di captazione idrica. Il vuoto diventa subito spettacolare con un salto di centinaia di metri che precipita sul fondo della Val Fagarè che ad un certo punto è protetto da un altissimo e regolare diedro formato da due pareti ad angolo retto: pozze di acqua verdi schiumate di bianco da cascatelle ingentliscono il paesaggio veramente severo. Appare ogni tanto il grande tubo in ferro che porta l’acqua a valle e che generalmente corro protetto sotto terra o roccia. Poi i parapetti finiscono in una zona meno precipite per riprendere solo in alcuni tratti e terminare definitivamente alcuni metri prima delle quinte rocciose che chiudono la valle e dove si trovano le prese per catturare l’oro bianco (h 7, q.600). Stona un poco il muro in cemento ma il luogo è veramente arcaico e tenebroso e le pozze d’acqua verde lo rendono incantevole. Traverso la poca acqua del greto e poi per sentierino ad una casetta in cemento poco distante dove per un attimo perdo la traccia che segnalo meglio con due ometti. Inizio così a girare sull’altro versante della forra e guardando oltre la cengia sulla quale camminavo poco prima. Poi svolta a sx oltre una costa rocciosa per correre sotto enormi pareti scure e fino ad incrociare nei prersi di una colata acquosa il sentiero che arriva dalla Val Fratta, 20 minuti dopo. Segnalo con dei bolli rossi questo bivio, quasi sepolto fra le erbacce ed inizio la risalita della Fratta di Aleseppo dal lato destro direzione salita e si passa a sinistra seguendo un paio di ometti e piccoli bolli rossi.. Ci si alza nel boschetto erboso alzandosi progressivamente sul fondo del canale seguendo traccia e qualche ometto. Con qualche tornantino, e seguendo ometti, bolli e rami tagliati dopo vari tornanti si arriva a un lungo traverso verso sinistra che porta sul filo della dorsale che divide la Val della Fratta con la Val Col dei Boi(q.880). Per entrare in Val Col dei Boi si scende qualche metro per la dorsale e si svolta a destra per un evidente sentiero dove continuano i rami tagliati e qualche piccolo bollo rosso (si può anche attraversare semplicemente la dorsale risparmiando qualche metro di percorrenza). Anche qui ci sono tratti di quasi-cengia con un breve passaggio di tre passi un poco esposti appena prima di un antro nero con stillicidio e base melmosa probabilmante usato come riparo dai camosci. Poco prima dal bosco entra il cielo azzurro brillante di sole e una vista spettacolare sulla soprastante e bifida da qua parete della Rocheta. Con tendenza leggera salita si arriva così all’impluvio della Val Col dei Boi a quota 935/940 circa (h9) che si raggiunge in leggera discesa vs sx. Qui le descrizioni mi confondono e dopo aver girovagato un poco e aver fatto colazione, decido per l’approccio diretto ad un piccolo saltello roccioso (breve passo ( I/II°) che consente senza dubbi l’ingresso nel greto asciutto e roccioso della Val Col Dei Boi. Cammino per circa un quarto d’ora fra i sassi del fondo fino a quando un piccolo ma verticale salto, oggi bagnato (q.1070), impedisce il proseguio e obbliga ad affrontare il ripido erboso che sale a sx, in cui avanzo dritto per dritto, non trovando indicazioni o segni per un centinaio di metro di dislivello. Traverso una placca rocciosa sotto un piccolo semi-antro scuro e poi scatto una bella foto al cocuzzolo della Rocheta che emerge fra le latifoglie. Alle 10.50 a sx, un poco sotto il promontorio che sto risalendo, riconosco la bellissima conca erbosa che Zio Mario nella sua relazione descrive come “ si arriva cosi’ all’attraversamento di un gran canale su un panoramico “piattone roccioso” con “super-covolo” appena sopra che incide la fascia rocciosa”. Metto anche qua qualche striscetta biancorossa da cantiere per facilitarmi lì’orientamento nel ritorno e poi raggiungo il grande terrazzamento erboso con incredibile vista sulle creste percorse dal Viaz dei Camorz e dei Camorzieri e che partendo dalla Pala Alta,raggiungono Pala Bassa, sabioi, Pinei Burel e d infine le Pale Magre. Scatto foto a quelle cime che mi hanno regalato un sogno e poi proseguo traversando in orizzontale fra i mughi fino ad entrare in un canalino pietroso per i primi metri (poi boschivo), che bisogna risalire per un 25 o 30 metri di dislivello prima di ritrovare i rami tagliati che fanno uscire per una traccia verso sinistra. Sempre con molta attenzione ai tagli si esce dalla vegetazione coprente, si svolta verso sud sul ripido e poi si “cavalca” un bel crinale in campo aperto verso ovest con viste sempre più belle vs il gruppo dello Schiara, i più vicini Col Zaresin e Rocheta e la Spirlonga che si perde nell’abbraccio del Coro ce le sta proprio dietro. Ora, sopra di noi, si vede benissimo il versante est delle Stornade che è “tagliato” da tre cenge-bancate (Cengia Bassa, Mediana e Alta), sovrapposte distanziate di circa 70/100 metri di dislivello l’una dall’altra. Si arriva così alla base di una fascia rocciosa dove, verso destra, inizia la Cengia Bassa. Non la assecondiamo ma teniamo la sx dove in alto si intuisce benissimo la posizione della Forzèla dei Vanùz sopra una fascia boscosa e presidiata da una piccola torretta rocciosa assediata dalla vegetazione e denominata “Al Castelin”. Si attraversa una conca dove conviene perdere qualche metro di quota e passare sotto un covolo per poter usufruire di una base di camminamento più regolare e agevole. Dopo il covolo si entra nel bosco e si finisce nel canalino pietroso e oggi bagnato che scende dalla Forcella. Segnalo bene con nastrino e bollino questo passaggio che sarà molto difficile altrimenti da vedere in discesa. Risalgo il fondo con qualche difficoltà fra le placche appoggiate ma scivolose e infine, con “ravanamento” finale e verticale fra erbe e arbusti, si arriva alla Forzèla dei Vanùz ( q.1440, h 12.10) proprio sotto una bellissima roccia dai colori bianco-giallastri e un ramo contorto piantato come un serpente nel terreno. In totale, sono circa 70 metri di dislivello da risalire nel canalino. Vista spettacolare verso la Val Coraie sottostante a sinistra dominata dalle moli della Palazza, del Mont Alt e della Croda Bianca le cui pareti precipitano verticali per quasi mille metri. Fotografo uno scorpione che corre su una roccia a cercare riparo dai miei scatti invadenti. Mi trovo al vertice sud della Cengia Mediana: bisogna percorrerla per un tratto prima di salire alla cengia superiore. Sono immensamente felice di essere qua e di essere ancora orientato in questa montagna abbandonata dagli uomini e quasi totalmente priva di segnalazioni. Si inizia in direzione nord-est (destra) per poco più di 200 metri in linea d’aria e con viste molto aperte vs i monti dell’OltreCordevole. Non è difficile, ampia e rassicurante, attraversa un piccolo franamento e conduce fino ad un un gendarme alto una decina di metri allo spigolo di svolta verso nord ( h 12.30). Segnalo l’ora perché da qui in poi, dopo la svolta non riesco più a ritrovarmi nella relazione di Zio Mario: non individuo con certezza il canale che dovrei attraversare per poi risalire il ripido pendio erboso che rompe la continuità della fascia rocciosa verticale e che dovrebbe portarmi circa 70 metri di dislivello più in alto alla Cengia Alta. Comincio a fare un poco di avanti e indietro fino a salire l’unico pendio erboso plausibile e che poi dal confronto con le foto di Zio mario, risulterà essere quello giusto! Alle 13.15 sono quasi sotto un pinnacolo roccioso alla mia sx alto una cinquantina di metri che potrebbe fare da punto di riferimento. Consulto la traccia scaricata su Mapy.com ma la mia inesperienza non mi porta a saper interpretare le distorsioni di segnale dell’App che mi dice di essere una volta troppo a destra e appena dopo troppo a sx rispetto al punto giusto. Non ci son segni, nastrini od ometti e ne metto qualcuno io per non perdermi in questo labirinto verde di erbe, mughi e rocce varie. Capisco di essermi spostato troppo a destra e quindi ritorno vs sinistra. Alle 14 scatto una foto fra i mughi da cui individuo (dopo averlo percorso il giorno dopo!) di essere troppo a sx ma non molto lontano dal canale giusto che punta una piatta e verticale parete rocciosa che chiude la vista vs l’alto. Seguendo l’app mi sposto nuovamente troppo a destra verso un pendio puntellato di sassi biancastri che sembrano un gregge immobile sul pendio e quindi torno vs sx dove mezz’ora dopo scatto una foto in cui sono molto vicino al canale che parte dalla Cengia Alta e che rappresenta la chiave segreta d’accesso ai pendii superiori dei Van delle Stornade (ma che oggi non riconosco, percorrendolo solo l’indomani!). Alle 15.20 fotografo un curioso assembramento di piccoli faggi nei pressi di una paretina marcata da un antro curiosamente a forma di parallelepipedo. Continuo a rovistare fra i pendii delle Stornade avanti e indietro, in su e in giù fin quando vento minuti più tardi, fotografo un nastrino biancorosso che ho appeso ad un mugo in corrispondenza di una roccia marcata d’arancione che gli sta proprio dietro (e che ritroverò il giorno dopo mentre scendo dalla cima con Marco!). Non mi arrendo e continuo ad esplorare i dintorni scattando foto a punti che potrebbero aiutarmi nell’orientamento e provando poi, tornato sulla Cengia Mediana, a risalire un non facile canale/cascata (II/II+) che parte sopra un evidente mugo disseccato e segnalato da un’ometto che non ricordo se prima avevo visto ( probabilmente il canale da non risalire, ma che indica di lasciare la cengia per risalire il pendio erboso seguente…come lascia intendere Zio Mario nella sua relazione parlando però di mughi tagliati...). Io lo scalo e lo disarrampico trovandovi difficoltà superiori a quelle menzionate (nell’ipotesi fosse il canale che parte dalla Cengia Alta). Mentre scrivo vedo una foto scattata che ho intitolato mugo e canale che lascia intravedere a destra (direzione di percorrenza della cengia) il pendio erboso da risalire. Sono le 16.30, è tardi anche pensando alla gita di domani e devo tornare, accettando la sconfitta. Mi abbandono a fotografare l’orizzonte amiico di cime conosciute che mi restituiscono un poco dell’orientamento geografico completamente smarrito negli ultimi minuti. La Rocheta si eleva svelta e imponente ad anticipare Moschesin, Talvena e Schiara. Ritorno sui miei passi lungo la Cengia Mediana un poco preoccupato per il ritorno che ho segnalato bene ma non so se a sufficienza. Uno sguardo lungo che si apre sulla lontana Val Cordevole, mi mette nostalgia di casa e di tranquillità. Alle 17 sono nuovamente alla forcella dei Vanuz dove con piacere vedo uno dei miei nastrini segnalare l’imbuto di discesa. Non lo percorro stavolta direttamente ma resto sul lato sx orografico come da relazione di Zio Mario cercando di non perdere il punto della svolta a sx cosa che puntualmente faccio salvo poi risalire i metri fatti in più fino al ben segnalato(ora) bivio che mi reintroduce nel boschetto. Trovo dassubito provvidenziali i nastrini senza i quali mi sentirei davvero perduto in questi boschi e radure mugose sempre uguali a se stesse. Ammiro nelle luci calde della sera Coro Rocheta e Col Zaresin che si vestono con i loro abiti migliori e mi ritrovo al piattone roccioso e panoramico: ora dopo leggera risalita dovrò scendere la pala erbosa non segnalata fino al greto secco del torrente della Val Col dei Boi. Dopo qualche nastrino, mi blocco non vedendone altri e solo grazie alla traccia precedente del Garmin, riesco ad apportare le piccole modifiche di direzione che mi permettono con gioia infinita dopo dieci minuti di passione, di ritrovare un nastrino salvavita. Poi scendo dritto per dritto il pendio erboso fino a ritrovarmi sul fondo della Val Coi dei Boi ( h 18.15). Mezz’ora dopo, e disarrampicato il facile saltino, mi fermo nel prato dell’impluvio a fare una piccola pausa alimentare per e distendere un poco i nervi tesi da tanto tempo a cercare direzioni che si nascondono. Le ombre si allungano ma sono più tranquillo perché sono sceso abbastanza veloce e non dovrò affrontare al buio l’ultimo tratto di percorso, cosa che un poco mi preoccupava per via dell’orientamento sempre complesso. Sono soddisfatto della giornata, ma continuo a pensare al collegamento fra le due cenge e al canale d’attacco dalla cengia Alta cghe non son riuscito a trovare. Ritrovo il bivio che avevo ben segnalato tra la Val Fratta che abbandono e la val Fagarè in cui m’inoltro svoltando a destra. Ora mi sento definitivamente arrivato perché mi basterà seguire il Sentiero dell’Acquedotto ampio e protetto, snodarsi fra le forre e le pareti della montagna. Alle 20 mi fermo con le braccia poggiate al parapetto metallico ad ammirare il grande diedro che sovrasta con le sue pareti lineari e regolari la forra verdeggiante della Val Fagarè dove l’acqua verde congiunge con un filo i vari laghetti che ne costituiscono le perle. Pochi passi e mi saluta il Burel di rosso vestito: che spettacolo incredibile sono i tramonti nelle Dolomiti. Emozioni incredibili e la voglia di gridare la tua gioia che trattieni solo perché turberebbe il silenzio assoluto in cui si compie il prodigio. Un quarto d’ora dopo scendo sul Sentiero degli Ospizi, ritrovo i miei scarponcini fradici e alle 20.30 sono a mollo nelle acque serali del Cordevole. Che giornata incredibile! Grazie! Dislivello 1700m., 20 km. Tornato a Caprile, quando mi levo i calzoni a mezza gamba, resto impressionato dalla quantità inverosimile di zecche che ho sull’interno di entrambe le cosce e sulle gambe esternamente ( credo vicino al centinaio!!). Non trovo pinzette e per mezz’ora me le strappo con le mani. Domani mi riprometto che metterò i calzoni lunghi! Foto1 la traccia del percorso Foto 2 inizio canale erboso di collegamento tra Cengia Mediana e Cangia Alta Foto 3 tratto alto del canale erboso di collegamento tra la Cengia Bassa e la Cengia Alta
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