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| Zimon de Terne, 20/04/2026 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Zimon de Terne |
| Regione | Veneto |
| Partenza | Case Bortot (700 m) |
| Quota arrivo | 1800 m |
| Dislivello | 1100 m |
| Difficoltà | E |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | nde |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Ottime |
| Valutazione itinerario | Ottimo |
| Commento | Già tornando dallla disavventura sulla cresta Nord del Terne ieri sera, avevo proposto a Gio di tornarci per salirlo dalla via normale, e con quest’idea, mi alzo il giorno dopo. Sistemeremo la casetta (lavo per la prima volta credo in vita mia il pavimento che era segnato da impronte fangose!!!), la saluteremo e scenderemo vs Belluno già pronti per il viaggio di ritorno. E così alle 9.30 dell’11 04 2026 lasciamo caprile e come ieri ci dirigiamo alle Case Bortot (q.700), dove parcheggiamo. Alle 11.15 partimo dal park dato che Gio ha confermato l’intenzione di accompagnarmi ma il suo passo è affaticato, e nonostante neppure io al terzo giorno d’impegno consecutivo mi senta molto brillante, tende a restare indietro. Lo aspetto ma mi chiede le chiavi della macchina per tornare e gliele consegno. Mi spiace, mi sarebbe piaciuto salire insieme…ma del resto non camminiamo che da un quarto d’ora. Resto solo a guardare la piana di Belluno estendersi sotto il mio sguardo. Appare poi alla fine del sentiero la Pala alta che sembra incorniciata fra i prati e alla svolta si apre un bellissimo prato (Casei q.ta 1000, h 11.50) con panche per picnic e grandiosa vista sulla conca Bellunese. Chiamo Gio per dirgli di salire almeno fin qua…ma è già alla macchina. Svolto ripido a sx come da cartelli e in contro il Casot de Gorio, a cui naturalmente spedisco la foto. Entro poi in un bellissimo e ombroso bosco di abeti con grandi fioriture di primule e ne esco poi su sentieri di terra battuta che si fanno largo fra arbusti ed erbe gialle in un ambiente insolitamente prealpino. Grandi pendii di erbe gialle sotto un cielo azzurro scuro rendono l’incedere si faticoso ma anche sublime con grandiose viste sulle Pale e sui bei ricordi che ad esse mi legano. Una bellissima grigia e lucente placca calcarea che si specchia nel cielo sempre più blu, anticipa l’uscita sul grande mare giallo dei prati sommitali. Davanti a me, suturata al cielo la cresta che dovrò raggiungere per piegare poi a sinistra verso il cocuzzolo sommitale. Un mondo gialloblu. Ora sento la fatica della terza uscita consecutiva ma la dolcezza del paesaggio canta nenie e culla i miei quadricipiti che smetton di protestare e s’addormentan docili. Raggiungo la cresta, lo sguardo plana verso le creste successive del Viaz mostrando la testina verde del Sabioi e le sagome seghettate dei Pinei che precipitano urlando su Forcella Oderz. Un fruscio mi distrae dai sogni e sopra di me vedo planare suadente un aliante che fruscia come un uccello nell’aria: che spettacolo! Come non invidiare la leggerezza con cui si muove. A confronto mi sento un dinosauro. Lo seguo volteggiare leggero. Ora ai miei piedi fioriscono crocus in questa giornata di fatica e poesia e perfino la Gusela decide di mostrarsi alzando il velo di nubi con cui fino a poco fa copriva le sue bellezze. Affronto l’ultimo cocuzzolo che apre alla crestina finale dove un palo simile ad una cassetta delle poste, attende la fine delle mie fatiche. Lo tocco (q. 1794) alle 13.30 stanco ma felice su questa cima ampiamente panoramica e su cui veglia severo il fianco dirupato del Tiron con la sua cicatrice da scazzotate frequenti (alla Franck Ribery per chi sa di calcio). Divide anche la cresta del Viaz con a sinistra le Pale e a destra Sabioi Pinei e Burel. Oltre le Pale i Monti del Sole con grandiosa vista su Mont Alt, Cima Coraie e il Bus del Diaol. Poi do uno sguardo alla cimetta rischiosa salita ieri (q.1686) con Gio. Scoprirò poi da una relazione del solito insuperabile Zio Mario che era proprio la via giusta (Cresta Nord) per arrivare dove mi trovo ora da F.lla Mompiana. E’ ancora ampiamente innevata. Il Serva anticipa i monti del Friuli e oltre lo Schiara il Pelf sovrasta ma non nasconde il piccolo e terribile Sass del Mel che fra qualche giorno proverò a scalare con Sebe. Vedremo. Mi scatto qualche foto, sonnecchio brevemente, mangio qualcosina e un’ora dopo il mio arrivo plano anch’io dolcemente sui declivi d’erbe dorate seguendo la traccia del sentiero che come una serpe si snoda sui prati. Veramente bello, stile “Migogn”. Mi volto a salutare la cima che gialloneggia nel blu. Che spettacolo la vita! Ranuncoli e pietre abbracciate fra le radici di un enorme abete divelto riscaldano ancora i miei pensieri e arrivo così sulle assolate panche dei Casei a gustarmi nel silenzio l’ozio della piana di Belluno da cui non sale neanche un afflato. Tutto tace e il cuore batte con l’Universo. Non me ne andrei ma Giona mi aspetta e la vita su questo pianeta è dettata dal tempo. Mi alzo e scendo. Un insolito tulipano mi saluta fra le sterpaglie, fuggito anche lui come me dal giardino in cui era stato pensato. Alle 15.45 abbraccio Giona e poi andiamo a salutare Mot e Miriam che in questo paradiso ci vivono. Foto1 Tiron e Terne Foto 2 Gialloblu Foto 3 pancima |
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