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   Attorno al terne (tentativo da Nord), 20/04/2026
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Attorno al terne (tentativo da Nord)
Regione  Veneto
Partenza  case Bortot  (700 m)
Quota arrivo  1800 m
Dislivello  1300 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  nde ,imbrago eventuale per il tratto attrezzato sulla cresta nord
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento L’impresa (perché inaspettata) di ieri sulla Spirlonga, mi ha lasciato i segni della stanchezza ma anche della soddisfazione e allora non ho obiettivi immediati per oggi. Poi però al risveglio la magnifica giornata di sole mi ricarica immediatamente le batterie e provo a convincere Gio a fare un’uscita non lunga. Alla fine delle consultazioni scartando l’ipotesi della ciaspolata su neve che sarebbe piaciuta al figlio ( si sarebbe dovuto salire molto in quota) gli propongo una facile cima a sud e per renderla un pochino più tosta, saliremo dal versante Nord ( relazione Sani-Bristot) e scenderemo dal semplice versante sud dove i grandi pendii prativi, sono solcati dalla via normale. Partiamo dunque alle 10 del 10 04 2026 da Caprile in direzione Belluno. Dopo l’immancabile foto ai Monti del sole, scattata dalla località Ronch de Buos dove si estendono a fisarmonica in tutto il loro splendore ed isolamento che tanto li rende belli e selvaggi, inizio un report fotografico sui monti del Bellunese perché il versante a sud della cresta del Viaz lo conosco meno e non so neanche quale sia la nostra montagna. Scopro così a destra del Peron, il panettone erboso della Talvena (o piccola Talvena per distinguerla dalla più grande che sta a nord) e poi il Tiron diviso dal terne dal vaico di F.lla Mompiana oltre il quale appare la cresta dello Schiara con l’inconfondibile ago della Gusela. Tisoi, Bolzano Bellunese, deviazione a dx vs il mitico Gioz ( ti ricordi Nico, quando fummo recuperati a notte fonda dopo l’avventurosa discesa della Val Medon?) e risalita su angusta stradina verso le Case di Bortot a q.ta 700 dove parcheggiamo. Alle 11.30 prendiamo l’Alta Via delle Dolomiti in direzione del Rif. Vii° Alpini salvo poi abbandonarla mezz’ora dopo scartando a sx in direzione della F.lla di Mompiana (508). La vista progressivamente si allarga vs il gruppo dello Schiara-Pelf e Giona mi chiede delle gallerie che incidono il fianco del serva, dove passai in una gite per forre del Bellunese ai tempi del Covid. Raggiungiamo il valico del Col Forongol (q.1040, h 12.15) da cui col senno di poi si vedono bene il Zimon del Terne, la quota successiva e la q.ta 1686 che poche ore dopo avremmo inconsapevolmente scalato. Ancora più a destra, anche la F.lla Mompiana e il Tiron. Una lezione di geografia. Svalichiamo ed entriamo in un bellissimo bosco di abeti dove i giochi di luce mi regalano suggestive inquadrature su Giona che sale di buon passo e sulla meraviglia nella quale siamo immersi. La pendenza è costante e ripida, senza mollare mai e i nostri passi si equivalgono fino a quando a pochi metri dal passo, il bosco cede il passo a declivi pratii dorai che annunciano l’imminente Forcella dove ci rilassiamo finalmente un poco e apriamo gli zaini per il nostro pranzetto (q. 1670, h 13.30). Scatto una bella foto a Giona che guarda dalla forcella e poi dopo mangiato ci appisoliamo brevemente al sole. Poco dopo le 14 partiamo cercando d’intuire il prcorso verso il Terne dalle poche righe della relazione. Evito il primo spuntone che sale ripido dalla forcella traversandolo da sotto e raggiungendo una selletta con strapiombo dall’altro lato. Qua si vede un camminamento e lo seguo tagliando vs sx e trovandomi sotto quella che potrebbe essere la descritta paretina mista erbe e rocce di primo grado: oltre un tronchetto tagliato emerge dalla neve un cavetto d’acciaio che disotterro e comincio a seguire. Le rocce sono innevate e bagnate e sui passaggi un poco placcosi, ringrazio la presenza del cavetto che altrimenti non ci sarei salito perché comunque l’esposizione è sufficiente a non lasciar scampo in caso di scivolata. Dico a Gio di attendermi all’inizio del cavo e continuo a salire anche dove il cavetto sparisce nella neve, finchè arrivo ad un alberello dove dovrebbe essere collegato. Mi fermo sullo spiazzetto ancorandomi con le gambe nella neve e chiedo a Giona se se la sente di salire perché dopo sembra meglio. Mi risponde che ci prova e con cautela, piano piano mi raggiunge, nonostante il cavo sia abbastanza lasso e difficile da stringere nel gelo e nel bagnato. Ci sistemiamo sul piccolo spiazzo e gli chiedo se se la sente di arrrivare nel canalino nevoso che sale un poco meno inclinato e che mi sembra fattibile. Sale un gradino erboso e poi si ferma all’inizio del canale. Lo raggiungo, gli lascio il piccozzino e risalgo aiutandomi con le mani fra neve e roccette fino ad arrivare ad un mugo cui mi aggrappo. Faccio salire Giona lungo le mie peste, e poi lo faccio assicurare afferrandosi ai rametti del mugo. Poi da sotto lo proteggo un po' per l’ultimo passo che ci consegna alla cresta liberatoria. Non vedendo oltre gli dico di fermarsi e superatolo vado oltre in cresta. Ma fatti pochi passi capisco che non siamo nel posto giusto, ma su una cima secondaria cui ne segue un’altra e il Terne enorme è ancora più in là. Il primo pensiero è di spavento per dove mi son cacciato con giona, il secondo è quello di sgomento per dover chiamare l’elicottero in un posto così assurdo. Poi ritorno da Giona e gli dico che dobbiamo scendere perché avanti non si può andare. Mi risponde tranquillo e allora riprendo coraggio e analizzo la discesa che non sarà semplice ed un poco rischiosa. Ridiscendo al mughetto e vi faccio attaccare Giona quando arriva, poi scendo con le mani nella neve il canalino nevoso e mi attacco all’alberello da cui parte il cavo. Gio scende col piccozzino e mi raggiunge. Riparto, libero tutto il cavetto dalla neve con esito non del tutto positivo perché diventa molto più lasco e avverto dell’inconveniente Giona. Poi scendo tenendolo in mano la paretina: le mani nude fanno poca presa sul cavetto sottile e scivoloso e scendo con un poco di tensione perché non son certo in caso di scivolata, di riuscire ad arrestare la caduta. Comunque arrivo alla base della paretina e mi pianto nella neve ad attendere Gio che scende con prudenza ma tranquillo, senza mai farsi prender dalla paura. Bravo! Gli faccio i complimenti e affrontiamo l’ultimo passo delicato prima di arrivare sul quasi piano nevoso, fuori dai pericoli. Sgarruppiamo su terreno scomodo ma senza più problemi fino a tornare sul bel prato di Forcella Mompiana( h 16). Pochi minuti distesi e poi consultata la carta propongo a Gio di scendere dala Val Medon per non rifare la stessa strada dell’andata e completare il giro ad anello della montagna. Accetta e iniziamo a scendere subito attratti dall’enorme antro nella bella parete rocciosa a sx dove ci sono i resti in muratura a secco di un ricovero. Una goccia cade dall’alto della volta e produce un particolarissimo suono rimbalzando su una lamiera a terra. Divalliamo rapidamente, ammirando le grandi pareti rocciose di questo versante e la selletta precipite da cui siamo poco fa passati. Scendendo si vede bene il Terne abbastanza spostato rispetto alla cimetta da noi salita. Il bosco di faggi ci porta in basso fino al greto del Medon secco (h 16.50) che seguiamo per una decina di minuti salvo poi rientrare nel bosco in sinistra orografica. Maestosi mazzi di primule richiamano la mia attenzione e più avanti colgo Gio intento a liberarsi da qualche zecca molesta. Un quarto d’ora dopo troviamo un cartello Case Bortot all’altezza delle Case Colò (Case Medon sulle carte) che seguiamo con risalita nel bel bosco di abeti. Continuiamo il nostro periplo per portarci sul versante della montagna da cui siamo partiti e arriviamo all’ultima fatica di giornata e cioè la risalita di un centinaio di metri di dislivello per guadagnare la sommità del Col de Fontana da cui planiamo al parcheggio che raggiungiamo stanchi alle h 18. Bravo Gio, buon passo!. Foto1 Gio scende dal canalino nevoso Foto2 Gio disarrampica la paretina con cavetto Foto3 la q.ta 1686
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