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   La Spirlonga, 15/04/2026
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Onicer  oscarrampica   
Gita  La Spirlonga
Regione  Veneto
Partenza  La Stanga  (430 m)
Quota arrivo  1600 m
Dislivello  1400 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  ramponcini piccozzino corda
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Mediocri
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Salita al «gendarme del Monte Coro» che separa l’imbocco della Val Ru da Molin e della Val Vescovà, e la cui forma slanciata è ben visibile a chi percorre la Val Cordevole. Sani e Bristot, nel loro libro «SCHIARA TÀMER E SPIZ DI MEZZODÌ», iniziano la relazione sulla Spirlonga con «Cima indiavolata …» – non saprei definirla meglio. Per la prima volta da quando scrivo, uso la traccia scritta di che mi ha preceduto, il mitico Zio Mario (dopo avergli chiesto il permesso), e la integrerò con la mia esperienza personale. Mi trovo in vacanza a Caprile per tre giorni e son salito alla casetta con Giona mio figlio del 2005. Oggi lui è rimasto a casa a studiare mentre io proverò a salire verso la Spirlonga per cominciare a familiarizzare con il percorso dal difficile orientamento in modo da non perdere tempo quando con un compagno effettuerò il tentativo decisivo. Non ho obiettivi particolari( non sono del resto neanche particolarmente allenato), non ho portato la corda e ho invece con me i ramponcini da neve e un picozzino che sono suggeriti dalle varie relazioni di chi mi ha preceduto. Da La Stanga all’attacco del canalone sud-est che scende dalla Forcella de la Spirlónga. Parcheggio qualche decina di metri prima del punto di partenza e con la coda dell’occhio alle mie spalle vedo già che Spirlonga e Coro, alti sopra di me, ni stanno osservando, mi stanno valutando. Si sono accorti prima loro della mia presenza con il loro istinto selvatico. Imbocco il sentiero CAI 502 che parte a fianco del Ristorante Bar alla Stanga (q.430), direttamente dalla SR203, alle 10.15 del 09 02 2026 e tramide ripido tratturo arrivo facilmente in una decina di minuti, sotto un’antenna telefonica, al bivio tra i sentieri per la Val de Piero e la Val Ru da Molin. Si va a sx per la Val Ru da Molin opportunamente segnalata da un vecchio cartello in latta rosso inchiodato ad un faggio. Si sale comodamente in direzione nord con l’esposizione che aumenta verso il fondo della Val Cordevole. C’è un breve tratto che si può definire di “vera cengia” su solido camminamento “strettino” e poi si svolta a destra per entrare in Val Ru da Molin. Sotto i piedi, un baratro impensabile fino a qualche minuto prima e fanno piacere gli alberelli che fanno quasi da guard-rail. Il sentiero continua strettino e oltrepassa il fianco con i “Cógoi de le Procuratíe” (Piero Rossi, parete di rocce rossastre) e supero anche la visibile deviazione a dx del sentierino che sale verso il Colon di costa bramosa salito l’ottobre scorso. Incomprensibili segni blu hanno macchiato le rocce di questo tratto e perfino imbrattato con spruzzate dello stesso colore le erbe. Boh?? E bah!! Poi dopo aver attraversato, s’inizia a scendere per arrivare all’attraversamento del torrente di fronte a un gran covolo con muretti a secco a destra e bellissime polle di acqua verde blu smeraldina a sx (anelli di calata da canyoning). Dall’altro lato il sentiero prende un po’ quota con uno strappetto e poi traversa fino all’imbocco del canalone che scende dalla Forcella de la Spirlónga (q.700, h 11.15) All’imbocco del canalone c’è una scritta «SPIRLONGA» in vernice rossa con freccia che indica la direzione vs l’alto. Salita alla Forcella de la Spirlónga dalla Val Ru da Molín : Dopo i primissimi metri gli ometti fanno uscire dal fondo del canalone verso sinistra (ma si può proseguire benissimo anche lungo il canalone stesso!) per salire in bosco non troppo fitto dove si trovano anche rami tagliati. Di passaggio bellissime viste sul Burel che campeggia in fondo alla valle Ru da Molin che abbiamo abbandonato svoltando a sx nel canalone. Si rientra nel fondo del canalone per un buon tratto facile e divertente, fino a un gran roccione nerastro dove ho visto un bollo rosso con freccia che rimanda a sinistra ancora nel fianco boschivo (h 11.50). Dopo qualche facile svolta il sentierino entra nel ripido e affronta una ripida pala erbosa che arriva su una sella con dirupo dall’altro lato. Qui si svolta a destra con il camminamento che segue la schiena della sella in piano e poi va su in decisa salita. In alto già la Cima della Spirlonga e fra i rami il canalone che sale impercorribile fino alla Forcella della Spirlonga. La vista spazia ancora verso lo spigolo Sudovest del Burel anticipato dalla gobba erbosa del Colon del Forzelon dove son salito ad ottobre. Si arriva poi ad un punto chiave, per l’orientamento, soprattutto in discesa. Il sentierino svolta a destra passando sotto un larice abbattuto con tutti i rami tagliati (tagli veri di segnalazione), e prosegue un tratto con passaggi stretti ed esposti stile viàz. Poi svolta a sinistra per risalire un crinale quasi in campo aperto, e facendosi guidare dagli ometti si scende nuovamente al fondo del canalone principale ( h 12. 15). In breve si arriva sotto un’alta fascia di rocce nere che anticipa la serie finale non superabile di salti di fondo del canalone. All’inizio delle rocce nerastre sulla destra c’è un ometto che indica la traccia di uscita, che sale decisa per un tratto (ho visto anche un paio di bolli rossi qui) e poi piega a destra per attraversare un canale-vallone boschivo secondario. Poi ometti e rami tagliati fanno salire nel bosco in diagonale fino ad un’evidente bancata, ma non bisogna prenderla e proseguire in piano (qua sono salito smarrendo la retta via). Bisogna seguire le segnalazioni varie che ora, in leggera discesa, portano all’imbocco di una bella cornice di cengia anticipata da un passaggino un poco esposto valutato nelle varie guide di I°+ (roccia solida comunque, leggera aderenza). Dalla bella e facile cengia bellissima la vista sul dirimpetto valico del Forzelon che si apre fra i fianchi boscosi dei Colon del Forzelon e di quello di Costa Bramosa. Oltre Pala Bassa e Alta mi salutano come si conviene fra vecchi amici. Un albero sinuoso che ondeggia piegandosi sul terreno e una bella pala erbosa, mi introducono nel bosco dell’area della Fratta del Santo, con tracce multiple di animali che un po’ confondono ed è meglio stare concentrati sugli ometti e rami tagliati per non perdere tempo. Inizio ad utilizzare le mie striscette biancorosse da cantiere perché l’orientamento non è spesso immediato e temo soprattutto il ritorno. Bella vista verso ovest in direzione dei Monti del Sole e della triade Palazza, Mont Alt, Croda Bianca, fiancheggiate dalle Stornade. A un certo punto bisogna svoltare con tornantone verso sinistra e verso l’alto per imboccare la bancata finale in direzione della Forcella de la Spirlónga. Tutte le guide segnalano una freccia rossa alla svolta, ma la freccia (un po’ … strana come forma) non è molto visibile per chi sale perché sta all’interno del tornantone e dopo un paio di ometti che già hanno dato la direzione giusta. Si trova un pioccolo antro con la scritta in vernice rossa Ave. La bancata finale inizia con un facile «vero sentiero» in rada vegetazione varia, e poi rientra in bosco più coprente dove il camminamento a terra diventa a tratti labile, con le solite «false tracce» degli animali. Gli ometti ci sono, e anche qui bisogna stare attenti per non perdere tempo. Si arriva così al finale più tecnico e delicato: la bancata si interrompe contro una fascia rocciosa che precipita in basso sormontata da una striscia di «erbe appese». “Siccome mi sono sembrate abbastanza continue e compatte (e molto appese) ho deciso di provarci calzando i ramponcini.” Mi fermo ad osservare ciò che vedo e a calzare, fidandomi di quanto detto nella relazione, i ramponcini e a impugnare il piccozzino. Sono le 14, sono un poco stanco ma tranquillo e parto sereno, deciso a questo punto ad arrivare almeno in Forcella. Gli alberelli presenti sono troppo distanziati per un’assicurazione continua, e bisogna fare qualche piccolo cambio di livello sulla traccia che, anche se non sembra all’inizio, è continua nella sua ristrettezza ed esposizione. La valutazione di Sani e Bristot è un I° grado superiore equivalente. La traversata non mi impegna mentalmente, gli appoggi per i piedi sono sufficienti e il picccozzino che pianto nella terra , mi restituisce la sicurezza che comunque non mi viene mai a mancare. Arrivo accanto a un grosso faggio solitario dove ho trovato un cordino con moschettone: può sembrare un «rudimentale rinvio» e se si va in gruppo è meglio attrezzarselo da soli per bene. Seguendo un ramo tagliato si risale una roccetta (discesa delicata qui al rientro) per entrare nel bosco «rassicurante» da cui si scende in breve alla Forcella de la Spirlónga (q. 1430, h14.30). L’arrivo è ostruito da un grosso faggio abbattuto, alla cui base non ho trovato il barattolo di vetro con piccolo quaderno delle firme di via di cui parla invece Mario nella sua relazione. Dice di aver guardato solo la prima pagina, con prima firma del 2013 e seconda del 2015: non una grande frequentazione tenendo conto che non è facile accorgersi del barattolo. Il vallo è largo pochi centimetri e lungo circa un metro: forcellino mi parrebbe termine più appropriato! Salita finale alla Spirlonga dalla Forcella de la Spirlónga : Zio Mario, ammonisce che bisogna andar piano e seguire i molti rami tagliati (ometti pochi): senza mai perderli❗ Proverò a salire un poco e poi tornerò. Alle mie spalle visioni fantastiche sugli spalti del Coro con la vista che salendo si fa spazio a nord vs lo spuntone del Zest di Vescovà e i Tamer.Dalla forcella si sale diretti nel bosco coprente raggiungendo in breve un gran roccione-gendarme che si supera alla sua dx. Poi si entra nel «territorio dei mughi» e qui bisogna avere l’occhio per “semplicemente” seguire i rami tagliati nella ripida e contorta traccia fino ad una roccia che si lascia a dx ed una successiva fascia rocciosa dove invece si piega a dx per una diagonale meno ripida e si arriva in una allungata schiarita prativa che io trovo innevata. Ho perso più volte la traccia nel tratto sotto e più volte mi son detto…ora torno ma poi vedevo il mugo tagliato occhieggiare ed invitarmi al proseguio. Anche qua, anche ora dopo aver risalito l’erta pratova ed innevata, non so più dove andare e lotto nell’intrigo dei mughi senza vedere i tagli. Basta mi dico. Poi invece ritrovo taglio e traccia a sx del culmine prativo. Rientro dunque a sx fra i mughi dove la traccia ridiventa più visibile fin sotto la fascia rocciosa dell’anticima. È un tratto lunghetto, assai contorto con passaggi tra i mughi a volte strettini, ma si passa sempre in mezzo ai rami senza salirci sopra: in vari punti ci si tira su anche di forza! Ho pensato più volte salendoad ogni incertezza di orientamento di fermarmi, poi di provare ad arrivare fino al tratto chiave essendomi tornate le energie e quindi di rimpiangere infine di non aver portato uno spezzone di corda, che mai avrei pensato di salire così tanto. Uso molto le fascette da cantiere che appendo un poco ovunque! Al punto di arrivo sotto la fascia rocciosa dell’anticima ho trovato un ometto e un grosso ramo tagliato spostato alla sua dx. Sono andato a dx entrando in una bella e facile conca in bosco coprente. Risalendo la conca si passa appena sotto la forcella che divide il corpo roccioso dell’anticima dal corpo roccioso della cima. Non me ne sono neanche accorto preso dalla fretta e dall’ansia del ritardo e mi son trovato sull’anticima salvo poi accorgermi della cima oltre il forcellino alle mie spalle. Fantastico comunque punto di osservazione sul tratto finale. Ho scattato una foto molto istruttiva, le rocce appaiono piuttosto verticali e severe e sono poi sceso per farmi un’idea del passaggio finale. Arrivo così sotto il passaggio chiave di questa «via normale». Sani e Bristot scrivono «fessura di una decina di metri di III inf.»; Mason scrive «2 metri di III grado»; Piero Rossi scrive «strapiombetto di un paio di metri (IV)»; ecc. Sono le 15.30 e il cuore mi batte forte in petto perché non mi sembra nulla di impossibile e mi viene la tentazione di salire fino in cima. Effettivamente, sono una decina di metri dove, si arriva al tratto chiave di 2-3 metri con i piedi su appoggi sporchi di terra. Fattibile se ben asciutto. Ho trovato un cordino agganciato al mugo che sta in testata dell’intaglio e sono salito di slancio, equilibrandomi con questo. Salgo deciso e senza timori però con un pensiero che mi rimbalza in testa: “ma da qui poi riesco a scendere?” Da sopra l’intaglio si sta appena a sx della crestina rocciosa con percorso obbligato che passa per una mini-cengetta solida ma molto stretta e molto esposta: c’è un ometto e Sani e Bristot qui valutano un II° grado (evidentemente orizzontale). Poi si attraversa un canalino con ingresso e uscita «storti», e dopo un paio di passi di I° grado si arriva in vetta senza difficoltà(q.1600, h 15.459. Apoteosi improvvisa perché salgo ansioso e veloce e quando tutto spiana, quando non ho più l’orizzonte chiuso dalle rocce davanti al mio naso, mi prende un’emozione intesa. NE E’ VALSA LA PENA! Il mondo si apre davanti ai miei occhi che recuperano lo spazio libero che gli era stato negato nelle ultime ore. Cielo e il Celo che cattura subito la mia attenzione. So di essere in ritardo ed inizio coi selfie e con la ripresa (anche video) dell’immenso panorama. Il solco della Val Cordevole si fa largo nel suo slancio verso la Val Belluna fra le creste del Viaz dei Camorz e dei Camorzieri a sx e i monti del Sole a dx, e poi in senso orario, il gruppo dell’Agner, le Pale di San lucano e dietro il Celo, la marmolada e il Civetta fino ad arrivare ai Tamer, alla Talvena, al vicino Coro che chiude il cerchio ripassando dallo Schiara e dal Burel che si riunisce alle creste del Viaz tramite la Forcella Oderz. Immenso. Mi fermo proprio pochi minuti perché temo il ritorno e il buio visto che ho lasciato a casa la frontale. Molto utili gli ultimi rami tagliati per imboccare la corretta direzione al momento di scendere anche se mi calo con l’ansia di sbagliare direzione perché sono salito a rotta di collo. Mi getto in discesa quasi fossi braccato e quando arrivo sul pulpito con cresta molto ripida ed esposta davanti a me e mi giro indietro in preda ai dubbi, vedo a sx la provvidenziale fettuccia da cui cala il cordino usato per la risalita. Lo afferro, mi calo, non ho equilibrio e un appiglio per la mano dx che cerca raspando fra le rocce. Mi riattacco un poco spaventato al cordino e provo a studiare il passaggio. Trovo un approdo sicuro per la mano dx, mollo la sicurezza e con un piccolo passo d’equilbrio, scendo sotto il tratto quasi verticale. Lo guardo e lo fotografo compiaciuto. E’ fatta, sono le 16…non mi resta che scendere il più velocemente possibile! Scendo veloce, ben guidato dai miei segnalini e alle 16.30 sono alla Forcella. Ora l’ultimo tratto delicato della traversata in placca e poi le difficoltà tecniche saranno finite. Faccio un poco di fatica in più a seguire il filo nel ritorno ma cmq un quarto d’ora dopo la guardo alle mie spalle ormai risuperata. Alle 17.30 ho riattraversato il boschetto inselvatichito della Fratta del santo e recuperato il fondo del canalone. Mezz’ora dopo sono alla selletta e mi butto in discesa lungo l’inclinata pala erbosa dove non ho lasciato segnalini. Nel tratto boschivo successivo, mi perdo e dopo vari tentativi decido di scendere ad occhio verso il canalone che è sotto di me. Mi sposto vs sx per evitare di andare sul versante della Val Ru da Molin a destra del bivio con il canale stesso. E’ la scelta giusta perché dopo un poco di apprensione, atterro un centinaio di metri sopra il bivio e scendo facilmente al masso con la scritta rossa Spirlonga (q.700, h 18.30). Sono salvo e non passerò la notte nel bosco (avevo mandato messaggio a Giona di non preoccuparsi di questa eventualità) anche perché non avevo calcolato visto il recente cambio dell’ora, di avere un’ora di luce in più). Riguado il Ru da Molin e alle 19.30 questa fantastica giornata mi fa dono della parete ovest della Pala Alta illuminata d’arancione dal sole che le dà il bacio della buonanotte. Mamma mia che giornatona, che sorpresa, non avrei mai pensato di potercela fare così, quasi per caso al primo colpo. Ora torno da Gio che prepara la pasta . Slurp!! Foto1 la palcca erbosa foto2 la cima dall’anticima foto 3 cresta finale dopo il passo chiave
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