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| Passo dei Campelli e di Valsellazzo, 14/04/2026 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Passo dei Campelli e di Valsellazzo |
| Regione | Lombardia |
| Partenza | Schilpario loc. I Fondi (1200 m) |
| Quota arrivo | 2000 m |
| Dislivello | 1200 m |
| Difficoltà | F |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | ciaspe e picca x sicurezza nel salire al passo Valsellazzo |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Buone |
| Valutazione itinerario | Ottimo |
| Commento | Situazioni casalinghe e mancanza di imput e compagni mi portano ad un letargo invernale e finalmente decido di porre fine alla letargia con un’uscita un poco improvvisata. Sto sentendo Sebe in questi giorni e allora decido di mettere un po’ di allenamento nelle gambe. Giovedì 26 03 26 libero e rispolvero il progetto di salire sul Telenek un po’ perché possibile da sud, un po’ perché ci avevo già pensato altri inverni e un po’ perché è una zona sconosciuta. Ho fatto notte e il giorno dopo ho dormito poco e in più una riunione che si allunga mi porta ad andare a letto all’1.00. non punto nenche la sveglia perché sono stanchissimo ed è solo alle 8 che mi sveglio e decido di onorare la fatica fatta ieri nei preparativi. Dopo aver salutato Dani m’infilo in macchina alla volta del Passo del Vivione da cui intendo scendere per percorrere la Valle del Sellero. Le previsioni davano tempo discreto in miglioramento e vento forte. Coincide solo la seconda. Trovo per strada un cartello con l’indicazione Passo Vivione Chiuso ma sembra fisso e non lo considero. Attraverso Schilpario e inizio la stradina che sale verso il Passo ma è sbarrata già ai Fondi. Mi blocco, saltano i miei piani e guardo quanto ci vuole per salire al passo dall’altra parte ma dovrei guidare per un’ora e mezza e oltretutto Maps dice che è chiusa anche da la. Mi rassegno a salire verso il Passo dei Campelli e magari dirigermi verso la Cima dei Ladrinai che più volte avevamo pensato di fare con David quando per il 29 10 gli regalavo una gita per i monti. Parto e la strada diventa subito coperta di ghiaccio..non mi aspettavo la neve così in basso..prospettiva errata dovuta al tempo primaverile in bassa padana e al fatto che questa stradina, non viene probabilmente mai pulita non essendo di viabilità importante. Parto che sono quasi le 13 e salgo lungo l’asfalto ricoperto di ghiaccio duro e scivoloso cercando nel bosco tutte le scorciatoie possibili. Il vento è forte e so che minerà il mio entusiasmo più in alto ma cerco di non pensarci e di considerare il mio incedere come un allenamento. Passo dal bel pianoro dove è eretta la Madonnina dei Campelli ( h14) e poco oltre inizia ad esserci neve in cui affondo. Sono investito da forti raffiche e mi vien voglia di mollare. Decido invece di proseguire e con le dita gelate dal vento che turbina mi infilo le ghette e calzo le ciaspe. A fatica ma ci riesco (quanto tempo che non le mettevo… un poco per lo scialpinismo, un poco per i canali e un poco perché cercavo itinerari privi di neve…) e riparto felice. Che bella sensazione quella di galleggiare sulla neve morbida. Mi alzo di quota e la bufera spazza ogni cosa buttandomi in viso e negli occhi cristalli di neve gelata. Ma che senso ha salire ancora mi chiedo? Ma mi sorprendo a resistere per avere almeno un punto raggiunto e allora dico che fino ai Campelli non mollerò. La strada sale docile e regolare e mi abituo al disagio del vento. Arrivo al Passo ( h 15, q.1900) per buttare un’occhio verso la scura piramide dell’Adamello e l’altro in direzione del lungo traverso tante volte percorso verso il Passo di Baione: visione sconsolante perché c’è tantissima neve e non troverei neppure la traccia da seguire. Faccio qualche passo e decido di tornare anche se mi spiace terminare così presto, però almeno 700 mt. di dislivello, li ho fatti. Accontentiamoci come prima uscita stagionale. Scendo, mi fermo al riparo di un masso per togliere le ciaspe e mangiar cracker. Non ho nulla da bere ma neanche sete. Riprendo a scendere e trovo un cartello con scritto Fondi che punta il bosco. Ci vado per cambiare percorso anche se troverò più neve ma scendendo dovrebbe dimunuire. Arrivo poi al bivio verso il Passo del Valsellazzo e l’indicazione Bivacco DonGiulio Corini. Nuovo, qualche anno fa non c’era e ricordo che un volta non avevo neppure trovato il sentiero per salire o scendere al passo mentre mettevo insieme i pezzi per la grande Transcalve. E’ tardi per salire, rischio di scendere col buio ma rimetto le ciaspe e nonostante l’immediata reazione di fatica per l’inversione di marcia decido di procedere. Sono stanco, il passo alto e lontano oltre un ripido nevoso ma voglio almeno arrivarci sotto. Inizio il ripido e mi rendo conto che la roccia che vedevo al Passo, è in realta la lamiera del bivacco e la sua vista attira le mie energie. Salgo, fatico, la neve è alta ma le ciaspe tengono e inesorabilmente mi avvicino fino a decidere di resistere fino alla fine. Il pendio è sui 35/40° un po’ al limite per le cispe ma la neve non così dura da esser pericolosa. Sono ormai alto quando noto uno scarponcino nella neve e viro per raggiungerlo. In realta è una pedula North Face nuova di pacca e del n° 44. La raccolgo, me la lego a fatica allo zaino e riparto per le ultime decine di metri con la pendenza che si accentua e mi obbliga a puntare le mani nella neve per aiutare la risalita. Raggiungo il bivacco ( q. 2000, h 17.15) e raffiche violentissime mi spostano facendomi perdere l’equilibrio. Cerco vanamente riparo addosso alle pareti e un accesso che non trovo. Giro i 4 lati ma non capisco e mi trovo schiacciato nel sottotetto. Fatico a respirare liberamente e la neve sbattendomi violentemente contro, mi brucia il viso scoperto. Mi spavento un poco pensando se dovesse andare avanti così per molto. Mi butto a caso senza vederci dal pendio laterale ghiacciato di una parete e atterro alla sua fine. Devo scappare via e m’impongo di non farmi prendere dal panico: con gesti controllati tolgo i guanti trattenendoli per non farmeli portar via da Eolo infuriato e riuscire a levarmi le ciaspe. Noto sorpreso e a metà tra lo spaventato e il divertito che il vento solleva le ciaspe e me le butta contro la lamiera del bivacco: incredibile! Le ripongo nello zaino, rimetto i guanti e mi preparo a scendere: le neve non era dura e dovrei riuscire con gli scarponi senza problemi ad affondare per avere un poco di sicurezza visto la pendenza della discesa. Mi butto barcollante ma senza paura…mi vengono in mente tutti i racconti sugli Inuit che sto leggendo. Scendo veloce sperando che la bufera cessi d’intensità e passo 5 minuti brutti poi decido di fare qualche foto ma il vento non si fissa nelle immagini. In compenso il panorama davanti a me riflette una strana luce e scatto un paio di foto verso le montagne che sognavo di salire oggi e su cui tornerò quando la neve se ne sarà un poco andata: Venerocolo, Colombaro e Sellero mentre non si vede il Telenek. A destra sopra il passo Campelli i noti Campione e Campioncino mentre all’estrema sinistra una cavalcata già fatta: Tre Confini, Gleno e Strinato. Ormai il peggio è passato anche se la macchinetta fotografica s’impiastra di ghiaccio immediatamente e faccio l’ultimo scatto verso il passo dove perfino ad occhio si vede che la tempesta impazza ancora. Mi butto verso valle più sereno e alle 18 sono al bivio da cui tornerò verso i Fondi. Mi faccio un autoscatto sorridendo come un sopravissuto e solo vedendomi a casa noto la neve ghiacciata sulla barba e sulle sopracciglia. Ora per placido sentiero caracollo dolcemente verso casa traversando qualche bella radura dove la neve prendendo il colore della sera riporta la pace e l’armonia nel mio cuore. Che bello! Transito da Malga Lifretto bassa, dalle belle casette in pietra dei Fondi che riposano disabitate alla luce arancione di un lampione che dona un tono suggestivo e alle 19 sono davanti alla mia auto. Foto1 Panorama dal Cimon della Bagozza al Passo del Valsellazzo Foto2 al riparo della bufera Foto 3 foto estiva: non trovavo la porta perché era sotto la neve! |
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