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   due volte vs l'Aviolo (2020), 28/12/2025
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Onicer  oscarrampica   
Gita  due volte vs l'Aviolo (2020)
Regione  Lombardia
Partenza  Loc. Pozzolo (Edolo)  (1500 m)
Quota arrivo  2500 m
Dislivello  1000 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  malga stain
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Scrivo di queste due tentativi di scalata che sono stati derubricati ad escursionismo visto che la roccia non l’abbiamo mai trovata nel primo e tastata nel secondo, ad anni di distanza nel 2025 sorprendendomi di non averne scritto niente…probabilmente per l’infruttuosità dei risultati. Poi cerco del tentativo primario fatto anni ancora prima con Nicola ma non trovo nulla e neanche le foto (cosa questa molto strana….) e allora lo contatto per sapere se lui ha qualche traccia. Di quel tentativo lontano, ricordo solo che la rischiammo nonostante il meteo che dava al brutto con temporali pomeridiani e che quando provammo a d attaccare il diedro iniziale, iniziò a piovere bagnando tutta la roccia e costringendoci al ritiro. Disfammo e mettemmo via tutto il materiale di arrampicata e Nico sfogò la sua rabbia (…e io un poco lo aiutai…) buttando giù da una zona friabile blocchi enormi di pietrame che ruzzolavano fragorosamente coprendo il rimbombo delle nostre risate a crepapelle. Quanto ridere quel giorno! Dunque nell’autunno del 2020 propongo ad Armin di provare a fare questa salita che è un bel mix tra scalata ed arrampicata con difficoltà che si attestano attorno al 4° grado massimo. Partiamo da Crema il 30 09 2020 prima di arrivare ad Edolo mi fermo a fotografare la piramide della nostra montagna salire con uno spigolo a cielo direttamente dal Passo Gallinera che penso sia il punto di partenza della nostra via. Alle 9.30 fotografo Armin infreddolito e pronto a partire in direzione di Malga Stein che raggiungiamo poco più di mezz’ora dopo uscendo dal buio e dal freddo del bosco per essere accolti dalla luce di una radiosa giornata e dalla temperatura che si è alzata costringendoci a togliere un po' di coperture. La malga ci accoglie addormentata e non la svegliamo mentree si gode il tepore dei primi raggi di sole che la accarezzano e fanno brillare il prato verde sul quale è costruita. I gestori dormono e passiamo oltre scendendo di nuovo nell’ombra della bassa val Gallinera. Alle 11.15 fotografo e mostro ad Armin la parete omicida in direzione sinistra vs il Roccia Baitone che scaricò addosso a me e Nico tonnellate di neve dalle quali ci salvammo per una pura coincidenza temporale: ora è smaltata di ghiaccio e lievemente innevata, senza i clamorosi seracchi che si formeranno nella stagione invernale, pronti a scendere rovinosamente a valle durante la primavera. Si distinguono benissimo i canaloni che la solcano e che accoglieranno la neve per trattenerla e poi liberarsene improvvisamente. Noi saliamo dritti verso il Passo (e la sopra dominante Punta Gallinera) e la luce che lo illumina. Ora in pieno sole i contrafforti dell’Aviolo ci stanno proprio sopra splendenti e illuminati sotto il cielo azzurro. Poi si vede il giallo bivacco Festa e inizia la rampa erta per raggiungerlo, cosa che però noi non facciamo preferendogli il poco discosto passo dove arriviamo che son quasi le 12.30. Iniziamo a salire lungo la cresta ignorando di essere dalla parte completamente opposta della montagna. Ero convinto che lo Spigolo delle Capre fosse la cresta che partiva dal Passo Gallinera e che con andamento abbastanza retto arrivava in cima! Bello il panorama che si apre sulle tetre, gelate e buie pareti dei Baitone (Roccia e Corno) che proseguono nella cresta praticamente rettilinea verso i Corni di Valrabbia. E che contrasto col sole che si attorciglia fra i fili d’erba che invece noi calpestiamo. Non trovando, logicamente, l’attacco, ci spostiamo dalla cresta verso sinistra sperando di andare a raggiungerlo e cominciamo un difficoltoso muoversi in traverso su loppe abbastanza inclinate e quindi scomode da traversare. Progressivamente la vista offre un’ottima visuale del Bivacco appollaiato sopra la valle che poi traversammo per giungere con Nico all’attacco del seracco della Via Chiaudano e che ora è visibilissimo proprio davanti a noi. Ma basta coi ricordi e continuiamo a traversare in cerca della nostra via o di tracce che portino ad essa. Si succedono le scarpate e sappiamo ormai che la giornata ha un intento solo esplorativo, vista l’ora ormai tarda. Alle 14.45 appaiono l’ Aviolo e la sua anticima: comprendiamo appieno e ora con certezza definitiva di essere proprio sul versante opposto della montagna, totalmente fuoristrada e allora non resta che da tornare sui nostri passi. Guardo arnin perdere quota e mi dispiace soprattutto per lui di averlo fatto camminare inutilmente senza il piacere di arrampicare che era per lui la molla decisionale. Evabbè. Torniamo rapidamente al bivacco per linea retta anziché rasenti alle pareti e poco dopo le 15 ci concediamo al suo interno una piccola pausa con le finestrelle che danno sul muro verde che scendemmo in doppia notturna con Nico. Poi scendiamo, riguadagniamo il circo alto della Val Gallinera, fotografo Armin vicino ad un abete con una circonferenza enorme e alle 17 risalendo dal bosco, riguadagniamo il sole a malga Stein dove ad attenderci c’è la mamma straniera di due incredibilmente biondi e bellissimi bimbi cui chiedo il permesso di una foto ricordo. Scambiamo due chiacchere anche col compagno e ci mostrano la cucciolata di 7 cani appena nati. Mezz’ora più tardi salutiamo e scendiamo e alle 18.30 siamo all’auto dove troviamo i cartelli e il sentiero che dovremo fare la prossima volta. Evidente..e in direzione evidentemente opposta. Oggi è andata così ma la giornata è stata comunque stupenda e bellissima. Grazie Armin.
Con Armin vista la disfatta sentieristica del precedente tentativo, cerchiamo subito di rifarci anche per anticipare l’autunno avanzato e la possibilità di nevicate che seppelliscano la nostra via e ce la riconsegnino solo per la primavera. Ma è solo tre settimane dopo che riusciamo ad organizzarci e quindi a ripartire in direzione Edolo per il 20 10 2020. Partiamo nel giorno giovane padano e c’è ancora buio alle 7.10 quando lasciamo il parcheggio sopra Edolo imbacuccati e con in testa le frontali. Poco dopo il cielo è chiaro e lattiginoso quando camminiamo su pietre circondati da larici in veste autunnale. Il bosco è uno spettacolo di larici dorati e la neve in alto ricopre le rocce. Lontano in un cielo dall’altra parte, albeggia e poco dopo oltre le punte degli abeti emerge la parte superiore della nostra montagna, clamorosamente imbiancata. Visione non proprio incoraggiante. Oltre colli bruni e ancora adombrati la luce arancione del primo sole colora le nevi della Vetta di Ron, delle Cime di Vicima e del Pizzo Painale. Noi intanto saliamo e vediamo ora che è tutta la parete della montagna ad essere spolverata di neve fino alla sua base. Pensieri pessimisti per la nostra intenzione di arrampicare. Avanziamo ora (h 8) in un grande macereto di sassi avvolti dall’ombra fredda e persistente di questo vallone da percorrere fino al nostro obiettivo, mentre alle spalle illuminato ora spunta anche il Pizzo Scalino. L’ambiente è gelido, nessun suono se non lo scricchiolare lieve dei nostri scarponi sulla neve che lentamente cresce di centimetro in centimetro fino a diventare quasi coprente. Alle 9.40, un grosso masso ci sbarra la strada e segnala l’incrocio con il sentiero che attraverso il Passo della Foppa, sale da Malga Stain. Saliamo ora più decisi verso le bastionate dell’Aviolo e alle nostre spalle ilo panorama si allarga decisamente con il solco della Valtellina che divide le Orobie a sinistra ( si distinguono bene Telenek, Recastello,Strinato, Torena, Coca Scotes e Rodes) da Ligoncio Corni Bruciati e Disgrazia che stanno a destra. Alle 10.30 raggiungiamo l’evidente diedro che segnala l’attacco della via e che è intonso di neve e fotografo Armin vicino al cordino che spunta dalla neve a indicare la prima sosta. Bisognerebbe fare la via con ramponi e piccozza evenienza per la quale non abbiamo materiale e forse neanche le capacità. Questa montagna non ci vuole dico ad Armin e intanto mi viene in mente che però potremmo provare a salirla dalla via normale. Provo a convincerlo dicendo che non dovremmo metterci tanto e che saliremmo leggeri lasciando giù gli zaini con il materiale d’arrampicata che tanto per il freddo, abbiamo già tutto addosso. Sotto di noi un bel crinale nevoso lascia intravedere erbe gialle e dorate sull’altro suo versante regalandoci un poco di luce e colore e un contrasto cromatico stupefacente. Più lontano ammicca il Pizzo Camino (preceduto dall’amico Sossino) con la cresta che degrada verso il Moren. Armin si fa convincere e alle 11 dopo aver mangiato qualcosa, esser scesi verso il canale roccioso e innevato da salire per la via normale, e depositato il materiale, cominciamo nuovamente ad alzarci. E’ ripido per cui non c’ è molta neve e saliamo abbastanza agevolmente con bellissima vista sull’erto spigolo che avremmo dovuto salire. Usciamo su un’ampia dorsale ancora scarsamente innevata un quarto d’ora dopo con la cima ora alla nostra sinistra. Pochi passi e un bel sentierino innevato ci conduce ad una curiosa bocchetta custodita da un pinnacolo roccioso e che da sul vuoto che si affaccia verso il gruppo del Disgrazia e quello del Bernina. Ancora più a Nord, Tremila Svizzeri: Piz Ot, Albris e la bella piramide del Languard. Davanti a noi la cima e l’anticima dell’Aviolo ancora lontane oltre il termine della dorsale. Prima di ripartire ci facciamo un selfie che chiameremo passato e futuro, visti i protagonisti. Tutta la catena delle Orobie davanti a noi dalla Presolana al Pizzo di Rodes e a sinistra vs la Valcamonica: Pizzo Camino, Bagozza e Concarena. Riprendiamo a salire verso le rocce seguendo la pista lasciata in discesa da un camoscio sciatore nella coltre ormai alta 10 centimetri. Alle 12.30 siamo da tempo ormai nella neve che ci arriva quasi alla vita e c’è da affrontare un traverso che considero pericoloso per la ripidità e l’esposizione e con Armin non me la sento proprio di affrontarlo. Siamo proprio sotto la cima ma avanzare senza ramponi e picche è troppo pericoloso e allora a malincuore, bagnati e abbacchiati, invertiamo la direzione e puntiamo verso la neve al sole che ci attende più in basso. Il sole ci raggiunge con il suo calore per la prima volta nella giornata e alle 13 siamo nuovamente alla bocchetta innominata. Giochi di luci ed ombre sulla cresta del Passo di Foppa e disceso il canalone, ritorniamo nella conca alla base dell’Aviolo che ora brilla illuminato in un ambiente decisamente meno tetro rispetto a qualche ora fa. Dall’alto ammiriamo meglio il grande macereto che abbiamo affrontato salendo e che ora dovremo riattraversare. Ora con la luce i larici splendono e scatto qualche bella foto alle loro capigliature colorate che indorano le montagne. Salutiamo la grande parete dell’Aviolo che ora splende in tutta la sua maestosità e ci rinfiliamo nel bosco di larici che all’andata nell’ombra così bello non pareva. Raggiunta la bella radura Pozzuolo dove sorge l’area picnic, mezz’oretta dopo quasi alle 16 facciamo ritorno all’auto dove in bella vista posano la Scima de Saoseo e la Cima Viola. Dai Armin, vedrai che ce la faremo la prossima volta! Foto1 Armin vs Aviolo dal Passo Gallinera Foto2 Aviolo invernale Foto3 la parete Ovest dell’Aviolo


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