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   le misteriose Val del Piero e Val Ru da Molin con salita al colon del Forzelon, 13/12/2025
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Onicer  oscarrampica   
Gita  le misteriose Val del Piero e Val Ru da Molin con salita al colon del Forzelon
Regione  Veneto
Partenza  loc. La stanga  (430 m)
Quota arrivo  1328 m
Dislivello  1000 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Mi alzo svogliato il 5 12 2025, inedia, quasi per dovere cerco di dare un senso alla giornata e non ho un piano preciso. Mi rammarico di non aver portato il libro della Schiara ma poi guardando fra gli appunti trovo la relazione per la salita al Colon del Forzelon con la descrizione della salita dalla Val del Piero fino al valico del Forzelon. Ho deciso..tornerò sul luogo del delitto! A marzo infatti quando ero salito con giorgio e Giona, ero salito lungo la Val Ru da Molin ma avevo smarrito la traccia scendendo in Val del Piero ed ero dunque tornato (avendo appuntamento!) da dove ero salito. Mi ero ripromesso di tornare per capire e salire dalla parte opposta per rivelare l’arcano. Dunque raccolgo energie e motivazioni e mi preparo per uscire lasciando indietro i pensieri. Alle 10.45 (sigh…) sono davanti al cartello alla Stanga (q.430) che indica il sentiero che porta in Paradiso ( 502,Val di Piero ). Credo siano almeno vent’anni o più che non rientro in quello che considero probabilmente il più bel sentiero dolomitico mai fatto. Salgo dietro locanda lungo l’erto tratturo che porta immediatamente all’antennona di ricezione divenuta simbolo della divisione del sentiero che porta a sx in val Ru da molin e dritto in Vdp. A sx (ma non me nericordavo…), si scende al greto proprio sopra l’orrido nella quale precipita la grandiosa cascata che tante volte ho ammirato e fatto ammirare raggiungendola dal canyion che parte poco più sotto a valle. Invece io sono già alto sul fondovalle e il sentiero è già diventato …ino come lo ricordavo e si snoda fra il salto a dx e le parate verticali a sx: che ambiente incredibile! Un sentiero piccolo ma affidabile, certo non ci si può distrarre, un viaz facile lo definirei. Passo da una lapide, che nn ricordavo (un cinquantenne deceduto nel 2004…) posta nei pressi di un piccolo antro su cui ai lati salgono vs l’alto piante rampicanti che mi sembra strano vedere qua…segni di un clima che cambia a tutte le latitudini. E poi sotto un grande muraglione concavo bianco e nero, ormai alto sul fiume che scorre sotto. Mezz’ora dopo la partenza, arrivo al bivio (anche questo nn ricordavo ) con il vecchio cartello che indica di salire lungo un breve saltino roccioso attrezzato con cavo mentre il sentiero prosegue dritto (lo seguo brevemente…) per scendere alle opere Enel lungo il torrente. Il sentierino prosegue medesimo solo ad un livello più alto e supero un passaggino attrezzato nel vuoto grazie a precaria passerella in legni che non so quanto durerà ancora e poi entro e salgo in una pala boscosa che a tornanti che mi lascia intravedere il bastione roccioso che fa da confine destro al valico del Forzelon (quello che poi proverò a salire confondendolo col Colon!). Fotografo la consueta salamandra e poco dopo un compagno ciccione e improvvisamente dalle nebbie di fondovalle, emerge il triangolo azzurro di F.lla Oderz a segnalare la sua grandezza e supervisione del territorio. Sul fondo del fiume altre opere Enel e sopra a destra appicchi salgono vs il cielo contenendo fra le loro pareti la grandiosa Pala Bassa, più alta e già spruzzata di neve. Dalla relazione so che devo svoltare a sx dopo il greto secco del Rio Forzelon e aguzzo gli occhi quando attraverso un rigagnolo che dubito sia quello che sto cercando. Poco dopo invece arrivo sul greto giusto e non devo neanche cercare la traccia perché parte esattamente nei pressi di un trialberello dove c’è un cartello che indica la Stanga. E’ mezzogiorno e ora comincia il bello perché son proprio curioso di capire dove ho sbagliato l’altra volta anche se un’idea me l’ero già fatta per cui scendendo dovevo virare a sinistra (unica svolta mancina nella direzione generale!). La traccia, inerbata, si segue bene e porta ad un’antro sotto delle rocce a destra dopodichè si segue un torrentello secco per pochi metri fin sotto a delle nuove rocce che non si raggiungono ma ( e qui è il tratto chiave) bisogna scartare netto a sx su ripidi pendii erbosi fino a raggiungere un marcato costone erboso che si risale dritti verso l’alto aiutandosi con degli alberelli e arrivando ad due faggi segnati entrambi (un segno visibile dall’alto e l’altro solo dal basso). Da qui in poi i segni sugli alberi si vedono meglio e mi ricongiungo al percorso già fatto l’altra volta. Effettivamente arrivando dall’alto non è facile intuire questa svolta improvvisa a sx e su pendii decisamente ripidi. Ma tantè. Costruisco un ometto ma ormai non dovrebbero più esserci problemi. Lo sguardo incrocia quello di Forcella Oderz che ricordo l’altra volta avevo usato come punto di riferimento e ora guardo più sereno la corona dei Pinei, Sabioi, Tiron e la Pala Bassa che segnano la seconda parte del Viaz dei Camorz e Camorzieri. Ritrovo il faggio segnato a cui l’altra volta continuavo a tornare e seguendo la traccia non evidentissima guadagno quota e traverso verso destra verso il valico ormai evidente dove immmerso nel sole arrivo alle 13(q. 1150). Mi sono convinto che il Colon del Forzelon sia la torre rocciosa che sta alla destra del valico arrivandoci e comincio a salire ma ben presto le pendenze si accentuano fino ad arrivare ad una parete rocciosa molto ampia e che non coincide con la relazione e deduco quindi che sia invece il colle boscoso che sta a sinistra per cui ritorno al valico e alle 13.30 inizio a risalire dritto per dritto e su buone pendenze il bel bosco di faggi che poco dopo in alto fa intravedere l’azzurro del cielo: ci sono segni rossi sugli alberi quasi in linea retti fatti probabilmente salendo per aiutare nella discesa e quando finiscono a ridosso di una fascia di mughi, scarto a sinistra seguendo una marcata traccia e in breve vedo il promontorio finale poco davanti a me. Lo raggiungerò poco dopo (q.1328, h 15): nel frattempo scatto un poco di foto vs Coro e Spirlonga, Burel e vs le Pale ma tutto è nascosto dalle nubi che fluttuano nell’aria vuota fra me e loro. Bastano pochi attimi e la Pala bassa con il Pulpito escono dai loro nascondigli e rubano la scena e anche Spirlonga e Coro si liberano dai loro fili di nebbia per mostrare i loro vertiginosi appicchi. Poi scendo che la strada non è certa e non è presto e mezz’ora dopo sono al valico dove mi riprometto di non tagliare vs il basso a causa degli schianti perché ricordo che avevo smarrito la traccia. A fatica cerco di non perdere la traccia coperta dai tronchi caduti, ma nonostante questo ad un certo punto succede e mi preoccupo, balenandomi l’idea di tornare per la via sicura da dove sono salito. Ma con buon intuito risalgo qualche metro e poi ancora altri fini a rinvenirla e mezz’oretta dopo sono al cartello che indica Forzelon val del Piero apposto da Loris e da cui si domina il grande masso al cento de La Crosera. Guadagno il greto e inizio a seguire i tanti ometti che ne guidano il percorso e le varie escursioni a destra e sinistra sulle sponde laterali fino a giungere al canalone che scende da Forcella Spirlonga dove c’è il masso nero con la scritta rossa “Spirlonga” (q.700, h 15.45). Si scende ancora un poco fino all’ultimo tornante che piega decisamente a sx e porta al guado del Ru Molin nei pressi di meravigliose polle verdiblu, un quarto d’ora dopo. Si risale dall’altro lato della valle fino a trovarsi poco dopo al termine della salita, in vista del binomio Rocheta-Stornade con la seconda che ingloba la prima e la visione intricata del nodo del Mont Alt. E poi brividi sulla bella e comoda cengia ma terribilmente esposta sulla Val Ru da Molin che precipita sotto il margine erboso sx per addolcirsi poco dopo nelle visioni crepuscolari della Val cordevole che si allarga placida accarezzando i verdi prati di Agre. Infine, la discesa, l’antenna e l’ultimo tratto di sentiero che riporta al punto di partenza ( h 16.45) con visione serale sulla bella e concava parete del Monte Celo. Molto bello e incredibilmente privo di difficoltà tecniche questo percorso per vallate molto impervie dove è la ricerca dell’orientamento la preoccupazione maggiore e più impegnativa. Quanto ci si sente…fuori dal mondo..che pure pulsa a pochi passi di distanza ma celato dalle alte pareti che lo rendono lontano e invisibile. Foto1 passaggino tipico Valpierino Foto 2 traccia che si stacca dalla VdP per salire al valico del Forzelon Foto 3 la cima del Colon del Forzelon


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