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   casera Cornia dalla Val Caoram, 12/12/2025
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Onicer  oscarrampica   
Gita  casera Cornia dalla Val Caoram
Regione  Veneto
Partenza  Mezzocanale  (650 m)
Quota arrivo  1750 m
Dislivello  1300 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Sono arrivato a Caprile ieri sera e dopo aver provato a scaldare la casa e trasportato il materiale alpinistico e tutto il resto, vado a letto verso le 22 con le migliori intenzioni per l’indomani. Anche se sono fermo con la corsa resto dell’idea di partire verso Cima Pramper e Pramperet da raggiungere risalendo la Val Caoram per le sue forre e sentieri misteriosi. Mi alzo spontaneamente prima delle 5 e alle 6.15 del 4 12 2025, sono nella piazza del paese pronto per salire lo Staulanza e scendere fino a Mezzocanale. Bella la vista seminotturna sugli Spiz e poi sulla catena degli Sfornioi-Bosconero che prosegue con le Rocchette della Serra da cui spicca la bella ed elegante Cima Alta di Nisia entrata nell’elenco degli obiettivi futuri. Alle 8 sono in Loc. Casoni ed inizio a cercare il punto giusto d’inizio del mio sentiero che è spiegato ma non precisissimamente. Trovo in Loc. Pian della Sega il punto di partenza del sent.521 per Casera Cornia (da cui arriverò al ritorno) col bel ponte che passa sopra le forre del Maè che scorre verde in basso. Scendo dalla strada fino al ponte che attraverso per fare delle foto e poi risalgo alla ricerca del punto giusto. Non ho fretta, non sono motivatissimo e accetto che la tensione alpinistica scemi nella dimensione escursionistica e con tranquillità aspetto di trovarlo. Riconsulto un’altra relazione e individuo una stradella sterrata laterale dove posso parcheggiare e andare a vedere la sbarra metallica che ho intravisto passando. Alle 8.30 arrivo alla sbarra (q.650). E’ il punto giusto e inizio a scendere per il sentiero attrezzato in legno (passerelle e corrimano) perché il salto di sotto è notevole. Si vede che è opera di molto tempo fa e mi chiedo con tristezza che fine faranno tutte queste infrastrutture montane che erano costruite con mezzi solo volontari. Ora nel tempo delle burocrazie e delle certezze precostituite non si può neanche fare la pubblicità a questi luoghi….che se dovesse succedere qualcosa…apriti cielo. Adoro questi posti dove la mano dell’uomo ti aiuta ma non ti esenta da responsabilità personali concernenti la verifica di ciò che stai utilizzando. Arrivo al “piccolo” ponte perché la forra è veramente stretta…due/tre metri fra le pareti che serpeggiano sopra il fiume verde blu con colori cangianti che vanno dal rosso al marrone al verde e al grigio: notevole spettacolo cromatico. A monte la forra è più stretta ancora e le pareti quasi si serrano accarezzandosi e l’acqua nel fondo si scorge appena: veramente bello. Attraverso e vado oltre alzandomi e lasciando la forra da cui cade una bella cascata a sinistra mentre la staccionata protegge dal rischio di scivolare di sotto. Si trova subito un ponte sospeso lungo circa 50 metri (che sarebbe interdetto…) ma dalle tracce al suolo si deduce che lo usano tutti e difatti nonostante il divieto, non c’è il lucchetto. Sembra reggere e lo attraverso cauto solo perché il tavolame è molto umido e viscido e rischio di ribaltarmi. Dall’altra parte dopo breve salita nel boschetto si arriva alla stazione della teleferica con le sue casette (h9) e quindi si ridiscende al greto del Caoram dove a destra manca un pezzo di bosco franato e dove vedo purtroppo dall’altra parte del greto una traccia che seguo e che nonostante i dubbi seguo fino a che il greto esaurisce il suo percorso e cedo un cavo della teleferica salire alto vs destra. Ormai sto passando dalla modalità alpinismo a quella escursionistica e ora anche turistica…ma va bene così! Oggi non ho ambizioni… ma solo buone intenzioni per tornare a stare bene. Torno dunque nella zona frana e come all’andata non vedo la traccia salire subito dopo nel bosco. La trovo solo andandoci appresso perché labile si perde nella sabbia e nelle erbe ed inizio a salire traversando un ponticello abbastanza marcio a fianco di una cascatella. Mi fermo a fotografare un paio d’alberi pieni di buchi che nn capisco se siano di picchi o cervi e alle 10 arrivo al bivio (q.900) dove un vecchio cartello muschioso indica Cornia a destra. Da una relòazione che ho si dovrebbe da questo punto scendere al fiume per tracce e vedere le cascate del Pissandol del Caoram ma cerco a de sinistra infruttuosamente e poi provo a scendere lungo un cavo ma non vedo alcunchè e allora lascio perdere perché rischierei di arrivare giù ma senza trovare nulla e quindi risalgo al cartello (h 10.30). Ora davanti a me la testata della val Caoram che si chiude sugli strapiombi che scendono dai Noni mentre a sinistra vedo il fondovalle in un punto oltre il salto della cascata che sento riecheggiare al riparo della zona boschiva sotto di me. Il sentiero piega un poco a destra e mi trovo a salire come da descrizione sotto le rocce giallastre e gli strapiombi del Col de Carpenia Bassa. Trovo la mia solita amica salamandra e caso questa volta eccezionale un’altra vicina e allora le accosto per un’insolita foto di gruppo molto ben riuscita sullo sfondo delle secche e marroni foglie autunnali che sembran scelte apposte per far risaltare la brillantezza della loro muta. Salgo e dopo un periodo di fatica, ritrovo un poco di smalto e arrivo almeno in vista del Col Molinel (q.1325) che raggiungo alle 11.30 e dove mi attende la grande ruota dismessa della teleferica. Supero una cascatella e poi un bosco di faggi di cui alcuni cascati ma sostenuti dai compagni e un quarto d’ora dopo sono sotto le fasce di roccia grigiastra che segnano l’andamento della Zengia della Pieda che nonostante le millantate esposizioni della relazione, si rivela in realtà un comodo e abbastanza evidente sentiero che si mantiene costantemente sotto di 10/20 metri rispetto alla grigia bastionata rocciosa cha fa da basamento al Col dei Gai de Cornia. Ad una svolta verso destra appaiono il Nono e il Nono di Dentro già in veste invernale e seguendo il sentierino che vira sempre a destra, anche la Cima de la Cazeta e il Cadin di Cornia. Si entra in un bel boschetto di faggi e poi un bel passaggio verso delle rocce con il baratro di erbe e loppe verticali che precipitano nei meandri della val caoram molto più in basso. Ma la cengia è sempre ampia e i precipizi della catena dei Noni incutono vertigine controllabile sotto gli occhi vigili del Nono de Dentro. L’ennesima svolta a destra ci fa entrare in un boschetto innevato fino a scendere alla confluenza dei ruscelli Sagrona e Cornia che uniscono le loro acque per andare insieme a precipitare poi in Val Caoram. Qui perdo ogni riferimento perché la neve copre tutto e non s’intuisce dove finisca (sempre che ci sia) la traccia. Rimango sconcertato anche perché il nuovo Garmin non mi dà la traccia e garmin connect pare nn a vere la mappa. Rispolvero Backcountry e riesco ad intuire qualcosa perché si vede solo un pezzetto ma decido comunque di provarci e di seguire il corso del fiume a ritroso fino al punto di congiunzione con un sentiero. Insisto saltellando scomodamente a destra o a sinistra del rio e poi risalgo un promontorio boscoso con l’acqua a sinistra e finalmente arrivo ad un sentiero che scendo fino ad una pozza d’acqua dove sui sassi mi siedo a studiare la carta (h 13) e mangiucchiare dei Twix. Interpreto male e mi dirigo a sx ma perdo la traccia e ritorno per poi capire dalla relazione che devo andare a dx ed è così che su buona traccia esco dal bosco e con grande felicità approdo mezz’ora dopo in bassa Val Cornia. Che emozione quando mi rendo conto che il montagnone appuntito che domina la conca, altri non è che lo Spigolo del palon con alla sua sx il Pramper e il Pramperet le cime che avrei dovuto raggiungere secondo il progetto originario. Chiaramente per oggi è tardi e c’è anche troppa neve; spuntano le casere di cornia insieme ai ricordi estivi di mughi e le battaglie con Fil. Traverso a vista e incrocio presto l’ampia carrareccia del 521: le indicazioni verso la mia provenienza danno 573 F. Cazeta e poi Casera Megna. Ora nn mi posso più perdere e seguo l’ampio sentiero che sale leggero vs le malghe. Mi fermo a fare una foto al ruscelletto dove riparammo dopo essere usciti devastati dai mughi e la mando a Fil che riconosce immediatamente il luogo, anche se con la neve appare parecchio diverso. Intanto inizia a nevischiare e quando arrivo davanti a Casera Cornia (q. 1730, h 13.50), nevica forte e io urlo finalmente felice. Grazie Cielo che mandi i tuoi fiocchi come carezze sul mio volto che si bea del contatto. Mi emozione come sempre avviene quando la neve scende ad abbracciarmi. Ora la neve al suolo qui è di 20cm e faccio un poco di foto per render grazie della fitta nevicata. Poi mi congedo dalla magia di questa conca e inizio la risalita verso il Col dei Gai (q.1760) perché ho deciso di fare il giro ad anello e scendere per altra via. Ci arrivo alle 14.30 con bella vista sulla conca di cornia totalmente innevata e Forcella Piccola via d’uscita verso la Val Prampèr. Mi attira un capitello in legno costruto su una base di pietre e mi fa tenerezza il Cristo poggiato a terra al suo interno dopo essersi staccato e spezzato. Inizio a scendere lungo l’altro versante che non dovrebbe darmi problemi per troppa neve e mi ritrovo subito davanti la Cima Alta di Nisia che ruba la scena alla Rocchetta Alta a sx e alla cima della Serra a dx. Poi invece in un tratto di bosco aperto la neve ancora alta copre interamente la traccia e mi trovo a dover risalire dopo essere sceso dritto e aver saltato la svolta perentoria a sx. Esco dal bosco e vedo una casera che scopro essere quella di Carpenia (q.1640, h 15). Bella e molto lunga la stalla che custodisce una vecchia Luosa (slitta) costruita interamente in legno. Che reperto! Scopro che il sentiero scende davanti e non dietro ed entro in un versante piuttosto scabroso con pendii ripidi e a tratti franati che mi costringono anche per via dell’innevamento a prestare attenzione come nel successivo tratto di avvicinamento e superamento di un grande canalone che attraverso per poi lasciarlo alla mia dx, dopo aver compiuto una grande e bellissima ansa seguendo il sentiero. Ora ho gli Sfornioi proprio abbracciati davanti a me e oltre alle gobbe delle tre cime, si vedono distintamente i due gendarmi di Forcella de I Pope. Bello e il pensiero corre a quest’estate quando li visitammo con Giamba. Da uno strapiombo del sentiero erboso, vedo laggiù in fondo la statale che spero di raggiungere prima del buio. Ormai ci sono sopra, non si vede quasi più nulla, sento i motori poco sotto. Mi devo fermare, prendo la frontale, ritrovo il sentiero e il fascio illumina il ponte di stamattina che subito riconosco e che denomino “il ponte della salvezza”. Anche questa volta, ce l’abbiamo fatta! Grazie! Un quarto d’ora di asfalto dopo alle 17.10 sono nuovamente davanti alla mia Punto. Sommessamente felice. Foto1 la forra del Caoram Foto 2 casera Cornia Foto 3 Spigol del Palon innevato

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