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| Olt de Gostin e Foresta di Cajada, 25/02/2020 | Tweet |
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| Onicer | oscarrampica
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| Gita | Olt de Gostin e Foresta di Cajada |
| Regione | Veneto |
| Partenza | Loc. le Olte sopra Faè Alto (750 m) |
| Quota arrivo | 1200 m |
| Dislivello | 500 m |
| Difficoltà | EE |
| Rifugio di appoggio | no |
| Attrezzatura consigliata | nde |
| Itinerari collegati | nessuno |
| Condizioni | Accettabili |
| Valutazione itinerario | Ottimo |
| Commento | Accendo il motore della Peugeot per spezzare il muro di questo silenzio assordante. Ho voglia di andarmene da questo luogo silente e malinconico e l’auto scivola leggera sull’asfalto mentre mi lascio alle spalle l’incolpevole Rif. Boz e degrado vs Cesiomaggiore e Feltre per coprire la distanza di 20 km che mi separano dal borgo di Faè Alto da cui inizierò le mie ricerche del fantomatico Olt de Gostin. Mi fermo strada facendo a fotografare il cartello stradale che segna il nome di un paese che pare a me dedicato: Villa di Villa! Dopo qualche peripezia automobilistica attorno al borgo di Faè Alto, incluso il dover aiutare una signora a ripulire la strada dalle ramaglie tagliate dai suoi alberi, e fare alcune foto alle belle case antiche, mi infilo sulla strada vs il Pian di Cajada fotografando prima l’imponente frana di Cajada e poi lo Spiz Gallina che emerge appuntito da una galleria. Presto inutile attenzione ad una fantomatica costruzione che dovrebbe segnalarmi l’inizio della traccia misteriosa. Salgo evidentemente troppo e dopo vane ricerche concludo che la costruzione è difatto una casa che salendo si trova sulla sx e, dopo aver parcheggiato l’auto comincio a salire per la traccia che inizia valicando la costa del ciglio stradale dall’altro lato ed è segnalata da tre bolli rossi su una roccia affiorante. Sono già le 16.30 del 25/02/2020, non avrò ancora molta luce ma vedremo di cominciare ad intuire il percorso. Il sentierino tutto sommato abbastanza visibile, s’inoltra per le erbe secche i boschetti e alcuni spiazzi prativi dove tende a perdersi. Si passano anche in precedenza dei muretti a secco che confortano sulla direzione seguita e poi più su, all’incontro con la fascia rocciosa la seguo, sbagliando, vs dx per tracce di camoscio. Quando comprendo l’errore mi dirigo a sx notando minuscole fascette d’argento sugli arbusti, e successivamente una sbiadita freccia gialla su una roccia. Ci siamo, ma mi rendo anche conto che ormai il crepuscolo incombe e utilizzo anch’io il mio nastro bianco rosso per le emergenze selvatiche. Oltre la piana lo Spiz Gallina sorride prima di addormentarsi e m’invita a tornare prima che faccia buio. Vado avanti pochi attimi finchè la mancanza di luce mi impone prudenza per il ritorno in cui benedico le mie fascette colorate che mi guidano nello smarrimento ormai notturno. Sarà per domani. Infatti il mattino dopo alle 8 del 26/02/2025 sono già puntuale all’imbocco del sentierino in prossimità del parcheggio in località Le Olte (q.750) per trovarmi poco dopo sotto una fitta grandinata che colora di bianco i secchi prati che sto faticosamente risalendo . Mi riprometto di non desistere e circa 10 minuti dopo la bufera finisce e nell’arco di una mezz’oretta esce il sole. Proprio quando, diradandosi, il boschetto di faggi lascia trapelare il segreto dell’Olt. Appare improvviso, dopo un’oretta di cammino, oltre la quinta rocciosa, dapprima celato fra le ramaglie e poi quando ci sei praticamente sotto libero di manifestare alla vista tutta la sua imponenza e altezza (è alto quasi 50 mt e l’arco ha uno spessore di 7 mt.). Si trova circa a 1200 mt di quota e lo fotografo da tutte le angolazioni alla ricerca dello scatto migliore, salendo anche un piccolo saltello roccioso per fotografarlo con migliore prospettiva. Cerco poi il valloncello laterale (ripercorrendo all’indietro il sentiero d’arrivo) che permette di salirci sopra. La vista dall’alto è veramente spettacolare e fa rimpiangere il peccato di esser qua da solo senza possibilità di farsi ritrarre dal basso. Assorbo l’energia da questo colosso che mi sorregge sopra la forra sottostante e penso alla bellezza del luogo in cui stò, cosi’ in contrasto con lo squallore emotivo vissuto nei giorni passati in ospedale. Poi scendo di nuovo alla base e percorro in discesa il vallone sottostante l’Olt per fare delle fotografie da un punto più distante, anche se questo miracolo della Natura è veramente incassato fra rocce e bosco quasi a voler nascondere la sua meraviglia ad occhi poco meritevoli e non voler accedere alla ribalta delle cronache. Olt per pochi cuori impavidi. Saluto questa chicca, spersa nei boschi ma ad una sola oretta di cammino dalla strada e che giace dimenticata da uomini che non conoscono più la bellezza…ma del resto era così fino a pochi anni fa addirittura per il “Cuore”…qualità non fa quasi mai rima con quantità. Torno alla macchina poco dopo le 11 e proseguo per la strada in salita fin vs il Pian di Cajada ovviamente deserto e reso ancor più poetico da una leggera nevicata che spolvera un poco di bianco il paesaggio. Leggo sulle numerose paline che accolgono il turista, che la Foresta di Cajada, patrimonio UNESCO, è un autentico gioiello naturalistico incastonato nel cuore del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Rappresenta un tipico esempio di paesaggio culturale d’alpeggio che si estende sugli ampi pascoli alla base delle cime dolomitiche (Cimon, Cime di Caiada, Cirvoi) e sui fondi ondulati dei depositi glaciali che le collegano. Questo vasto anfiteatro naturale di grande valore ambientale, sospeso sull’alta Valle del Desedan - un affluente del Piave - offre paesaggi di rara bellezza, immersi in un bosco fitto di abeti bianchi, faggi, larici e pino mugo, che costituisce uno dei patrimoni boschivi più significativi dell’area. Un tempo “bosco da remi” della Repubblica di Venezia, fonte di legname per la flotta della Serenissima, la Cajada si estende su una depressione formatasi oltre 20.000 anni fa in seguito a una immane paleofrana. Oggi, l’imponente "Regina della Cajada", un monumentale abete bianco alto 35 metri, domina questa area di straordinaria biodiversità. Riecheggiano le parole di San Bernardo di Chiaravalle: "Troverai più nei boschi che nei libri”. Nel frattempo, ha iniziato a nevicare fitto e io come sempre in questi casi mi sento voluto bene dai fiocchi che mi accarezzano dolci non solo le guance ma anche il cuore. Gli abeti si truccano di bianco ed io essendo l’unico turista, giro indisturbato per le strade sterrate sotto la nevicata che addolcisce il mio indisturbato e credo non consentito, tour automobilistico. Arrivo alle paline che segnalano un albero monumentale protetto, la Regina di Cajada, un abete bianco che tocca i 40 metri di altezza. Imponente e gigantesco troneggia tra i suoi simili. Transito al Col de Igoi e poi scivolo fino a Malga Palughet anch’essa deserta dove termina la mia esplorazione davanti ad una grande prateria circondata di abeti e che viene detta Conca di Cajada. Sono le 12.30 e mi dirigo verso la Val d’Ardo per visitare alcune forre e in particolare il Bus del Buson che sono anni che intendo vedere. Foto1 l’Olt Foto 2 sotto l’Olt Foto3 Conca di Cajada |
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