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   ACQUATREKKING dell'AVISIO, 28/08/2022
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Onicer  RAGO   
Gita  ACQUATREKKING dell'AVISIO
Regione  Trentino Alto Adige
Partenza  Diga di Stramentizzo  (800 m)
Quota arrivo  200 m
Dislivello  600 m
Difficoltà  EE
Rifugio di appoggio  nessuno
Attrezzatura consigliata  Da escursionismo acquatico (bastoncini indispensabili, muta, casco, giubbotto salvagente consigliabili)
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Due giorni per una discesa integrale da Stramentizzo a Lavis (23 e 24 agosto)
L'Avisio, fiume e torrente, nella parte selvaggia e profonda nascosta della Val di Cembra è conosciuto ed apprezzato da gente del posto, da pescatori e cacciatori, da appassionati “esploratori” che possono viverne la natura integra e ben lontana dalle frequentazioni cui il nostro Trentino ha fatto l'abitudine: il rafting è possibile solo nella parte fiemmese alta del fiume prima della diga di Stramentizzo, dopo la quale è proponibile solo in parte e raramente, in particolari momenti di abbondanza di acqua, anche per percorrerlo in kayak probabilmente è difficile trovare le condizioni ideali. L'interesse naturalistico del fiume e di questi luoghi di antiche fatiche di vita è ben descritto nelle belle relazioni di Alessandro Ghezzer e Gigi Zoppello, meritevoli di lettura e reperibili su
https://www.ladige.it/territori/lavis-rotaliana/2016/12/28/avisio-il-sentiero-nella-forra-1.2656255
https://camoscibianchi.wordpress.com/2017/01/18/trekking-dellavisio-45-km-lungo-il-fiume/
ed anche https://gognablog.sherpa-gate.com/il-trekking-dellavisio/
Andrea, grande “ravanatore” di questi luoghi, da molti anni si dedica all'esplorazione della percorribilità integrale del greto del fiume, in assetto escursionistico ma con attrezzatura idonea a guadi anche profondi in acqua fredda, con nuotate alcune volte obbligate in forre ristrette tra alte pareti, più spesso in lunghe pozze trascinati da leggera corrente: ha segnato con innumerevoli ometti i punti di guado più o meno obbligati, per sveltire il percorso altrimenti soggetto a lunghi tentativi con andirivieni lungo le rive. Il greto del fiume è pulito, qualche lamiera, veramente rari i residui plastici solo verso la fine. Non arrivano fin qui le deprecabili discariche descritte nell'articolo citato. Acque non certo cristalline, ma dicono i pescatori non inquinate, schiumette dopo le rapide causate da tensioattivi speriamo vegetali, limo di fondo in aumento con il progredire verso valle.
Già nel 2017 un primo acquatrek, percorremmo il tratto fino ai Molini di Sover, vedi relazione
http://www2.on-ice.it/onice/onice_view_report.php?type=2&id=11204.
Finalmente l'occasione del percorso integrale si presenta, saranno una quarantina di chilometri, a metà distanza c'è Prà, ma nella seconda tappa si procede più lentamente. Dalla diga di Stramentizzo a Prà il primo giorno in 7 ore e 30, alcuni guadi e nuotate, lunghi tratti di antiche stradine e sentiero tracciato soprattutto dai pescatori con rari passaggi attrezzati, spesso è possibile alternativa sulle due rive. Non percorriamo il “sentiero dei vecchi mestieri” ma stiamo sempre sul fondo. Piacevole fine giornata presso la palestra di roccia di Prà dove avevamo lasciato la tenda, ragazzini si tuffano dalle rocce, qualcuno arrampica su difficili placche e grandi diedri di porfido. Notte di silenzio, solo il suono rilassante dello scorrere dell'acqua, brezza lieve. Più impegnativa la seconda tappa, tratti di nuoto o camminata nell'acqua più numerosi e lunghi, spesso obbligati o scelti perché più sbrigativi dove scompaiono le tracce di sentiero e la vegetazione delle rive è particolarmente intricata, talora solo aperta da passaggi di animali: unico punto pericoloso da evitare è la cascata di uno sbarramento, superabile con breve arrampicata sulle rocce di destra e discesa su esposto sentiero. Il refrigerio nell'acqua a 17° è spesso cercato, per difendersi dai 32° nei lunghi tratti su ciottoloni roventi. Innumerevoli i guadi delle anse del fiume, vegetazione sempre più fitta e rigogliosa di alti arbusti floreali, tratti quasi paludosi da affrontare. Su tutto il corso del fiume tracce di ungulati tempestano il sottobosco, spiagge e sabbie, abbiamo visto caprioli, tanti aironi, cormorani, poiane, piccoli falchi, stormi di anatre, bisce e rane, un'incredibile quantità di trote intrappolate in una pozza isolata dalla corrente (unica loro speranza una piena del fiume), grossa volpe che cammina lungo la riva opposta e si ferma a scrutarci stupita. Dopo 10 ore l'arrivo alla grande diga, svaniscono il caldo e la fatica: realizzata finalmente un'idea a lungo meditata da Andrea (a lui rivolgersi se interessati, andreacaser@gmail.com).
Video https://youtu.be/qGzeFM3V7AY mostra in prevalenza i passaggi acquatici, il percorso è quasi totalmente su sentieri e tracce, bordo torrente su ciottoloni, ghiaioni e sabbie
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