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   Monte la Banca e periplo del Fop, 29/08/2013
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Monte la Banca e periplo del Fop
Regione  Veneto
Partenza  malga Ciapela  (1500 m)
Quota arrivo  2850 m
Dislivello  1500 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  falier
Attrezzatura consigliata  nde
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Buone
Valutazione itinerario  Ottimo
Commento Della salita alle Pale del Fop, robi accusa la stanchezza e allora resta a casa con Ile ed Elisa. Io invece il giorno 29 di agosto 2013, come ieri e l’altro ieri salgo in auto a Malga Ciapela e poi finalmente in una bellissima giornata di sole con il cielo sgombro di nubi arrivo nella stupefacente Valle Ombretta custodita fra la mano dolce delle Pale del Fop a sinistra(salite ieri) e il poderoso pugno della parete sud della Marmolada a dx. Davanti chiudono l’amena valle le pareti del sasso vernale,fuse con quelle della cima d’Ombretta Orientale. La bucolica Malga Ombretta(m.1900, h9) mi accoglie immersa nel verde dopo tre quarti d’ora di salita veloce dal park. Traversandola per il lungo passo sotto, e le ammiro voltando il capo a destra e sinistra, le creste delle Pale del Fop che poi si uniscono alla cresta che sale al Fop e dall’altro lato l’immensa cattedrale della marmolada sostenuta dai poderosi pilastri della sua parete sud e dalle sue infinite placconate. Superata la Malga è un tripudio di marmotte che in questa giornata di fine stagione sono le padrone incontrastate della prateria e giocano tranquille a rincorrersi oppure oziano riscaldate dal sole di questa splendida giornata. Mentre cammino in un mondo da sogno mi sembra di essere nel giardino dell’Eden e penso a quanto son fortunato per il dono che mi è concesso. Dietro di me il Pelmo si staglia scuro nel cielo chiaro del mattino e aumenta la sensazione di magia presente nell’aria. Ora sono perfettamente sotto la parete sud della Marmolada e mi metto a cercare in questo universo di calcare la grotta del pesce. Sembra una scultura di Michelangelo tanta è la bellezza e la raffinatezza dell’opera. Davanti a me sullo sfondo azzurro scuro del cielo si staglia in inverosimile equilibrio il masso del Fungo d’Ombretta che fotografo più volte, meraviglia che spesso sfugge in questo contesto così ricco di attrazioni. Salendo vs il Rif. Falier è bellissima la vista sulla Piana d’Ombretta appena traversata e meravigliosa pure la vista sul mondo nuovo che mi si presenta davanti: la cresta di monti dorati che partendo dal La Banca passa per il Formenton e per il sasso di Valfredda e infine la Cima di Ombrettola, stampata sul cielo azzurro dello sfondo come in una cartolina. Risalgo il fondo della valle andando a puntare il sentierino che dal Falier si dirige vs la F.lla del Bachet (h. 10) che però progressivamente mi allontana dal Monte Fop e allora decido di telefonare a mio papà per farmi dare il numero del gestore del Rif. Falier a cui voglio chiedere qualche info. Il gestore, mi conferma che devo deviare a sinistra e per tracce passare per una cengia che s’infila sotto gli strapiompi della punta Formenton per entrare poi nel vallone che sale al Passo La Banca e che ben vedo davanti a me. Intanto scatto foto a questo bellissimo angolo dolomitico con prospettive incredibili sulla sud e su tutte le montagne che mi circondano. Anche le marmotte continuano a saltellare ovunque e paiono divertirsi a mettersi in posa ovunque. Confortato dalle indicazioni ricevute, salgo ancora un poco e poi taglio per i dossi erbosi in direzione della cengia. Seguo i vallonamenti del terreno puntando all’evidente cengione che mi permetterà di evitare il salto roccioso basale e approdare alla parte superiore e ghiaiosa del vallone. Approdo sulla larga banca franosa alle 11.15 e pochi minuti dopo sono sul ghiaione che sale verso il passo. Ora sono molto vicino al Fop che mi diverto a fotograre da questa nuova angolazione alla ricerca di una ipotetica linea di salita anche se da questo lato sembra decisamente necessitare della corda. Dominano su di me man mano che salgo verso l’insellatura la Punta Formenton e il neo apparso Monte La banca che molto vicino e mansueto decido di andare a salire. A mezzogiorno sono al Passo La Banca ( m.2775) o Forcella della Banca di Valfredda. Mi osservo un poco intorno: la cuspide del Fop è lontana e appare anche difficile da salire mentre il dorso ghiaioso del Monte La Banca innocuamente si offre senza resistenze. Mentre mi allontano dal passo-forcella si rende anche sempre più evidente la cengia d’accesso che taglia tutto il ripido fianco del monte per raggiungere il grande svaso naturale che rappresenta il passaggio chiave per poi salire la Punta Formenton…ma ci penserò dopo. Ora assecondo il sentierino che si dirige pressochè orizzontale fra le ghiaie verso il mio obiettivo. La vista si apre sui lontani prati del Passo san pellegrino e la vista si spinge fino al gruppo delle Pale di San Martino: sono attratto magneticamente dalla punta del Fop ma non cedo alla tentazione e comincio a salire e pestare gli scarponi sui ghiaioni fino ad imboccare un canale che mi porta praticamente in cresta e da li per dorsale ancora semighiaiosa a destra verso la cima che raggiungo senza difficoltà alle 13 (q.2875m). Selfie e begli scatti sulla triade Formenton, Sasso di Valfredda e Cima Uomo. Poi mi butto in discesa e taglio lungo un dirupato canalone che in mezz’oretta mi riporta al Passo, pronto ad iniziare la cengia del Formenton. Inizia larghina, poi si fa sempre più stretta fino a diventare un esile cornicione aggettante sullo strapiombo. Mi sforzo di seguirla fino a dove svolta e penso possa migliorare ma quando metto il naso oltre lo spigolo, mi vengono i brividi: c’è un passaggio sul vuoto assurdo! Non se ne parla minimamente di affrontarlo perché secondo me è un passaggio da fare con corda e assicurazioni vista l’esposizione che non permetterebbe di recuperare da nessun passo falso. Su questo punto troverò descrizioni assurde (passaggio di I° grado esposto) o altre che parlano di usare corde e chiodi. Mi piacerebbe tornarci ma non ho nessun dubbio su quello che ho visto. Mi giro a fatica con i talloni che vanno sul vuoto e a passi lenti, controllati ma decisi mi dirigo verso la salvezza e il mio zaino restato ad aspettarmi. Alle 14.30 lascio il passo per scendere dall’altro versante. Senza traccia mi muovo fra semplici roccioni e guardo con nostalgia il grosso omino diventare sempre più piccolo e stare fermo a rappresentare l’ingresso in un mondo selvaggio e misterioso di rocce e folletti che con dispiacere sto ora lasciandomi alle spalle. Passo sotto il missile roccioso ripiegato della Punta Formenton e quando la mia attenzione mentre scendo danzando fra i prati, è attratta da un cartello piantato nel verde, mi sembra di tornare alla civiltà dopo tanta solitudine e parlare con le pietre. Prima di arrivarci(h.15.15) però raggiungo due persone che poco distanti mi fanno dei cenni. Mi chiedono da dove arrivo perché mi han seguito nella discesa e dopo averglielo detto ci mettiamo a parlare dello zio della ragazza che è il figlio del berto che ci ha insultato l’altro ieri: ridiamo insieme dell’episodio e lei mi spiega che è peggiorato parecchio negli ultimi anni. Loro scenderanno io invece punto verso la forcella di Forca Rossa per poi rientrare dalla val Franzedas a malga Ciapela. Finalmente torno a camminare su un sentiero e passo dietro le montagne che prima avevo davanti, Sasso di Valfredda, Formenton e La Banca. La grande insellatura sovrastata dal picco piramidale del Pizzo Le grene mi attende e la raggiungo 20 minuti dopo(q.2490). Si vede il Civetta con la sua parete nordovest incastonata fra la Cima d’Auta e il Col Becher e le molti torri che compongono la complessa struttura delle creste del Monte Fop. Scendendo per la val franzedas vedo l’ultimo lato del castello variegato del monte Fop che da questo lato mostra il canalone franoso percorribile che mette in comunicazione la valle col catino del Valon del Fop. Lo gurdo entusiasta con la voglia di risalirlo ma devo tornare dai ragazzi che mi aspettano e vado oltre a malincuore arrivando sul fondovalle alle 16.30 sotto le pareti del Monte alto e del Chegaris ma ancora anche le bastionate del Fop che presentano su quest’altro versante, pareti precipiti e grandi tetti rocciosi. Mezz’ora dopo sbuco dal bosco proprio in prossimità dello Scudo che mi riporterà a Caprile dopo una giornata veramente selvaggia nel cuore sconosciuto delle Dolomiti. Foto1 pale e Cima del Fop Foto2 panorama dal Falier Foto3 Monte la Banca con la traccia di discesa
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