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   Selvaggio Blu parte 2, 18/10/2021
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Onicer  oscarrampica   
Gita  Selvaggio Blu parte 2
Regione  Sardegna
Partenza  Cala Goloritzè  (0 m)
Quota arrivo  0 m
Dislivello  2000 m
Difficoltà  F
Rifugio di appoggio  no
Attrezzatura consigliata  acqua...tanta acqua
possono bastare 2 corde da 30 mt.
Itinerari collegati  nessuno
Condizioni  Ottime
Valutazione itinerario  Eccezionale
Commento Riparati dalla volta della grande grotta riapro gli occhi solo alle 7 per ammirare le pareti di Serra e Lattone che chiudono il nostro orizzonte. Ci rimettiamo in moto sforzandoci di fare colazione e rapidamente scendiamo al mare già per le 7.30..non c’è traccia delle ragazze austriache e velocemente procediamo su sabbia e poi pietroni vs il punto dove abbiamo lasciato l’acqua e le corde portateci ieri sera. Abbandoniamo lì lo zainetto con qualche maglietta superflua e poi la nostra attenzione è attirata dall’onda di sole che ci investe e dipinge d’oro la spiaggia. Il sole coi suoi raggi gioca proprio attorno all’arco che chiude la baia a sud e ci regala alcuni scatti indimenticabili. Distogliamo lo sguardo da tanta bellezza e lo volgiamo alla placca che illuminata è diventata di color arancione e con un poco di apprensione ne saliamo la fessura armata con dei pioli in ferro e la successiva corda fissa che ci permette di approdare alle fasce terrose chiamate Lederes. I primi approcci sono paurosi, perché ci è impossibile pensare che dei gruppi organizzati passino di qua: siamo su terra morbida che scivola sotto i piedi e non garantisce l’appoggio e la traccia si confonde con ogni tratto sdrucciolevole. Riusciamo comunque sempre a trovare qualche modo per proseguire e siccome la fascia dove poter traversare non è così ampia, alla fine riusciamo più o meno a trovare un orizzonte logico. poi ad un certo punto una rientranza attrezzata della costa ci garantisce sull’esattezza del percorso che qui non è segnalato. Molte corde fisse agevolano la sicurezza di questo tratto di traversata dove il pericolo è più dettato dall’assoluta instabilità del terreno che non dalla verticalità o dalla difficoltà dei passaggi. Continuiamo così per boschetti,paretine , traversi su frane attrezzati senza mai aver chiaro dove passerà il sentiero che raramente vediamo in anticipo. Se non fosse per la precarietà dei posti dove poggiamo i piedi i luoghi si potrebbero meglio apprezzare per la bellezza delle enormi pareti che ci sovrastano e che i boschetti fitti riescono a nascondere solo a tratti e per gli sprazzi di blu mare che filtrano tra i rami. Poco prima delle 9 un sentiero rasente la parete ci permette di scendere verso l’evidente spigolo che dovremo raggiungere e quando la vegetazione si dirada un meraviglioso anfiteatro arancione ci accoglie e ci conduce dove il sentiero finisce contro la parete che precipita a mare. Qui inizia il tratto di ferrata che aggirando la parete sul vuoto ci permetterà di ricollegarci ad una fascia di bosco posta sull’altro versante. Siamo sotto volte di un arancione impressionante e sopra un mare d’un azzurro incredibile con una vista mirabile verso la guglia di Goloritzè che ci osserva incastonata all’orizzonte…ma ora si fa sul serio e dobbiamo imbragarci. L’inizio fa paura perché si va letteralmente in parete nel vuoto ma come al solito poi il passaggio risulta si esposto ma con buoni appoggi per i piedi ed è semmai lo spigolo successivo da risalire che sale verticale per una decina di metri che rasentano il quarto grado ad impegnarci parecchio nella scelta degli appoggi o nel tirare le catene che scivolano fra le mie mani sudate. Ma comunque con un poco di fiatone ne usciamo rapidamente ad ammirare dall’alto il verticale passo risalito e giù lo sprofondo blu. Dopo un poco di traverso scendiamo decisi a mare dove arrivo ma dal lato sbagliato e dopo aver cercato il varco nel bosco lo troviamo invece poco sopra la riva e grazie ad una scaletta ci caliamo nella fantastica cala Mariolu dove arriviamo sporchi e malvestiti alle 10.30, suscitando la curiosità dei pochi spiaggianti. L’ennesimo tuffo in acque d’un azzurro incredibile scioglie per un attimo le tensioni muscolari ed è bello stare un poco al sole fermi a lasciar asciugare la pelle e la fatica. Prima di lasciare questo incanto mi faccio fare qualche foto sugli scogli e rivestitici camminiamo sulla sabbia traversando tutta la spiaggia vs nord,arrivando ad una piscina naturale dai colori incredibili che sta proprio ai piedi dello scivolo franoso che alle 11.30 cominciamo a risalire con l’ansia di far precipitare di tutto sui bagnanti quasi ignari sotto di noi. Per fortuna il materiale è tutto di piccole dimensioni e pur rendendo allucinante la risalita stile gambero(1 passo su e mezzo gù) non scatena disastri irrimediabili. salgo deciso e Ste attraversa uno dei suoi momenti peggiori chiedendosi che senso abbia risalire questi pendii sotto un sole cocente e il peso degli zaini. Ma 20 minuti dopo usciamo dall’assurdo franoso e per lieve traccia riprendiamo a traversare con incredibili scorci dietro e davanti a noi ma soprattutto sopra dove altissime falesie arancione fanno il solletico all’azzurro del cielo. Proseguiamo in orizzontale su labili tracce che lo diventano sempre più fino ad insospettirci…anche il gps ci conferma che abbiamo saltato una deviazione a dx vs l’alto. Tornando ci imbattiamo in una splendida e grande grotta poco sotto il sentierino seguito e stabiliamo che era probabilmente la meta della nostra traccia. Ripercorriamo a ritroso la traccia e ad un certo punto sentiamo delle voci che ci fanno alzare la testa e vediamo una coppia ( di angeli) scendere proprio dal sentiero( come loro ci confermano) che avremmo dovuto prendere noi. poi sbagliamo ancora perché la guida ci indica di aggirare anziché salire uno speronino roccioso ma finalmente passando accanto ad una scala di ginepro che conduce ad As Postas ci ricollochiamo sul sentiero giusto. Sono da poco passate le 12.30 e continuiamo a camminare vicino alle pareti in scenari fra i più belli mai visti. Posti da uomini di Neanderthal con immensi grottoni grigi e arancioni sotto i quali passiamo incantati coi nasi all’insù e poi una sequenza di incredibili rocce che salgono ad arco verso il cielo creando una sorta di parabolica verso l’alto. Che posto incredibile! Arriviamo così sempre costeggiando le pareti ad un posto facilmente identificabile perché costituito da due fori nella roccia separati da una piccola giunzione rocciosa( h14). Ci caliamo dall’altra parte disarrampicando e andiamo a cercare la calata in corda doppia da 25 metri ma sbagliando andiamo a sx e ci troviamo sopra un baratro da brivido. Ste prova comunque a gettare le nostre due corde ma le vede dopo qualche tentativo penzolare nel vuoto ben lontane dalla base e quindi rileggendo la relazione andiamo a destra dopo essere scesi dai fori e troviamo segni rossi che ci guidano alla nostra calata da 25 mt. Alle 15 riposte le corde negli zaini iniziamo un altro viaggio memorabile attraverso i grottoni di Mudaloru su sentieri e cenge da film d’una bellezza sconvolgente come il ginepro coricato che non smetterei mai di fotografare e che tanto mi ricorda la bellezza di una preghiera con quei rami che lottano contorcendosi tra la dimensione orizzontale e quella verticale. Superate le ampie grotte un passaggio surreale lungo una stretta bassa e caratteristica cengia ci permette di aggirare lo spigolo e affacciarci sul Bacu Mudaloru. Scendiamo al Bacu e ne raggiungiamo la piazzola alle 15.45 e qui dopo una piccola pausa commettiamo l’ennesimo errore. Seguiamo le tracce che risalgono il Bacu e prendiamo quota risalendolo, attratti e confusi dalla bellezza selvaggia del canyon che ci sovrasta e dalle gole che traversiamo. venti minuti dopo il gps conferma i nostri dubbi e decidiamo di tornare alla piazzola dove non ci son tracce e segni ma solo un omino alto sulla paretina a sx guardando il mare e allora via la risaliamo cercando nella straordinarietà dell’ambiente la consolazione per i nostri ormai ordinari errori..ma è veramente arduo non commetterne visto che i bivi non son mai segnalati o indicati. Abbiam perso circa un’oretta ma felici per esser nuovamente sulla retta via riprendiamo a salire, passando per un fantastico grottone arancione e subito dopo sotto un cerchio di roccia che pare un canestro da basket senza retina. Fantastici sguardi retro vs Punta Mudaloru ,un’altra grotta profondissima dove entro a far pipi e poi arriviamo alla prima calata in corda doppia da 15 metri che permette di discendere una paretina verticale. Alle 17.45 riprendiamo la via e un quarto d’ora dopo arriviamo alla seconda e ultima calata di giornata. Danziamo ancora su meravigliose cenge rocciose sopra il mare, saliamo una paretina grazie all’aiuto dell’ennesima scalettino di ginepro e arriviamo all’ennesimo capolavoro della Natura che in questi luoghi non vuol cessare di stupire: l’Arco di Su Feilau. Ste mi attende e non fatica a convincermi che è il posto giusto per passare la notte: del resto sono le 18.15 e la luce scemerà a breve. Ma soprattutto siamo su un pulpito fantastico con vista mare sulla costa sia a sud e verso il mare aperto che a nord dove lontano si accendono man mano le luci di Cala Gonone a segnare il nostro futuro. L’arco sopra le nostre teste funge da tetto ma non impedisce la vista del cielo. Per portarci avanti coi lavori, Ste valuta l’aggiramento della doppia( possibile) ma alla fine decide di prepararla per domattina e poi ci dedichiamo all’ultima cena con i resti di formaggio e salume. Una capretta ci da un’incredibile saggio di arrampicata in discesa(tuffi sul verticale), allietando il nostro soggiorno dopo averlo disturbato a lungo con precipitar di sassi. Accendo un fuocherello con i ramettini secchi di ginepro che s’incendiano da soli anche per vedere di infastidire un poco le zanzare anch’esse attratte dalla bellezza del luogo e poi dopo qualche foto serale e notturna proviamo ad addormentarci( fa molto caldo) fra l’opzione dentro il sacco(meno zanzare) e quella fuori(brezza rinfrescante). La luce intermittente delle fiamme che danzano sulla volta di pietra e le stelle che brillano sulla volta celeste sono le immagini con cui Morfeo vince le nostre ultime resistenze ad abbandonarci fra le sue braccia. Qualche zanzara disturba ma tranquilli arriviamo al mattino dell’ultimo (forse…) giorno del nostro viaggio. Alle 7 la volta dell’arco che da verso sudest, incornicia l’alba offuscata da qualche nube ma senza lasciarci distrarre smontiamo il campo, facciamo la colazione con barrette e alle 7.30 Ste inizia la breve doppia che ci cala nel bacu sottostante. Lo risaliamo in direzione della strada che porta a Ololbissi un posto tappa “ufficiale” e dove ci ha detto Claudio troveremo un gruppo cui è stata consegnata la nostra acqua di rifornimento. Dopo un poco di girovagare tra i tanti sentieri e stradine di questo luogo antropizzato, una telefonata certifica la posizione del campo di cui sentivamo le voci, e lo raggiungiamo presentandoci come gli assetati che reclamano la loro acqua. Ci dicono che è stata consumata dai maiali che in un assalto rotturno hanno distrutto tutte le loro riserve idriche(compreso vino e birra) ma di non preoccuparsi che Claudio sta arrivando con nuove scorte. Facciamo due chiacchere ridendo della visita e il culo che gli hanno fatto i baricellari( guardie forestali…) per aver aceso fuochi e dormito in aree archeologiche. Poi un rumore di motore annuncia l’arrivo di Claudio che si presenta con le bottiglie sottobraccio…vorrei abbracciarlo ma lui sorridendo e guardando lo stato della mia maglia declina gentilmente l’invito. Nel frattempo arriva anche la guida del gruppo, un simpatico frichettone marco Pellegrini di Molveno che oltre a spiegarci con dovizia di particolari la possibilità di frazionare le due lunghe doppie che ci aspettano, ci invita anche a non andare a riprendere il sentiero originale che abbiamo abbandonato ma a seguire la strada sterrata e inoltrarci poi a sinistra, seguendo l’ampio sentiero che arriva proprio in corrispondenza della prima calata. Visto il percorso sul cell, accetto il consiglio e scendo allora a riprendere lo zano che avevo lasciato incustodito, sperando non sia diventato cibo per i maiali assatanati. Lo ritrovo integro e risalgo da Ste che nel frattempo ha recuperato i miei occhiali che avevo dimenticato al campo. Sono le 9.30 e parte ufficialmente la nostra tappa. Abbandonata la strada il sentiero ben visibile corre verso nord alto sull’altipiano fino a raggiungere il bell’Ovile Piddi (h 10) dove troviamo bottiglie d’acqua per un rifornimento..in altri momenti, scherziamo fra noi, non saremmo stati così educati da non approffitarne. Rprendiamo il nostro viaggio vs nord con begli scorci su tutte le scogliere superate a sud e dopo mezz’ora siamo ad un bell’appicco sul mare, proprio sopra Cala Biriola la cui insenatura di sabbia spicca nel blu del mare. Qualche minuto dopo ci troviamo ad una calata in doppia su ginepro che scende una profonda spaccatura: non coincide con la relazione e scopriamo allora che la spaccatura è quella che dovremmo attraversare a piedi. Ritroviamo la retta via e siamo davanti a Sa Nurca una sorta di serraglio con pareti alte una ventina di metri che sìalzano per una trentina di metri realizzando uno spettacolare e non difficile passaggio estremamente fotogenico. Al termine della gola scendiamo ancora per sentiero fra ginepri di incomprensibile architettura e bellezza e raggiungiamo il punto della prima calata in doppia della giornata (h11). Siamo sopra il grande bosco di Biriala su Saltu Mannu che raggiungiamo con questa prima calata di 25 metri nel vuoto e la successiva di 40 mt che raggiungiamo poco dopo con un poco di apprensione perché dovremo dividerla a metà parete( verticale e un poco strapiombante) avendo noi le corde da 30 mt. Ste sparisce alla vista e io rimango in trepida attesa. Sento le corde allentarsi ma poi entrare nuovamente in trazione e temo abbia voluto provare a scendere oltre la sosta. Poi un grido lontano e capisco che Ste è a terra e che ce l’ha fatta direttamente. Rincuorato allora mi butto anch’io nel vuoto e vedo le corte che toccano appena terra. Felice arrivo anch’io al suolo con qualche problemino all’imbrago piccolo della Camp che tende a farmi ribaltare all’indietro. L’allungamento delle corde ci ha permesso di farcela con una sola discesa e atterriamo comodamente su un terrazzino inclinato ma semplice da discendere. Felici per avere superato l’ostacolo più duro della giornata, a mezzogiorno riprendiamo la marcia guardando il mare che torna ad esser sinonimo di libertà in una prospettiva più serena. Le grandi parti precipiti di Serra Ovra segnano il cammino vs mord e appare già evidente l’enorme sfregio sulla roccia della grande frana del 2015. Ancora enormi grottoni alla nostra sinistra dipingono di stupore il nostro viaggio e poi troviamo sul sentiero grosse chiazze di sangue che ci rimandano ad un presunto agguato di un lupo nei confronti di una capra che è stata poi trascinata nel bosco per essere mangiata in pace. Andiamo oltre,torniamo a rasentare le pareti e continuando a scendere verso il mare che si avvicina inesorabilmente fino ad arrivare all’ennesima scala di ginepro che introduce alla stupenda cengia a picco del passaggio di Su Oronnoro (h. 13) ricavata a colpi di dinamite dai carbonai nello spigolo roccioso. Poi ancora in cammino su straordinari sentieri arancioni e cengie sotto grotte d’incomparabile bellezza e colore che introducono al traverso orizzontale verso i massi e il caos della grande frana calcarea che attraversiamo con gl occhi fissi verso l’alto a guardare l’enorme punto di distacco e dove questo è caduto a bombardare il suolo sottostante. Ci arrampichiamo e aggiriamo i grandi massi che arrivano a mare, scendiamo ancora un poco sotto parete e poi quando la via sparisce e sembra precipitare, arrampichiamo una paretina con passi di III° grado,attrezzata con catene che ci fa superare una bella placca rocciosa e ci permette nuovamente di accedere al bosco soprastante, sempre sotto gli straordinari precipizi di Serra Ovra che assumono sempre forme nuove. Arriviamo così in breve alla seconda e ultima lunga calata da 40 mt che anche questa volta riusciamo a scendere con le nostre corde da 30 mt da 8 mm, arrivando questa volta proprio giusti giusti. Rimettiamo tutto nello zaino e alle 14.15 riprendiamo a muoverci vs nord sempre sotto memorabili muri di roccia che si alzano verticali vs il cielo a volerci ricordare che siamo al mare e non in montagna. Passiamo sopra due bellissimi torri rocciose chiamate i due Santigeddos, rientriamo nel bosco e ad un certo punto appare Cala Sisine, la spiaggia del nostro ultimo approdo. Facciamo l’ultima calata in doppia da 25 mt di Selvaggio Blu e poi con soddisfazione riponiamo le corde: non ci son più ostacoli fra noi e la fine del viaggio, solo ancora fatica. Passiamo ancora sotto magnifici anfiteatri rocciosi e poi un boschetto in dolce discesa ci prepara ad assaporare lo sbarco a codula Sisine e pochi minuti dopo l’arrivo sulla morbida spiaggia meta dei nostri tre giorni di cammino( Cala Sisine,h15). L’emozione è tanta ma non ci possiamo ad essa abbandonare perché (come speravo) la cala è deserta e quindi ci toccherà andare a piedi fino a Cala Fuili(altri 15 km!) dove le mogli verranno a riprenderci in auto. Dopo le foto di rito, mi spoglio,faccio il bagno tra cavalloni giganti che mi piroettano sul bagnasciuga e faccio per l’ennesima volta il bucato alla maglia e alle calze che non ho mai cambiato. Fotografo con nostalgia l’ultima costa da cui ci siamo calati, gli ultimi passi che ci hanno portato ammare. Ma ora bisogna ripartire e dopo un improbabile domanda ad un vecchio straniero c’incamminiamo in salita per l’ampio sentiero ( h.15.30) che sale vs Cala Luna, dopo aver scoperto che dobbiamo salire per ben 600 mt di dislivello. Fotografo più volte la cala dall’alto, poi il sentiero s’inoltra nel bosco con pendenze che mettono a dura prova i nostri polpacci e comincio a monitorare il salir di quota dell’altimetro..partito da 0 mslm.! Fa caldo e goccioliamo come i calciatori in tv mentre Serra Ovra chiude a sud i nostri sguardi al passato e il nostro bel sentiero,sale,sale,sale. Ci alterniamo al comando come ciclisti durante il forcing per fare selezione e alle 16.45 abbastanza cotti ma ormai quasi in cima ci riposiamo un poco al bellissimo Ovile Iruva Lunga, dove ammiriamo per l’ennesima volta gli incredibili incroci fra i contortissimi rami di ginepro. Poi proseguiamo ancora in salita per pochi minuti sulla cima della Serra con bei panorami insoliti per le nostre latidudini e per campi solcati (sorprendentemente simili a quelli di Cima Bus del Diaol) arrivando alla fatidica quota di 623 mt che segna la fine della salita e l’inizio di un lungo tratto pianeggiante o in leggera discesa. Fotografo la prima indicazione trovata in 50 km di percorso (pietra incisa con la scritta Cala Luna e relativa freccia) e poi alle 17.45 lasciamo l’altipiano per cominciare a scendere verso il Bacu Lopiru. Il sentiero attraversa poi un bosco di corbezzoli e cominciamo a mangiarne grandi quantità attratti probabilmente dal loro colore vivace e dal bisogno di reintegrare le vitamine assenti da qualche giorno nella nostra dieta. Alle 18 oltre i rami dei corbezzoli appare come un miraggio l’incredibile arco in pietra di Lopiru sito fra falesie di una roccia fntastica da osservare,chissà da scalare! Da qui in poi è per l’ennesima volta in questo viaggio un incredibile susseguirsi di torri e falesie dagli svariati colori che m’impediscono di concentrarmi sulla discesa a favore degli scatti fotografici compulsivi. Perdo di vista Ste e poi mi metto a correre per non rimanere troppo indietro…il sentiero scorre sempre bellissimo sul fondo del Bacu, poi prima di scendere a mare scavalca una costa a sx e poco dopo appare a mare Cala Luna. Correndo raggiungo il bar al termine del sentiero che sono le 18.30, sono trafelato e chiedo a degli avventori se posso lasciar loro da guardare il mio zaino mentre faccio una corsa al mare per il bagno finale del mio Selvaggio Blu. Ste s’arrabbia un poco ma lo lascio in compagnia di Giuseppe il più simpatico (mi chiede 50 euro per il servizio e ridendo lo ringrazio dicendo che pagherò al ritorno a merce riconsegnata) a bersi una birra. Corro felice come un bambino verso il mare, supero il pontile fra coltivazioni che rimandano effluvi mediterranei e mi spoglio davanti al mare per l’ultimo abbraccio. La spiaggia parabolica mi accoglie dolce e mi rilasso sciaquando via un poco di fatica dalle spalle e dalle gambe. Mi rivesto e ancora di corsa, stavolta per riscaldarmi un poco torno al bar dove Giuseppe continua a prendermi in giro e si offre di pagarmi una birra media che trasformo in una Radler. Mamma mia mi sembra ancora di sentirla scendermi in gola..sigilliamo con battute e aneddoti vari la nostra fratellanza ed è già l’ora di una nuova ripartenza. Alle 19 sul far della sera lasciamo Cala Luna e ricominciamo a salire sul sentiero per Cala Fuili. Arriveremo con le frontali..ma questa sosta-fiesta ci voleva…ha fatto bene allo spirito e in più la mia temperatura corporea dopo il bagno è scesa finalmente a livelli piacevoli. Con struggimento saluto la cala, ammirandola mentre si trucca con i colori della sera, così racchiusa fra mare boschi e pareti che la proteggono da sguardi indiscreti, lei così gelosa della sua intimità. Dopo un poco dobbiamo accendere le frontali mentre risaliamo ancora per l’ultimo paia di centinaia di metri di dislivello di questa giornata infinita. Troviamo una scritta in pennarello verde ( Cala Fuili) che ci fa scartare a sinistra dal bel sentiero che stavamo percorrendo e ci arrampichiamo per un evidente sentiero roccioso che mi fa insorgere dubbi. Un controllo gps mi conforta sul percorso ma insinua dubbi sulla distanza che dobbiamo percorrere che mi sembra ancora tanta. Non sento più il mare e una strana sensazione d’ansia s’impadronisce di me tant’è che mi sorgono irragionevoli dubbi sul sentiero: troppe volte in questi giorni abbiamo smarrito la via. Camminiamo stanchi in silenzio e ogni tanto esterno i miei dubbi a Ste che giustamente non ne ha. Cammina cammina nel buio della ragione e finalmente dopo un tempo che mi è sembrato più lungo del reale, prima sommessamente e poi in maniera sempre più chiara, il mare torna a far sentire la sua voce fino a farla tornar ruggito. E’ questo il suono che ci aveva sempre accompagnato nel nostro esser viandanti in Terre di Sardegna..ed è come se sentissi la voce calda di un amico….è come se tornassi a sentirmi a casa. Cullati dalla sua voce sempre più forte, iniziamo con sollievo la discesa e in balia della stanchezza ci troviamo a Codula Fuili. Come falene abbagliati da due luci che non comprendiamo cosa siano prendiamo la loro direzione e la coppia di stranieri da sotto le loro frontali ci chiedono se stiamo andando in spiaggia. Invertiamo allora la nostra direzione e con loro raggiungiamo la scalinata di sassi che porta su al parcheggio. Mi metto a correre felice sui gradini ma non ce la faccio a fare tutte la rampe di corsa e dopo una ventina di gradini torno al passo. Col fiatone faccio le ultime svolte e felice mi fermo sull’asfalto ad aspettare Ste che arriva per abbracciarlo. Poi ci giriamo e luiriconosce l’auto di sua moglie che ci accoglie…a rispettosa distanza. Sono le 20.30, è finita…ma durerà per sempre. Grazie Ste.


Foto1 ste all'inizio del traverso Cominetti Foto2 fra roccia e mare Foto3 io alla fine di Selvaggio blu

Tabella oraria Selvaggio Blu :
giorno1 Pedra longa h 15 Cengia Giradili h 17 Ovile Sa Enna h 19 Tot. h4 giorno2 Ovile Sa Enna h 8 Grotta dei Colombi h 9 Porto Pedrosu h11/12.30 Ovile Fenos Trainos h 15 Ovile Su Runcu e Su pressu h 16/16.15 Punta Salinas h 16.45 Cala Goloritzè h 17.30 Tot. h 10
giorno3 Cala Goloritzè h 7.30 ferrata Cominetti h9 Cala Mariolu h10.30/11.30 Roccia dei due fori h 14 Bacu Mudaloru h 15.45/16.45 Arco Su Feilau 18.15 Tot h 11 Giorno 4 Arco Su Feilau h 7.30 Ololbissi 8.30/9.30 Ovile Piddi h 10 prima doppia h 11 Su Oronnoru h 13 Cala Sisine h 15/15.30 Tot. h 8 (33h da Pedra longa)
Ovile Iruva Lunga h 16.45 Arco lopiru h 18 Cala Luna 18.30/19 Cala Fuili 20.30 Tot. h 5

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